Archivi del mese: luglio 2009

Pillole di fine luglio

Stamattina, la tragedia. L’iPhone, che uso per svegliarmi, s’è scaricato durante la notte. Ha esalato l’ultimo respiro alle 7.30, per permettere a Giuliano di prendere le pasticche per lo stomaco (siamo deboli di apparato digerente, in questa famiglia), e poi più nulla. Siamo rinvenuti alle 9.45. Io stavo sognando Dave Gahan che suonava coi Depeche in una specie di villaggio vacanze della mia infanzia. Evidentemente lo shabu shabu non è così leggero come credevo.

Anche quest’anno, agosto si conferma quel mese lì in tutta Italia sta in vacanza tranne me. Io ad agosto lavoro il doppio del resto dell’anno. Questione di scadenze editoriali, principalmente, ma quest’anno ci sono due aggravanti: a) per vedere il sole di mezzanotte, e per rispondere ad altri inconsulti bisogni che al momento non riesco a spiegarmi, siamo andati in vacanza a luglio, l’ultimo mese utile di lavoro per il resto dell’italica umanità; b) ho gli esami di dottorato. Mi si prospetta un lieto agosto tra bozze da rivedere, quattro esami da preparare e un articolo in inglese da scrivere. Ahrg.

Quando sei incinta ti dicono un sacco di cose. Non so se siano le stesse per tutte le donne. Io però ne ho una che mi dicono tutti, ma proprio tutti tutti. O almeno tutte le donne. Ed è: sei felice? Inizio a credere di non sembrarlo a sufficienza, non so…

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Lievito

I primi tre mesi di gravidanza sono un po’ una sola. È un po’ come mi disse un dottore qualche tempo fa: dal punto di vista alimentare è un po’ come non essere incinta. Diciamo che il discorso si può estendere a quasi tutti gli aspetti della vita della futura mamma.
Lei si sente incinta, eccome, ma non si vede nulla nel modo più totale. No pancia, che crescicchia giusto quel po’ che basta per non farti entrare più i pantaloni e costringerti a comprare quelli premaman, che ti fanno sentire ridicola non appena li paghi alla cassa, visto che tutto sembri tranne che incinta. Nessuno si accorge di niente, non fosse per eventuali nausee e il letargo che ti ha preso.
Le cose si fanno interessanti dal quarto in poi. Tutte le sere mi stendo sul letto a pancia in su (in giù è ormai proibitivo) e mi tasto la pancia. E lievita a vista d’occhio. Giurerei che ieri notte era più grande dell’altroieri, e via così. Ok, non è la pancia più bella e inequivocabile del mondo: è tutta spaparacchiata tra seno e inguine, con una forma anche non tanto regolare, e detto tra noi sembra più che mi sia mangiata la vecchia Licia, piuttosto che aspetti un bimbo, ma quando mi stendo, e sento il bozzetto giù sotto l’ombelico, ho la percezione che lui/lei è lì, e cresce ogni giorno e ogni ora.
Nonostante il caldo, il lavoro che si accumula, i casini vari, tutto sommato sono tranquilla. Quasi serena. Una cena con gli amici mi mette un sacco di allegria addosso. L’attesa di un esame medico un po’ mi spaventa, ma un po’ mi mette anche euforia.
Forse alla fine crescere significa questo.

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Serietà

L’altra sera sono stata ad un festa che è finita con un tuffo in piscina a mezzanotte. Chi in costume da bagno, chi in mutande, tutti in acqua a fare un po’ di casino.
Da ragazzina era una cosa che mi sarebbe sempre piaciuto fare. Quando andavo in vacanza al mare coi miei, guardavo sempre con invidia l’acqua perfettamente immobile delle piscine la sera. Mi piaceva il modo in cui la luce illuminava l’acqua, mi piaceva magari l’idea di entrare lì da sola, e nuotare quanto mi pareva e piaceva. Qualche volta ho subito anche la fascinazione del bagno in mare a mezzanotte, anche se mi ispirava meno del bagno in piscina: una cosa è nuotare in una vasca, con tanto di luci, un’altra è farlo in mare, dove è tutto nero.
Eppure l’altra sera me ne sono stata a bordo vasca. Sì, ok, sono incinta, e potevo produrre tutte le scuse del mondo per non bagnarmi: se poi prendo freddo, ma stanno facendo la pulizia della piscina, e via così. Tutto giusto, a parte che l’acqua era a 30° e l’aria a 32°, ma la verità era che non avevo più quel desiderio di farlo come da ragazzina. Una cosa che avevo sempre sognato non aveva più questa grande attrattiva.
Mentre guardavo i miei amici che si divertivano, e me ne stavo seduta sul bordo vasca, mi sono passati per la testa un po’ di pensieri oziosi. Perché non ero con loro, perché, nel complesso, non avevo voglia di stare con loro, quando due anni fa l’avrei fatto vestita e scalmanata come mio solito quando si tratta di queste cose.
Un impeto di maturità da maternità incipiente?
Sto diventando una persona seria?
La presenza dell’erede inizia già a farsi sentire?
Non lo so. Ogni tanto mi chiedo come dovrò pormi in futuro col pargolo. Voglio dire, se io mi butto in mare a mezzanotte, se mi siedo sulle sedie in modi improponibili, se gli racconto di quanto segavo le lezioni dell’università, tutte cose di cui non mi pento, e che in buona parte faccio ancora, come faccio a spiegargli che ci si siede composti, che dopo pranzo e cena non ci si bagna prima delle canoniche tre ore e a scuola si fa il proprio dovere?
Non ci troverò nulla di male se a sedici anni inizierà a massacrarsi le ginocchia per stare seduto a gambe incrociate, come faccio io, né se, in vacanza con gli amici, farà il bagno di notte, o se qualche volta salterà lezione per andare a spasso con gli amici. Ma bisogna aver conosciuto bene le regole, averle assimilate e averle rispettate, per poter decidere con discernimento quali si può violare e quali no.
Non so se mi toccherà diventare una persona seria. Spero non troppo.
Intanto, l’altra sera la stanchezza ha avuto la meglio, e ad un certo punto, stesa sui cuscini, mi sono bellamente addormentata, io e la mia pancia.

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Ghiaccio, vento e fuoco

In Islanda avremmo voluto andarci in viaggio di nozze. Ci piace il freddo, e poi ci sembrava una terra estrema, particolare, in cui vedere panorami che altrove è impossibile apprezzare. Alla fine optammo per una più tranquilla crociera nel Baltico, in giro soprattutto tra città, piuttosto che tra panorami mozzafiato, ma l’Islanda rimase un’aspirazione. Così, quando abbiamo scoperto una crociera che ci andava, ci siamo accodati.
Premetto che ho visto solo due città, Akureyri, nel nord, e l’immancabile Reykjavik, ma quel poco permette sempre di farti un’idea. E l’idea generale è che l’Islanda è un posto davvero estremo.
Considerato che Reykjavik è la capitale e la città più grande, si può concludere che in Islanda non esiste niente di corrispondente alla nostra idea di grande città. Sono tutti paesotti più o meno grandi, stretti tra un mare d’un blu assoluto, colline verdi, e l’ignoto. L’interno dell’Islanda è il dominio del fuoco e del ghiaccio. Non ci abita nessuno. Fino a non molto tempo fa non c’era mai neppure andato nessuno. Là vivono troll ed elfi, e le potenze della natura che hanno plasmato questo luogo. Pare che gli islandesi ci credano ancora, pur professandosi cristiani. A quanto pare non bastò gettare le statue degli idoli pagani nella cascata di Godafoss, intorno al’anno 1000, per disfarsi davvero di loro.
E quando si gira un po’ per l’Islanda, si capisce perché. È una natura scarna, essenziale, primigenia. Aria che spazza i monti, che sembrano tutti tagliati in cima, come ci fosse passata un’accetta cosmica che li ha mozzati ad una certa altezza, ghiaccio che modella i fiordi, che incide la roccia, e lava che in un ciclo continuo distrugge e crea. L’Islanda sta sulla dorsale medio atlantica, la faglia che separa la placca nordamericana da quella eurasiatica. Per questo, la sua estensione si accresce ogni anno di un paio di centimetri. L’Islanda è la terra com’era milioni di anni fa. L’Islanda cambia in continuazione, ed è una terra per pochi.
Nella zona di Akureyri, c’è ancora un po’ di verde. Erba, principalmente, stesa come un morbido tappeto alle pendici di monti incombenti. Ma basta andare un po’ fuori e la lava già inizia a farsi vedere, facendo capolino intorno a Godafoss.
Ma è la zona di Reykjavik che è davvero impressionante. Si tratta di una penisola completamente vulcanica. I primi campi di lava li trovi nei sobborghi della città, che spuntano qua e là tra casette dei tipici colori di qui: rosso acceso, bianco. Le case sembrano aggrapparsi alla pietra, cercare un appiglio, tra spuntoni e massi frastagliati.
Poi, esci dalla città, ed è semplicemente il deserto. Un’unica, sterminata colata lavica di cinquecento anni fa. E per deserto intendo davvero il nulla. Rocce laviche ovunque, tagliate in due da strade che non hanno nemmeno guardrail, e che in alcuni tratti sono anche sterrate. Un panorama lunare, che in Italia si può ritrovare, in dimensioni ridotte, se si sale sull’Etna. Praticamente nulla cresce sulla lava. Solo un muschio di un giallino malato, che gli islandesi cercano di proteggere in tutti i modi. L’idea è che con l’andare degli anni quel muschio crei un sottile strato di humus, sufficiente a far crescere qualche filo d’erba.
Quando passi in quella zona, e sono chilometri e chilometri, non puoi fare a meno di pensare a marte, o al deserto di Atacama. Posti dove la terra, la nuda terra, si riprende il proprio posto, imponendosi di diritto sulla vita. È il fuoco che crea e distrugge. Perché uno di solito, quando pensa alla natura, ha in testa prati e boschi. Un bel panorama non può fare a meno di un po’ di verde, di acqua, di qualche animale. Ma c’è una bellezza che non ha bisogno della vita, anche la desolazione di un monte spoglio ha una sua grandezza. La grandezza di un pianeta che va avanti anche senza di noi, che in qualche modo vive di vita propria. Roccia, acqua, ghiaccio, vento creano sculture fantastiche, modificano questo guscio sul quale camminiamo e viviamo su tempi scala giganteschi rispetto alla vita di un singolo uomo. È il respiro di un essere enorme, il battito di un cuore sconfinato, che per certi versi di noi uomini se ne frega.
Ci sono valli colorate dal rosso del ferro e il giallo dello zolfo, ribollenti di fanghi caldi, in cui questo immenso respiro torna alla luce; getti caldi di vapore e gas fratturano la crosta, arrivano in superficie, scaldano l’acqua e liquefanno la roccia. E piscine naturali di un azzurro che non credevi potesse esistere in natura, un colore irreale, racchiusi tra rocce nere. La Laguna Blu, per esempio, che resta un posto spettacolare sebbene sia ormai una spa. Ma la costruzione con gli spogliatoi, le passerelle in legno, non riescono ad offuscare la selvaggia bellezza di un posto del genere, straordinario perché inatteso.

Forse l’Islanda la immaginavo diversa. Più verde, probabilmente, forse un po’ più banale. È una terra per pochi, persa in mezzo al mare, dominata da panorami aspri, difficili. Ma è un’esperienza da fare. E chissà come sarà l’interno…

P.S.
La foto dei fiori che vedete qua sotto è stata presa all’orto botanico di Akureyri; fiori così in Islanda naturalmente non ce ne sarebbero.

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L’ultima parola

Ieri notte la Panini ha pubblicato sul suo sito un comunicato stampa in cui dichiara sospesa la pubblicazione del fumetto. Quindi, niente altri numeri fino a data da destinarsi.
Confesso che la decisione non può che farmi piacere e sollevarmi. Ma il dispiacere e l’incazzatura, ovviamente, restano.
Questo sarà il mio ultimo post sull’argomento, perché già ho detto abbastanza e perché, ovviamente, superato un certo limite, non si parla più di legittimo diritto di critica o chiarimento della propria posizione, ma si inizia semplicemente a fare polemica per il gusto di farlo e ci si parla addosso.
Ribadisco la mia posizione: la mia colpa è stata quella di aver creduto davvero in questo progetto, come tutti avete avuto modo di constatare, e di averlo ritenuto valido in tutto e per tutto, quando evidentemente aveva dei difetti di fondo, e non da poco.
Il mio contributo al lavoro complessivo è stato di supervisione della sceneggiatura. Ho visto le tavole prima della realizzazione dell’albo vero e proprio, ma si è trattato solo di alcuni dei disegni, e in ogni caso mi sono stati passati a scopo meramente dimostrativo. Nessuno si aspettava da me un giudizio sull’originalità o un check su eventuali plagi. D’altronde a che titolo avrei potuto fare un check del genere non mi è ben chiaro, considerato che si supponeva che la Panini avesse fior di esperti che potevano fare il lavoro meglio di me. L’interezza della prima storia l’ho vista sostanzialmente quando l’albo era già stato stampato. Ho detto “bello!” perché mi piaceva molto, e ho ovviamente riconosciuto il debito verso Miyazaki. E con debito intendo il fatto che ai miei occhi lo stile di Ferrario somigliava, e sottolineo somigliava, in modo evidente e scoperto, a quello di Miyazaki. Non c’ho trovato nulla di male, i Muse usano i coretti alla Queen, di recente, ma non mi sogno di accusarli di plagio (né lo fanno altri, che io sappia).
Non mi ero assolutamente accorta che intere vignette e sfondi fossero letteralmente copiati da opere di altri. E non me n’ero accorta perché trovo non sia facilissimo farlo, anche se è ovvio che molte persone, vuoi per l’occhio più allenato del mio, vuoi per una conoscenza di Miyazaki e dei manga in generale più profonda della mia, ci sono riuscite.
Non ho mai letto 100%Fragola (a dire il vero non sono neppure riuscita a vedere ancora l’opera, errore mio), ma conosco i film di Miyazaki. Ho visto Mononoke Hime un paio di volte, l’ultima qualche anno fa, e lo stesso dicasi per La Città Incantata. Le copie riguardano fotogrammi del film, anzi, a volte disegni preparatori dei fotogrammi del film. Mi spiace, la mia memoria fotografica non arriva a questo livello di dettaglio. E francamente non mi sento neppure di biasimarmi per questo; voglio dire, se il mio cervello più in là di un tot non arriva, e per di più non è che di lavoro scovo i plagi nei fumetti, che colpa ne ho? Vi ricordo per altro che lo sfondo di Salazar copiato girava in rete da svariati mesi, se non erro dall’inizio dell’anno, ma, a che io sappia, nessuno si è accorto dell’evidente plagio. Segno che non era poi così facile accorgersi della “somiglianza”.
Per quel che riguarda Naruto, lo leggo, ma ho letto ciascun albo una volta sola. Per altro di recente ha iniziato stancarmi (trenta numeri o quanti cappero sono sono davvero troppi), per cui leggo, finita là e torno a farmi i fatti miei. Impossibile ricordarmi le vignette, che so, del numero quattro, che adesso avrà almeno due o tre anni (credo).
Per chi avesse dubbi sulla sceneggiatura di Roberto Recchioni, oggi Roberto stesso ha pubblicato un post sul suo blog con ampi stralci della sceneggiatura del primo numero. Andate a leggere e fatevi la vostra idea. La mia la conoscete: niente nella sceneggiatura di Recchioni induce alla copia pedissequa di opere di altri. Se io scrivo “Nihal è seduta” e faccio realizzare la scena a tre disegnatori diversi dubito fortemente che otterrò tre disegni identici. Comunque, leggete e fatevi la vostra idea.
Quel che mi dispiace è che un progetto in cui credevo, e a cui tenevo molto, sia finito impastoiato in una storia così brutta. Quel che mi dispiace è che il lettore sia stato comprensibilmente deluso, per ragioni oggettive e che potevano essere evitate, da un prodotto che sopra ha bello scritto il mio nome.
Mi dispiace immensamente, per voi, per tutte le persone che hanno contribuito a questo lavoro con onestà ed entusiasmo, e francamente mi spiace pure per me e per i miei personaggi, che, al di là della qualità del mio lavoro di scrittrice, forse si meritavano di meglio.
Domani, se dio vuole, vi parlo di Islanda :)

AGGIORNAMENTO
Anche Paolo Barbieri ha voluto dire la sua sulla questione. Non avendo uno spazio suo stile blog, ma solo un sito personale, ospito molto volentieri il suo contributo, che compincollo qua sotto

Ciao a tutti,sono Paolo Barbieri,
l’illustratore che da 5 anni reallizza le copertine dei libri di Licia, nonche’ l’autore di Creature del Mondo Emerso e copertinista del fumetto del Mondo Emerso.
In questi giorni e’ esploso un vero e proprio putiferio in rete,relativo alle copiature presenti nel fumetto delle Cronache del Mondo Emerso.
Vorrei chiarire punto per punto quello che un professionista pensa di questa vivenda,e sopratutto rispondere ad ingenuita’ ed ignoranza imperanti che stanno soffocando la vicenda e prendendo il sopravvento soprattutto sul buon senso .

Step 1 : il fumettista incriminato (atteniamoci ai fatti).
Premetto che conosco personalmente Ferrario, e per quello che ha fatto nella sua carriera credo sia un notevole professionista.
Cio’ non toglie che il suo recente operato abbia danneggiato molte persone che credevano in questo progetto.
Questo sara’ comunque un problema suo,e stara’ a lui rispondere o no alle varie accuse.

Step 2 : scovare le copiature
Non so quanti milioni di disegni esistano al mondo tra fumetti, art book, copertine,schizzi preparatori,illustrazioni, dipinti classici etc..
Ora,vedo in questa vicenda reazioni di tutti i tipi.
- “Panini doveva scoprire subito i plagi..” – “rRobe Recchioni non doveva dare l’approvazione e nella sua sceneggiuatura c’era l’imput per le copiature(????)…” – “Licia ha creato un mondo banale che ben si prestava ai ricalchi realizzati…” – ” dei semplici appassionati di manga hanno scovato copiature che i professionisti non hanno visto…”- etc etc..
Ora ,capisco che a molti otaku sembra strano ,ma gli amanti dei fumetti non vivono solo di maga (professionisti del settore compreso).
Esiste uno sterminato mondo visivo che i piu’ nemmeno immaginano.
E’ umanamente impossibile ricordarsi di tutti le opere pittoriche e grafiche pubblicate sul pianeta, ed un editor per quanto bravo non puo’ avere una memoria paragonabile ad Hal 9000 (vedere la citazione per chi non la coglie, prego).
Qui non centrano ne’ l’ingenuita’, ne la malafede, ne la presunta incompetenza tirata in ballo da molti per avallare la propria rabbia/delusione/odio.
Percentualmente visti i centinaia di migliaia di fruitori di internet e’ piu’ che ovvio che alcuni patiti di certi generi scovino certe beghe ispirate a vari fumetti.
E il resto?
Chiedo seriamente : ma avete una vaga idea di quanto sia ricca la cultura visiva di tutto il mondo prima di dare dell’incompetente e urlare al lupo al lupo ?
Questi esperti di manga che hanno scovato queste copiature, sanno che esistono milioni di altre copiature che loro non vedono perche’ semplicemente manca anche a loro la “cultura totale-visiva” che essi stessi sono i primi ad evocare? (tirando anche qui in ballo la “scusa”del professionismo)
Poi mi sembra troppo facile dire che i vari editor/supervisori dovevano cogliere subito quello che non andava.
Ma dico io,voi conoscete tutto?
Conoscete Moebius ed Enki Bilal? conoscete Keith Parkinson,Chris Moore, Herman Vogel,Oscar Chichoni, Karel Thole,Guerrino Boatto,Victor Togliani,Chris Foss,Eleuteri Serpieri,Michael Pangrazio,Frank Ordaz,Ralph McQuarrie,Omar Rayyan,John Jude Palencar,John Harris,Mark Harris,Krueger,Kurt Wenner,Renato Casaro ,Drew Struzan e tanti altri ?
Quando si muovono certe accuse di ignoranza o malafede si sa veramente di cosa si sta parlando oppure no?
Signore e signori, capisco la rabbia per quello che e’ accaduto,ma cerchiamo di ragionare con un minimo di senso di realta’ per favore.

Step 3: solita italietta?
Ritornano le copiature.
Ritornano le accuse in cui si descrivono gli italiani come i soliti “ladruncoli”ed incompetenti.
Anche qui pregherei accoratamente di non muovere accuse senza senso.
Ritorna il concetto di prima: ok le copiature che avete trovato,ma sapete quante ne esistono nascoste e non scovate? (attenzione,con questo non voglio assolutamente avallarle,anzi).
Vi rendete conto di quanto gli americani copino gli europei,o di quanto i giapponesi si copino a vicenda(cover che sembrano le stesse,animazioni riciclate,cartoni animati fotocopia l’uno dell’altro etc).
Conoscete la bravura degli artisti coreani e cinesi cosi’ poco conosciuti? Sapete quanto la loro arte “influenzi” odiernamente il visivo nipponico e di altre parti del mondo?
Ripeto,non sono cose apprezzabili,questo e’ scontato, ma viene fatto in tutto il mondo,e non solo nella nostra “piccola italietta”(e questa non vuole essere una attenuante).
TeaSe ha trovato le copiature e questo dimostra la sua buona conoscenza dell’arte nipponica,ma quante altre magagne simili esistono e non vengono scovate semplicemente perche’ il “plagiato” non e’ il sommo maestro dell’animazione nipponica .
Capisco la delusione per cio’ che e’ successo,ma evitiamo i discorsi dei “soliti”italiani piccoli ed incompetenti.
Credetemi,non avete idea di quanti bravi professionisti spesso sconosciuti ci siano nel nostro paese,e non sapete assolutamente di che isola felice sia il mondo del fumetto italiano,parlando di bravura, professionismo e meritocrazia.
Io trovo semplicemente triste che un “caso sporadico “affossi tutto,e trasformi un mondo di persone meravigliose in una gora di mentecatti,raccomandati,corporativisti ,doppiogiochisti e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.

Step 4 : Panini
Anche qui pregherei di smettere con ipotesi fantapolitiche .
Il comportamento di Panini e’ stato ineccepibile da questo punto di vista (sempre che vogliate accettare le mie spiegazioni di sopra).
Da un anno circa conosco molte persone che lavorano in questa azienda, e credetemi,non avete idea del cuore che loro e gli studi associati mettono in cio’ che fanno.
Se e’ facile accusare qualcuno perche’ non lo si conosce e si immaginano teoremi complottistici alla Voyager ben venga.
Ma se vogliamo attenerci alla realta’ , cose di questo genere possono semplicemente succedere (anche al miglior professionista).
Poi,come e’ apparso sul sito ufficiale,sara’ Panini stessa a decidere sul da farsi.

Step 5 : io
Aldila’ di tutto sono estremamente dispiaciuto per quello che e’ successo,e spero che tutti fans di Licia capiscano che questo e’ stato semplicemente un errore.
Capisco le polemiche,la rabbia,le prese in giro e tutto il resto.
A volte le cose non vanno come si vorrebbe e non succede ne’ per incompetenza,ne’ per malafede o qualsivoglia altra ragione.
Purtroppo capita..
Nel mio piccolo spero che tutto questo si aggiusti per il meglio.
Lo meritano Licia , rRobe Recchioni , la Mondadori e la Panini stessa(che aldila’ delle sterili polemiche ha fortemente creduto in questo progetto)

Paolo B

p.s. : nel caso fosse passato il contrario adoro il mondo visivo giapponese . Ci sono cresciuto ed e’ merito di Go Nagai,Matsumoto,Monkey Punch ,Miyazaki e tanti altri se ora disegno.

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Situazioni spiacevoli

Oggi avrei preferito parlarvi un altro po’ delle mie vacanze, magari dell’Islanda, ma purtroppo i problemi vengono fuori quando meno te l’aspetti, e spesso maturano quando ti stai pure godendo un po’ di riposo. Ma vabbeh, sono aspetti della vita che mi sono scelta che mi sono ben noti.
Dunque, mentre ero in vacanza, mi è arrivata una mail da parte di TeaSe, che mi segnalava un fatto piuttosto spiacevole, ossia l’inquietante somiglianza tra alcune tavole del fumetto sul Mondo Emerso e lavori di altri autori, tra i quali soprattutto Miyazaki.
Ora, che la parte manga del fumetto fosse un esplicito omaggio a Miyazaki mi era ben chiaro, come suppongo fosse chiaro un po’ a tutti. E infatti TeaSe non parla di omaggio, ma di vero e proprio plagio.
Ora, ognuno si può fare la sua idea della storia andando a confrontare i lavori incriminati tavola per tavola, per cui io non farò commenti al riguardo. Dico solo un paio di cose: che questo fatto mi rattrista non poco, perché ho sempre trovato il fumetto un prodotto valido, e una cosa del genere ovviamente va ad inficiarne la qualità. E ovviamente mi spiace, perché è un progetto cui credevo molto e in cui credo ancora.
Vi confesso che il fatto che il lavoro si possa prestare oggettivamente a critiche del genere mi fa alquanto arrabbiare. Le accuse sono gravi e per questo sarebbe stato opportuno essere più attenti, magari anche un po’ più trasparenti, per evitare situazioni così spiacevoli.
Infine preciso che io non ho controllo sui disegni del fumetto. Ovviamente li ho visti prima della loro pubblicazione, come del resto già sapete, ma non era mio compito (principalmente perché me ne mancano le competenze) vigilare sulla loro, diciamo così, originalità. Sono appassionata di fumetti, ma non conoscono tutto lo scibile umano dei manga. Conosco bene e amo molto, come sapete, Miyazaki, ma non al punto di riuscire a riconoscere scene dei suoi film in tavole di un fumetto. E in ogni caso, un autore ha un certo margine di libertà nelle vie espressive che sceglie di adottare in un’opera. E l’autore in questione ha scelto le vie che abbiamo tutti sotto gli occhi. Quando mi hanno sottoposto il lavoro, il mio compito è stato principalmente giudicarne l’aderenza ai miei personaggi, ed esprimere un giudizio generale del tipo “mi piace, non mi piace”, ed è quello che ho fatto. Non mi passava neppure per l’anticamera del cervello andare a controllare altro, visto per altro che non ne sono capace.
Per cui, per concludere: mi spiace davvero parecchio che si sia creata questa situazione, proprio perché va ad intaccare un lavoro che fin qui mi sembrava svolto in modo egregio. Spero si possa rimediare in qualche modo, o quanto meno evitare di ripetere errori simili in futuro.

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Oceano

Fa piacere scrivere sul blog proprio mentre si festeggia la prima medaglia italiana ai mondiali di nuoto di Roma (per la cronaca, un bronzo di Tania Cagnotto dal trampolino di tre metri), e per di più poco prima di andarsene in piscina a fare un po’ di moto.
Dunque, torno a voi da un’assenza bella lunga. E proprio perché in quattordici giorni ho scritto qui sopra solo due volte, mi ritrovo pienissima di cose da dire. Ed essere piena di cosa da dire è un po’ come non aver nulla da raccontare. Da cui la mia assenza di questi ultimi due giorni.
Da dove comincio? Su cosa mi soffermo? Ci stanno quattordici giorni di viaggio meditativo sull’oceano, in questo blog? Non lo so. Per altro, da quando ho la reflex la mole delle foto con cui torno dai miei viaggi è stratosferica. Ok, un buon 20% sono provini con diverse impostazioni di luce dello stesso soggetto, ma questo implica una cernita preliminare delle foto, che si porta via quasi lo stesso tempo che impiego a scrivere qualcosa qui sopra.
Che vi faccio vedere? Una foto basta?
Non ho ancora ben deciso come parlarvi di questo viaggio. Alla fine ho pensato che forse conviene dividere in capitoli, e parlare di volta in volta di quel che mi va. E comincio dal viaggio. Dalla nave.
Il mio giro tra capo nord, islanda, scozia e fiordi l’ho fatto in nave. Perché mi piace stare per mare, perché la crociera è un buon modo, abbastanza comodo e rilassante, per visitare un tot di posti in un tot di giorni.
Non era la prima volta che me ne andavo per mare, ma la volta precedente, il 2007 in viaggio di nozze, eravamo stati nel Baltico ad agosto. E navigare nel Baltico o nell’Oceano fa tutta al differenza del mondo.
Una volta uno dei ricercatori con cui lavoro disse che vedere l’Oceano è sempre in qualche modo impressionante, perché si vede che “respira”. E io l’Oceano in effetti non l’avevo mai visto.
È stato strano come ho capito subito che eravamo usciti dallo stretto che separa Danimarca da Norvegia. La nave ha iniziato subito a ballare.
Una nave, chi di voi c’è stato o ne ha visto una lo sa, è una cosa gigantesca. Quando la vedi in porto ti spaventa con la sua mole. Duecento metri di lunghezza, trenta di larghezza, tremila e passa persone a bordo. Una città galleggiante che pensi salda, inamovibile. Quando pensi alle migliaia di tonnellate di stazza, ti gira la testa. Per questo, quando inizia a far su e giù come un fuscello, trasportata da onde alte qualche metro, ti rendi conto che stai solcando qualcosa che non è fatto per te, una forza che se vuole ti spazza via in un momento.
C’è stato un giorno, in navigazione tra l’Islanda e le Orcadi, in cui la situazione s’è fatta impressionante: fuori, la solita nebbia densa e spessa, illuminata da una luce uniforme, e un mare d’un grigio arrabbiato. Ovunque onde incorniciate da corone di spuma. E la nave che beccheggiava avanzando piano, asmatica. L’acqua della piscina interna sembrava impazzita, sbatteva contro le pareti, finiva dappertutto sul pavimento. E se guardavi la prua, la vedevi alzarsi sul mare, sbattere sull’acqua alzando sbuffi di spuma. Ma sull’oceano tutto è lento. La tua nave che avanza, il sole che compie il suo breve arco, nelle terre del nord, e persino le onde. Sembrano trascinarsi stanche, e scuotere svogliate la tua nave. Ma tu intanto fai su e giù, e mentre cammini ti devi appoggiare alle pareti.
È vero, l’oceano respira. Un respiro lento, potente. L’oceano ti guarda passare, si richiude dietro di te, e piomba incurante nello stesso chiuso silenzio di quando l’hai solcato. L’oceano è un po’ un mistero, con le sue mille creature, sotto la pancia della tua nave, che tu non vedi e non senti. Con le sue onde alte, o la sua acqua liscia come olio, i suoi riflessi cangianti, il suo colore livido, o il suo blu assoluto, o ancora la sua calma inquietante e carica d’attesa.
Ma ci vuole stomaco. Nel senso letterale del termine. Essendo io incinta, tutto sommato mi ha detto di lusso. Ho sofferto un giorno solo. Mal di mare. Avrei voluto essere dappertutto tranne che lì. Avrei voluto scendere e farmela a nuoto. Ma poi passa. Dai uno sguardo fuori, guardi l’immensità adirata dell’acqua che ti circonda, e pian piano stai meglio. Finché giungi in porto, e tutto sommato tiri un sospiro di sollievo.

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Errata corrige

Come (per fortuna) ha fatto notare qualcuno nei commenti, la mia presentazione non sarà stasera, ma domani. Scusate, in vacanza non tenevo il conto dei giorni e adesso sono un po’ sfasata :P . Il luogo e l’ora restano gli stessi.
Ci sentiamo dopo!

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Prossimi incontri

Scusate per la mia assenza di oggi, ma provateci voi a ricarburare incinte con 31° dopo che vi siete fatte due settimane con 5° di minima e 17° di massima. Giuro che nei prossimi giorni cercherò di ritornare attiva, magari già da domani se trovo il tempo.
Intanto, vi scrivo due righe per segnalarvi che domani sera alle 21.30 potrete incontrarmi sul Lungotevere davanti all’Isola Tiberina nell’ambito della manifestazione “Lungo il Tevere…Roma”. Se fate un salto mi fa piacere. Scusate se ve lo dico con ritardo, sono stata un po’ distratta negli ultimi tempi :P .

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Di ritorno

Sono ad Amburgo. In attesa del miliardesimo aereo della mia vita. Per ora no ritardo. Però devo comunque aspettare l’imbarco alle 19.15.
Stanotte ho dormito circa tre ore. Non so perché. Sarà preparazione alla maternità, non so. Sono sveglia dalle 6.30 e sono distrutta. Devastata, proprio. E con una voglia insoddisfatta di Scozia. Così. Ci sono passata, e avrei voluto chiedere asilo politico. Oltre a comprare il negozio di fudge.
Davanti a me una bimba tedesca mangia patatine alla paprika e una specie di hotdog in busta. Non pensavo che esistessero gli hotdog imbustati come merendine.
E poi penso a stanotte. Una notte vera. Che attraverserò su un aereo, in volo tra Francoforte e Roma. Si vedranno le stelle? Come sono fatte?
Non si ha idea di quanto possa mancare la notte, se non si prova la sua assenza. Puoi mettere tutte le tende e le persiane che vuoi, tra te e il sole di mezzanotte. Il tuo corpo sente che fuori è giorno, percepisci quella luce implacabile che non ti dà tregua, bloccata in un crepuscolo eterno. La Norvegia, quella a nord del Circolo Polare Artico, di questo periodo è un po’ come il pianeta de Il Piccolo Principe. Tramonti eterni, che non coagulano mai in notti dense di stelle.
La prima volta che dopo quattro, cinque giorni di luce perenne, vedi la notte, ti sembra come quando di inverno ti infili sotto un piumone caldo dopo una sera al gelo. Il buio avvolge e protegge, il buio consola. Ti appiccichi col naso al vetro, studiando quel lieve bagliore che notti sotto il pelo del mare. Il sole è lì, per cui non è ancora notte vera. Ma è buio. Credo che potrei sopportare più facilmente giorni e giorni senza sole. Ma senza stelle no.
Eppure, il sole di mezzanotte è un’esperienza che va fatta. Per spingere il corpo ai suoi limiti, per vedere l’inimmaginabile; un mondo senza buio, un mondo senza tempo. Per affacciarti alle undici di sera sul balcone, mentre la tua nave fende in due l’Oceano Atlantico, e poter vedere questo, sapendo che sarà quel sole a vegliarti il sonno.

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