Archivi del giorno: 30 aprile 2009

Il contrario dell’ottimismo

La vita è una cosa pericolosa. Per sua natura. Se uno sta a pensare tutti i possibili modi in cui ci si può far male nella vita quotidiana, non campa più. Per questo esiste in noi questo famoso interruttorino che spegne la paura. Si chiama “ma perché dovrebbe capitare proprio a me?”. Lo accendiamo quando pigliamo l’aereo. Voglio dire, perché devo cascare proprio io? Lo usiamo quando andiamo in macchina. E che proprio io devo fare il botto? E via così. È ovvio che è un discorso che non sta né in cielo né in terra. Ok, si basa sul calcolo delle probabilità. Quando prendo un aereo ho una probabilità su 20 000 di beccare quello sfigato che casca. E quindi posso stare più o meno tranquillo. Ma già con la macchina va peggio. Una probabilità su cento. E, in ogni caso, come diceva Trilussa, la probabilità è quella cosa per cui se io mangio un pollo e tu digiuni, abbiamo mangiato mezzo pollo a testa, per cui non avrò mai davvero la certezza di non schiantarmi contro un palo.
Però l’interruttore funziona, e ci permette di vivere una vita ragionevolmente tranquilla.
Ora. Nel mio cervello evidentemente qualcosa non funziona. Io quell’interruttore lì non ce l’ho, o funge al contrario. Per esempio. Ho pensato parecchio alla mia paura di volare di qualche anno fa. E il ragionamento che facevo prima di decollare non era “le probabilità sono basse, perché dovrebbe capitare a me?”, bensì “perché NON dovrebbe capitare a me?”. E questo è solo un caso (poi superato grazie al numero spropositato di aerei che ho preso in due anni; non puoi angosciarti ogni volta se voli quattro volte al mese). Questo discorso al contrario lo applico a qualsiasi aspetto poco piacevole della mia vita. Perché dovrebbe andarmi bene? Perché invece le cose non possono evolvere in modo catastrofico?
Non so, forse ha qualcosa a che fare con questa storia dei libri. Quando mi hanno pubblicato il primo libro ho toccato con mano che le cose improbabili, anche quelle belle, succedono, e non solo agli altri. Quando svariati anni dopo successe anche una cosa brutta, capii che il discorso funzionava nelle due direzioni. E da allora mi sono autoinserita nella porzione improbabile dell’umanità. Quella alla quale può dire più o meno sempre male.
Lo so. È un discorso irrazionale. Soprattutto è inutile. Un gran spreco di energie concesse alla paura, quando si potrebbe trascorrere meglio il proprio tempo. Ma davvero mi risulta difficile essere una persona non dico ottimista, ma quanto meno fatalista. Specie con eventi che hanno probabilità di insuccesso intorno al 10%.
Per cui, nulla, consumo la mia vita tra una psicosi e l’altra, e sono ipocondriaca, ovviamente. L’ultimo periodo è particolarmente sfigato, da questo punto di vista. Sono piena di paranoie, e avoja quelli che mi stanno intorno a dirmi di stare tranquilla. Mi stanco da matti a cercare di stare tranquilla, con scarsi effetti, per altro.
Per cui faccio il fioretto della settimana. Take it easy. Fatalismo. E molto svago. E una frase a farmi da faro: “Inutile prendere la vita sul serio, tanto non se ne esce vivi”. Mark Twain.

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