Sono ad Amburgo. In attesa del miliardesimo aereo della mia vita. Per ora no ritardo. Però devo comunque aspettare l’imbarco alle 19.15.
Stanotte ho dormito circa tre ore. Non so perché. Sarà preparazione alla maternità, non so. Sono sveglia dalle 6.30 e sono distrutta. Devastata, proprio. E con una voglia insoddisfatta di Scozia. Così. Ci sono passata, e avrei voluto chiedere asilo politico. Oltre a comprare il negozio di fudge.
Davanti a me una bimba tedesca mangia patatine alla paprika e una specie di hotdog in busta. Non pensavo che esistessero gli hotdog imbustati come merendine.
E poi penso a stanotte. Una notte vera. Che attraverserò su un aereo, in volo tra Francoforte e Roma. Si vedranno le stelle? Come sono fatte?
Non si ha idea di quanto possa mancare la notte, se non si prova la sua assenza. Puoi mettere tutte le tende e le persiane che vuoi, tra te e il sole di mezzanotte. Il tuo corpo sente che fuori è giorno, percepisci quella luce implacabile che non ti dà tregua, bloccata in un crepuscolo eterno. La Norvegia, quella a nord del Circolo Polare Artico, di questo periodo è un po’ come il pianeta de Il Piccolo Principe. Tramonti eterni, che non coagulano mai in notti dense di stelle.
La prima volta che dopo quattro, cinque giorni di luce perenne, vedi la notte, ti sembra come quando di inverno ti infili sotto un piumone caldo dopo una sera al gelo. Il buio avvolge e protegge, il buio consola. Ti appiccichi col naso al vetro, studiando quel lieve bagliore che notti sotto il pelo del mare. Il sole è lì, per cui non è ancora notte vera. Ma è buio. Credo che potrei sopportare più facilmente giorni e giorni senza sole. Ma senza stelle no.
Eppure, il sole di mezzanotte è un’esperienza che va fatta. Per spingere il corpo ai suoi limiti, per vedere l’inimmaginabile; un mondo senza buio, un mondo senza tempo. Per affacciarti alle undici di sera sul balcone, mentre la tua nave fende in due l’Oceano Atlantico, e poter vedere questo, sapendo che sarà quel sole a vegliarti il sonno.