Archivi del giorno: 30 gennaio 2009

Oh. My. God.

Io ci provo a non parlarne, ma…voglio dire, aspettavamo questo momento da quattro anni. Io, per la precisione, da tre. Da quando vidi l’occhio di Jack spalancarsi su un groviglio di bambù e liane. Da quell’istante, ero dentro, perduta definitivamente. Lost.
Dopo quattro anni passati ad accumulare domande, dubbi, misteri…dopo quattro anni nella nebbia, improvisamente i pezzi iniziano a chiarirsi. Ogni puntata, una tessera che va ad incastrarsi. Che accende una luce. Magari fallace. Ma l’accende.
Avevo detto che il finale di Lost non avrebbe potuto accontentare nessuno, che sarebbe stato deludente, e che comunque non avrebbe avuto importanza. Inizio a ricredermi. Perché Lost sta iniziando a stupirmi. Quando ormai pensavo che non ci fosse altro da dire. Quando credevo di essermi abituata all’Isola e alle sue stramberie, ai suoi misteri. Hanno cambiato le carte in tavole (“he changed the rules”, come disse Ben qualche tempo fa), hanno partorito un nuovo Lost dal vecchio, e c’hanno lasciato senza parole.
Da qui in poi, vietato a chi non sa nulla della quinta stagione. O che non vuole saperne nulla.
Vi do tre righe di tempo.
Meno tre.
Meno due.
Meno uno.
Charles Widmore era sull’isola, pischello. Se Locke avesse premuto il grilletto, se Sawyer avesse avuto una mira migliore, Lost non sarebbe mai esistito. Cioè. Parliamone. Il destino, eccolo. I personaggi intrappolati nello spazio tempo non possono far altro che fare quel che fanno. Locke non può sparare, perché sappiamo che quel son of a bitch di Widmore è vivo è vegeto nel 2007. Locke non può far altro che incontrare Richard e dargli la bussola, e dirgli “vienimi a vedere tra due anni”, perché nel 1956 Richard va ad assistere alla nascita di Locke, perché va da lui e gli mostra la bussola, sperando che la prenda, mostrandogli dunque la veridicità delle parole di Locke del passato. Una specie di principio antropico dell’Isola.
È come vedere il dietro le quinte del Lost che abbiamo visto finora. Perché l’aereo di Mr. Eko è precipitato sull’Isola? Perché Ben, nel futuro, l’ha spostata. Perché Richard voleva che Locke prendesse la bussola? Perché era l’unico modo per riconoscerlo.
Locke. Locke è la personificazione dello spettatore in Lost. Locke ucciderebbe la madre per sapere cos’è l’Isola, e lo spettatore uguale. Locke ha capito tutto quando chiede al soldatino insopportabile chi sia, e quello gli risponde che sì, lui è Charles Widmore, e sorride nello stesso identico modo in cui sorride lo spettatore.
E poi, la bomba H. Ho una mia teoria sulla bomba H. Faraday dice che è instabile, che bisogna seppellirla, sotto un sacco di cemento. Vi dice qualcosa? A me ricorda la hatch, e il suo mitico count down.

Vedremo.
Sono esaltata.
Eccitata.
E pure un po’ sconvolta.

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Come in un romanzo

Proprio ieri pensavo che vista dall’esterno la mia vita deve sembrare una figata: ogni fine settimana in viaggio, spesso in posti molto belli, incontro tanta gente simpatica e tanti ammiratori.
Tutto questo è ovviamemte vero, lo pensavo ieri mentre attraversavo una meravigliosa Venezia notturna. Ma ci sono i contro: sempre con le valige aperte, mai un momento per respirare…e poi fare i conti con la fretta e un certo grado di stress.
Ieri sera avevo un’importante cena di lavoro. Molto importante. Non mi si richiedeva molto: prendere un aereo e arrivare puntuale. Ma io sono arrivata in aeroporto senza documenti di riconoscimento. Intendo proprio nessuno. E ovviamente me ne sono accorta al controllo di sicurezza.
Chiama la mamma per farti portare la carta di identità fendendo il traffico di Roma, chiedi alla polizia se puoi volare con la tessera sanitaria, disperati pensando al casino che hai combinato.
Ho passato un’ora d’inferno, seguendo in diretta i disperati tentativi di mia madre di arrivare a casa nonostante un ingorgo mega galattico. Grazie ad una polizia di frontiera gentilissima, e a Giuliano che mi ha mentito dicendomi che no, non ero un’idiota, e che può capitare quando voli venti volte l’anno, ho scoperto che bastava un fax della carta d’identità. Ma mia madre alle cinque e mezza era ancora bloccata a quattro chilometri da casa in un ingorgo apocalitrico, e l’imbarco iniziava di lì a quindici minuti.
Ho seriamente pensato che la mia buona stella mi avesse abbandonata, che stavolta non c’erano santi e stavo a) per perdere un incontro importante, b) per fare un figura di cacca clamorosa. E poi, l’illuminazione:
Giuliano: “ma non hai nel mac una scannerizzazione della carta d’identità?”.
Ce l’avevo. Perchè faccio sempre un sacco di deleghe per raccomandate e pacchi vari, e quindi c’ho sempre una scan pronta dei documenti.
La polizia dice che si può fare, e vado all’imbarco.
A raccontarla non ci si crede. All’imbarco, invece del documento, ho aperto il mac. E ho volato.

Ora, anche il culo ha un suo limite, per cui oggi a Venezia non ci sono stati santi. La compagnia s’è rifiutata di imbarcarmi, pare sia a loro discrezione se accettare un passeggero senza documenti, e non mi hanno accettata. Per cui ora sono da qualche parte nella pianura padana, su un treno che per portarmi a Roma ci metterà il quadruplo dell’aereo, ma gli errori si pagano, e tutto sommato la mia pena è stata mite.
La prossima volta a casa magari ci lascio la testa, ma la carta d’identità di certo no.

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