Archivi del mese: aprile 2009

De Profundis

De profundis clamavi ad te, Domine:
Domine, exaudi vocem meam.
Fiant aures tuae intendentes,
in vocem deprecationis meae.

Si iniquitates observaveris, Domine:
Domine, quis sustinebit?
Quia apud te propitiatio est,
et propter legem tuam sustinui te, Domine.

Sustinuit anima mea in verbo eius,
speravit anima mea in Domino.
A custodia matutina usque ad noctem,
speret Israël, in Domino.

Quia apud Dominum misericordia,
et copiosa apud eum redemptio.
Et ipse redimet Israël,
ex omnibus iniquitatibus ejus.

Ci sarà tempo, dopodomani, per la Pasqua e per la rinascita, per la speranza e per un nuovo inizio. Ma in questo momento preferisco soffermarmi sull’immagine di un dio sofferente, con noi più ancora che per noi. Perché è in questo che adesso abbiamo bisogno di non sentirci soli.

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Sul fumetto

Niente di che. Volevo solo avvisarvi che c’è online un’anteprima del fumetto con un po’ di informazioni collegate. Così, per chi fosse interessato.

Fumetto

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Impressioni d’Aprile

Le nuvole basse e pesanti. Tempo di Pasqua. Tempo di tutte le Pasque della mia vita. Aria più fredda del solito sugli alberi verdi di gemme. E la sospensione del tempo, l’attesa. Un’attesa diversa dagli altri anni, quando la terra non tremava e non c’era gente a 100 km da casa tua senza più niente.
Il cartello sotto cui passo tutte le mattine, sulla Roma-L’Aquila. Transito vietato ai mezzi superiori alle 75 tonnellate. A24 chiusa da Assergi a L’Aquila ovest. A ricordati che non puoi e non devi dimenticare.
La terra che trema. Ti sveglia la notte, ti sorprende mentre fai cena. Ti aggiri per la cucina senza sapere bene cosa fare. Aspetti che passi, e poi che ritorni. E pensi a quel posto dove hai passato tante vacanze. Alla Perdonanza Celestiniana della prima volta che ci sei stata. Da qualche parte, in un cassetto della casa dei tuoi, ci sono ancora le foto. Bambini vestiti a festa, la sfilata in costume, meravigliosa, interminabile. Dov’è quella gente? Che fa ora? Rocca di Mezzo, il miraggio nevoso dei tuoi inverni. Ai Piani di Pezza c’è una faglia. Ci sei stata neppure due mesi fa coi tuoi amici, per due giorni di divertimento e chiacchiere tra la neve secca e perfetta di un inverno rigido. Il viadotto che si tuffa nel Gran Sasso, dietro L’Aquila, che hai fatto così tante volte, per lavoro, per piacere. Lo spettacolo delle rocce dietro di te quando esci, il modo in cui il sole al tramonto le colora. Anche loro sono nate da innumeri terremoti. Il Gran Sasso, l’osservatorio, il telescopio. L’Abruzzo della SAIt dello scorso anno. Teramo.
Ti ricordi la Chiesa delle Anime Sante, in quel giorno di mercato pieno di profumi e colori. Il rame dei tegami, il rosso dei peperoni. Stavi per andare via, quel giorno, e facevi gli ultimi acquisti in una città che ti era entrata nel cuore per sempre.
Aspettiamo. Una salvezza che quest’anno non arriverà.

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Per amor di verità

Perché ci sto a tutto, ma alla santificazione di gente che non ha fatto niente, no, francamente no.
Tutti a parlare dell’uomo che ha predetto il terremoto. Grillo e Travaglio in primis. Peccato che nessuno pare essersi informato sulla questione
a) innanzitutto, da comunicato INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), risulta che Giuliani non è né fisico, né vulcanolgo né geofisico. È un tecnico non laureato che collabora con l’IFSI (Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario) di Torino, che dell’INAF fa parte. Lavora all’INFN (Istituto di Fisica Nucleare), in particolare nei Laboratori del Gran Sasso. Si occupa del progetto LVD (Large Volume Detector), ossia di un esperimento per la rivelazione di neutrini prodotti da collasso gravitazionale stellare. Ci vedete qualcosa di afferente alla geologia? Nemmeno io. Infatti Giuliani porta avanti la sua ricerca sui terremoti nel tempo libero.
b) il 24 Marzo, intervistato da DonneDemocratiche, dice esplicitamente che “Mi sento di poter tranquillizzare i miei concittadini, in quanto lo sciame sismico andrà scemando con la fine di marzo.”. Quindi, secondo lui e il suo rivelatore, lo sciame sismico andava scemando.
c) il terremoto previsto da Giuliani doveva essere sì catastrofico, ma avvenire il 29 Marzo a Sulmona. E in effetti a Sulmona quel giorno ci fu una scossa sismica, ma di modesta entità, e di certo non catastrofica. Vorrei ricordare che Sulmona è ad una cinquantina di chilometri in linea d’aria da L’Aquila, e che il 29 Marzo è la bellezza di sette giorni fa. A detta di Giuliani stesso, il suo sistema di rilevamento dà un preavviso di 6-24 ore, e quindi siamo ben al di fuori dei sei giorni intercorsi tra la data da lui predetta e l’effettivo arrivo del terremoto (per altro da un’altra parte rispetto alla sua previsione, ma vabbeh).
d) lo studio del radon come premonitore dei terremoti non se l’è inventato lui. Qualche esempio:
Hauksson, Egill; Goddard, John G.
“Radon earthquake precursor studied in Iceland”,

http://adsabs.harvard.edu/abs/1981JGR….86.7037H

A. Riggio, S. Sancin, G. F. Gentile, P. Zennaro e R. Belletti :
Well radon measurements in Friuli:
http://tinyurl.com/czc9n7

E, sempre per amor di verità, tutte le informazioni che ho riportato sono state segnalate nei commenti al post di ieri di Paolo Attivissimo sul terremoto. Le stesse informazioni le trovate esposte più chiaramente e meglio di me sul post di ieri di Marco Cattaneo

Ora, i blogger e metà del popolo italiano possono continuare a fare dietrologia e sollazzarsi con l’idea che c’è un Eroe che avrebbe potuto salvarci e un Cattivo che ci ha condannati a morte. Di certo è più facile incazzarsi con un uomo che con la tettonica a zolle.
Oppure possiamo stare ai fatti, che dicono che Giuliani non merita le scuse di nessuno, che nella migliore delle ipotesi forse il suo sistema funziona, ma in ogni caso ha bisogno di anni di verifiche (visto che, vivaddio, terremoti così non ce ne stanno tutti i giorni). E intanto magari cambiare noi: smetterla di credere che tirare su quella verandina sfruttando il condono edilizio tutto sommato non fa male a nessuno, che con la mafia ci si può convivere (leggetevi il Rapporto Ecomafia per scoprire con cosa sono fatti i piloni delle nostre autostrade, e iniziatevi anche a chiedere con cosa è fatta casa vostra) e che forse occorrerebbe iniziare a costruire davvero in modo antisismico.
Perché nasconderci dietro il dito dell’Uomo Che Non È Stato Ascoltato vuol dire dimenticare le vere responsabilità in quel che è accaduto e accadrà di nuovo. E tra qualche settimana, quando l’ondata emotiva sarà passata, io non vorrei dimenticare quali erano le vere ragioni per cui la strage poteva essere evitata.

Segnalatomi da Francesco Montini, anche l’INFN si esprime su Giuliani: intervista e Eugenio Coccia.

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3.30

Ti svegli di notte, all’improvviso. E ti ci vuole meno di un secondo a capire. Anche se non sei ancora passato del tutto dal sonno alla veglia, intuisci immediatamente. La casa trema per parecchi secondi. Tanti quanto bastano a tuo marito per dirti un sacco di volte “stai tranquilla, non ti preoccupare”. Poi, un rallentamento, e di nuovo, ancora per un tempo interminabile, come se non finisse mai. Senti un rumore che non capisci bene cos’è, ti viene da piangere.
“Ma è stato un terremoto?” dici quando è finito, perché hai cominciato a vagliare ipotesi alternative, nel silenzio che segue, nella quiete successiva.
“Certo che è stato un terremoto”.
Mi sono svegliata così alle 3.30 di stanotte. Non mi era mai capitato di sentire un terremoto così forte. Non è stata tanto la paura che potesse succederci qualcosa, perché Roma è sempre stata una zona modestamente sismica. No, è la sensazione di essere in balia di qualcosa che non controlli, il senso di estraneità che ti comunica all’improvviso la tua casa, che non è più un luogo sicuro, un rifugio e una tana, ma un posto che non ti appartiene, che ti è nemico. Senti le vibrazioni nel letto, e capisci che non puoi fare altro che sperare che finisca presto, e intanto conti gli interminabili secondi in cui ti senti un nulla, l’ospite sgradito di una terra che implacabile si evolve, muta, trema.
In camera da letto ho delle appliques, per cui sono andata in salotto, in cucina, dove i lampadari ballavano il rock’n'roll. E ho pensato ai miei nonni a Benevento, ai nonni di mio marito in Umbria. Perché quando a Roma la terra trema così, vuol dire che è successo qualcosa di brutto, di molto brutto, da qualche altra parte. Era il 23 Novembre 1980, e io sarei nata due giorni dopo, quando mia madre col pancione vide la cucina di casa oscillare. le case stavano venendo giù in Irpinia, il quello stesso S. Angelo dei Lombardi dove, 27 anni dopo, avrei tenuto una presentazioni in libreria. E giù a correre al telefono pubblico, a sapere se a Benevento stavano tutti bene.
Ho cercato di ricostruire la mappa del sisma su Facebook, alla ricerca delle sue tracce, ma eravamo tutti di Roma a chiederci inquieti notizie, a cercare di capire cosa era successo. E c’è voluta un’ora per sapere che era stato a L’Aquila.
Ho amici in Abruzzo, per fortuna non in quelle zone. Soprattutto ho il cuore in Abruzzo, un posto dove sono stata un sacco di volte, dove per la prima volta ho preso dati da un telescopio scientifico vero, e per un certo periodo di tempo ho anche pensato che mi sarebbe piaciuto vivere a L’Aquila, che è un gioiello di città. E a Teramo c’è l’osservatorio dove sono andata in missione un paio di volte, e un sacco di ricordi stupidi e insignificanti che ti vengono in mente quando succedono cose del genere.
Un terremoto di notte è un colpo basso di Dio, del destino o chi per lui. Un terremoto alle 3.30 di notte è una vigliaccata che ti coglie quando sei più vulnerabile che mai. E fa parte di quelle numerose cose insensate che la ragione si rifiuta di accettare come inevitabili.

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Intervallo

Confesso di non aver mai amato particolarmente l’aspetto architettonico di questa università. O meglio, della facoltà di scienze, che è in assoluto la più bruttina tra tutte quelle di Tor Vergata. Non so cosa avesse in mente l’architetto quando l’ha tirata su, ma per motivi ignoti c’è tutto un piano che è praticamente tagliato fuori dalla luce del sole. E io ovviamente sto lì. Per altro al crocevia dei drammi esistenziali degli abitanti di questo posto. Sarà che nella bacheca qua fuori affiggono i risultati degli esami, ma quasi sempre qui davanti si apposta qualcuno a parlare, tipicamente a voce alta.
Ma c’è una cosa che mi piace molto di questo edificio e della sua collocazione. È pieno di prati. Hanno provato a farne fuori qualcuno, istallando queste orride strisce di prato sintetico in uno dei viali, ma per fortuna hanno lasciato intatti i prati intorno.
All’ipercubo, uno degli spazi verdi proprio davanti alla facoltà, andavamo con Giuliano quando ci conoscevamo appena. Che fosse per pranzare, per studiare, o solo per stare un po’ assieme, l’estate del 2000 l’abbiamo passata sdraiati là.
Così, ieri, in debito di luce e appesantita da un pranzo non esattamente sano, ho preso l’iPod e sono andata fuori. Finalmente c’era un bel sole. Mi sono stesa sull’erba, ho messo su un po’ di musica rilassante e sono stata lì mezz’ora a ricaricare le pile. Ne avevo bisogno.
È anche così che questo posto per me diventa vivo. È anche così che me ne approprio, che mi scavo la mia piccola tana. Perché per lavorare bene c’è bisogno anche di questo. Una piccola e confortevole tana nella quale non sentirsi troppo distanti da casa.
È stato bello. Penso ripeterò l’esperienza. Nuvole in corsa sulla mia testa, un sole dolce di inizio primavera, e un sacco di musica nella testa.

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Al minimo

Sto per accasciarmi sulla scrivania. Tra le ricerche per l’esame e le immagini della riduzione dati.
Vorrei solo dormire tutto il giorno, o quanto meno dormire un sacco un giorno.
Tra me e Giuliano non si sa chi è più stravolto. Oggi mi ha chiesto le vitamine, per pietà. È tipo un mese che devo comprargliele.
A Roma intanto sembra di stare a Londra. Ti svegli col sole, esci di casa con la pioggia, mangi a pranzo a 25°, esci dalla palestra a 12°. Non che abbia qualcosa contro la pioggia. Ma contro la schizofrenia magari sì.
E oggi questo è il massimo che riesco a produrre.

P.S.
Questa però ve la devo dire. Stamattina ho letto questa notizia su Repubblica. Confesso di non essere estremamente addentro alla tematica, per cui non chiedetemi un parere su questa misura che è stata fatta. Però Picozza è stato mio professore di Istituzioni di Fisica Nucleare e Subnucleare, ogni tanto ci incrociamo per i corridoi di questo labirinto, ma soprattutto Pamela lo conosco molto bene.
Correva l’anno 2003 e io e Giuliano preparavamo l’esame con un nostro collega che già lavorava su Pamela. Siccome l’università è abbastanza un casino, per avere un po’ di tranquillità studiavamo nel suo ufficio, che poi era una scrivania nel laboratorio. Indovinate davanti a cosa ripetevamo la lezione? Eh già. Pamela s’è sorbito tutti i miei deliri su neutrini, quark e simmetrie.

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Peter Pan Syndrome

Da qualche giorno sono preda del sonno e di uno scazzo devastante. Un po’ credo c’entri l’ora legale, che detesto da quando ero alta così (mimare un’altezza inferiore al mezzo metro), un po’ la primavera (o dovrei dire estate, a Roma fa veramente caldo da un paio di giorni a questa parte), un po’ non lo so. Però non ho voglia di fare niente. Persino mettermi a scrivere, la sera, mi costa un pochino di fatica, perché la voglia di giacere a quattro di spade sul divano è veramente prepotente.
In condizioni tali, è ovvio che il richiamo di qualsiasi attività attinente all’area semantica delle palesi cazzate esercita su di me un potere ammaliatore. Leggi: mi perdo facilmente in cose il cui senso nel creato è completamente incomprensibile. Tipo i test di Facebook.
Ora, sostanzialmente Facebook a me serve per restare in contatto con gli amici e per ripescare dal cilindro gente che non vedo da dieci anni e passa. Può sembrare un po’ triste, ma certe cose le scopro prima su Facebook e poi live al telefono.
Ma Facebook ha anche un lato oscuro della forza: i test. Ce ne sono a frotte. A quintalate. A miliardi. Io vorrei conoscere la gente che se li inventa. Che libro sei? Che cavaliere dei Cavalieri dello Zodiaco sei? E il nome di tuo figlio?
Li sto facendo tutti. È una specie di gorgo. Pausa caffè a lavoro. Ok, vengo subito. Prima però occhio alla rete. E paffete, mi ritrovo a cercare di scoprire quale senso sono. Breve pausa durante la riduzione dati. Ideale per scoprire quale carta dei tarocchi sei. Mi preparo a scrivere. Ma prima provo a scoprire quale mollusco mi assomigli di più.
Ho un’insana passione per i test. Fin da quand’ero alta così (mimare di nuovo il gesto di cui prima). Per quanto sappia che sono tutte cazzate, che sono cose ridicole e non servono a niente, poche cose mi rilassano come mettere crocette a domande improbabili tipo “Come immagini la tua vita futura? a. in crociera eterna intorno al mondo; b. in una capanna in cima all’Everest; c. in una casa in fondo al mare”. Credo di avere da sempre un’attrazione per tutto ciò che odora anche solo vagamente di cazzata. Per qualsiasi cosa che mi permetta di sentirmi bambina ancora un po’, per darmi l’illusione che non sono una persona seria e mai lo sarò. Se non nelle cose davvero serie, ovvio. Ma la vita è una cosa troppo importante per prenderla eccessivamente sul serioso. Chissà, forse ho solo la sindrome di Peter Pan.

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