Non me ne vogliano tutti gli altri posti in cui sono stata per qualche presentazione, ma gli incontri con gli studenti nella mia vecchia scuola hanno sempre qualcosa di speciale.
È che in qualche modo è rimasto tutto come allora e tutto è diverso. La facciata aperta sui giardinetti e il commissariato di polizia, i corridoi ampi, l’aula magna nella quale più di dieci anni fa suonai durante il concerto di fine anno, gli androni nei quali mi appostavo la mattina, aspettando di veder passare il ragazzo che mi piaceva, persino la cartina della grecia, sul muro.
Ma tutto è diverso, perché gli studenti mi danno del lei, e io non sono seduta in platea, incerta se farla o meno la domanda che ho preparato, ma dall’altro lato della cattedra.
Quando dico che buona parte di quel che sono è nato lì dentro non sto facendo complimenti a nessuno. Lo penso davvero. È vero. E vorrei che parte di quel che mi è stato dato in quegli anni, la possibilità di crescere, di essere una persona migliore, di scoprire me e il mondo, tornasse indietro. Per questo a volte torno, e incontro ragazzi che vivono quelle aule in cui anch’io ho sudato, e pianto e gioito.
E dalle brume del tempo, è venuto fuori qualcosa che vorrei farvi vedere. Era il ’97, un anno per me mitico per svariate ragioni. L’estate del ’97. E giungeva a compimento un progetto, uno dei tanti, che avevamo portato avanti durante il ginnasio. Gli Occhi degli Altri, si chiamava. Un nome bellissimo, se ci pensate, che ha influenzato quel che ho scritto qualche giorno fa. Scopo del progetto era appunto la scoperta dell’Altro, della sua diversità, vissuta per una volta non come minaccia o fonte di paura, ma di arricchimento reciproco. Leggemmo libri, ci informammo sul mondo. Personalmente, capii un sacco di cose. E insomma, producemmo un cortometraggio. È stato proiettato di nuovo durante la mia presentazione di sabato. Si capiscono un sacco di cose di me, di quel che scrivo e di questo posto, da quel cortometraggio. Lì per lì ho sghignazzato al vedermi com’ero a sedici anni, bloccata per sempre in quell’istante irripetibile in cui imparavo a conoscere la vita, in tanti sensi diversi. Poi però mi sono fatta prendere dalla foga e dal messaggio di quel corto, che pur con tutti i suoi limiti, con la recitazione stentata e l’audio così così, arriva. Si vede il lavoro che c’è dietro, si vede l’impegno, al di là delle pose da sedicenne che a questo cose non dà importanza. Alla fine penso che ci credevamo davvero. In molti ancora ci crediamo. Eravamo un gruppo di ragazzi appassionati, e ancora lo siamo.
Mi piacerebbe farvelo vedere, ma, sebbene sia pubblico e sia stato proiettato molte volte in questi dieci anni, ho paura che non tutti gradiscano farsi rivedere da un pubblico più vasto com’era in quegli anni. E allora vi incollo il fotogramma che riassume il senso di quel corto. Se mi riesce, prima o poi vi posto la sceneggiatura.
Lo dedico a noi della I B del ’96/’97, e ai miei professori di allora, che per me son davvero stati maestri di vita.

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Si.. il significato arriva.. e anche molto bene.. è bello vedere che esistevano ragazzi capaci di fare davvero qualcosa.. Io, più mi guardo intorno oggi, e più sono deluso…
Insomma.. Ho quasi 17 anni.. e vivo circondato da una massa di ebeti, il cui solo scopo nella vita è bestemmiare e prendersi a mazzate sull’autobus..
Come vorrei vivere in un mondo come il tuo, Licia…
PS: è da stamattina che lo sto dicendo ovunque(anche sul blog.. se volete visitarlo basta un click)… però è una notizia che mi rende felicissimo!! Ieri sera ho visto la foto del bambino che io ed altri ragazzi del mio paese(non sono quelli delle mazzate sull’auto) abbiamo adottato in Congo.. E troppo bellooooooooo!!!
Ciao a tutti.. scusate per i deliri, ogni tanto…
L’immagine parla da sola… Anche se è un peccato non poter vedere il cortometraggio…
E poi è giusto che a scuola non ci si limiti solo ad insegnare le materie scolastiche, ma che attraverso esse o comunque con lavori tipo quello che avete fatto voi della IB del ’96/’97, si trasmettano anche insegnamenti di vita, valori…
Per quel che riguarda la mia esperienza personale, lavori di questo tipo ho avuto modo di viverli maggiormente alle scuole medie. Avevo un’insegnante di italiano meravigliosa che mi rimarrà per sempre nel cuore…
Grazie a lei ho avuto modo di conoscere personalmente un cantastorie africano… Credo che non dimenticherò mai un incontro così speciale!
Inoltre ci scambiavamo lettere con dei bambini del Kosovo… Insomma ho avuto molti scambi interculturali!
Così mentre ad altri le diversità spaventano, a me, invece, piacciono…
e il fumetto delle cronache???
quando esce il secondo libro de Le leggende del modno emerso?
è vero, nelle scuole che si ha frequentato si lascia sempre una parte di sè, una parte di quel bambino che eri prima e del ragazzo che sei diventato. le scuole non insegnano solo le materie scolastiche, insegnano vita, come vivere insieme agli altri, come comportarsi in qualsiasi situazione provandolo sulla nostra pelle. spero di passare veramente bene questi cinque anni che mi aspettano di liceo…
e grazie a te licia, ho finito proprio ora un compito per scuola (che andrà pure ad un concorso… ma non so bene quale ancora… vabbè xD) “destinato a te”, perchè dovevo scrivere una lettera al mio scrittore preferito.. quindi… forse un giorno te la invierò, anche se è molto simile alla primissima email che ti ho mandato
un bacio a tutti,
beNNy è tornata ad infestare questo blog… MUHAHAHAHA! xD ihih
ps: licia,una curiosità, hai suonato alla fine dell’anno? e cosa suoni o suonavi? ciaociao
_●beNNy●_
quello che dici è proprio vero, e lo confermo proprio perchè anche per me è così! sono molto felice di aver frequentato il Matilde a RE,molte molte cose le ho imparate in aula e tantissime ltre nei corridoi e giardinetto….e se oggi sono così 8e mi vado abbastanza bene,tutto sommato!) lo devo in buona parte anche a quella scuola!!!
Si, il messaggio arriva.
Però vederti a 16 anni mi ha fatto riflettere più che sorridere.
E credo che davvero ci sia una stagione della vita in cui si viene in qualche modo “forgiati”.
Un momento in cui si sceglie una strada, tra le tante, e ci si incammina.
Forse per te è successo quando frequentavi la I B.
è da un po che non scrivevi licia!
cmq, se riesci controlla le email che ti ho mandato(sono thomas!) quello del sito!
fammi sapere ciao!
liciatroisi.eu/italia
Pensa che per la cover della mia tesina di maturità sulla Shoah avevo fatto un disegno che ricorda questa immagine, ma era giocato sulle silouettes di due mani intrecciate e del filo spinato.
Intensi ricordi…
Fab
stupendo.