Ormai è più o meno regolare: almeno una volta a settimana penso di mollare questa storia del blog. Una volta è perché non mi sono sentita libera di parlare in tutta franchezza di qualcosa, la volta dopo è perché la discussione stagna, quella dopo ancora sono mere riflessioni oziose. Ne ho parlato qualche giorno fa in un’intervista con lui. E di fronte alle sue domande mi sono ritrovata a mettere ordine tra le mie riflessioni sparse su internet, sui forum e sul mezzo blog.
E finisce che sono sempre più scettica. Questo eccesso di comunicazione, questo azzeramento delle distanze fisiche, si traduce davvero in uno scambio proficuo di idee? O abbiamo solo l’illusione di aver avviato un confronto?
No, perché, come ebbi a dire già in passato, i blog assomigliano tanto a quegli angoli di Central Park in cui uno si può mettere a predicare. Sali sulla tua tua pedana e inizi a parlare di quel che ti gira per la testa. Un processo di selezione fa sì che intorno a te si raduni tipicamente solo chi ti dà ragione. Coi blog uguale. Parli, e ti fai il tuo pubblico, che tipicamente ti apprezza e concorda con quel che dici. Chi dissente o non viene o si esprime in forme che superano il limite della buona educazione. Per cui, alla fine un blog diventa un circolo esclusivo di gente che si dà ragione a vicenda.
E allora, ha senso?
Poi però questo posto finisce sempre per restare in piedi. Innanzitutto perché la voglia di ciarlare e di scrivere è più forte di tutto. Poi perché ci sono affezionata. E poi perché, in un modo che stento a capire, arriva. Ad un pubblico enormemente più vasto di quel che credo.
Ho sempre considerato questo posto piuttosto innocuo. A livello di chiacchiere da bar. Dico la mia, e questa mia resta tutto sommato confinata entro la cerchia dei commentatori. Senza cambiare di una virgola la giornata di nessuno. Invece c’è parecchia gente che mi legge e non mi commenta, e sono un pubblico più vasto di quel che credessi. E le mie parole finiscono di essere tirate al vento, ma a volte arrivano anche a chi non pensavo potesse leggerle.
È una cosa tutto sommato anche un po’ pericolosa, a pensarci bene. Io scrivo una cosa, convinta che la leggeremo io mammeta e tu, e poi invece arriva uno che quella cosa l’ha vissuta, che quell’opinione l’ha provata sulla propria pelle. Ne parlavo riguardo al post di ieri con Giuliano: e se arriva un parente del famigerato “stupratore di capodanno” (odiosa abitudine di etichettare le persone…)o della vittima? Un fatto di cronaca tutto sommato lontano da noi, come se ne sentono tanti, sarebbe diventato un qualcosa di vicino. Saremmo riusciti a parlare serenamente della faccenda? Come si sarebbe evoluta la discussione? Che succeda qualcosa del genere è possibile. Voglio dire, un blog è un posto pubblico, un manifesto. Come tale è un amo lanciato nel mare, e chiunque, davvero chiunque può abboccare. Ci avete mai pensato, quando scrivete i vostri post? Un ragazzo pubblica una recensione di un mio libro sul suo blog, io la leggo, la trovo bella e gli scrivo. È capitato. Un paio di volte è capitato anche a me al contrario (ero io a recensire). L’avreste mai detto? Io no. Non ci avevo mai riflettuto.
Questo blog è un po’ come i miei libri. Non avete idea di dove i miei libri siano arrivati. In luoghi remoti, a toccare persone straordinarie, e mi hanno messo in contatto con tante vite diverse, mi hanno permesso di crescere attraverso il confronto con queste persone, mi hanno insegnato delle cose.
È per questo che questo blog non chiuderà mai, o per lo meno non lo farà a breve. Perché nonostante i limiti, nonostante i dubbi, è una piccola voce che a volte viene ascoltata. E comunque, Manzoni ci insegna che anche 25 buoni lettori valgono la pena, e voi valete la pena di sicuro
P.S.
Oggi è la Giornata della Memoria. Tra le tante cose che ho letto, ho trovato questa molto bella. È quasi in tema col post. La parola ormai è l’unica cosa che ci possa salvare. I testimoni stanno morendo, e restiamo noi a dover tenere vivo il ricordo di quello che è stato, noi che siamo venuti dopo, che non abbiamo visto coi nostri occhi, ma coi loro. Contro ogni tentativo di dimenticare e sminuire quel che è stato.