There and back again – I

Sarà un post fiume. No, per avvisarvi. È che a volte in quattro giorni succedono cose che neanche in un anno. O almeno, hai l’intelligenza di viverteli con grande intensità, in modo da stamparteli dentro e ricordarli. Un viaggio è sempre un’esperienza di vita. I miei viaggi lo sono sempre stati. Non ricordo chi diceva che quando torni, poi, non lo fai mai davvero dal posto in cui sei partito, se il tuo viaggio ha avuto davvero un senso, se ti ha cambiato, se ha aggiunto un pezzettino alla tua vita. E devo dire che un sacco di volte non sono tornata esattamente a casa. E questo al di là della mia totale insofferenza per gli spostamenti, gli aerei, i treni, le macchine.
Dividerò il tutto in capitoli, così se vorrete potrete leggere un pezzo per volta quando vi va, o leggere solo qualcosa e tralasciare il resto.
Tanto per concludere il cappellotto introduttivo, vi ricordo la meta di quest’ultimo viaggio: Atene, per l’uscita in Grecia del mio primo libro.

1. La forza delle parole

img_0340_30 Quando ti siedi alla scrivania e inizi a scrivere un libro, in genere non ponderi tutte le conseguenze del gesto. Nelle tue fantasie più sfrenate, leggeranno le tue fatiche al massimo i tuoi genitori e il tuo fidanzato, se proprio se un tipo estroverso i tuoi amici. E invece. Invece le parole, le storie, sono il mezzo di trasporto più veloce che ci sia. Se azzecchi la chiave, se per qualche misteriosa alchimia, che sia semplice fortuna o talento, riesci a far vibrare una certa corda, le tue storie prendono il volo, macinano chilometri su chilometri, e ti portano dove non avresti mai pensato di arrivare. I miei libri arrivano prima di me. Fanno il giro d’Europa, si affacciano in oriente, e toccano persone, sfiorano luoghi. E mi conducono con loro, metaforicamente e fisicamente. Da quando scrivo il mondo mi si è spalancato davanti, dall’Italia all’Europa. Ho scoperto luoghi di cui neppure immaginavo l’esistenza, persone che non avrei avuto altro modo di conoscere. E tutto perché uno racconta una storia, uno dei gesti più antichi e seminali che esistano.
Un sacco di anni fa, c’era gente in una penisola del mediterraneo che si raccontava delle storie bellissime, che, come mi ha detto qualche giorno fa VioVyb, dicevano già tutto sulla nostra natura di uomini. Milioni di persone sono cresciuti da allora con quelle storie, le hanno sentite proprie, ne sono stati influenzati volenti o nolenti. Siamo intrisi di miti, noi occidentali, ci portiamo dietro l’anima pagana di quei tempi nel nostro modo di pensare, persino nel nostro modo di pregare i santi. E un bel giorno, la mia misera storia, che deve tanto a quelle storie straordinarie, approda in quella penisola. È un cerchio che si chiude.
Eleusi è una città dell’Attica, famosa per il culto di Demetra.
Le Ondine sono divinità marine, figlie di Nereo.
Laio è il padre di Edipo, protagonista della più straordinaria delle tragedie greche, L’Edipo Re.
Learco è un altro personaggio mitologico dal destino sventurato, ucciso per sbaglio dal padre.
Per dire quanti debiti io paghi alla Grecia.
Per questo il mio ultimo viaggio ha avuto un sapore particolare, di ritorno a casa. Là dove tutto è iniziato. E non solo perché fisicamente noi come occidentali, noi come italiani addirittura, stando a quanto dice Virgilio, siamo nati lì. Ma perché le mie storie provengono anche da quei posti, e ad essi anelavano tornare.

2. Aerei e aeroporti
img_0185_30 Non ne posso più degli aerei e degli aeroporti. Non è paura di volare, o non solo quello. È che gli aeroporti sono dei templi dedicati all’attesa senza costrutto. Una specie di limbo infernale in cui non sei in realtà in nessun luogo. Si assomigliano tutti: stessi negozi, stesso scintillare insopportabile di vetrine, stessi cartelli. Ok, ogni tanto cambia il carattere: a Roma caratteri latini, ad Atene caratteri greci. Ma stop. Gli aeroporti sono quei posti fatti apposta per farti desiderare ardentemente di tornare a casa. Anche se il viaggio è stato splendido, e, sbracata davanti al Tempio di Dioniso, sull’Acropoli, hai seriamente pensato di chiedere asilo politico. Non conta. Davanti al gate desolatamente vuoto sebbene l’ora dell’imbarco sia passata da un pezzo, pensi una cosa sola: voglio andare a casa.
Un’ora di ritardo sulla tratta Roma Atene, due su quella Atene Roma. Il volo dura un’ora e quaranta minuti. E non è manco questione di compagnia aerea. Su un’ora di volo la Lufthansa m’ha dato due ore di ritardo. Forse sono sfigata io. Non lo so. So solo che mi prende a male pensare che tempo dieci giorni e mi tocca un altro volo, stavolta con scalo. Qualcuno si ingegni a inventare il teletrasporto, per favore.

3. Atene

img_0262_30 Se dite che state per andare ad Atene, di sicuro qualcuno vi terrorizzerà. Vi diranno che è un posto dove il caldo toglie il fiato. Vi diranno che c’è un inquinamento allucinante e un casino folle. Vi diranno che tolta l’Acropoli, che comunque, sotto sotto, non è poi ‘sto granché, non c’è niente.
Ok. Non ci credete. A fare caldo fa caldo. Il sole picchia di brutto, e c’è una luce incredibile. Avevo visto una luce così accecante solo in Sicilia. Il sole è una presenza tangibile, sull’Acropoli persino al tramonto tutto è di un bianco abbacinante. Fare foto è stato complicatissimo. Dall’ombra alla luce ci sono variazioni incredibili, cambi di esposizioni e sensibilità che non avete idea. Ho la macchina fotografica piena dello stesso soggetto ripreso con duecento impostazioni diverse. Ma è secco. Infinitamente più secco che a Roma. Per questo si sopporta. Io, donnina incinta col fiatone perenne, sono riuscita a sopravvivere muovendomi per Atene alle due e mezza del pomeriggio. Per dire. Il termometro segnava 36 gradi tondi tondi.
L’inquinamento di Roma è peggio. Quando vado in centro torno tipicamente con la gola in fiamme. Ad Atene no. Il traffico c’è, e il casino è quello di una qualsiasi paese mediterraneo. Se siete stati a Napoli o sulla costiera Amalfitana, o comunque sul mare da Roma in giù, avrete capito cosa intendo. È il caos della gente come noi, nata sotto ginepri e pini marittimi, che in estate ci chiudiamo nella stanza dello scirocco per sopravvivere all’afa, e di sera mettiamo le sedie in mezzo alla strada per sparlare coi vicini.
E L’Acropoli è indescrivibile. L’Acropoli è l’inizio e la fine di ogni cosa. È un posto che entri e sai di appartenerle. Altro che “niente di che”. Poi ci tira un venticello fantastico, che viene dal mare, e c’è quell’odore dolce e resinoso di macchia mediterranea. E anche se togli l’Acropoli, Atene è sempre un bel posto. Per i vicoli, la luce, i mercati, la generale aria di allegria. L’ultimo avamposto dell’occidente, aperto all’oriente, odorosa si miele e mare, speziata, piena di gusti forti. È un posto in cui è bello stare. È un posto da visitare.

3.1 Cose che voi umani…
img_0244_30 Una mattina ce ne siamo andati in questo mercato. Che non è quello della foto. Lì è sotto l’Acropoli, vicino alla Biblioteca di Adriano, in quella zona caratteristica di Atene che si chiama Plaka. L’ho messa perché mi piace, secondo me coglie lo spirito della città. Ma comunque. Siamo andati in questo mercato. Che vende principalmente carne e pesce, e, nelle zone esterne a quella coperta, anche spezie, frutta secca et similia. È un’esperienza unica. Ci puoi fare uno studio dell’anatomia, in quel mercato lì. Quarti di capretti e conigli, maialini da latte, conigli, interiora di ogni genere appesi a ganci. Larghe fette di carne, coltellacci che tagliano quarti di bue…Un trionfo di sangue e carne, una cosa che detta così probabilmente fa impressione, ma che è così colma di vita, di rituali antichi e moderni, di sapori e odori…I conigli macellati sono completamente scuoiati, come da noi (sì, lo so, non è una bella immagine :P ) fatta eccezione per le zampe e la coda, che mantengono la pelliccia. Mi hanno detto che i macellai lo fanno per fugare il dubbio che non di coniglio si tratti, ma di quelli che da qualche parte si chiamano conigli dei tetti…che per altro i gatti ad Atene sono magrissimi. Non so perché. Assenza di topi? Evoluzione genetica?
Per le spezie e la frutta secca, non si può avere la benché minima idea della varietà. Ci sono negozietti piccoli stipati fino al soffitto di bustine di ogni genere e specie. Hanno bastoncini di cannella che sono rami veri e propri, giganteschi, frutta secca d’ogni genere e duemila varietà diverse di olive. Piccole, grandi, verdi, nere, secche, in salamoia, tutte buonissime. Un trionfo di sapori e odori. Ho comprato un mix di spezie che ha profumato la mia camera d’albergo in una serata sola. Confesso invece di aver dovuto desistere sulla soglia del mercato del pesce. Ok, la gravidanza non è una malattia, ma ormai ho l’odorato di Spiderman, e l’odore di pesce mi dà parecchio fastidio, tanto che ho persino difficoltà a mangiarlo.

3.2 Atene by night
img_0382_30 Una delle cose più piacevoli di questo viaggio sono stati i miei ospiti, di cui per altro parlerò diffusamente più in là. Non avete idea di quanto sia diverso visitare un paese in solitudine, con unica guida quel che si trova su internet, e farlo con la compagnia di qualcuno che lì ci vive. La prospettiva cambia completamente. Anche perché viaggiare significa anche incontrare altri popoli, e fare nuove conoscenze, e per conoscere davvero lo spirito di un luogo quattro chiacchiere con chi quel posto lo rende vivo le devi scambiare. Per questo non sarò mai abbastanza riconoscente nei confronti dei miei ospiti, che sono stati davvero incredibilmente gentili e pazienti con me.
E poi, uno che in una città ci abita ti può portare in posti di cui ignori l’esistenza. Come questo bar, che sta sull’Hilton di Atene. A parte che già l’albergo in sé è un bel guardare (avete presente il Boomerang del gioco da tavola Hotel? La forma è quella lì), al tredicesimo piano c’è una terrazza, e lì c’è un bar. Lo spettacolo che si gode da lassù è quello della foto di apertura. Una cosa da brividi. Appena sono salita e mi sono affacciata alla balaustra m’è mancato il fiato. L’Acropoli, in tutto il suo sfavillante splendore e nella sua austera eleganza, che naviga sul mare di luci della città di notte. Perché poi Atene è sconfinata, riempie tutta la piana, una città completamente bianca che si stende verso il mare. C’era un bel vento che ci ha ripagato del caldo della giornata, e questo panorama meraviglioso, che non ti stancavi di guardare.

3.3 L’Acropoli e annesso museo
img_0463_30 Ovviamente, l’Acropoli è una tappa obbligata. Ci siamo saliti di pomeriggio, in modo da avere un po’ più di fresco. Ugualmente tutto splendeva di un bianco abbacinante. Il marmo con cui sono costruiti gli edifici sull’Acropoli è molto diverso da quello cui siamo abituati a Roma; il risultato è che il Propileo, L’Eretteo e il Partenone hanno questa splendida sfumatura rosata che al tramonto diventa ancora più evidente.
Ora, innanzitutto già è splendido il colle dell’Acropoli; una rocca rocciosa e aspra, punteggiata di ulivi, che si innalza dai declivi più dolci sui quali la città è adagiata. C’è qualcosa di sacrale nella sua posizione e nel suo aspetto, nella via impervia che vi conduce, nelle mura austere che la circondano. Probabilmente fu per questo che gli ateniesi decisero di costruire proprio lì i loro templi.
Poi, quando ci metti piede, ti rendi conto che sai facendo un viaggio nelle tue origini. Visitare l’Acropoli non è solo guardare un po’ di rovine, stupirsi per l’immensità del Parenone o per l’eleganza dell’Eretteo: è fare un pellegrinaggio mistico, rendere omaggio alle sorgenti del nostro essere, a quel luogo nel quale siamo stati forgiati come persone, in cui il nostro essere pian piano si è sviluppato. E in questo senso è ancora un luogo sacro, un posto cui ci si avvicina con atteggiamento orante. È come tornare dalla propria madre.
Tutto sommato mi ha stupito il grado di conservazione del tutto. A Roma, per esempio, se uno guarda il Colosseo si rende conto di quanto il marmo sia smussato, i contorni poco netti, la costruzione in complesso massacrata dagli anni e dall’incuria dei secoli passati, nonché dagli innumerevoli furti; buona parte della Roma più moderna è fatta con la calce tirata fuori dai marmi dei Fori e del Colosseo. Le colonne del Partenone invece hanno mantenuto intatto il loro splendido colore, e gli angoli delle incisioni sono perfetti, acuti, inalterati. Tutto si staglia con straordinaria precisione sul bianco della roccia e l’azzurro profondo del cielo.
La cosa che mi è piaciuta di più è l’Eretteo, quello con le famose cariatidi che avrete tutti presente. Non è imponente come il Partenone, e se ne sta in una posizione più defilata, ma è così elegante, così austero nella sua silhouette slanciata. Un luogo ombroso dove è piacevole sostare.
E poi ci sono i teatri. Quello di Erode Attico e quello di Dioniso. Leggi le targhe che li presentano e scopri che quelle tragedie che ti hanno appassionata da ragazzina, e che ancora adesso ti fanno tremare il cuore, sono strate rappresentate lì per la prima volta. Lì è passato Sofocle. E quelle scale che stai facendo avranno visto, chissà, i piedi di Socrate, la cui figura ti ha sempre affascinata. Sono passati tutti di lì, e sebbene il tempo abbia cancellato le orme dei loro passi, quel che resta dei loro corpi, sono ancora con te, in quel che sei e in quel che pensi.
Per quel che riguarda il museo, si passa al regno della botta di culo clamorosa, o probabilmente dell’acuto calcolo da parte dei miei ospiti. Fino a un po’ di tempo fa, i reperti trovati sull’Acropoli erano ospitati da un museo piuttosto piccolo, decisamente inadeguato alla mole dei reperti. Il 21 giugno, mentre io atterravo finalmente all’aeroporto Venizelos, veniva inaugurato il nuovo, fantastico museo dell’Acropoli. Che io ho visitato ieri.
Atene è un po’ come Roma. Appena scavi, vengono fuori rovine di un po’ tutte le epoche, dalla preistoria ad oggi. È il destino dei luoghi così intrisi di storia e così antichi, abitati fin da tempi remoti. Per cui, costruendo il nuovo museo sono saltate fuori le rovine di un’intera città, con tanto di suppellettili varie. Riempiono la sala d’ingresso, che è immensa. Il resto, sono reperti ritrovati sull’Acropoli, anche questi risalenti alle diverse epoche della civiltà greca. E, anche stavolta, è stato l’Eretteo con le sue cariatidi a catturarmi completamente. Una cosa interessante del nuovo museo è che i reperti non sono addossati al muro. Non so, se siete mai stati ai Musei Capitolini avrete presente che lì le statue sono in fila lungo le pareti. Questo significa che se ne può tipicamente osservare solo il lato A, almeno per la maggior parte di esse. Al Museo dell’Acropoli ai reperti ci si gira intorno, e le cariatidi possono essere ammirate a 360°. E ne vale la pena. La ricchezza del panneggio delle vesti, la cura straordinaria con cui sono state scolpite le complicate pettinature, l’idea del movimento che riescono a rendere nonostante la complessiva ieraticità della figura. Un capolavoro.
Poi ci sono i fregi del Partenone. In pratica l’ultimo piano del museo è una riproduzione 1:1 della pianta del Partenone, orientata come il tempio, e contiene tutto quanto si è salvato del fregio dello stesso. Che è un’opera ciclopica: considerate il fregio dei due frontoni, poi le metope del fregio esterno e di quello interno. Alcune sono ancora sul Partenone, altre se l’è prese il British Museum (è una lunga storia…) una sta al Louvre, e le restanti, per fortuna, sono ancora ad Atene. Sono la maggior parte, ma devo dire che l’assenza di quelle del British Museum si fa sentire, sebbene ci siano dei calchi che impediscono l’interruzione del flusso del racconto. Perché, ovviamente, il fregio racconta una storia: la lotta tra Atena e Poseidone per il patronato sulla città e la nascita di Atena sui due frontoni, la Gigantomachia, L’Amazzonomachia, la Centauromachia e la Guerra di Troia sul fregio esterno, le feste Panatenaiche e la loro preparazione in quello interno. Una specie di libro su pietra, insomma.
Ho provato a cercare di immaginare l’intera decorazione sul Partenone, ed è qualcosa che la mente stenta a concepire, pur con l’ausilio di tutte le ricostruzioni e i modellini di questo mondo. Doveva essere qualcosa da togliere il fiato.

4. Parlare inglese

img_0206_30 Quando avevo sedici anni, questa forse la sapete già, partecipai ad un forum mondiale della gioventù organizzato dalla FAO, parallelamente al “forum dei grandi” che si teneva a Roma in quel periodo. All’epoca sapevo solo il francese, e per quattro giorni mi sono ritrovata a parlare solo quella lingua, tra amici africani e libanesi. Il mio francese non era un granché, ma la voglia di comunicare tanta, per cui mi buttavo e cercavo di parlare il più possibile. Tornai a casa che sognavo in francese, e mi veniva automatico parlarlo ogni tanto.
Ad Atene è stato un po’ lo stesso. L’inglese mi piace. Guardo la maggior parte delle serie tv che amo in lingua originale, se posso leggo libri in inglese, ed è la mia lingua di lavoro. All’università ho studiato su libri in inglese, gli articoli li scrivo in inglese. Nonostante questo, per me non è esattamente una lingua viva. È che non ho davvero occasione di usarla e parlarla. Mi capita solo ai congressi, e anche lì me ne sto defilata, parlo solo se interrogata e per il resto faccio il mio talk cercando di limitare i danni. Perché, sostanzialmente, mi vergogno del mio inglese. O meglio, ho paura ad usarlo. Penso che tutti lo sappiano meglio di me, penso che il mio faccia schifo. Molto Licesco, se ci pensate. La prima volta che ho sentito l’editor della casa editrice greca è stato a telefono, e mi è preso il panico. Cioé, non solo parlare inglese, ma pure per telefono. Ma devo dire che me la cavai, postai anche trionfante la notizia sul mio facebook.
Stavolta ad Atene non avevo scuse. O tiravo fuori il mio inglese o facevo scena muta. Per cui, per quattro giorni non voglio dire che ho parlato solo inglese ma quasi. Ed è stato un po’ strano, un po’ faticoso e un po’ esaltante. Parlare della tua personale poetica, di cosa pensi del fantasy, della tua scrittura, in una lingua che non è la tua è incredibilmente difficile. Se l’avete mai provato sapete a cosa mi riferisco. Ma la possibilità di parlare di questi argomenti con persone che hanno ovviamente un punto di vista differente, scambiarsi opinioni, confrontarsi, è esaltante. Ti dà l’idea di avere il mondo a portata di mano.
È vero, non è detto che dovunque tu vada l’inglese di salverà. In Spagna lo usi col 50% della popolazione, con gli altri ti arrangi, in Russia forse anche meno. Ma è la tua ancora di salvezza. Il tuo unico modo per cercare di capire un po’ il mondo e le infinite popolazioni che lo abitano. E in Grecia funziona bene, devo dire. D’altronde, loro non doppiano i film: li vedono in lingua coi sottotitoli. Che fa una bella differenza, direi.

5. La cucina

img_0293_30 In genere, quando si pensa a cucine estere particolarmente buone, uno si butta sempre su quella francese. Nel mondo credo sia più rinomata di quella italiana. Ora. La cucina francese non è male. Les escargots sono molto buone, le crȇpes suzettes hanno il loro perché. Però, per il mio palato, le culture dell’olio d’oliva sono assolutamente superiori a quelle del burro. Non c’è proprio paragone. Per quel che riguarda il mio gusto, nulla può battere il trionfo di sapori della cucina dei popoli mediterranei, così ricca, gustosa, piena di inventiva. Profumi, odori e colori che non sono mai trovato nel nord europa, per dire. E a me la cucina bavarese piace, ve lo ricordate. Ma la cucina greca è ad un altro livello.
Per dire, sono diventata dipendente dallo tzatziki. È una cosa troppo buona. È una salsa di yogurt e cetrioli, così dannatamente fresca, così terribilmente profumata d’aglio…Ho deciso che devo imparare a cucinarla. Oppure la baklava, così deliziosamente mieloso. Il miele c’è un po’ i tutti i dolci greci, così come la frutta secca. Essendo un amante di entrambi potete immaginare la mia gioia. La mattina di lunedì mi sono svegliata con in bocca sapore di tzatziki e baklava. Mi rendo conto che l’abbinamento può sembrare piuttosto azzardato, ma ne avevo mangiato un sacco di entrambi.
La pita, poi, che è una specie di pizza in genere bella oliosa, è imperdibile. Ma vogliamo parlare delle insalate? Una festa per gli occhi, col rosso dei pomodori, il viola delle cipolle, il nero delle olive e il bianco di quella splendida fetta di feta che in genere sta in cima al piatto, il tutto colorato da un filo di olio dorato. Un giorno ho provato la versione cretese: da Creta vengono questa specie di fantastiche freselle (sono identiche a quelle che si trovano in campania) che vengono ammollate nell’acqua. Sopra c’era una cascata di pomodori tagliati fini, capperi, olive e una pioggia di bianca feta tritata. Estivo, fresco e assolutamente sostanzioso.
Comunque, l’esperienza definitiva a livello di cucina l’abbiamo fatta la sera di martedì. I nostri straordinari ospiti, infatti, ci hanno portato in questo ristorante che serve piatti cucinati usando solo materie prime che esistevano all’epoca degli antichi greci. Via quindi pomodori, patate, zucchero et similia. Vicino ad ogni piatto del menù, un brano classico nel quale la ricetta veniva citata. Vi dico solo che abbiamo mangiato solo con cucchiaio e coltello, perché la forchetta è di origine bizantina. C’era persino il menù in greco antico, che ormai mi risulta incomprensibile più o meno come quello moderno (ah, i bei tempi della maturità, quando traducevo Platone e Omero…). È stata un’esperienza straordinaria. C’era molto agrodolce, e io adoro l’agrodolce. Giuliano si è innamorato di questo piatto, la fava (ok, lo so, per un romano suona male :P ), che è una crema di un legume piuttosto raro in Italia, la cicerchia. Mi sono procurata una bustina anche di quella, così provo a preparargliela. Io invece sono rimasta rapita dal vino col miele, una vera delizia. Prima che qualcuno insorga circa il mio attuale stato (non si beve in gravidanza!), rassicuratevi, era un bicchierino da aperitivo. È praticamente il primo alcol che bevo da quando sono incinta, anche se in verità potrei bere un bicchiere di vino al giorno.
Ora mi sono messa in testa di cucinare un giorno una cena greca. Mancheranno probabilmente gli odori di quella terra, e sì, lo yogurt greco che si trova in Italia è cugino di quello che si vende in Grecia, ma ci voglio provare. Così, per ricordare un viaggio che è stato anche un pellegrinaggio del gusto.

6. La presentazione
img_0356_30 Quando ho cominciato la mia attività di scrittrice, le mie presentazioni erano posti un po’ desolati. La prima, in quel della Fiera del Libro di Torino, contava sulle 20 persone, ma ce ne furono altre, dopo, con assai meno astanti. Ne ricordo una in cui eravamo tipo in tre.
Niente di strano. Sei un pischello, nessuno ti conosce, devi ancora farti il tuo pubblico. In genere questa situazione si ripresenta all’estero. Non sei esattamente Dan Brown, per cui in genere è un successo se nella tua prima presentazione fuori dai confini patri conti venti, trenta presenze a incontro. Per cui potete immaginarvi lo stupore quando mi sono trovata davanti la folla di cui la foto. Non avrei immaginato una presenza così massiccia di pubblico neppure nelle mie fantasie più sfrenate. Eravamo all’Istituto di Cultura Italiana, per la cronaca, e, sempre per la cronaca, se trovo tempo entro stasera posterò un po’ di foto ulteriori sul sito. Per altro mi accorgo adesso che eravamo tutti vestiti di nero, tipo gran sera :P .
La sorpresa non è comunque stata solo la folla, che pure è stato un bel colpo. La sorpresa è stata la partecipazione della gente all’evento, e le parole che quella sera sono state dette. Innanzitutto ho avuto modo di conoscere la traduttrice del mio libro, Evi Tsekoura (l’avrò scritto bene? In greco è Εύη Τσεκούρα, vedete un po’ voi). È sempre bello conoscere i traduttori. In qualche modo ti rendi conto che fanno parte del processo creativo assai più di quanto un lettore possa immaginare; quando parlano di un libro che hanno tradotto c’è sempre una sorta di affetto nelle loro parole, che per uno scrittore è qualcosa di fantastico. Voglio dire, il traduttore ti dà voce in un’altra lingua, un processo complicato, passibile di moltissimi errori, un traduttore, un bravo traduttore, in un certo qual modo “riscrive” la tua storia per un altra mentalità, per altre terre e altri popoli. Per me è stato fantastico ritrovare nelle parole di Evi una serie di tematiche che avevo cercato di infondere nei miei libri. Fare lo scrittore, soprattutto di genere, a volte è un po’ frustrante. Ovviamente il tuo primo obiettivo è divertire il pubblico, lo sai, ma questo non significa che tu non abbia anche l’aspirazione a “dire qualcosa” con la tua storia. Si scrive per comunicare emozioni ed idee. Ma non sempre questa cosa viene colta. Un sacco di volte passa solo la mera trama, e tutti, nel bene e nel male, si concentrano su quella. Ne abbiamo parlato una sera anche con Elias Chountalas, che è stato la persona della casa editrice con cui più ho interagito in questi giorni, e che poi è il ragazzo all’estrema sinistra del tavolo. Per la cronaca, nella foto postata Evi è la seconda da sinistra. Questo può anche significare che non sei stato abbastanza abile da riuscire a mettere in luce il contenuto, ovviamente. Fa parte del gioco. Per questo per me è stato fantastico sentire che alcune, parecchie delle cose che mi stavano a cuore mentre scrivevo la storia di Nihal erano passate, ed erano passate persino per qualcuno che vive a migliaia di chilometri dal posto in cui quelle storie sono state scritte. Per qualche istante mi sono illusa di essere riuscita in una piccola parte del compito che più o meno ogni scrittore si propone: essere un pochino, almeno un pochino, universale.
È stato molto interessante ascoltare anche Stella Pekiaridi (pure qua, non sono sicura della traslitterazione…la vedete all’estrema destra del tavolo, in foto), che ha parlato dei problemi della traduzione in generale, e del fantasy in particolare.
Non so, a volte ho l’impressione che il fantasy sia preso un pochino più sul serio all’estero che qui in Italia. Sento fare molti più discorsi sui contenuti, sulla discendenza dalla mitologia, e altre cose “serie” del genere che in Italia in genere la gente dice sottovoce, per tema poi che qualcuno le rida dietro. Lunedì sera sono passate da noi al pubblico con grande naturalezza. Per cui, alla fine, quando è toccato parlare a me, ho cambiato il discorso che mi ero preparata (preparata è una parola grossa; avevo pensato a due o tre cose da dire, poi in genere vado a braccio). Perché ho capito delle cose ascoltando gli altri relatori, mi sono resa conto di quanto per me fosse importante essere lì, ed esserci in quel momento. Tra l’altro la cosa divertente era che avevo una traduttrice simultanea (bravissima, la vedete al mio fianco della foto, la sig. Stratou, sempre traslitterazione perdonando). È stato molto piacevole poter seguire passo passo quando veniva detto intorno a me. Non c’è stato un momento in cui mi sia sentita tagliata fuori, la lingua non era un problema ed è stato uno spasso.
Ma c’era ancora una sorpresa per me. Ora, quando nessuno ti conosce, quando per altro sei pure in terra straniera, non è che le curiosità a tuo riguardo abbondino. È un classico che alle prime presentazioni nessuno ti faccia domande. Almeno, in Italia funziona così. In Grecia non direi. C’erano un sacco di mani alzate. Qualcuno non è neppure riuscito a fare la domanda perché abbiamo dovuto chiudere l’incontro per esaurimento del tempo. C’è stata anche l’immancabile “quanto conta l’astrofisica nella tua scrittura” che mi fanno veramente dappertutto, dagli Appennini alle Ande, tanto è vero che l’ho anche detto.
Insomma, è stata una serata dannatamente piacevole, calda, in cui mi sono sentita accolta. Non è mica poco. E le persone dell’Istituto di Cultura Italiana, gli organizzatori, sono stati fantastici. Davvero, sono tornata da questo viaggio con debiti di riconoscenza giganteschi verso un sacco di persone. Non avete idea di quanto sia bello vedere la passione premiata, l’impegno riconosciuto, e tutto funziona come deve, tutto gira per il verso giusto. Ed è stato fantastico provare queste sensazioni così lontano da casa.

Il resto del post potrete leggerlo domani (oggi non ho fatto in tempo :P ). Nel frattempo, un paio di notizie.
Sulla home page di Repubblica.it potete sentire un mio breve e sconnesso commento sulle tracce dell’esame di maturità. Il link è questo.
Meltin’ Pot ha pubblicato una mia intervista; la potete leggere qua.
Infine, sul sito della Panini c’è un’anteprima del secondo numero del fumetto dedicato alle avventure di Nihal. Il link è questo.
A domani!

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43 risposte a There and back again – I

  1. paikos scrive:

    Si davvero è quello con il monastero e la cena è un esperienza stupenda anche se dispendiosa….

    P.s. che bello sapere che persone giovani come te esportano all’estero i nostri talenti. Ti stimo

  2. paikos scrive:

    Complimenti per la descrizione del tuo viaggio in Grecia – non vi erano dubbi in merito – ma mi sono rivisto in molte delle tue esperienze.
    Un parte delle mia famiglia è di li e ciclicamente li vado a trovare.
    Sei riuscita a descrivere Atene e il complesso dell’Acropoli in modo “fantastico”.
    A chi dice che vuole visitare Atene, non posso non rifarmi alle parole di Licia:
    - se potete fatelo con la gente del posto, viceversa l’esperienza potrebbe risultare alquanto deludente.
    Nella foto di Atene by night fate caso alla sinistra dell’Acropoli c’è un monte – quello è il Licabeto. Ecco, da li c’è una vista della città e dell’Acropoli ancora più bella; arriva fino al mare e si vede il porto del Pireo, nelle notti limpide si vedono le luci dell’isola di Salamina.
    Il Partenone di oggi è una bella copia di quello che si poteva visitare sino ad una decina di anni fa.
    é passato attraverso una sapiente e lunghissima opera di restauro e solo ora possiamo apprezzare una parte della sua antica bellezza.
    In merito alla questione delle opere trafugate dagli inglesi/francesi, con il senno di poi posso affermare che è stato un bene che siano state prese, per un discorso di integrità delle stesse – in mano ai greci avrebbero fatto un brutta fine.
    Oggi le coscienze dei cittadini e dell’opinione pubblica sono cambiate ed i tempi sono ormai maturi per un rientro in patria di quelle opere.

    La cucina: mmmhh mi hai fatto venire una voglia matta di mangiare quelle cose.
    Peccato non ti sei procurata un pò di spezie (diosmo, cardamomo ecc.) – facili da trasportare ed essenziali per organizzare una “cena greca” il resto delle materie prime lo trovi anche qui.

    Tra un mesetto vado in Grecia, non vedo l’ora di comprarmi il Tuo libro – con i caratteri ellenici fa una figurona….

    • Licia scrive:

      paikos: il Licabeto è quello con su il monastero? Se è quello, in effetti ci volevamo salire a cena, ma poi non ci è stato possibile.
      La prossima volta che torno mi faccio fare una lista di spezie indispensabili :P

  3. Giulia scrive:

    Niente da ridire sul “tu”?

  4. Giulia scrive:

    Grazie, Liciaaaaa!!!

  5. englishgirl scrive:

    come possiamo notare qualcuno è bello fresco di vacanza… :) … altrimenti non mi spiego come hai fatto a scrivere tanto…. :P
    cmnq tornando alla grecia…. (ahhh grecia … bava alla bocca!!!) hai assaggiato il moussaka?? ( lo so sono fissata co sto’ moussaka ma voglio vedere se sono io l’unica pazza a cui non piace…!!! )

    cmnq… grazie per l’immagine del mercato… una descrizione molto minuziosa che mi fa sentire davvero tra i conigli squoiati (il ke è una cosa ottima per la descrizione ma non tanto per me… :) ) cmnq io per gli animaletti avrei usato un altro vocabolo al posto di pieni di vita… XD

    p.s. W l’english… FAI BENE A PARLARE STA’ LINGUA… é IL FUTURO DELLA COMUNiCAZIONE…. lo dice una ke l’inglese lo mastica a colazione :lol:

  6. Licia scrive:

    Giulia: io l’ho letto :P . Ho sempre rispetto per i grafomani come me :)
    Ah, l’aereo è un Boeing 737-300 delle Czech Airlines, anche se il volo era Olympic Airways

  7. valeria scrive:

    La grecia… comincerò a frequentare il liceo classico a settembre e quindi questo luogo mi affascina moltissimo. Sin da piccola ho amato i miti, e ho riconosciuto che il nostro mondo attuale ancora si basa e prende spunto da questi racconti antichi nel tempo, basti pensare a Freud e al complesso di Edipo. Comunque anch’io adesso torno fresca fresca da un viaggio a Venezia.

  8. Valberici scrive:

    Bene, sono pronto, vai col seguito. :D

  9. DUBHE scrive:

    cavolo….solo le foto mi fanno venire 1 voglia matta di andare in grecia……spero ke almeno ti 6 rilassata e divertita cara licia…..

  10. artemisia la fee scrive:

    Uffa come ti ho invidiato Licia e dire che mia madre quando c’era andata aveva detto che non era un granchè, ma leggendo quello che hai visto tu non posso che cambiare idea, quindi ho ancora più voglia di andare in grecia e di provare quegli strani piatti, con i nomi inpronunciabili.
    Allora non sono l’unica che quando visita le cose si sente trasportata nel tempo è un’emozione grandissima.
    Che bello ora siamo pure in Gracia, ci stiamo espandendo.
    P.S Licia, lo so che è ovvio, ma scrivi benissimo, mentre leggevo, anche se parlavi dell’aereoporto rimanevo incantata.

  11. Giulia scrive:

    Almeno uno che abbia il coraggio di leggerlo, il mio commento!

  12. .beltra. scrive:

    Licia riguardo al commento sulle tracce dei temi posso dire che concordo al 70% il tema storico era abbastanza duro detto da uno che di storia ne mastica un pò, come gia detto ho fatto quello sul muro di Berlino andando più che altro ad esclusione, l’analisi letteraria facendo un istituto tecnico manco per sogno mi metto a farla XD, la traccia sull’amore era troppo mirata e richiedeva di trattarlo sempre con un occhio puntato sulla letteratura faccendo collegamenti a Dante Leopardi ecc, le altre due tracce sotto forma di articoli o saggio breve invece erano carine e nemmeno tanto difficili, uno era il mondo dei giovani e la sua evoluzione dal dopo guerra fino a oggi le varie generazioni di giovani e l’altro trattava il tema di internet e il classico rapporto con la tecnologia. In definitiva io mi ritengo soddisfatto non trovo che le tracce siano state più difficili ne più facili rispetto a quelle di altri anni

  13. Giulia scrive:

    Non se conviene anche a me commentare per capitoli, così chi ha la voglia può leggere a puntate.

    Quando si viaggia è così e forse ho una parte di me nella metropolitana e il Dominium Teathre a Londra. Ma in compenso a Monaco ho imparato la calma e la bellezza della vita (poichè stavo leggendo le Cronache in quel periodo! :lol: )!

    Sono d’accordo: devi saper avere la giusta tenedenza per scrivere e devo dire che alcuni ci vanno vicino, altri invece la prendono in pieno, come te.
    Caspita, che carino il banchetto. C’è anche le foto! Magari ci fossero cose del genere in Italia! E’ carinissimo!
    Devo dire che secondo me le storie, dopotutto, sono i pilastri della vita. Qualche tempo fa sono stata in un paesino dell’Umbria e devo dire che gli anziani hanno mille e più aneddoti da raccontare, tutti stupendi e così… non so come dire! Così… lontani eppure così vicini alla vita… insomma, mi piacciono tantissimo!
    Mi sei sempre parsa amante della mitologia greca, ma la sottoscritta a fanatismo è peggio dei Vittoriosi!
    Ma il fatto di Eleusi non lo sapevo…
    Delle Ondine me ne ha parlato mia nonna e mi ha detto anche di Nereo. Ma l’accento, nel nome della ragazza, dove va’? Si dice Ondìne o Ondine?
    Di Learco avevo sentito parlare, ma di Laio no…
    Ecco perchè alcuni nomi mi erano tanto noti! Con ciò, se sai bene cogliere l’eventule (e parlo di un eventuale, io non voglio assolutamente che qualcuno lo pensi!) significato della frase, e solo se sai farlo, ti avverto: non voglio ASSOLUTAMENTE dire che abbia copiato, solo preso uno spunto!

    Poi col fatto che l’aereoprto di Fiumicino sembra un ospedale… peggio ancora. Non ho molto dire sugli aereoporti, ma sulle compagnie ne ho quante ne vuoi! Prima di tutto odio i ritardi, perchè l’attesa prima di riuscire ad arrivare alla sala d’imbarco e poi quello che ci vuole perchè l’aereo si decida a partire è già abbastanza, se ci conti pure un ritardo allora uno normale va in crisi!
    Caspita, mi aspettavo di meglio da Atene che non di Roma! Due ore di ritardo?! Di come ci hai parlato di Atene questa cosa non l’avrei pensata!
    Solo una cosa: solo dall’ala non riesco a capirlo; che aereo è?

    Col capitolo 3 mi hai fatto venire una voglia matta di andare ad Atene! Dev’essere fantastico stare in una città dove fa caldo, ma è secco! Io, poi, che sono calorosa quanto uno di 200 kg, figurati, ci starei benissimo! Mi sono sempre piaciute città tipo Atene, tipo Makrat (magari ho esagerato, forse come Salazar, ma con più odori e colori)! E’ la dimostrazione della vita su questo mondo desolato, la dimostrazione di quello che è la vita, che non è solo riuscire a respirare, mangiare e dormire, ma è la voglia di questa vita a renderla così bella!
    Se fossi stata io nei tuoi panni, sarei svenuta! No, scherzo. :D Ma mi sarei arrabbiata come una bestia per il fatto delle foto. Odio andare una città e non avere più di qualche fotuccia da principiante.

    I mercati, poi, sono la mia passione, perchè c’è ancora più vita! Se mi è piaciuto Portobello a Londra, sarei impazzita! E poi le carni, da impazzire! Non le trovo mai così come ce l’hai descritte!
    Poveri mici, quelli di Atene, così magri, così fragili…

    Licia, non mi tentare di scappare e di andare ad Atene!!! Mi rendo conto che è stato bellissimo, poi con uno del posto, me lo immagino. Ma con la bellezza della città e il tuo meraviglioso modo di scrivere è così realistico e fantastico che ci andrei subito! Perchè l’altro anno ho deciso di andare a Madrid e non ad Atene?

    Wow. L’Acropoli è la cosa più famosa che conosca, ad Atene e me l’ero sempre immaginata come una grandissima città illuminata dal sole tanto da apparire di colore tanto simile all’oro. Ma in realtà, da quanto ci dici, è veramente colossale e soprattutto stupenda.
    Il Pantenone deve essere veramente una costruzione di tale imponenza e di tale fregio da sbalordire anche il più schizziono degli archeologi. Ti sorprende, più di ogni altra cosa, sapere che è stato costruito circa 2600 anni fa e quante ne ha passate. E’ veramente fantastico anche il solo pensiero di una cosa del genere…

    Non sei l’unica, anzi sono sicura che a far schifo sono io. Anche se passo le giornate a tradurre canzoni, a vedere i film con i sottotitoli l’inglese non mi entra in testa. Appunto perchè non è semplice parlare dei tuoi sogni, delle tue idee in una lingu che non è tua. Quindi se uno vuole PARLARE COME SI DEVE con qualcuno che non è italiano o trova il modo di parlare o può anche rinunciare a farlo, se poi dice un mucchio di frasi a metà o peggio ancora, rischia di dire cose cattive per qualche errore di distrazione.
    Ma anche se uno non è famoso, l’inglese lo deve sapere, punto e basta. Perchè ci sono occasioni che non puoi lasciarti sfuggire, neacnhe al costo di parlare in inglese. Anche se, magari per uno a cui non gliene frega niente, tipo a un decadente e sdentato vecchietto scorbutico, non dicono niente queste mie righe.

    Sembra che la grecia sia davvero la patria degli dèi. E’ aggiudicato: ci devo andare.
    Da quanto ci riporti la cucina greca non ha niente a che fare con quella francese e se devo dire la verità ha suscitato in me un profondo interesse.
    Quel ristorante all’antica, poi, è la goccia che ha fatto trabboccare il vaso della mia pazienza: sono corsa dai miei genitori e tutto d’un fiato gli ho detto tutto. Prima ho raccontato del tuo viaggio e quindi ho sorvolato il nocciolo, poi allìimprovviso sono andata dritta verso il succo della cosa, come le prime canzoni dei Queen. Prima che i miei abbiano avuto d ribattere sono tornata in camera mia e ho ripreso a leggere il post.
    Hai fatto bene a dirci le quantità del vino, altrimenti non so come avrei inveito a Bacco per questo suo assurdo volere! :)

    Questa VERAMENTE non me l’aspettavo. C’erano davvero tantissime persone, per la prima presentazione. Deve essere stato davvero commovente vedere il tuo impegno che ha scaturito tanto successo in Italia, andare anche in altri paesi a fare la stessa strage di sogni. E’ come se fosse un figlio tuo che acquista l’autonomia e finisce per conoscere a memoria tutte le persone del quartiere. E per “quartiere” intendo “mondo”. Per “persone” intendo “luoghi”. Al solito, tendo sempre a rimpicciolire lo stato delle cose… ma conta che mi sono intesa. Mi sono intesa?
    Non chiedere a me di vedere se i nomi sono scritti bene, perchè io non sono nemmeno alle medie (ta-daaaan! Hai anche lettrici giovanissime al tuo seguito! Hai sconvolto l’animo di milioni di persone di ogni età ed io ne sono una prova vivente.)!
    Sono d’accordo che la traduttrice faccia parte della “crescita” del cosidetto “figlio”, poichè è lei che gli ha fatto conoscere delle “persone” (magari posso sembrare stupida con questo discorso).
    Io ho sempre notato che veramente in Italia ci sono poche persone che leggono il fantasy e quelle poche, come hai detto tu, non prendono il fantasy veramente sul serio. In altri paesi penso di sì, in effetti…
    Scusa per il mio fiume di parole, ma non potevo trattenermi!
    Un’ultima cosa, che non c’entra niente:

    So che può sembrare assurdo, ma mi trovo infinitamente bene a parlare con persone che in qualche modo hanno fatto qualcosa per me e/o che condividono la mia passione. Così è per te. Anche se tu sei il mio idolo, mi trovo benissimo a parlarti. E se trovi irritante il fatto che ti dia del “tu”, dimmelo, ed io parlero in un modo a te gradito.
    Ma il “tu” te lo do’ perchè, nonosante la tua intelligenza e nonostante il tuo successo, sei ancora una ragazzina! Dio mio, hai solo 28 anni e guarda! Guarda! Hai fatto sognare milioni di persone che ora ti sono riconoscenti e ti trattano come un idolo, come me!
    Aspetta, sto andando in estasi…
    Anche se ti do del “tu”, però, non significa che io non ti rispetti, anzi. E’ che sei così giovane… mi viene spontaneo. Lo faccio anche perchè condividiamo la stessa passione per il fantasy, nonostante la diversa età.
    Ma dopotutto, io ancora provo una devota paura, di quelle che si possono avere per dei sovrani, in te. Ed è per questo che, quando il 4 giugno sei stata a Roma a leggere il racconto inedito, la ragazzina vestita di nero con gli occhiali che ero io è venuta da te per farsi autografare le Cronache, ha detto uno stupidissimo “Ti ammiro tanto…”, per poco non ti è svenuta davanti. Era la prima volta che ti vedevo e mi sei sembrata una dèa. Bellissima e allo stesso tempo bravissima.
    Adesso la finisco, altrimenti riempio lo spazio dei commenti. :)

  14. Lupo Solitario scrive:

    Non è grAco ma grEco, mi dispiace…

  15. Lupo Solitario scrive:

    Ehilà! Scusate se non mi sono fatto sentire per un po’, ma c’è stato qualche piccolo contrattempo…
    Ad ogni modo, quando torniamo a parlare di politica (con tutto il rispetto possibile per il tuo viaggio, Licia)?
    In molti mi dicono che sono un fissato con l’argomento, eppure io credo fermamente che per dere inizio ad una nuova Era dell’Italia si debba partire proprio da noi giovani, che bazzichiamo nella Rete…
    La Grecia è grande! Basti pensare solo a quanto ci hanno lasciato gli Elleni, a quanto hanno influenzato la nostra cultura (con questo non dico che una versione di graco sia piacevole!!!)
    Ciao!

  16. Nihal scrive:

    Licia:ma farai anche le crature del mondo emerso con i personaggi delle guerre e delle leggende??!!!puoi fare la stessa domanda a paolo barbieri, insomma anche lui collabora!GRAZIE!
    spero che esca!!!!!!!!!!!!voglio vedere Tarik,Tayla,San ecc…sarà di sicuro di grande successo come il primo!!!!!!

  17. Mao scrive:

    Descrione magnifica, mi sembra di rivivere i momenti in cui sono stato ad Atene xD. Comunque, per quanto riguarda lo tzatziki, molte catene alimentari nazionali vendono un particolare vasetto di yogurt adatto per realizzare pietanze greche (è più denso e pannoso).
    Hai provato invece la moussaka?

    P.S. Come si chiamava il ristorante di cucina greca antica? Chissà, quando andrò in gita con la scuola forse riesco a convincere i prof ad andarci XD.

  18. Francy scrive:

    Lo tzatziki! Mia madre lo sa cucinare, è abbastanza facile da preparare… e anche molto buono! Però per quanto riguarda la cucina, non so, quella del nord europa non la disprezzerei, l’ho sempre amata particolarmente… vabbeh che comunque ho sangue polacco quindi è normale ^^
    Complimenti per la presentazione, sperando bene fra qualche hanno potresti essere pubblicata anche oltreoceano, no?

  19. senoritavale scrive:

    Devo dire che la descrizione dettagliata mi ha veramente colpito! La Grecia deve essere favolosa… e anch’io non vedo l’ora di saperne di più!!! cmq… Bentornata in Italia Licia!!!

  20. meldaur scrive:

    che i greci prendano più seriamente il fantasy non mi stupisce (diciamo che meno dell’italia è difficile) ma per loro sono molto importanti gli antichi miti, e direi che il fantasy moderno è un derivato dei miti antichi, con eroi che affrontavano dei e mostri, magie e… altri eroi.

    e pensare che già alla prima volta che l’avevo letto il post mi era sembrato lungo, ora è il doppio eheh
    comunque non vedo l’ora di leggere il resto

  21. G. di G.&G. scrive:

    Troppo lungo da leggere…
    Però quando ci vediamo voglio il riassunto! :P

  22. imp.bianco scrive:

    Secondo me in quelle condizioni ci stai già ora… ;)

    X-Bye

  23. Valberici scrive:

    Bello ‘sto post che si espande all’ infinito, o quasi. :)
    Riguardo all’ inglese direi che sono messo male.
    Diciamo che ormai i libri li compro in lingua originale, ascolto la cnn….ma se lo parlo non mi capisce nessuno…se si esclude un iraniano che ho incontrato a Torino la scorsa settimana…però, a dire il vero, anche lui non era compreso da nessuno, tranne me. :D

    p.s.: spero concludi il post prima della mezzanotte…altrimenti dopo sarò nelle condizioni descitte da Imp…. :lol:

  24. imp.bianco scrive:

    ripeto che dobbiamo venire a fare i viaggi con te. Se magnà pure bene! :P

    X-Bye

  25. Sharika (beatrice) scrive:

    voglio andarci anche io ad Atene, le fotografie sono stupende.

    Comunque ha ragione imp.bianco la prossima volta porti anche noi : D
    non vedo l’ora di leggere il seguito Licia!!!
    ciao un bacio grosso

  26. .beltra. scrive:

    lo tzatziki!|!!!!!!! ecco la salsa che ti suggerivo di assaggiare nel post che avevo scritto in “Riguardati!” non mi veniva il nome.
    Ma queste pagine di resoconti sono l’inizio di “Le cronache del mondo Greco” Licia della terra degli ellenici ? Perchè il volume di pagine c’è e se continua a crescere di questo passo revisione compresa direi che sarà pronto entro fine settimana XD.

    imp. bianco: crepi!!( non te XD, ma il lupo mannaro )

    OK OK filo a studiare che è meglio

  27. ianel scrive:

    Che viaggio entusiasmante! sarei venuta volentieri con te! :lol:

  28. imp.bianco scrive:

    @.beltra.: in bocca al lupo mannaro! :P

    @licia: Anch’io quando vado all’estero mi vergogno del mio inglese, per quanto so che non lo parlo poi tanto male. In questo siamo simili. :P

    *si avvicina quatto quatto Mad Dog ed esclama dietro le mie spalle

    “E’ vero. Siete tutti due dei rompipalle di prima categoria… ed avete anche lo stesso taglio di capelli…”

    XD

    X-Bye

  29. .beltra. scrive:

    licia: se la metti in questo modo allora non posso che darti ragione in effetti è un vero peccato : (

    P.S oggi ho fatto la prima prova della maturità (tema di ordine generale sulla caduta del muro di Berlino e sui concetti di libertà e democrazia) dopo sei ore sono distrutto adesso mi tocca studiare per la seconda prova, speriamo bene.

  30. imp.bianco scrive:

    @licia: aspettiamo con trepidazione il continuo. Val non so. Penso sia ormai ubriaco a quest’ora… XD

    X-Bye

  31. Licia scrive:

    beltra: sono d’accordo con te, ma qui stiamo parlando di un corpus unico di decorazioni, provenienti da uno stesso sito, che si possono apprezzare incredibilmente meglio se viste tutte assieme. Voglio dire, avere una mummia in Egitto e una in Inghilterra non è un problema, sono “oggetti separati”. Ma le decorazioni del partenone raccontano una storia, sono un’unica opera d’arte, e sarebbe molto bello poterle vedere insieme. È che come se al Louvre ci fosse la Venere di Milo, e le braccia, se esistessero, stessero in un altro museo. È una cosa che non ha molto senso.

    Comunque, ragazzi, il racconto non è finito, siamo circa a metà

  32. .beltra. scrive:

    Bentornata in Itaglia XD
    Bello il resoconto del viaggio Atene è da inserire certamente nella lista “città da visitare”. L’apertura del nuovo museo l’avevo sentita qualche sera fa al tg e si parlava appunto di come gli Inglesi abbiano parecchi manufatti al British Museum che si rifiutano di consegnare alla grecia. Se non ricordo male i fregi si trovano in inghilterra perchè un signore inglese quando ancora la grecia era sotto il dominio ottomano ottenne dai turchi il permesso di portare questi fregi a londra dove li vendette al British Museum, però come gia detto non ne sono certo. Purtoppo questa storia e simile a mille altre che riguardano opere trafugate. Non me la sento di dare completamente torto nemmeno agli inglesi perchè è giusto che una persona per poter osservare opere di altri paesi non debba per forza di cose spostarsi, stessa cosa vale per l’italia, noi abbiamo mummie e opere egizie come in altri paesi si hanno opere romane tali opere non sono patrimonio di una nazione ma dell’umanità intera. Bisognerebbe trovare un compromesso

  33. micchan scrive:

    meraviglia!!!! ho ancora più volgia di andare in grecia :) GRAZIE X IL BELLISSIMO VIAGGIO VIRTUALE :) un abbraccio al pancione

    =micchan=

  34. Francy scrive:

    1. Concordo pienamente con quello che hai detto, gli umani sono stati sempre dei raccontastorie… molto bella la versione greca del libro…
    2. Sarà la fobia degli aerei, ma io gli aeroporti non li ho mai visti male. Sono un luogo di transito, il crocevia di mille nazionalità. L’attesa si spreca all’osservare le diversità della gente che ti passa affianco… e te lo dice una che ha fatto diversi voli intercontinentali e ha provato l’ebbrezza di 12 ore di ritardo…
    3. Ad Atene non ci sono mai stata, ma comunque ho visitato una località marittima greca. La gente è esattamente come la descrivi. Sì, proprio una bella nazione… :)

  35. °°°Vesa°°° scrive:

    Dev’essere stata fantastica Atene!!!
    Anche le foto devo dire che sono bellissime…
    Comunque riguardo agli aereoporti io sono andata all’etsero solo una volta e quindi ero emozionata… Più che altro l’attesa è asfissante. Il nostro aereo era in ritardo di mezz’ora!!!!!!!!
    Io non ce la facevo più, comunque ne è valsa davvero la pena.
    Penso che tu sia stata fortunata ad andare ad Atene perchè dev’essere davvero emozionante.
    Una cosa che mi chiedo da sempre è: COME CAVOLO FAI A SCRIVERE COSì TANTO??????? :O
    Io non ci riuscirei mai!!!!!
    Atene di notte comunque…è favolosa!
    Tutte quelle luci che illuminano la città…è fantastico.
    Però la cosa più bella deve essere stata l’acropoli…Cioè da quanto ho letto ti deve aver davvero emozionato molto!!! Sono felice che tu ti sia trovata bene e che ti sia divertita… Un’altra cosa fantastica è stato il mix di odori e sapori!!!!
    Wooooow!!!!!!! : )
    Divertiti!!!
    Baci

  36. shyon scrive:

    accidenti deve essere davvero bella la grecia!! Vorrei anchio viaggiare come te, sono stanca di vedere i posti in cartolina e non poterci andare…tra l’altro il partenone l’ho studiato in storia dell’arte. per quanto riguarda le metope a me sono piaciute soprattutto quelle che rappresentano la lotta tra umani e centauri (la centauromachia) che raccontano che i centauri un giorno decisero di rapire le donne della città, e in mezzo si vede il dio apollo che li ferma…
    sono felice per te, auguroni per tutto!

  37. Vincenzo scrive:

    Anche a me verrebbe voglia di partire per visitare posti nuovi e/o cambiare aria, spero di partire presto
    Un bacione e divertiti anche per noi

  38. Gio scrive:

    oddio quanto hai scritto! resti comunque THE BEST :)

  39. imp.bianco scrive:

    Mi permetto di bacchettarti, semmai ai l’odorato di Wolverine, non del povero Spidey! XD

    Comunque la prossima volta porti pure noi in viaggo con te? Vai sempre in bei posti. Però non portare Val, la grappa non fa bene in gravidanza.

    Ah, ho pubblicato nel mio blog il racconto che avevo scritto per il contest della Ragazza Drago. Lo trovi qui…

    http://www.casteloricalco.eu/archives/408

    Non so perché, ma non è stato incluso tra i racconti ammessi al contest. Non so se non sia arrivata l’e-mail o ci siano stati altri problemi.

    X-Bye

  40. La Ele scrive:

    Bellissimo questo “viaggio in tre capitoli”.Anche a me piacerebbe visitare Atene e la Grecia in generale e,adesso,che so che ti è piaciuta ancora di più!Un bacio.

  41. Valberici scrive:

    Ma guarda, ne parlavo ieri sul mio blog di chi ha già raccontato tutto.
    Coincidenza o, come direbbe qualcuno che conosco, sincronismo. :D

  42. Lilli80 scrive:

    ok mi hai fatto venire ancora più voglia di visitare la grecia. sono anni che lo propongo ma non trovo nessuno che viene con me! me tapina! : (

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