Premessa praticamente slegata dal resto:
Mio suocero ci ha dato in affidamento la sua 500 nuova per un paio di settimane. La verità è che la 500 c’ha sempre ispirati, a me e Giuliano, e coviamo il segreto desiderio di comprarla anche noi prima o poi, quando la piccola dei miei diventerà troppo vecchietta (oddio, si avvia ormai ai 10 anni, a dire il vero…). E insomma, ieri e oggi l’ho provata. Ma è davvero figa! Scattante, spaziosa e un sacco bellina. Mi soffermo solo su due punti
a) il tettuccio apribile trasparente. Mi piace troppo alzare gli occhi e vedere il cielo. Ti dà un’idea di libertà, di spazi aperti. Il cruscotto sembra allargarsi, gli spazi si dilatano e diventa tutto più bello
b) certe cose che sembra averle fatte la Apple. Tipo i comandi vocali. Che puoi usare col bluetooth del cellulare. “Chiama mamma!” e lei chiama. O la presa USB. Stamane, mentre andavo a fare le analisi del sangue mensili, volevo sentire i Muse. Siccome però in generale l’iPod non si connette alla 500 (con la 147 invece c’è questa possibilità), ho messo cinque song sul pennino USB. Entro in macchina e infilo il pennino, domandandomi come farò a farlo funzionare. Sorpresa. Non devo fare niente. Parte da solo con le prime note di Uprising. E da qui, da quelle prima note, può partire il post odierno
The post
Non ne ho parlato molto, ma a settembre uscirà il quinto album da studio dei Muse, The Resistance. Lo so anche, perché ne ho parlato. Perché a novembre e a dicembre scenderanno in Italia per due concerti. E io non ci sarò. Dicono che non è che due ore di pogo o headbanging ininterrotto su musica ad altissimo volume, stipati in un palazzetto dello sport pregno di fumo di tabacco e maria faccia molto bene ad un feto di otto mesi. Dicono. Per cui, no concerto. Con conseguente dolore massimo, mozzicatura dei gomiti e pugni che battono sul petto.
Diciamo che ho preferito rimuovere la cosa per non soffrire. Così passo il tempo libero (da capitoli del nuovo libro, articoli per riviste e esami per il dottorato) a leggere tutto lo scibile umano sulla gravidanza piuttosto che riflettere che i Muse saranno live a 400 km da casa mia e io quella sera starò sbracata sul divano a guardare un DVD. La mia unica speranza ormai è il famoso patto diabolico con Rolling Stone. Ma vabbeh.
Due giorni fa, Google Alert mi avvisa che ci siamo: quella sera il primo singolo tratto da The Resistance, Uprising, verrà trasmesso da una radio inglese, e che il singolo stesso sarà in vendita su iTunes il giorno dopo.
Indovinate un po’. Uprising è ora nell’HD del mio Mac, il mio tesssssssssoro, e l’ho già sentita una decina di volta. Tra cui le due o tre stamattina in macchina, a tutto volume, col pesciolino che secondo me è rimasto un po’ così mentre io lo rassicuravo con un “è la musica preferita di mamma, mi sa che ti ci dovrai abituare”.
They will not force us
they will stop degrading us
they will not control us
we will be victorious
Non lo so da dove gli è venuta fuori questa botta di entusiasmo liberatorio. Eh sì che il Bells vive in Italia, che tra tutti i paesi cosiddetti sviluppati credo sia uno dei più deprimenti per uno che ha velleità di cambiare il mondo. Per me lo è, per dire. They will force us, he will continue to degrade us (è voi sapete che mi riferisco a tu-sai-chi), they will control us, we will be defeated. E ci aggiungerei anche un bel and no one will care. Ma devo dire che stamane, bloccata nel traffico a 30°, con vari dl si sangue in meno nelle vene, mentre cantavo a squarciagola (yep, almeno il ritornello lo so già), c’ho creduto anch’io. Che si possa fare. Che la resistenza prima o poi ce la farà, che sopra le nuvole c’è sempre il sole e cose così. Che ci dobbiamo credere, quanto meno, perché se non ci crediamo neppure noi, allora è veramente finita. E non è poco.
Per il resto, all’inizio non sapevo che pensare di questa canzone. Non sono i Muse che ho imparato ad adorare
sei anni fa. Del resto, sono cambiati da Absolution, e non è necessariamente un male. Il primo amore non si scorda mai, per cui per me roba come Fury, Hysteria, Ruled by Secrecy e via così sono inarrivabili. Uprising fa molto più Supermassive Black Hole, che là per là mi lasciò perplessa. Però, fin da subito ho avuto voglia di sentirla a ripetizione. È addictive. E al primo ascolto col dirigibile regalo di natale, ho capito che c’era. Semplice, ma con una melodia che è indiscutibilmente loro. Una melodia potente, un basso ossessivo, un paio di inserti che ti straniscono (tipo il “c’mon” preso pari pari dal “call me” dell’omonima canzone delle Blondie). Ma una linea melodica pura, potente, che t’entra in testa. Una voce splendida, per quel che mi riguarda, più intensa e piena del solito, e un ritornello che piglia un sacco. La gente in giro dice che live spaccherà. Ecco, io al live non ci voglio pensare, ma lo sento che questa spaccherà, che sul palco diventerà più pensante e meno dance di quel che sembra.
Siamo dalle parti di Black Holes and Revelations, e forse, se tutto il disco fosse così, come lascia intendere anche l’altra song rilasciata, United States of Eurasia, sarebbe un po’ una pecca. Non che Black Holes blablabla non mi piaccia, ha dentro capolavori come City of Delusion, Hoodoo, Knights of Cydonia. Ma finora non c’è stato un loro disco uguale ad un altro. E vorrei continuassero così, in un percorso assolutamente imprevedibile per i fan. Direi che complessivamente Uprising si riattacca esattamente là dove finiva Black Holes etc., proprio come Take a Bow si riappiccicava a Absolution: prendere il groove dance di Supermassive, ma lo sposa alla tamarraggine di Knights of Cydonia, che resta uno dei loro pezzi più putèèèèèèèèèèèèèèèènti di sempre. L’avete trovata la citazione della canzone ne Un Nuovo Regno? No? Male, male.
Insomma, sono soddisfatta e eccitata per l’uscita. E soprattutto ossessionata. È da stamane che non faccio altro che canticchiare “they will not force us, they will stop degrading us…”. Magari a furia di ripeterlo prima o poi ci credo
P.S.
Se foste curiosi, la canzone si può ascoltare per intero qua.