Archivi del giorno: 5 marzo 2009

A volte ritornano

L’altro giorno a lezione ci hanno chiesto com’è che abbiamo scelto di fare astrofisica. Sono venute fuori storie tutte più o meno simili: a sei, sette, dieci anni uno resta folgorato da qualcosa. Che sia il cielo stellato di notte, che sia il primo oggetto che vedi con un telescopio, o un documentario un po’ inquietante su vita e soprattutto opere di Stephen Hawking. E da lì diventa una passione.
È curioso come queste storie siano spesso simili a quelle di alcuni scrittori. Molto spesso anche lì si comincia presto, e poi il vizio non ti passa.
Ho pensato che ci sono lavori che sono soprattutto passioni. Che devono essere passioni, o non puoi farli. Non ce la fai a laurearti in fisica, se non ti piace, e non ce la fai neppure a fare il ricercatore. Perché la cosa ti chiede dei sacrifici, che sia la notte passata a fare il proposal per l’osservazione al telescopio o sia lavorare sottopagato in un paese che ti considera un parassita.
Quando, ormai la bellezza di tre anni fa, ebbi la mia crisi di vocazione e provai a fare altro nella vita, ero convinta che la passione se ne fosse tutta andata. Che fare un diagramma colore magnitudine, ridurre dati su dati, sempre di più, sempre nuovi, mi aveva stancata. Mi sono andata rileggere quel che scrissi quel giorno, quando decisi che la mia vita doveva cambiare.
In mezzo a questi tre anni c’è stato di tutto. I tre mesi a Monaco, il lavoro con Gaia, il matrimonio, i libri. La fotometria era finita chissà dove, non lo so. E poi, un giorno di marzo, schiacciata tra i corsi che ormai mi riempiono mezza giornata e la casa che reclama di essere curata, ho riscoperto la passione di quei giorni lì. Eppure è ancora faticoso, forse anche di più, perché in tre anni senza ridurre dati uno si arrugginisce, dimentica. In tutto questo tempo avevo fatto il tecnologo, la scienza era più sullo sfondo. E invece mi piace ancora. Mettermi alla scrivania e ridurre. Preparare l’articolo. Andare al congresso.
Forse domani cambierò di nuovo idea. Forse mi dimenticherò a che a undici anni decisi che le stelle erano il mio sogno. Non lo so. Ho imparato che la vita è davvero strana, ti porta dove vuole lei e tu puoi farci poco, se non dare il meglio di te. E allora mi godo questo stato di grazia, questi giorni in cui fare il mio lavoro mi piace. E magari prima o poi mi metterò al lavoro anche su un nuovo post Astronomica, per ricordarmi che tanti anni fa mi piaceva anche fare un po’ di divulgazione.

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