Che poi, alla fine, penso sia anche tra l’inutile e il ridicolo. Scrivere quel che sto per scrivere. Non che non sia sacrosanto. Ma quante volte ho scritto cose del genere? Forse ci vogliono prendere per stanchezza, alzare la soglia del dolore. Te ne fanno una un giorno, è la prima volta, e tu ti indigni. Poi te ne fanno una identica il giorno dopo. E ti incazzi di nuovo. Poi va avanti così per anni, sempre lo stesso copione che si ripete. E fatalmente ci fai il callo. Niente di nuovo sotto il sole. Non hai neppure più la forza non dico di ribellarti, ma manco di incazzarti. È la miliardesima battaglia per la libertà cui partecipi, ne avremo anche un po’ le balle piene, ad un certo punto.
Sto parlando della trita questione delle vignette di Vauro e di Annozero. Su Annozero non mi soffermo. La tv a casa mia è praticamente solo una periferica del lettore di dvd, per cui la puntata in questione non l’ho vista. Ma posso esprimermi sul metodo. Annozero ha detto cose false? Annozero ha diffamato qualcuno? Se l’ha fatto, esistono le vie legali, e si adisce per quelle, come si dice. Ma se Annozero ha solo detto cose scomode, se Annozero ha solo presentato opinioni e dati, beh, si chiama libertà di stampa e di critica. Quando non ce n’è in genere si sta in dittatura. E c’è tanta richiesta di dittatura, in questi anni. È proprio il popolo che la vuole, che la brama.
Le vignette di Vauro invece me le sono andate a cercare. È che in genere, allo scoppiare di queste polemiche il “corpo del reato” scompare. La dichiarazione indecente non la riesci a trovare nella sua interezza, la vignetta non la pubblica nessuno, e via così. Stavolta è stato più facile del solito trovare la smoking gun. E devo dire che francamente non capisco. Non capisco cosa ci sia di scandaloso in un set di vignette sicuramente dure, che non fanno ridere (giustamente, direi io) come ha detto qualcuno, che inducono ad una riflessione seria, anche tramite il mezzo dello shock emotivo, ma che non hanno veramente nulla di irriguardoso nei confronti dei morti né di chi sta vivendo la tragedia del terremoto. Anzi, lì per lì pensavo che la pietra dello scandalo fosse la vignetta con Berlusconi nei panni di Nerone, decisamente outré. Invece no, sono più furbi di quanto pensiamo, e non fanno leva sul vilipendio alla figura del Capo, che è poi la cosa che davvero gli interessa. No. Toccano il cuore degli italiani brava gente, che “scherza coi fanti ma lascia stare i santi”.
Ma quegli stessi che qualche anno fa andavano in giro con le vignette su Maometto disegnate sulle magliette, invocando la libertà di satira, ora dove stanno? Basta che si scherzi sui morti altrui e non sui nostri?
E poi, perché se Berlusconi dice ai terremotati che devono prenderla come fosse una gita è solo una battuta e se Vauro parla di precise responsabilità per quanto è accaduto manca di rispetto ai morti?
E il giornalista che insegue il terremotato che ha perso la famiglia, e gli chiede “come si sente?” non sta mancando di rispetto a chi soffre? E quello che va a svegliare la famiglia che dorme in macchina per intervistarla? E quello che fotografa i cadaveri? E tutta questa pornografia con cui ci hanno ammorbato in questi giorni, questo inseguire la lacrima, questo frugare nelle vite dei vivi e dei morti, da voyeur della tragedia, da necrofili, non è indecente?
Ce ne sono di modi in cui abbiamo stuprato il dolore altrui, in questi giorni. L’abbiamo fatto ad ogni galleria di immagini che abbiamo aperto, ad ogni refresh della diretta da L’Aquila, ad ogni orrendo programma di approfondimento che abbiamo seguito. Perché c’è un limite al diritto di essere informati, un limite che ciascuno di noi ha violato in un modo o nell’altro, in queste settimane. Vauro è veramente l’ultimo, ma proprio l’ultimo, della lista.