Archivi del giorno: 2 luglio 2009

Elogio del web 2.0

Come un po’ tutti, io uso tantissimo internet. Intanto per lavoro, poi mi svuota la mente nei momenti di relax come nient’altro al mondo. A saper cercare è pieno di contenuti interessanti, ed è ormai l’unico posto dove sia palpabile un po’ di dissenso, dove passano certe notizie che i media generalisti tacciono, e via così.
Non ho invece una buona opinione del web 2.0, e comunque di tutti i fenomeni aggregativi che si vedono in giro per la rete. Cerco di spiegarmi. I blog sono cosa buona e giusta, i forum pure, e così tutte le altre espressioni del web che hanno come scopo la discussione e la produzione creativa degli utenti. È che in genere gli utenti ne fanno un uso sconsiderato. L’anonimato sta ammazzando internet alla velocità del lampo; invece di considerare come un’opportunità di confronto la facilità con cui sul web si può comunicare con chiunque, una larga fetta degli utenti usa blog et similia per prendersi soddisfazioni che in real life sono precluse. Sei anonimo, quindi puoi dire un po’ quel cazzo che ti pare a chi vuoi. Ecco allora i troll più o meno fastidiosi e più o meno intelligenti (in genere assai poco, mi duole dirlo), la creazione di conventicole di utenti che se la cantano e se la suonano, ridicolmente chiusi rispetto agli apporti dall’esterno, i blog che si trasformano in piccoli podi da cui il blogger pontifica verso una folla plaudente. Non è raro trovare persone che nei forum si esprimono in un modo, e nei blog in tutt’altra maniera, magari sullo stesso argomento, solo perché sul blog sono a casa, protetti dalla loro claque personale.
Ma vabbeh. Non è internet che è brutto, è la gente che in media è parecchio meschina.
Per quel che riguarda Facebook, siamo più o meno tutti d’accordo che è il regno della perdita di tempo. Piacevole, eh? Ma pur sempre perdita di tempo. La mia home è sempre intasata di risultati dei quiz degli utenti, quiz che poi faccio anch’io (in genere senza pubblicare i risultati, onde evitare di aumentare il rumore di fondo). Certo, è utile per mantenere i contatti con gli amici lontani; in effetti, a parte pochi casi, in genere tendo ad accettare amicizia solo da chi effettivamente conosco. Però, insomma, tutto sommato sembra una cosa abbastanza innocua. Invece mi sono accorta che può essere uno strumento potente.
Il primo segnale l’ho avuto la notte del terremoto a L’Aquila. Mentre i giornali online c’hanno messo un’ora buona per iniziare a dare non dico le prime informazioni, ma proprio la notizia, su Facebook eravamo tutti svegli a cercare di capire. Potevi tracciare la mappa del sisma seguendo i profili degli utenti che ne parlavano.
Questa volta è successo con la tragedia di Viareggio. C’è chi tiene continuamente aggiornato il proprio stato con le notizie dal luogo del disastro, chi posta le proprie impressioni. E in realtà lo stesso sta accadendo ancora anche con l’Abruzzo. Se vuoi sapere davvero come vanno le cose nelle tendopoli, non leggi i giornali, leggi i blog di chi ci vive. E anche la rivolta in Iran si tiene viva sulla rete, superando le maglie dei controlli. Senza più giornalisti in loco, è sui blog che si cercano notizie e nei twitter.
Non che questo possa soffocare i mezzi di comunicazione usuali; ma è sicuramente un altro canale di cui tener conto. La notizia dal basso: imperfetta, emotiva, ma per questo preziosa. Come centinaia di interviste in loco senza bisogno di alcun intervistatore.
Ho pensato allora che il web è davvero pieno di potenzialità, per la maggior parte purtroppo inespresse. Non credo si potrà mai cambiare il mondo dal web; chi lo usa in un certo modo è ancora una minoranza, e non tutti hanno le competenze tali da permettere di scremare la spazzatura da quel che invece è vera informazione (vedi la diffusione straordinaria di catene di Sant’Antonio di vario genere, da Bill Gates che ti regala 500 dollari per ogni mail inoltrata ad un amico al più classico “inoltra questo messaggio a venti amici o ti succederanno inenarrabili sventure”). Però di certo è diventato la voce di un certo dissenso, che non trova altre vie di espressione e dunque si sfoga online. È sul web che si alzano voci di protesta verso il premier e il suo comportamento verso i cittadini, è sul web che si discute della posizione della donna nella nostra società, è sul web che circolano le notizie che i telegiornali schivano.
Il web è uno strumento potente. Troppo potente per seppellirlo sotto la marea di inutile chiacchiericcio diffuso che domina al momento.

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