A volte penso che quando compro qualcosa, quando richiedo un servizio, esista una corsia preferenziale, detta Giuffrida-Troisi, nella quale mi infilano, e che conduce inevitabilmente
a. ad un prodotto scadente
b. ad un servizio che fa schifo.
Ho smesso di contare le cose che ho comprato e che ho dovuto riaggiustare in corso d’opera perché non fungevano. È più o meno tutto difettato nella mia vita.
Prendiamo il gas.
Invio la richiesta all’ENI a giugno. Per motivi che sono lunghi da spiegare, nella mia nuova casa ci sono due distinti impianti per il riscaldamento e l’acqua calda. Uno dà gas anche alla cucina, l’altro serve solo per i bagni e per i termosifoni.
L’ultima volta che ho fatto richiesta per il gas me l’hanno messo dopo quattro mesi, per cui parto preparata: sarà una sfida lunga e sfibrante. Cazzo, però, non credevo così lunga né così sfibrante.
Perché innanzitutto c’è il dramma del RID, o come cavolo si chiama. Un numero che la divina provvidenza ti assegna all’impianto, un po’ come dio coi cervelli, e infatti a qualcuno poi finisce che manca. Il RID deve esser validato. A seconda dell’operatore che becchi al call center può volerci mezzo minuto (“ah, vedo che il RID non è validato…ok, fatto”) o svariati giorni (“ah…il RID non è validato…mi spiace, occorre aspettare che lo validino…no, no, io non posso fare niente, mi spiace…no, non ho idea di quanto ci voglia”).
Quando l’ENI decide che il Tempo è giunto, e il RID validato, puoi spedire la documentazione per richiedere l’attivazione della fornitura. Tale documentazione parte da cose piuttosto ovvie (nome, codice fiscale, indirizzo dell’utenza) per arrivare a documenti sempre più oscuri e introvabili (cosa cazzo è il progetto della cappa ramificata?). Il risultato è che ogni volta che spedisci i tuoi tre chili di documentazione manca qualcosa. Ogni volta una cosa diversa.
Ad un certo punto verrà automatico dirti: chiedo a qualcuno. Esisterà un’entità nell’ENI preposta al contatto con pubblico. Certo. Esiste. È il famigerato call center. Il call center ENI è popolato dalla consueta fauna: co. co. pro. schiavizzati in vari modi e scarsamente formati. Tanto tutti sanno che il loro senso è quello di pigliarsi gli insulti della gente. E basta. Io non me la prendo con gli operatori: se nessuno ti insegna un cazzo del tuo lavoro non è colpa tua, e d’altronde, con la paga che ti danno, è già tanto che mi rispondi invece di mandarmi a espletare le mie funzioni biologiche appena alzata la cornetta. Tra l’altro, incazzarsi con questa gente, che, ripeto, è l’unica con cui puoi incazzarti, essendo gli alti vertici ENI così nascosti e irraggiungibili che uno si domanda anche se esistano davvero, è inutile: se è ottobre e non ti hanno ancora messo il gas non è colpa loro, e comunque loro non hanno i mezzi per aiutarti.
A dire il vero, esistono anche questi punti ENI, dove puoi andare a chiedere informazioni. Io ci sono andata la prima volta il qualcosa di agosto, e aveva chiuso per ferie il giorno prima. Per dire. Ma vabbeh, era agosto. Ci ritorno quando è aperto, e mi danno un consiglio che scopro essere sbagliato. Anche questi qui, evidentemente, ricevono una formazione sopraffina.
Comunque, a novembre finalmente si riesce a reperire tutta la fottuta documentazione necessaria, compreso il progetto della cappa ramificata. Qui apro una parentesi: io abito in una palazzina in cui tutti hanno il gas. Tutti. I singoli impianti sono stati fatti, identici, dalla stessa ditta. Mi domando dunque perché l’ENI debba controllare diciotto volte per diciotto appartamenti l’idoneità dell’impianto. Ma vabbeh, questi sono misteri che la nostra mente di semplici non può penetrare.
Mandiamo la documentazione. Peccato che l’abbiamo spedita al’indirizzo sbagliato. Ce lo dice un operatore di call center più sveglio degli altri.
“Ma è l’indirizzo che avete segnato voi sui moduli che mi avete spedito!”
“Sì, ma è vecchio, ci siamo trasferiti nel frattempo. Questo è il nuovo indirizzo”.
I tre chili di carte partono alla volta di Milano (sì, la documentazione di tutti gli impianti gas d’Italia, da Lampedusa a Segrate, finiscono a Milano, non chiedetemi perché, altro mistero).
Attendiamo dieci giorni lavorativi. Si fa così. Poi chiamiamo (noi, perché evidentemente l’ENI non è minimamente interessata a mettermi il gas, evidentemente i soldi delle mie bollette gli fanno schifo). E riceviamo l’appuntamento. Finalmente. Specifichiamo che l’appartamento è unico, ma gli impianti sono due. No problema.
Arriva l’omino del gas. Che ovviamente giunge munito di un solo contatore. E quindi ci mette il gas solo a metà casa, per fortuna quella con la cucina.
Ed è dicembre. Cinque mesi per avere il gas a metà casa.
Il resto è triste storia recente. Chiamiamo l’ENI una volta a settimana, sempre più incazzati. Le risposte sono le più varie.
“Dovete prendere un nuovo appuntamento”
“Non vi posso dare un nuovo appuntamento. Il sistema mi dice che c’è un errore sconosciuto”
“Mi spiace, la sua pratica è bloccata”
“I suoi documenti non sono mai arrivati”.
Infine, becchiamo un altro operatore intelligente.
“Senta, esistono dei centri assistenza ENI, diversi da quello che ha visitato lei. Questi fanno proprio assistenza nei casi come il suo. In verità in genere gli indirizzi di questi centri non li diamo, perché dovremmo risolvere tutto noi per telefono (eeeeehhhh?!), ma questo è quello più vicino a casa sua, vada a sentire loro”.
Vi risparmio le peripezie di Giuliano per trovare il centro (quello vicino a casa si era riconvertito ad altro scopo dal 7 gennaio, il secondo aveva chiuso per lavori il giorno stesso che ci siamo passati). Finalmente riesce a parlare con qualcuno che capisce e sa come aiutarlo. Il problema è che è scaduta la documentazione; dura 90 giorni dal momento in cui spedisci. Se non chiami (e noi l’abbiamo fatto, ma c’erano imprecisati problemi che ci impedivano di prendere appuntamento con l’omino per l’allaccio del contatore), devi tornare al via.
Ok, occorre rispedire tutto.
Ma, nel frattempo, il certificato della camera di commercio della ditta che ha fatto l’impianto è scaduto. Ora. Ha un senso che lo stato si accerti che, quando la ditta mi ha fatto l’impianto, quest’ultima fosse in regola con le normative. Ma adesso mi spiegate cosa cazzo gliene frega che la ditta sia in regola adesso ad almeno tre anni dalla realizzazione dell’impianto. E se non è in regola? La casa mi si autodistrugge? Vado avanti a bomboloni per tutto il resto della mia vita?
Ci procuriamo, con molti sforzi, il nuovo documento. Siamo pronti a spedire. Nuovo colpo di scena.
“Mi spiace, sebbene i termini siano scaduti, il sistema ancora non ha annullato la sua vecchia richiesta: non può ancora spedire i nuovi documenti. Ho mandato un sollecito”.
E siamo a febbraio. A sette mesi dalla richiesta. Devo mettere il gas, non devo mettere in funzione una centrale nucleare nel garage di casa.
Ma, d’altronde, l’ENI, checché se ne dica, lavora in regime di monopolio. Non puoi chiedere ad altri, il primo allaccio te lo devono fare per forza loro. Quindi, non hanno alcun interesse a offrire un servizio concorrenziale. Tanto tutti devono passare da loro.
Potrei ammorbarvi con storie simili riguardo il telefono e la rete internet. Ricordo che in Germania ci attivarono la rete e il telefono a casa per tre mesi (cosa che non credo sia nemmeno possibile in Italia) in quattro e quattro otto. Ci arrivò per posta tutto a casa, e io ero anche cittadina straniera, per dire.
Ma tanto ormai questo paese sta affondando. Il gas, tutto sommato, è una cazzata, anche se vi ricordo che stamattina ha Roma fa 1° e io dormo in una stanza senza termosifoni dal 17 dicembre. È tutto che va a rotoli. Non c’è nulla che funziona, e invece di chiedere un apparato statale efficiente, una politica che pensi al bene dei cittadini, e magari faccia anche qualcosa contro lo crisi, visto che al centro commerciale sotto casa mia hanno chiuso tre negozi, e il centro ha aperto da due anni appena, la gente preferisce prendere a sprangate un rumeno a caso o dar fuoco ad un indiano.
Vi consiglio di vedere la domenica sera Presa Diretta, per capire che stiamo colando a picco. Spero solo di lasciare la nave prima della fine.