Altro che Beautiful – Nessuno è contento

Che ogni tanto mi piaccia ascoltare la classica è cosa cognita. Ai bei tempi andavo anche ai concerti. Però non ho una gran passione per l’opera. Mi piace la lirica nella musica sacra, ma in generale l’opera mi lascia abbastanza fredda. Sarà che sono poco abituata; a casa mia circolava poca lirica e tanta classica strumentale. Comunque. Qualcosa so. E tra i pochi che conosco c’è Puccini. Ho visto anche la Madama Butterfly una volta. Ma mi piacciono le arie della Tosca. Ne conoscevo tre o quattro (quelle che conoscono tutti). Così, sabato, visto che sono arrivata in stazione presto, ho comprato il cd con su tutta l’opera. Una specie di esperimento.
Ieri ho messo su il cd, mi sono cercata di libretto e ho ascoltato. Ragazzi, ma l’opera era veramente il Beautiful dei secoli andati! L’opera è profondamente popolare, l’opera è pop fin nel midollo. Amore, sangue, morte, personaggi dilaniati da drammi esagerati, passioni portate all’estremo…c’è veramente di tutto.
Sapevo che l’opera, ai bei tempi, era roba non dico per popolani ma quasi. E se penso che adesso invece andare all’Opera viene considerata un’attività pallosa da intellettuale snob…E invece, mentre mi commuovevo su “E lucean le stelle” mi sono detta che l’Opera è roba da popolino, nel senso buono del termine. Fa leva su sentimenti così viscerali ed elementari, su storie che sembrano fatte apposta per stimolare gli istinti più semplici e diffusi. È commerciale, ecco. Sembra scritta per compiacere il pubblico, e compiacerne le fette più ampie.
Ieri, mentre mi facevo il bagno, mi sono appassionata a raccontare a Giuliano la trama della Tosca. Ad un certo punto sembravo una portinaia che stesse raccontando la tresca di quella del terzo piano con quella del secondo. E mi sono detta che una storia così deve piacere a tutti. Se ti sei appassionato per vent’anni alla travagliata storia tra Brooke e Ridge, ti deve piacere anche la Tosca, poche storie.
Questa cosa mi ha esaltata. Voglio dire, il massimo della cultura “alta”, “elitaria” è invece quanto di più popolare si possa immaginare. Ci hanno fregato quando hanno iniziato a dirci che l’opera è roba per pochi.
Alla fine credo che l’opera sia stata fregata dal fatto che non siamo più abituati a fruirne. Ci vuole una certa concentrazione, certo, e una sospensione della credulità che lo spettatore medio ormai non ha più. Nell’opera tutto è eccessivo, finto ai massimi livelli, filtrato attraverso una lente deformante. Ma proprio per questo “arriva”. È come la tragedia. È catartico perché il gioco è scoperto, perché sei certo che no, dai, tu non ci caschi, è troppo. E invece…
Ho pensato che vorrei andare a vederla dal vivo. Mi ha troppo entusiasmata l’ascolto di ieri. Ho scovato una messa in scena estiva, alle Terme di Caracalla, ma non so se ci andrò, in quella cornice. Eoni fa assistetti ad un’opera messa in scena allo Stadio Olimpico; l’acustica era indecente, e il pubblico applaudiva ad ogni piè sospinto, rovinando tutta l’atmosfera. Mi domando se anche a Caracalla sia così…

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Ieri ho recuperato il primo album di Simone Cristicchi. A me Cristicchi piace. Lo trovo intelligente e divertente. Anche il libro che ha scritto qualche tempo fa mi è piaciuto. Per questo mi sono andata a recuperare anche Fabbricante di Canzoni. E dentro c’è la famigerata Vorrei Cantare come Biagio, che mi è sempre piaciuta parecchio. Ho ascoltato per bene il testo, che pure conoscevo. E ho pensato che quel testo è l’esatto opposto di come mi sento io.
Cosa dice la canzone? Che, sì, l’apprezzamento della critica è figo, sì, avere venticinque ascoltatori di manzoniana memoria è bello, fa tanto cultura di nicchia, ma, cazzo, pure il largo successo, le fan che ti tirano le mutande sul palco, hanno il loro perché, e tutto sommato sono cose assai più fighe del piccolo successo della personcina intelligente.
Ecco. Di cosa mi lamento invece io ogni tre per due? Che non mi vuole bene “questo pubblico di nicchia”, e tutto sommato non penso nemmeno di godere della stima di un gran numero dei colleghi. Io ho sicuramente i numeri (quelli, vivaddio, sono oggettivi), ma non ho, diciamo così, l’imprimatur culturale. O, almeno, questa è la mia percezione.
Da cui il titolo di questa seconda parte del post. Nessuno è contento della propria situazione. Chi ha fama di colto, ma ha poco successo, per una volta nella vita vorrebbe essere commerciale e famoso, e chi è commerciale e famoso vorrebbe per una volta essere colto e di nicchia.
La verità, as usual, è forse che ognuno fa quel che può, e possibilmente dovrebbe accontentarsi di essere onesto intellettualmente. Perché poi secondo me la differenza tra l’arte e la monnezza è tutta là: se l’hai fatto credendoci, sentendo quel che fai, o se l’hai tirato via perché dovevi. E questo prescinde persino dal farlo per soldi o farlo per se stessi.
Tutto il resto, dovrebbe interessare poco.

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16 risposte a Altro che Beautiful – Nessuno è contento

  1. Mauro scrive:

    Per me che sono fidanzato con una soprano lirica, che amo la musica classica, che abito a Torre del Lago e che provengo da una famiglia antica di questo paese,il melodramma non è estraneo….e devo dire che spesso l’opera viene odiata a prescindere, senza esperienza diretta che invece è essenziale! Credo sia necessario per chi vuole interessarsene cominciare con un genere che sia vicino ai suoi gusti, magari consigliati da qualche ascoltatore esperto….poichè l’opera ha visto moltissimi autori e generi ed è probabile che alcuni facciano più presa sui nostri sentimenti rispetto ad altri ( ad esempio io adoro Puccini e Wagner, mentre mi piacciono solo alcune opere di Verdi e quasi niente di Rossini….. ). Se vuoi provare un esperienza diversa potresti ascoltare un opera al Festival Pucciniano di Torre del Lago, l’acustica è quella di un arena…..ma il lago antistante e La villa del Maestro riescono a dare un contorno suggestivo ed unico!…….

    Ciao!!

  2. Davide scrive:

    Licia, secondo me diventare commerciali e famosi è più difficile che essere considerato colto e di nicchia.

    Tu i numeri li hai – l’hai scritto – e potresti anche cimentarti in qualcosa al di fuori del circuito Mondadori Ragazzi (oddio, sempre che il contratto te lo permetta…) creando, che so, un racconto, un romanzo, … Puoi metterti in gioco.

    Al contrario, essere “di nicchia” (sull’essere colto non c’è mai sicurezza, visto che vieni definito tale dalla stessa nicchia che ti segue) non ti dà nessun aiuto a diventare popolare, anzi: se sbagli la mossa, ti ritrovi senza più la tua nicchia – tradita dal tuo voler essere commerciale – e senza neanche il grande pubblico, che non ti ha capito :)

    Anyway, non sono d’accordo con le tue conclusioni… puoi fare monnezza anche impegnandoti con tutto te stesso :P Semplicemente, credo che ognuno abbia il proprio posto nel mondo. Come al cinema mi piace vedere sia il Bruce Willis becero di Die hard che film più impegnati, a seconda dell’umore, anche per i libri vale la stessa cosa. Mi sono letto “Shock economy”, per dire, e poi ho smaltito con un thrillerone e una rivista :) Conta la qualità dello scritto, qualunque sia il genere e la diffusione

  3. lancil9 scrive:

    Se sei commerciale e hai la fama, fai sempre in tempo a diventare colto, basta studiare… se invece sei solo colto… beh, a quel punto l’unica è pregare o sperare che da morto qualcuno si ricordi di te…

  4. aster45 scrive:

    Non badate alla mia grammatica barbarica…

  5. aster45 scrive:

    Anche a me piacciono le canzoni di Cristicchi, almeno quelle poche che ho ascoltato, non per la musica (ho altre preferenze), ma per i testi: termini ricercati, rime “incastrate” bene ed espressioni efficaci.
    Per quanto riguarda l’opera, io non ne ho ascoltata manco una, ma non perchè non mi attiri. In questi tempi sto facendo indigestione di colonne sonore: voglio imparare i trucchi del mestiere perchè voglio assolutamente diventare un compositore!! E poi, mi servono come spunto per la musica che ti ho promesso, Licia ;) Non sono riusito a spedirtela, così ho preso la palla al balzo e ho sfruttato l’occasione di ricontrollarla.

  6. Bibbi scrive:

    La musica classica è nel mio DNA da quando ero nella pancia di mia madre. Lei la ascoltava spesso. E l’ho sempre apprezzata, nonostante molti, specialmente i miei coetanei(15-16 anni), la criticano. La lirica non la amo, la trovo troppo “eccessiva” se vogliamo.

  7. 4eyes scrive:

    Cristicchi è abbastanza bravo.Io ho il cd, ma non so se dire che mi sia piaciuto.
    In quanto musica lirica devo dire che secondo me è di una noia pazzesca. Per esempio prendiamo le opere della scala di Milano, non ci andiamo di sicuro noi ragazzi. comunque, ci sono anche opere molto belle; e lo dice una che non apprezza molto la musica classica.=)

  8. Francesco scrive:

    In merito al “target” dell’opera: mio nonno materno, che viveva in un paese contadino, era negoziante, aveva la licenza elementare, allora già però una gran cosa, e suonava il mandolino ad orecchio senza conoscere la musica, la sera si metteva ad ascoltare la radio, allora AM, solo per sentire le opere liriche che venivano trasmesso abbastanza di frequente, discutendo poi la qualità delel esecuzioni con i suoi amici appartenete allo stesso “target”.
    Ma del resto il mondo “colto” di quante cose “popolari” si è appropriato in tutti i campi?
    - quartieri popolarissimi diventati esclusivi (Trastevere era il quartiere dei parenti dei carcerati abituali, in quanto prossimo a Regina Coeli, oggi è il più “in” che si può)
    - piatti extrapoveri diventati un cult (la coda alla vaccinara e la pajata erano il cibo di scarto dei popolani del Testaccio che ottenevano la materia prima a poco prezzo dal vicino macello, che non trovava acquirenti tra i borghesi e l’alta società)
    - attori/autori disprezzati dalla critica del tempo (Totò che era considerato un guitto da comicità volgare non adatti ai colti è diventato un mito, mentre Salgari che era schifato dalla critica colta oggi sta nelle antologie)
    etc etc chi più ne cerca più ne trova.
    Anzi ti consiglio di aprire uno spazio su cui i tuoi lettori possano divertirsi a segnalare casi analoghi.

  9. Francesca scrive:

    Anche a me piace ascoltare la musica classica di tanto in tanto… Si può dire che anch’io, come Eleas, sono cresciuta con lei (la musica classica intendo). Mio padre l’ascoltava sempre mentre dipingeva… Quindi molte delle più grandi opere le conoscevo già da quando non ero altro che una bambina… Adoravo guardare mio padre mentre “spennellava” la tela e la musica in sottofondo a fargli da contorno. A volte dipingevo anch’io e mio padre rideva sempre nel guardarmi muovere il pennello a tempo di musica! Già ad allora l’avevo nel sangue!Infatti per me la musica rappresenta una vera e propria passione! Non a caso amo cantare! Alle medie ero nel coro della scuola. Quanti ricordi…
    Comunque, secondo me la musica classica è il principio…

  10. Eleas scrive:

    mah io son cresciuto con Verdi, mio papà lo ascoltava molto e ho scoperto che mio nonno sapeva cantare alcune arie del Rigoletto. Ora che l’aopera sia pop è una cosa assolutamente vera, non a caso l’eroe più amato dalla gente italica pre unità era un tal Giuseppe Verdi tanto che sui muri ci scrivevano VIVA VERDI con il ben noto giochino di parole.
    Eppure era gente incolta povera, ma che di melodramma ne capiva nel senso che proprio tu citi cioè la catarsi che deriva dalla tragedia greca.
    Recentemente sono stato a vedere proprio la prova generale del Rigoletto, e posso dire che per quanto possa essere emozionante un CD dal vivo è tutta un’altra cosa.
    Quanto al farci credere che il melodramma sia snob è una vaccata degli pseudo intenditori di musica ma che non sanno appassionarsi alla musica se non soppesandone il valore strettamente matematico (mi rifaccio alla discussione che c’è stata proprio qui sull’uscita di Uto Ughi).
    Al popolo della perfezione dell’esecuzione frega niente, ma del dramma sì. Non a caso uno dei più grandi successi che ci siano stati negli ultimi anni è stato Notre Dame de Paris, che sebbene non lirica e non classica era la diretta emanazione del pop melodrammatico stile ’800.

  11. Fabrizio scrive:

    P.S.: guarda qui http://www.youtube.com/watch?v=K9UFAgNd8Os

    Il cantante è mio amico da anni. Sabato siamo andati a casa sua per un “avvio all’opera for dummies” raccontata da un insider.
    Serata “Traviata”.
    Ti saresti divertita un sacco…

  12. Fabrizio scrive:

    Ma poi, dico io, a chi scrive fiction deve importare se le sue opere vengano lette dal panettiere sul cesso o dal professore nel suo… ehm… “gabinetto”?

    Docet et delectat scriveva Cicerone. Non è una cosa da poco…

    Fab

  13. kyra le'lfo scrive:

    Anch’io laprima volta che sono andato a sentire l’opera portato da mia moglie (melomane entusiasta) sono rimasto colpito dalla popolarita’ dell cosa. Si applaude in continuazione, si urla, si fischia e i cantanti alla fine di un pezzo solistico guardano il loggione per sapere se sono stati bravi!!!!

  14. Licia scrive:

    Val: eh, infatti, anch’io me la ricordavo più o meno così la cosa…

  15. Valberici scrive:

    Ma certo che l’opera era per il popolino.
    Le rappresentazioni un tempo erano una baraonda immensa: gente che acclamava il suo preferito, assaliva il povero cantante che magari era subentrato (e lo assaliva all’arma bianca), gridavano lodi sperticare, tiravano ortaggi e anche pietre.
    Per non parlare dei potenti, anche loro non avevano peli sulla lingua.
    Giuseppe II disse a Mozart che nella sua opera c’erano “troppissime note”, al che il musicisata rispose acidamente: “ci sono esattamente quelle che servono”.
    E partì il bisticcio.
    E che dire dei castrati e dei loro ammiratori….
    Insomma, secondo me ci si divertiva assai :lol:

  16. Biby scrive:

    Anche a me piace molto Cristicchi, in particolare l’album citato da Licia. In ogni sua canzone ci sono cose normali, di tutti i giorni, eppure che fanno riflettere, su come le piccole cose siano importanti, sulla mentalità della gente, su come a volte accontentarsi non è esattamente la cosa giusta da fare. Basta ascoltare “Studentessa universitaria”: a me sembra una poesia!

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