Archivi del giorno: 21 settembre 2009

Il gioco dell’autunno…

…o anche L’Enigma della Licia.
Prendete una bottiglia di Martini chiusa e riposta da tempo immemore in una vetrinetta di un salotto qualsiasi. Prendete una ventina di formiche.
Trovate un modo in virtù del quale le formiche possano prendersi, letteralmente, la sbornia della vita

formiche

P.S.
Me lo hanno indicato da più parti, lo condivido con voi. Ieri pare che i Muse fossero a Quelli che il Calcio, un’ospitata che fanno praticamente ad ogni disco. Per cui, ecco a voi il cantante Dominic Howard (?), il chitarrista Christopher Wostenholm (??), ma soprattutto lo strepitoso batterista Matthew Bellamy (???). Vabbeh, so’ ragazzi, se so’ voluti diverti’. Tutti hanno trovato inquietante la Ventura che che pare non essersi accorta di nulla. Personalmente, non ci vedo niente di così scandaloso. Voglio dire, è ovvio che i gruppi musicali invitati a Quelli che il Calcio sono completamente fuori contesto; non è una trasmissione di musica, è un contenitore pomeridiano che parla di tutto un po’. Prova ne siano le domande della conduttrice, che paga il suo dazio di far pubblicità al gruppo senza particolare verve né voglia. It’s showbiz. In rete tutti incensano il “gesto provocatorio” del gruppo. Secondo me trattasi di semplice voglia di fare i cazzoni. Punto. Se non ti sta bene andare a fare playback, se non ti sta bene andare in una trasmissione dove la conduttrice a malapena sa chi sei, e sostiene che possiedi quaranta elementi orchestrali nel garage di casa, non ci vai, non credo che la Warner poi ti venga a dare fuoco al suddetto garage. Altro conto è che ti vuoi divertire, in un contesto in cui sai per altro di poterlo fare. Poi, vabbeh, sarò io che la retorica à la sex, drugs & rock’n'roll, per cui il musicista rock se non spacca chitarre ogni tre per due e non muore di droga/cirrosi epatica a ventisei anni è poco credibile, l’ho sempre trovata un po’ ridicola, ma mi piace più credere al gesto estemporaneo, fatto per non rompersi troppo le balle durante una marchetta, che al supremo atto di ribellione dei miei stivali.

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