Archivi del giorno: 1 aprile 2009

Peter Pan Syndrome

Da qualche giorno sono preda del sonno e di uno scazzo devastante. Un po’ credo c’entri l’ora legale, che detesto da quando ero alta così (mimare un’altezza inferiore al mezzo metro), un po’ la primavera (o dovrei dire estate, a Roma fa veramente caldo da un paio di giorni a questa parte), un po’ non lo so. Però non ho voglia di fare niente. Persino mettermi a scrivere, la sera, mi costa un pochino di fatica, perché la voglia di giacere a quattro di spade sul divano è veramente prepotente.
In condizioni tali, è ovvio che il richiamo di qualsiasi attività attinente all’area semantica delle palesi cazzate esercita su di me un potere ammaliatore. Leggi: mi perdo facilmente in cose il cui senso nel creato è completamente incomprensibile. Tipo i test di Facebook.
Ora, sostanzialmente Facebook a me serve per restare in contatto con gli amici e per ripescare dal cilindro gente che non vedo da dieci anni e passa. Può sembrare un po’ triste, ma certe cose le scopro prima su Facebook e poi live al telefono.
Ma Facebook ha anche un lato oscuro della forza: i test. Ce ne sono a frotte. A quintalate. A miliardi. Io vorrei conoscere la gente che se li inventa. Che libro sei? Che cavaliere dei Cavalieri dello Zodiaco sei? E il nome di tuo figlio?
Li sto facendo tutti. È una specie di gorgo. Pausa caffè a lavoro. Ok, vengo subito. Prima però occhio alla rete. E paffete, mi ritrovo a cercare di scoprire quale senso sono. Breve pausa durante la riduzione dati. Ideale per scoprire quale carta dei tarocchi sei. Mi preparo a scrivere. Ma prima provo a scoprire quale mollusco mi assomigli di più.
Ho un’insana passione per i test. Fin da quand’ero alta così (mimare di nuovo il gesto di cui prima). Per quanto sappia che sono tutte cazzate, che sono cose ridicole e non servono a niente, poche cose mi rilassano come mettere crocette a domande improbabili tipo “Come immagini la tua vita futura? a. in crociera eterna intorno al mondo; b. in una capanna in cima all’Everest; c. in una casa in fondo al mare”. Credo di avere da sempre un’attrazione per tutto ciò che odora anche solo vagamente di cazzata. Per qualsiasi cosa che mi permetta di sentirmi bambina ancora un po’, per darmi l’illusione che non sono una persona seria e mai lo sarò. Se non nelle cose davvero serie, ovvio. Ma la vita è una cosa troppo importante per prenderla eccessivamente sul serioso. Chissà, forse ho solo la sindrome di Peter Pan.

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