Archivi del mese: agosto 2009

Lavori in corso

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Foto by Ninna

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Meno male che ci sono gli amici…

…che ti vengono in aiuto quando il caldo devasta la tua voglia di scrivere alcunché.
Segnalatomi da G. L. D’Andrea, vi incollo qui un video veramente assai figo. Peccato si senta un pochino basso.

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Nonna vs Scienza

Annichilita da una mattina passata in municipio a cercare di fare il cambio di domicilio (che io, poi, povera stupida, mi domandavo perché la mia era la fila più lenta di tutte
Impiegato: “Signora, ma al suo interno già ci vive un tal Caio Tizio”
Io : “?! Veramente la casa è nuova, non ci abitava nessuno prima di me…”
Impiegato: “Qua risulta Caio Tizio”.
Io: “Guardi, per motivi imperscrutabili fino a qualche mese fa il civico non era 200 ma 2. Provi al due”
Impiegato: “Anche al 2 all’interno suo ci vive uno”
Io: “O_O”
Impiegato: “Senta, io intanto faccio, poi verranno i carabinieri a fare l’accertamento a casa”)
cerco fallace riposo nel mio sport preferito di quest’estate 2009: farmi una cultura su gravidanza, ecografia, parto, puericultura. Insomma, tutto per il bambino dal concepimento al 18esimo anno d’età. Tanto per essere preparate. E mi imbatto in questo. Ora, il Terzo Mistero della Non Proprio Immacolata Concezione è stato in effetti sciolto, per cui è possibile portare avanti un’imprescindibile indagine scientifica per verificare l’attendibilità dei metodi della nonna per la predizione del sesso. Del resto, sono un’astrofisica, no? Ergo, armata di carta e penna, mi dedico alla verifica di quanti metodi empirici hanno azzeccato il pronostico.

Se la pancia è alta è femmina, se è bassa è maschio
Qui sorge il problema. Com’è la mia pancia? Informe. Indefinibile. Ma direi non bassa. Più che altro graziosamente sbrodolata quel tanto che basta da farmi sembrare una che ha abbondato coi manicaretti di recente. Ma una mia amica, inequivocabilmente in attesa di femmina, ha la pancia bassa. Per cui, no, non funziona

Se il bimbo ha più 140 battiti al minuto, è femmina, altrimenti è maschio

In effetti questo corrisponde. La nonna si guadagna il suo primo punto

Se hai voglia di cose dolci, è femmina, altrimenti è maschio

Eh no, non ci siamo. Non faccio altro che desiderare ardentemente pizza. Ne mangerei ogni giorno, cosa che effettivamente ho fatto quando ero in crociera; tranci di pizza a go go mane e sera

Mescola la pipì all’idraulico liquido: se è femmina il miscuglio sarà verde, se è maschio sarà blu

O_O
Mi domando come se la siano inventata questa, considerando che non è che uno abitualmente mescoli urina e idraulico liquido. Preferisco astenermi

Se l’anno del concepimento e l’età della madre sono entrambi pari è femmina, se uno è pari e uno è dispari, è maschio

Da quando ho letto questa sto cercando di capire cosa succede se sono tutti e due dispari. Gay?
Anyway, 28 e 2009 = maschio. Eh no, cara nonna, non ci siamo

Fai cadere una chiave e chiedi alla donna incinta di raccoglierla: se la prende per il tondo, maschio, se la prende per la parte lunga, femmina

A parte che questa offre il destro a tutta una serie di salaci metafore di ordine sessuale in cui preferisco non addentrarmi, è già da un po’ che non mi chino più. È che poi non è che sia così sicura di tirarmi su con la schiena intera

Se hai i brufoli, è femmina

E qui ci siamo, neppure a diciassette anni avevo brufoli così rigogliosi e abbondanti

Prendi la fede, legala ad un filo, falla oscillare sulla pancia: se va avanti e indietro è femmina, se gira in tondo è maschio

A parte che la differenza tra girare e andare avanti e indietro è veramente molto sottile, devo dire che va avanti e indietro. La nonna recupera qualche punto

Se hai sofferto molto le nausee è femmina, altrimenti è maschio

No, sono stata tutto sommato bene, ah ah.

Il risultato finale è…

…nonna ne azzecca 3 su 6, considerando che due test li ho mancati. Ciò c’è un margine di successo del 50%. Un po’ come tirare a caso.
Stavo pensando che in effetti questa ricerca dovrei proporla per il Premio Ignobel. Se ci tiro su un bell’articolo in inglese quasi quasi ci provo…

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And the winner is…

Interno giorno. Quasi sera. Uno studio medico piccolo ma accogliente, le finestre chiuse.
Il gel per l’ecografia sulla mia pancia inizia a seccarsi. Sono stesa qui da mezz’ora, ho il torcicollo e per qualche ragione mi brucia un occhio, da cui sono scese due lacrimucce.
Medico: “Ed ecco qua i genitali, dai quali si evince che…è una femminuccia”.
Ci guardiamo con Giuliano e sorridiamo.
Sta bene. Ed è una pesciolina.

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Uprising!

Premessa praticamente slegata dal resto:
Mio suocero ci ha dato in affidamento la sua 500 nuova per un paio di settimane. La verità è che la 500 c’ha sempre ispirati, a me e Giuliano, e coviamo il segreto desiderio di comprarla anche noi prima o poi, quando la piccola dei miei diventerà troppo vecchietta (oddio, si avvia ormai ai 10 anni, a dire il vero…). E insomma, ieri e oggi l’ho provata. Ma è davvero figa! Scattante, spaziosa e un sacco bellina. Mi soffermo solo su due punti
a) il tettuccio apribile trasparente. Mi piace troppo alzare gli occhi e vedere il cielo. Ti dà un’idea di libertà, di spazi aperti. Il cruscotto sembra allargarsi, gli spazi si dilatano e diventa tutto più bello
b) certe cose che sembra averle fatte la Apple. Tipo i comandi vocali. Che puoi usare col bluetooth del cellulare. “Chiama mamma!” e lei chiama. O la presa USB. Stamane, mentre andavo a fare le analisi del sangue mensili, volevo sentire i Muse. Siccome però in generale l’iPod non si connette alla 500 (con la 147 invece c’è questa possibilità), ho messo cinque song sul pennino USB. Entro in macchina e infilo il pennino, domandandomi come farò a farlo funzionare. Sorpresa. Non devo fare niente. Parte da solo con le prime note di Uprising. E da qui, da quelle prima note, può partire il post odierno :P

The post
Non ne ho parlato molto, ma a settembre uscirà il quinto album da studio dei Muse, The Resistance. Lo so anche, perché ne ho parlato. Perché a novembre e a dicembre scenderanno in Italia per due concerti. E io non ci sarò. Dicono che non è che due ore di pogo o headbanging ininterrotto su musica ad altissimo volume, stipati in un palazzetto dello sport pregno di fumo di tabacco e maria faccia molto bene ad un feto di otto mesi. Dicono. Per cui, no concerto. Con conseguente dolore massimo, mozzicatura dei gomiti e pugni che battono sul petto.
Diciamo che ho preferito rimuovere la cosa per non soffrire. Così passo il tempo libero (da capitoli del nuovo libro, articoli per riviste e esami per il dottorato) a leggere tutto lo scibile umano sulla gravidanza piuttosto che riflettere che i Muse saranno live a 400 km da casa mia e io quella sera starò sbracata sul divano a guardare un DVD. La mia unica speranza ormai è il famoso patto diabolico con Rolling Stone. Ma vabbeh.
Due giorni fa, Google Alert mi avvisa che ci siamo: quella sera il primo singolo tratto da The Resistance, Uprising, verrà trasmesso da una radio inglese, e che il singolo stesso sarà in vendita su iTunes il giorno dopo.
Indovinate un po’. Uprising è ora nell’HD del mio Mac, il mio tesssssssssoro, e l’ho già sentita una decina di volta. Tra cui le due o tre stamattina in macchina, a tutto volume, col pesciolino che secondo me è rimasto un po’ così mentre io lo rassicuravo con un “è la musica preferita di mamma, mi sa che ti ci dovrai abituare”.

They will not force us
they will stop degrading us
they will not control us
we will be victorious

Non lo so da dove gli è venuta fuori questa botta di entusiasmo liberatorio. Eh sì che il Bells vive in Italia, che tra tutti i paesi cosiddetti sviluppati credo sia uno dei più deprimenti per uno che ha velleità di cambiare il mondo. Per me lo è, per dire. They will force us, he will continue to degrade us (è voi sapete che mi riferisco a tu-sai-chi), they will control us, we will be defeated. E ci aggiungerei anche un bel and no one will care. Ma devo dire che stamane, bloccata nel traffico a 30°, con vari dl si sangue in meno nelle vene, mentre cantavo a squarciagola (yep, almeno il ritornello lo so già), c’ho creduto anch’io. Che si possa fare. Che la resistenza prima o poi ce la farà, che sopra le nuvole c’è sempre il sole e cose così. Che ci dobbiamo credere, quanto meno, perché se non ci crediamo neppure noi, allora è veramente finita. E non è poco.
Per il resto, all’inizio non sapevo che pensare di questa canzone. Non sono i Muse che ho imparato ad adorare
sei anni fa. Del resto, sono cambiati da Absolution, e non è necessariamente un male. Il primo amore non si scorda mai, per cui per me roba come Fury, Hysteria, Ruled by Secrecy e via così sono inarrivabili. Uprising fa molto più Supermassive Black Hole, che là per là mi lasciò perplessa. Però, fin da subito ho avuto voglia di sentirla a ripetizione. È addictive. E al primo ascolto col dirigibile regalo di natale, ho capito che c’era. Semplice, ma con una melodia che è indiscutibilmente loro. Una melodia potente, un basso ossessivo, un paio di inserti che ti straniscono (tipo il “c’mon” preso pari pari dal “call me” dell’omonima canzone delle Blondie). Ma una linea melodica pura, potente, che t’entra in testa. Una voce splendida, per quel che mi riguarda, più intensa e piena del solito, e un ritornello che piglia un sacco. La gente in giro dice che live spaccherà. Ecco, io al live non ci voglio pensare, ma lo sento che questa spaccherà, che sul palco diventerà più pensante e meno dance di quel che sembra.
Siamo dalle parti di Black Holes and Revelations, e forse, se tutto il disco fosse così, come lascia intendere anche l’altra song rilasciata, United States of Eurasia, sarebbe un po’ una pecca. Non che Black Holes blablabla non mi piaccia, ha dentro capolavori come City of Delusion, Hoodoo, Knights of Cydonia. Ma finora non c’è stato un loro disco uguale ad un altro. E vorrei continuassero così, in un percorso assolutamente imprevedibile per i fan. Direi che complessivamente Uprising si riattacca esattamente là dove finiva Black Holes etc., proprio come Take a Bow si riappiccicava a Absolution: prendere il groove dance di Supermassive, ma lo sposa alla tamarraggine di Knights of Cydonia, che resta uno dei loro pezzi più putèèèèèèèèèèèèèèèènti di sempre. L’avete trovata la citazione della canzone ne Un Nuovo Regno? No? Male, male.
Insomma, sono soddisfatta e eccitata per l’uscita. E soprattutto ossessionata. È da stamane che non faccio altro che canticchiare “they will not force us, they will stop degrading us…”. Magari a furia di ripeterlo prima o poi ci credo :P

P.S.
Se foste curiosi, la canzone si può ascoltare per intero qua.

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Due cents su Berlusconi e la Ru486

Non mi sono pronunciata molto sull’escortgate che sta coinvolgendo Berlusconi. Semplicemente, s’è trattato di esaurimento e sfiducia. Nun gliela facevo ad affrontare anche quest’argomento, ecco. Per cui, francamente scoraggiata, ho desistito.
Sono stata zitta anche sulla RU486, anche se di stronzate ne sono state sparate parecchie. Tipo quelle onorevoli (donne!!! sic) che parlando di pillola killer perché ha ucciso 29 donne sulle migliaia e passa che ne fanno uso nel mondo.
Ma due cose due, sull’argomento, le voglio dire.

Primo:
ieri s’è pronunciata la figlia di Berlusconi, Barbara. Che non era tenuta, che era l’ultima ad avere l’obbligo di pronunciarsi pubblicamente. Voglio dire, è suo padre, non dev’essere stato facile. Ma ha detto la sua. E quando ho letto ho pensato: e perché queste cose le dice lei, e noi no? Dov’è la nostra dignità di popolo, la nostra dignità di donne? C’è stato tutto sommato un silenzio assordante dell’opinione pubblica su questa cosa, e delle donne in particolare. Gli uomini fanno un sorrisino del tipo “anvedi er premier come gliel’ammolla, mammagari pure io” e le donne si stringono nelle spalle sospirando un “l’uomo è cacciatore”. Purtroppo non si può liquidare con un “sono fatti suoi”, visto che le esternazioni del primo ministro, i suoi comportamenti pubblici e privati, ci rappresentano nel mondo. Ma siamo stati tutti zitti, e mi ci metto dentro anch’io. Zitti ad aspettare una ragazza di ventiquattro anni.

Secondo:
scavalco tutta la polemica sull’aborto e la Ru486. In questo momento, non mi interessa dire la mia al riguardo. Ma mi interessa mettere l’accento su un fatto che può sembrare secondario, e invece è importantissimo. Ma tutti coloro (per lo più uomini) che pensano che una volta che ci sarà la pillola abortire diventerà la sport preferito delle donne italiane, ma che considerazione hanno di noi? Ma davvero pensano che una donna possa prendere alla leggera una decisione del genere, che possa farlo perché “tanto non fa male, basta bere un bicchier d’acqua…ma sì, oggi abortisco”. Ma non ci dovremmo sentire offese da gente che pensa di noi questo? Che poi giusto un uomo può produrre riflessioni del genere, un uomo che non sa quanto il solo sapere di essere incinta o il solo provare ad avere un bambino ti stravolge la vita per sempre. Ma che ne può sapere un uomo della responsabilità, del timore, delle angosce continue, dell’essere sola, a dispetto degli psicologi, dei ginecologi e del tuo compagno se sei fortunato, davanti ad una scelta che ti cambierà per sempre. E che ne può sapere di cosa significa sentire che avrai un bambino, percepire il corpo che cambia, avvertire con forza la sua presenza, anche se ancora non hai il pancione e non percepisci i movimenti del feto. Una donna queste cose le capisce e le sente. Un uomo no. E forse mi indigna più questo considerarci dei meri contenitori di ovuli fecondati, questo stimarci prive di ogni forma di coscienza che tutto il resto della polemica sulla 194

Voilà i miei due cents. E adesso non picchiatevi troppo nei commenti :P

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Everyone’s Creek

Correva l’anno 2000, io mi preparavo a immergermi nel meraviglioso e faticoso mondo dell’università, e Italia1 pubblicizzava a spron battuto una serie televisiva nuova che, a detta dello speaker della pubblicità, aveva fatto uno sfracelo di ascolti in america. Trattavasi di Dawson’s Creek. All’epoca non guardavo telefilm; avevo all’attivo una decina di puntate di Beverly Hill 90210, visto solo per non sentirmi emarginata rispetto alle compagne di classe che ne parlavano 24/7, ed ero appassionata de La Signora del West, al massimo. Per cui, all’inizio di Dawson’s Creek mi vidi tipo un paio di puntate. Ricordo che la prima fu quella del parto di Bessie. Brrrr.
Poi all’università conobbi Giuliano, e pur di avere argomenti di conversazione con lui ero pronta a tutto, compreso darmi ai telefilm adolescenziali. Lui Dawson’s Creek se lo vedeva, indi per cui…
Ora, quest’estate Italia1 l’ha ritirato fuori dallo scantinato. Lo sanno tutti che d’estate non c’è niente da vedere. Io e Giuliano abbiamo colto la palla al balzo. Voglio dire, potevamo perdere quest’occasione d’oro? Eh no che non potevamo. Ce lo stiamo rivedendo tutto. Principalmente la sera a letto, ma anche qualche volta a cena, o di pomeriggio. E, non mi vergogno per niente a dirlo, mi sto divertendo un sacco. È un pezzo di storia della mia vita, e complessivamente è ben fatto. Ok, Dawson è palesemente gay, altro che Jack, parlano tutti troppo e dopo un po’ ci facciamo due meloni così di Joey che prima ama Dawson, poi no, poi Pacey, ma pure Dawson, no scusa, Pacey è meglio, no però pure Dawson…Però inquadra in modo giusto alcune cose dell’adolescenza. Cosa che, e me ne stupisco, non capivo quando avevo diciannove anni. Mi sembravano errori di sceneggiatura. E invece no, era proprio che non avevo il distacco necessario. Ci stavo ancora dentro, per cui non capivo. L’autoanalisi eccessiva, il perché stai lì a dire “ti amo, ma non posso stare con te” per il semplice fatto che, dopo dieci e passa anni passati ad amare uno da lungi, quando poi ce l’hai sotto mano ti rendi conto che non te ne fregava una ceppa, tutto sommato, era tutta ossessione. Mi diverte come i commenti che ci scambiavamo all’epoca io e Giuliano siano completamente diversi da quelli che facciamo adesso. Tipo, ora mi torna anche Andy che combina quel che combina con Pacey; ricordo che all’epoca ci rimasi malissimo.
I commenti che ci scambiamo io e Giuliano durante la visione, le sghignazzate e le prese in giro, ci dicono quanto tutto sommato ci piace quel telefilm verboso e a tratti assurdo (Pacey a letto con l’insegnante??? Abbie senza né capo né coda…); il mio tifo per Jen, gli insulti a Dawson, i commenti sull’attore che fa Jack e che ovviamente prova ribrezzo alla sola vista di un uomo…ci aiutano a riappropriarci di una cosa che ci appartiene, che ha fatto parte di noi, e ancora ci diverte.
Non so cosa ci piaceva, e cosa ci piace ancora. Il fatto che tutti riescono ad immedesimarsi almeno in uno dei personaggi, le storie universali, che tutti, ma proprio tutti hanno attraversato tra i quindici e i diciotto (e se gli ha detto sfiga anche dopo), l’atmosfera generale, la simpatia del tutto, la schiettezza e gli ammiccamenti al pubblico.
So solo che dopo una giornata di lavoro, e dopo due ore buone di sessione intensissima di scrittura, quei quaranta minuti a Capeside sono una specie di balsamo, quel che mi ci vuole per svuotarmi la testa e riappacificarmi col mondo. Un mondo in cui i ragazzini girano film, le belle e dannate si accoppiano con ingenui fanciulli e ogni sera c’era un tramonto splendido sul fiume.

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Nuoto

Da bambina avevo un rapporto conflittuale con il nuoto. La mia prima esperienza di corso fu in un villaggio vacanze, dove mi traumatizzarono buttandomi in acqua alta tipo al secondo giorno.
Tornata a casa, si scoprì che tendevo a fare la gobba (l’avrete notato praticamente in tutte le splendide mie foto che girano online), per cui l’ortopedico mi spedì a fare chilometri di dorso in piscina. E all’epoca non mi piaceva. L’affollamento in corsia, l’acqua che ti entrava negli occhi, e la paura di mettere la testa sotto, il terrore di imparare lo stile libero, che mi avrebbe costretta fatalmente ad infilare il naso in acqua. Per cui smisi dopo qualche anno. Per ricominciare a quattordici anni. Con rinnovato interesse. Improvvisamente, mi piaceva. Mi piaceva come scivolavo sull’acqua, mi piaceva cercare di ridurre la resistenza al minimo, fendere le ondine della piscina, essere veloce, più veloce degli altri.
Da allora, non mi è più passata. Anche se negli ultimi anni ho optato per la palestra. Fare nuoto libero non è semplicissimo, in genere è relegato ad orari folli, durante i quali in genere io sono già a letto a scrivere.
Ma da quando sono incinta, non posso più fare total body, e il numero di attività fisiche che posso compiere senza far venire troppo il fiatone all’erede si è ristretto. Per cui ho riscoperto il nuoto.
È fantastico quando mi infilo in acqua, e finalmente torno leggera. Non forzo come facevo da ragazzina, sessanta vasche dorso senza tirare mai il fiato in un’ora netta. Mi riposo spesso, non cerco di correre. Solo, mi godo il mio corpo che si muove in acqua, l’unica situazione in cui non mi senta goffa, o poco coordinata. Perché nuotare mi riesce bene. E mi fa bene. La tensione della giornata se ne va via con la gravità, le mie gambe galleggiano, e penso che è buffo che io galleggi in piscina mentre il pesciolino che è in me galleggia nella mia pancia. Chissà come si sente lui mentre io nuoto.
Il nuoto mi piace anche vederlo in tv. È il mio sport preferito. Pallanuoto esclusa, che per qualche ragione mi annoia molto, mi piace tutto. L’eleganza dei tuffi, la perfezione del sincronizzato, la potenza del nuoto. Le olimpiadi mi piacciono soprattutto per le scorpacciate di nuoto che posso farmi. Per questo, quando ho saputo che nel 2009 i mondiali di nuoto si sarebbero tenuti a Roma ho deciso che dovevo esserci. In un istante di follia avevo anche valutato la possibilità di fare la volontaria: due settimane lì in piscina a contatto con gli atleti. Una figata, se non avessi libri da scrivere, dottorati da portare avanti e una casa sui badare. Senza contare il pesciolino da far crescere.
Ma i biglietti li volevo. Obiettivo iniziale, tuffi o sincro. È che Giuliano non è esattamente un appassionato, per cui pensavo di portarlo a vedere qualcosa di scenografico. Poi ho perso tempo, mi sono accorta che durante la settimana non potevo andare a seguire niente causa lavoro, e allora mi sono ridotta all’ultimo. Sono andata sabato pomeriggio.
È stata un’emozione già solo entrare nello stadio del nuoto, al foro italico, un posto legato a ricordi di varia natura: gli internazionali di tennis che andavo a vedere col babbo, la volta che diedi il primo bacio della mia vita durante il Golden Gala.
Faceva un caldo devastante. Mi ero cosparsa di crema solare da capo a piedi, memore dell’ultima, drammatica scottatura che m’ero presa a mare. Eppure erano le gare erano dalle sei alle otto circa.
Ho visto il trionfo di Phelps sui 100 farfalla, una gara straordinaria, mi sono sgolata sugli 800 stile della Filippi, incitandola fino alla fine. È stato bello. Un po’ la realizzazione di un piccolo sogno che coltivavo da un anno, un po’ un’esperienza piacevole in sé. Perché sei insieme ad altra gente, e il tifo ti contagia, ti fa sentire più profondamente la competizione. Perché sei vicino agli atleti, ti senti coinvolto, percepisci la loro concentrazione, assisti al loro trionfo o alla loro caduta. Perché sei parte di qualcosa.
Svariate volte ho pensato che forse mi sarebbe piaciuto provare la via dell’agonismo, quand’ero ragazzina. Avevo resistenza, e quel minimo di velocità. Con ogni probabilità non avrei combinato niente, e forse avrei finito per odiarlo, il nuoto. Ma l’averci solo pensato mi rende il nuoto una cosa mia. Come i ragazzini che giocano a calcio, e guardano la partita con altri occhi, sentono che è una faccenda che li riguarda più da vicino, rispetto ai tifosi normali. Sentono che è roba loro, che sono esperti del campo.
È durato meno di due ore, ma è stato bello. E domani, di nuovo in piscina per i miei 800 metri bisettimanali, calmi e rilassanti.

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