Ho dimenticato l’aoristo e le declinazioni (più o meno tutte), ma la mia formazione classica mi ha lasciato una serie di vividi ricordi. Del resto, come avete visto nella precedente puntata, molti nomi dei miei libri sono mutuati dalla mitologia. E ricordo che c’era questa cosa, nel mondo antico, chiamata xenia (ξενία per fare i fighi Nell’Iliade c’è un episodio abbastanza conosciuto; ad un certo punto, in battaglia si scontrano un eroe troiano, Glauco, e uno acheo, Diomede. Durante i convenevoli pre-battaglia, i due scoprono che i loro genitori sono stati legati da vincoli di ospitalità. I due allora rifiutano di continuare a combattere in onore di quell’antico legame che aveva unito i loro padri, e anzi si scambiano le armi. Per dire.
Ecco. Il cappellotto introduttivo è stato ampio e un po’ noioso, e forse la conclusione è un po’ banale, ma qualcosa di quella xenia lì è rimasta nella Grecia moderna, perché devo dire sono stata ospitata da persone incredibilmente gentili, pazienti e carine con me. L’ho detto anche ieri, la possibilità di visitare un paese avendo come guida qualcuno che lì ci vive fa tutta la differenza del mondo. Ti permette di vivere quel luogo in un modo assai più profondo, e di sfiorarne l’anima in modi che sarebbero impossibili se fossi solo con te stesso. È la stessa differenza che passa tra il guardare un panorama in cartolina o vederlo dal vivo. E se questo viaggio è stata un’esperienza di vita lo devo alle persone che mi hanno letteralmente accompagnata nel percorso. A partire da Elias che si è sorbito con immensa pazienza il mio inglese traballante e mi ha accompagnata letteralmente per tutti e quattro i giorni di permanenza in Grecia, scarrozzandomi di qua e di là per Atene, al mio editore, Antoni Nikoloudakis, e la sua famiglia, fantastici anfitrioni, che mi hanno fatta sentire accolta e che mi hanno regalato non solo un sacco di ore piacevoli assieme, ma anche tante fantastiche esperienze che da sola non sarei mai riuscita a fare. Non so esprimere chiaramente quanto possa essere consolante e bello non sentirsi solo in terra straniera; per quanto un luogo possa essere splendido e lo si possa apprezzare ed amare per la sua bellezza, andare all’estero fa sempre sentire un po’ spaesati. Sai di inoltrarti in territorio sconosciuto, e ci sono tante piccole su cui ti interroghi, e che ti fanno sentire confuso (non so, ogni volta che vado da qualche parte, ad esempio, mi domando sempre quale sia la politica da seguire circa la mance, avete presente? Si lasciano? Non si lasciano? Qualcuno si offende in un caso o nell’altro?). Sono piccole cose, che però ti danno la dimensione della lontananza da quel luogo che senti come casa, anche quando quel luogo, come nel mio caso, non lo ami poi con questo trasporto. Per questo l’aiuto, l’amicizia delle persone diventa prezioso e molto apprezzato. Ti fa sentire meno solo e spaesato, ti fa, appunto, sentire a casa. Ed è questo il senso vero e profondo dell’ospitalità.
Vi racconto ad esempio un episodio significativo. Martedì mattina ho fatto un’intervista per una fanzine fantasy, ΦΑΝΤAΣTIKA XPONIKA. Innanzitutto, i due giornalisti si sono presentati con l’intera annata 2008 della rivista, che adesso è qui con me a casa (penso che la mia amica greca avrà molto da tradurre in futuro
Alla fine dell’intervista, la giornalista mi dice che nei miei libri sono presenti gli alberi di ulivo. Io faccio mente locale. Confesso che ci sono cose delle Cronache che ricordo un po’ poco. Lei mi dice che la cosa le ha fatto venire un’idea, e tira fuori un sacchetto rosso di organza. Dentro c’è questo.
Non è la prima volta che mi viene fatto un regalo, ovviamente. Sarò fortunata, ma sulla mia strada incontro sempre persone molto gentili, per cui spesso sono tornata a casa da qualche presentazione carica di fiori, disegni o altri splendidi pensieri. Del resto che siete fantastici ve l’ho già detto, ma non lo si ripete mai abbastanza
. Ma questa volta la cosa mi ha impressionata perché non si trattava di fan nel senso stretto del termine, e ci eravamo appena incontrati, tutto sommato per una cosa di lavoro. Non lo so, ho trovato questo gesto splendido e molto significativo. Tra l’altro la collana mi piace da impazzire, l’ho messa subito e l’ho portata per il resto della mia permanenza in Grecia.
La collana però non è l’unica cosa che ho portato con me. Un pomeriggio sono andata a visitare la casa editrice, che è anche collegata ad una catena di negozi a tema fantasy. E ovviamente lo shop era pieno di draghi e action figures. Immaginatevi la mia reazione. La bambina nel negozio di caramelle, proprio. Potete immaginare il resto della storia. Il mio editore mi ha letteralmente detto “vai e scegli un drago a tuo piacimento, è tuo”. Con gli occhietti che mi brillavano, mi sono immersa nella scelta, che poi è stata complessa e sofferta, perché era piego di cose figherrime. Il risultato lo trovate qua sotto.
Mi è piaciuto da subito perché è una cosa inusuale per la mia collezione di draghi. E poi è arcana. Questa storia della clessidra mi piace, il tempo che scorre, sembra quasi un manufatto magico, con qualche oscuro incantesimo connesso. Insomma, è un oggetto che parla, che racconta una storia.
Inutile dirvi quanto abbia apprezzato anche questa. Dopo tutto quello che i miei ospiti hanno fatto per me, anche questa ciliegina sulla torta.
Insomma, è stata una gran bella esperienza. Prima di partire ero contenta. Andavo in un paese che non avevo mai visitato prima, per altro per veder pubblicato il mio libro in una terra che in qualche modo mi è cara, che ha intriso i miei cinque anni di scuola superiore e continua a far parte del mio vissuto.
Ma l’esperienza ha superato ogni mia più rosea aspettativa. È stato un viaggio di persone, profumi e colori, un’esperienza di vita. Mi ha lasciato un sapore dolce in bocca, mi ha fatto capire delle cose di me stessa. E alla fine un viaggio probabilmente questo deve fare. Se non ci si arricchisce, non ha avuto alcun senso spostarsi così tanto, far le valige e partire. Ho imparato nuove dimensioni del viaggiare, ho riscoperto parti di me che non rispolveravo da un po’, ho fatto nuove conoscenze.
Le ultime righe sono proprio per loro, le persone incontrate sulla strada. Per loro, e per tutti coloro che in questi anni mi hanno accolta, confortata, spronata, incoraggiata, aiutata, ovunque fossi e ovunque andassi. E sono tanti, davvero.
For all the people that I met in Greece and made my trip such a wonderful experience; if you ever come by this place, thank you again for everything. I’ll hope we’ll met again in the future!






