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11
marzo 2009

Ieri, come sapete, ho fatto la famosa ecografia. Complessivamente, non c’è nulla; il pancreas sta bene, la milza pure, lo stomaco ok. Quindi quello di capodanno è stato un fatto episodico. Mi piacerebbe sapere cosa l’ha scatenato, per evitarlo in futuro, ma mi sa che chiedo troppo. Però ho il fegato affaticato.
Ora.
Io non bevo. Ai pasti solo acqua, birra e superalcolici solo quando esco, che tutto sommato non accade così spesso. Tipo, l’ultima birra credo di averla bevuta a dicembre a Monaco. Ok, qualche volta, la sera, mi concedo un liquorino. Ma sarà massimo massimo una volta a settimana, ma anche meno. Faccio una dieta equilibrata, faccio moto, tengo sotto controllo il peso.
Cosa cazzo vuole da me il mio fegato?
Comunque, non era di questo che volevo parlarvi. Ma della maieutica.
Mentre stavo sdraiata sul lettino con la sonda dell’ecografo tra le lo costole, per altro trattenendo il fiato per interminabili secondi (quando ti fanno l’ecografia all’addome non devi respirare) in stanza c’erano due medici e uno specializzando. Lo specializzando è lì per imparare, lo sanno tutti. Per cui viene tartassato di domande.
“Guarda qua che bella questa anomalia anatomica: la vena *** è in realtà quadrupla. Quando questa cosa può essere significativa?”
E lo specializzando annaspa alla ricerca di una risposta, tirando fuori ovviamente le patologie più rare e assurde.
“Perché posso dire con certezza che la signora soffre di reflusso gastroesofageo?”
E lo specializzando balbetta.
Sembrava una puntata del Dr. House. Avete presente, quando lui mette sotto torchio Cameron & co. (ok, adesso sono Thirteen & co., ma io ho smesso la visione alla terza stagione).
La cosa mi ha divertito perché io ci sono passata un sacco di volte nel ruolo dello specializzando. Sono una giovane Padawan che va iniziata ai misteri della forza, da quando ho vinto il dottorato, per cui il prof con cui lavoro mi torchia.
“Cos’è la CIA?”
“Perché se il seeing è buono può darsi che le immagini siano difficili da ridurre?”
E io lì ad annaspare.
È così che funziona. È così che s’impara. Nella scienza il rapporto allievo maestro è ancora il veicolo privilegiato per l’apprendimento. Ogni giovane virgulto ha alle spalle un ricercatore senior che lo torchia ad ogni incontro. Un tempo queste cose mi mettevano l’ansia. Cioè, vorrei anche vedere, credo sia normale. Ora no. Ora le trovo utili. Forse quasi mi divertono. E mi spronano.
Something is changing…

P.S.
Vi segnalo questa intervista. La trovo divertente, anche se io sono schizzata come non mai. La feci in quel di Mantova a settembre, lui è Francesco Gungui, che ha scritto questo libro divertente e piacevole da leggere.

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