Santoro ieri sera l’ha visto mezza Italia. Non mi stupisco. L’abbiamo visto persino noi, che non ci riunivamo davanti al sacro elettrodomestico assieme da qualcosa come un paio di anni (credo fosse una puntata di House).
Per la cronaca, mi sono annoiata molto. Vedere Belpietro che si arrampica sugli specchi, sentire la D’Addario che dice cose a me stracognite, non è che mi abbia entusiasmata. Infatti, a ‘na certa ho staccato e me ne sono andata a letto. Ma non era tanto questo il punto della serata. Il punto è che, sostanzialmente per la prima volta da quando questa squallida storia è iniziata, s’è parlato dell’escort-gate sulla Rai, e non su Raitre, né ad orari adatti ai sonnambuli. No. In prima serata sul due. Il senso di quelle due ore di trasmissione è stato questo. Non tutti ci stanno a tenere la bocca chiusa sui comportamenti pubblici e privati del premier (vedi un TG qualsiasi sull’uno o sul due, ormai sono un tripudio di storielle inutili tipo la nipote che mette in vendita la nonna su Ebay, o innocua cronaca nera, tipo la mamma che strangola il pupo o gli ennesimi sviluppi del caso Garlasco). Soprattutto quando c’è il fondato sospetto che il Nostro non si limiti a pagare in moneta sonante le donne che gli aggradano, ma le retribuisce in seggi al parlamento e favori di vario genere. Tralasciando l’incoerenza morale di uno che fai il trombeur de femmes la sera, e la mattina partecipa al Family Day.
Comunque. Tutto questo per fare un po’ di pubblicità alla manifestazione di domani a Roma sulla libertà di stampa. L’appuntamento è alle 15.30 a Piazza del Popolo. Io non vado per ovvie ragioni (folla e panza non è che vadano molto d’accordo), ma non fosse stato per Irene sarei sicuramente andata.
I detrattori dicono che il fatto stesso che si possa manifestare per la libertà di stampa implica che siamo un paese libero. Zucconi dal suo blog risponde giustamente che uno la libertà deve difenderla finché ce l’ha; quando non ce l’hai, puoi solo riconquistarla, e in genere è roba che costa sangue e morte. E non credo che vogliamo arrivare a tanto.
Brutti segnali ce ne sono, dalle querele che fioccano sui giornalisti al premier che dice che la Rai, siccome è di stato, deve fare da grancassa alla propaganda del governo. Passando per le dimissioni di Boffo, ovviamente. Ce n’è per ricordarci che la libertà di espressione è un diritto cui non possiamo in alcun modo rinunciare. Chi si diletta di blogging questa cosa la capisce anche meglio di altri.
Per cui, il mio invito è ad andare e farsi sentire. Io farò il tifo da casa