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31
ottobre 2009

30
ottobre 2009

Lo so che due anni fa avevo scritto questo. E che anche se non le avevo scritte, queste cose le avevo pensate per un sacco di anni.
Non lo so cosa mi è successo quest’anno. Ma anche i migliori alla fine si arrendono.

halloween

29
ottobre 2009

Ad un certo punto della mia carriera di globe trotter, lo sapete, mi sono rotta la scatole di viaggiare per lavoro. O meglio, non avevo più voglia di star via tutti i fine settimana, di sfinirmi su treni sempre più lenti, di prendere un aereo dietro l’altro.
Da questo punto di vista la gravidanza mi ha dato una tregua. Sostanzialmente è da luglio che non viaggio più. Mi piace starmene a casa nei fine settimana, a scegliere cosa fare (sostanzialmente niente, ma non è questo il punto, il punto è che posso decidere di non fare niente), mi piace non sapere quando prenderò il prossimo aereo. Non mi succedeva da un sacco di tempo.
Poi però arriva fine novembre. E ti accorgi che una cosa quest’anno ti mancherà. Lucca Comics & Games. Quando, nel lontano 2000, mi affacciai al mondo del fumetto, Lucca rappresentava per me il Sacro Graal. Era una cosa leggendaria, lontana, e alla quale presumibilmente non avrei mai partecipato. Poi, nel 2004, arrivarono i libri, e con loro arrivai io a Lucca. Dal 2004 non ho perso una fiera. Neppure una. Dai tempi dei capannoni in quel grosso spazio col brecciolino a terra, a quelli più recenti della fiera in mezzo alla città. Ci sono andata in cosplay, in borghese, ci ho conosciuto e incontrato un bel po’ di gente, ci ho vissuto esperienze a volte un po’ strane, ci ho passato giorni tra i più stancanti ed esaltanti della mia carriera, rimbalzando da uno stand all’altro. Ci ho anche comprato un sacco di roba, ovviamente.
Quest’anno non ci andrò perché non ce la faccio a fare tre ore di viaggio, non ce la faccio a zompare dalla presentazione alla firma copie all’intervista, e perché non me la sento proprio di stare in mezzo alla solita folla oceanica di quel posto lì. Ci andrei tranquilla solo in armatura copripanza. So che è la scelta giusta e non voglio tornare indietro. Ma mi manca.
Mi manca il freddo gelido, mi mancheranno probabilmente persino le cinque e passa ore di gara di cosplay. Mi mancheranno tutti gli amici che ci vanno e che non incontrerò. Mi mancherà quell’aria lì, mi mancherà questo contatto con la mia parte nerd e fumettara. Poi, diciamo che la consapevolezza che un po’ di gente che conosci gira tra stand stracolmi di fumetti mentre te passi praticamente una giornata all’ospedale tra controlli di vario genere e l’ombra lunga del dover iniziare la terapia insulinica che si stende sui prossimi mesi, diciamo che non aiuta.
Vi penserò un sacco in questi giorni, voi che ci andrete. In cambio, voi magari fate tante belle foto ad eventuali cosplay mondemerseschi e draconiani.

28
ottobre 2009

Ieri si parlava di nerd, e oggi, manco a farlo apposta, si parla di quanto io stessa lo sia.
Credo sia universalmente noto qua sopra che io sono dipendente da Lost. La mia è una passione sconfinata e maniacale, che mi ha portato nel tempo, ad esempio, a partecipare a praticamente tutti i giochini online che la produzione ha prodotto tra una serie e l’altra, nonché a comprarmi persino il deludentissimo videogiochino.
Ho ovviamente tutte le serie in cofanetto, fino alla terza le ho riviste tre volte ciascuna. Ora attendo con ansia la sesta e ultima serie, a gennaio, quando, a quanto pare, finalmente sapremo.
Ora, mi mancava la quinta serie, che in Italia in chiaro è finita tipo ad agosto o giù di lì. Ieri Giuliano l’ha trovata in vendita al centro commerciale sotto casa nostra. Ma non si è limitato a comprarmi il cofanetto. Eh no. Ha fatto di più. Mi ha comprato l’inatteso. Mi ha comprato il gadget assolutamente immancabile per un vero-lost fan. Mi ha comprato questo. Voi direte: “E che è?”. Questo. Ossia un’edizione particolare della quinta stagione, piena di contenuti speciali di vario genere. L’apertura del pacco è stata quasi sacrale, manco stessi spacchettando un Mac (tutti sanno che il packaging dei prodotti Apple è una specie di opera d’arte di cui si gode con gesti lenti e assaporando ogni strato), il tutto corredato da foto esplicative dell’evento. Una roba da maniaci, insomma.
Per cui, apro il pacco e dentro c’è un raccoglitore, non dissimile da quelli che Sayd, Kate e Locke trovano nella casetta di Mikail. E già la salivazione mi sale.
Apro ancora, e la goduria si impenna. Dentro c’è una videocassetta. Come quella che i Nostri osservano nella Stazione della Perla. Ok, non ho un videoregistratore a portata di mano, ma forse ne ho uno a casa dei miei, oppure qualcosa mi inventerò. Quel che conta è la perfetta aderenza all’universo lostiano dell’oggetto che ho tra le mani.
Seguono libretti esplicativi di vario genere sulla Dharma, con lettera di quel simpatico fricchettone di Horace. Ma, ehi, ragazzi, siamo sull’isola! Un posto strano, abitato da gente nient’affatto ospitale e popolata da presenza misteriose. Per cui, un po’ di informazioni sulla sicurezza sono mandatorie, come si direbbe con un inglesismo orrendo che siamo in grado di mandar giù solo noi fisici avvezzi a maltrattare l’italiano.
Segue chicca. Quattro scudetti in stoffa di altrettante stazioni Dharma. Come quelli che stanno sulle ormai arcinote divise degli adepti della omonima Initiative. La mia mente vola. Me li attacco sulla borsa. Su una felpa. Sulla fronte.
Poi, altro tocco di classe. Ok, fin qui tutta robina divertentissima, ma dove sono i dvd della quinta serie? In finti contenitori da floppy disk molto anni ‘80. Ragazzi, del resto la Dharma risale a quegli anni lì. Easter Egg, un inquietante cd dei Jeronimo Jackson, gruppo musicale adorato dai poveri abitanti dello Swan, e sul quale noi fan ci stiamo arrovellando da qualcosa come sei anni. Notare la copertina che fa tanto Donnie Darko.
Infine, in una tasca, una busta con scritto su Confidential. E io ormai sono proprio su di giri. Ho dato dei geni a quelli del marketing praticamente a ogni pie’ sospinto. L’entusiasmo si smorza quando mi accorgo che per aprire la busta devo romperla. Ora. È universalmente noto che il vero collezionista non rompe le scatole (purtroppo non in senso metaforico, ma fisico). Il packaging è importante tanto quanto il prodotto contenuto. Per dire, c’è gente che non apre le action figures. Io non appartengo alla categoria, conservo solo le scatole indispensabili per non invalidare la garanzia (anche se a volte me ne dimentico…), ma devo dire che rompere la busta mi costa.
Giuliano osserva: “Il vero fan ne comprerebbe due, e uno lo terrebbe intonso, l’altro lo aprirebbe”
Io: “Uomo, non mi tentare”, ma le mie dita già strappano la carta, per fortuna lungo un bordo tratteggiato, in modo da non fare troppi danni.
Ed esce fuori, indovina indovina…il trattato di tregua tra la Dharma e gli Ostili! Con tanto di annotazioni a mano di Richard Alpert aka L’Uomo con l’Eyeliner Incorporato! Spettacolo!!

Ora, lo so. Questo è un post da iniziati. Nonostante la profusione di link, non credo che uno che non abbia mai visto Lost ci abbia potuto capire qualcosa. È anche un post da malati, lo ammetto. Diciamo che fa parte della bilogia sui nerd. È che non bisogna mai dimenticarsi delle proprie radici, specie quando ci si sta evolvendo verso nuovi stadi dell’esistenza. Nel mio caso, quello di geek-mamma. In fin dei conti lo dicevo io a Giuliano, qualcosa come due anni fa.
“Ma ci pensi? Vedremo la fine di Lost 2011, quando presumibilmente avremo un figlio. Immagino la scena. Guarda pupo, finalmente la mamma scopre cosa caspio è l’isola, dopo sei anni di attesa”.

27
ottobre 2009

Pare che i nerd siano di moda. O così diceva qualcuno. Mi sono accorta che la cosa ha un fondo di verità quando un paio di miei colleghi mi hanno segnalato The Big Bang Theory.
Si tratta di una sit-com americana che stanno trasmettendo da poco anche in Italia, e che ha per protagonisti quattro nerd persi alle prese con i rapporti con una ragazza normale, la sexy vicina di casa di due di loro, Penny.
Devo dire che ho iniziato la visione un po’ così, senza particolari aspettative. Oddio, la sigla è geniale, devo dire (per gli anglofoni c’è anche il testo). Ma le sit-com non le ho mai seguite con eccessiva passione. Mi danno fastidio soprattutto le risate preregistrate: è come se gli autori non si fidassero della propria capacità di far ridere, e allora suggerissero (imponessero) al pubblico su quali battute, come e quanto ridere.
Ora, questa idiosincrasia non l’ho superata, ma devo dire che The Big Bang Theory è veramente fatto molto, molto bene. Innanzitutto, per e Giuliano è particolarmente appetibile perché i protagonisti sono praticamente tutti fisici, eccezion fatta per un ingegnere. C’è persino un astrofisico, indiano, ovviamente. E il modo in cui il mondo dei ricercatori e dei nerd è messo alla berlina è fantastico. Non si tratta della solita presa in giro dello sfigato con un cervello che non ha ancora capito che per vincere nella vita bisogna essere fighi e scemi. È una presa in giro dall’interno, da chi quel mondo lo conosce bene, ci vive dentro e ci si trova a suo agio. Un po’ come PhD Comics, un’altra chicca del genere, evidentemente curato da uno che il dottorato l’ha fatto davvero. Altrimenti non si spiegherebbero le dinamiche tra fisici teorici e sperimentali che sono alla base di un sacco di battute di The Big Bang Theory, e che sono veramente una cosa da addetti ai lavori: voglio dire, io lo so che i teorici e gli sperimentali sono come cani e gatti, e so su cosa si prendono in giro, ma non credo che questa sia una cosa cognita al di fuori dell’ambiente. Per dire, prima che me lo spiegasse un musicista non sapevo che violinisti e violisti non si possono vedere.
Poi è accurata. Ogni puntata, da nerd quale anch’io sono, mi metto lì a controllare se qualcuno spara una cazzata fisica. E finora, stanti le mie conoscenze (certo, quando si passa alla fisica teorica spinta non è che possa dirne molto…), non è mai stato detto nulla di davvero sbagliato. Il che vuol dire che dietro la serie c’è un lavoro pazzesco, o quanto meno la consulenza di uno che di fisica ne sa. E non solo di fisica. Si tirano in ballo anche la biologia, la medicina, la storia e un sacco di altre cose.
A volte mi sorprende come alcuni discorsi tra Leonard e Sheldon, i due protagonisti, assomiglino a certi discorsi che facciamo io e Giuliano. Tipo la tirata sul funzionamento del termometro digitale di un paio di sere fa. La salute in questo periodo non è il nostro forte, per cui, a breve distanza, ci siamo ammalati entrambi, e abbiamo fatto la conoscenza con questo strano oggetto che è il termometro senza mercurio. Siamo stati lì a parlare di algoritmi di Marquardt, minimizzazione dei fit e roba del genere. Senza contare che da quando sono incita controllo il mio peso con un programmino che ho scritto che plotta la curva del mio aumento paragonata con le curve media, massima e minima. Per dire.
La cosa che mi stupisce è che un prodotto come The Big Bang Theory, che strizza evidentemente l’occhio ad una porzione abbastanza ristretta della popolazione, abbia successo. E in america ne ha eccome. A far ridere fa ridere un sacco, ma davvero. Ma a volte mi sembra faccia ridere noi che quelle cose le viviamo tutti i giorni, che sappiamo come si dice vittoria in klingoniano e sappiamo (più o meno :P ) cosa sono le stringhe. Ma forse sono io a sbagliare. Forse i nerd non sono così pochi. Forse c’è un nerd in ciascuno di noi. C’è quello appassionato di fumetti, quello che conosce tutta la serie classica di Star Trek a memoria, quello che non si perde un numero dell’uomo ragno e via così. Tutti noi abbiamo passioni sconvolgenti che, vivaddio, ci rendono un po’ diversi dagli altri. Forse per questo riusciamo a identificarci con Leonard & co. E per tutti gli altri, quelli con una vita sociale normale e che non passano le serate a smontare computer degli anni ‘80 per farci girare sopra Snow Leopard, c’è Penny, la “normale” del gruppo, che guarda questo mondo strano dall’esterno, con affetto e comprensione, e senza mai giudicare. E che giustifica un po’ la nostra ignoranza quando Sheldon parte a spiegare stringhe e superstringhe.

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