Stamattina, la tragedia. L’iPhone, che uso per svegliarmi, s’è scaricato durante la notte. Ha esalato l’ultimo respiro alle 7.30, per permettere a Giuliano di prendere le pasticche per lo stomaco (siamo deboli di apparato digerente, in questa famiglia), e poi più nulla. Siamo rinvenuti alle 9.45. Io stavo sognando Dave Gahan che suonava coi Depeche in una specie di villaggio vacanze della mia infanzia. Evidentemente lo shabu shabu non è così leggero come credevo.
Anche quest’anno, agosto si conferma quel mese lì in tutta Italia sta in vacanza tranne me. Io ad agosto lavoro il doppio del resto dell’anno. Questione di scadenze editoriali, principalmente, ma quest’anno ci sono due aggravanti: a) per vedere il sole di mezzanotte, e per rispondere ad altri inconsulti bisogni che al momento non riesco a spiegarmi, siamo andati in vacanza a luglio, l’ultimo mese utile di lavoro per il resto dell’italica umanità; b) ho gli esami di dottorato. Mi si prospetta un lieto agosto tra bozze da rivedere, quattro esami da preparare e un articolo in inglese da scrivere. Ahrg.
Quando sei incinta ti dicono un sacco di cose. Non so se siano le stesse per tutte le donne. Io però ne ho una che mi dicono tutti, ma proprio tutti tutti. O almeno tutte le donne. Ed è: sei felice? Inizio a credere di non sembrarlo a sufficienza, non so…