Mi piace sempre andare alla Fiera del Libro di Torino. Anche se non vedo una ceppa di Torino, e neppure della fiera, a voler essere del tutto onesti. Per la verità, mi ritrovo a rimbalzare come una pallina da flipper da un evento all’altro, tra quelli programmati, quelli imprevisti e gli incontri di lavoro. Però la Fiera del Libro ha sempre un’atmosfera particolare. Forse ricordo sempre la mia prima volta, la bellezza di cinque anni fa, che fu anche la mia prima presentazione in assoluto. L’aria che si respirava da quelle parti, l’idea che le cose iniziavano a farsi serie, l’ingresso in un mondo che mi era sconosciuto, e che pure ammiravo da quando avevo iniziato a leggere.
Così ci torno sempre volentieri, e volentieri mi lascio spremere come un tubetto di maionese. Perché poi la sera della domenica, quanto torno a casa, la sensazione è quella: spremuta.
Quest’anno mi sembra sia andata meglio del solito, non so esattamente perché. Certo, l’anno scorso c’era stata la sorpresa di parlare per la prima volta ad una platea che contava sulle cinquecento persone. Ma quest’anno tutto sommato ho fatto un bel po’ di cosine utili e piacevoli, magari anche diverse dal solito, e questo mi ha lasciato un piacevole senso di soddisfazione addosso. Poi Torino è l’occasione per vedere un po’ di gente che non ho occasione di incontrare spesso, e alla fine mi sembra di respirare un po’ aria di gita scolastica, con l’allegra brigata che si riunisce.
Per quel che riguarda la presentazione di sabato, mi son divertita parecchio e Luca Bianchini è stato troppo simpatico. Spero vi siate divertiti anche voi quanto me. Meno divertente è stato l’assalto alla diligenza seguito alla presentazione. Mi fa piacere che vogliate parlarmi o chiedermi l’autografo, ma possibilmente evitate di gettarvi a pesce morto sul palco suonando la carica manco foste il settimo cavalleggeri 
Più preoccupata, come sapete, ero per l’incontro del giorno seguente, in cui avrei presentato G.L D’Andrea, l’autore di Wunderkind. Diciamo che buona parte dell’angoscia se n’è andata la sera prima quando abbiamo avuto modo di conoscerci e chiacchierare un po’. Trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda su molte cose fa bene, e scoprire una persona appassionata e simpatica rassicura ancor di più. Cioè, non è che avessi dubbi. Ero solo in soggezione. Wunderkind è un libro scritto terribilmente bene, e il talento mi intimorisce sempre parecchio.
Anyway, il giorno dopo, con le mani gelate, ho fatto la “presentatrice” con una verve meno mediocre di quel che credessi. La parte iniziale, in cui ho detto la mia sul libro, secondo me ha sofferto parecchio della mia agitazione. Si sentiva che facevo fatica ad ingranare. Invece la seconda parte, in cui in pratica io e Luca ci siamo fatti una chiacchierata sui massimi sistemi letterari, secondo me ha funzionato meglio. La prossima volta, però, vi voglio più reattivi e mi aspetto più domande 
Tutto qua. Ho fatto anche qualche piacevolissimo seppur fugace incontro, qualche ottima nuova conoscenza, e ho soprattutto respirato libri per 36 ore o giù di lì, una cosa che mi ci vuole sempre, almeno una volta l’anno.
Ero macchina fotografica non munita. Suppongo il marito non ce la faccia più a starmi a sentire che ripeto sempre le stesse cose (e ha ragionissima, non lo biasimo per niente, anzi lo supporto: almeno lui si gira la fiera e fa acquisti per entrambi), per cui si è astenuto. Le foto mi tocca rubarle agli altri, per cui ve ne incollo qualcuna qua sotto. Anzi, se ne avete altre, mi farebbe piacere me le spediste, così qualcuna la metto nel sito. Grazie!
Mentre voi vi godete queste poche immagini, io consumo la pausa pranzo, che il mio stomaco ruggisce
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