Archivi del giorno: 12 ottobre 2009

Waiting for Irene

Quando ero ragazzina, sui dodici anni, andavo a ricamare dalle suore. Immagino che questa rivelazione scuoterà la coscienza di molti e mi farà perdere due miliardi di punti nella considerazione di alcuni. A me però piaceva molto. Ricamare l’avevo già imparato da mia madre, ma lì incontravo altre ragazze, stavo in compagnia per altro in un ambiente molto piacevole. C’ero andata all’asilo da bimbina, e già questo mi rendeva il convento un posto in cui avevo piacere a stare.
Ora, uno si immaginerà chissà cosa alla parola ricamo. Purtroppo io so fare solo tre cose: mezzo punto, punto scritto e punto croce, che poi sono quasi la stessa cosa. Però mi ci divertivo molto. Indosso ancor ogni tanto alcuni gilet che ricamai anni fa, uno mentre ero bloccata a letto da una distorsione alla caviglia. E poi feci tovagliette per la colazione, bavaglini per le figlie delle amiche, quadretti e via così.
È praticamente dalla nascita di Rebecca che non ricamo più niente. Ho ripreso tipo un mese fa. Avevo paura di non ricordare neppure come si facesse. E invece. È bastato prendere in mano ago e filo, e tutto è ripartito alla grande. Praticamente sono diventata lo stereotipo della donna gravida che cuce il corredino: al momento ho fatto tre bavaglini e il fiocco da appendere alla porta di casa quando sarà. Sto pensando di tornare anche a lavorare ai ferri (cose semplici ne sapevo fare, un’estate mi feci un top a maglia) e fare un ponchettino per Irene.
Ma la passione per il fai da te non si ferma qua. Ieri il marito è andato in spedizione al Romics. Io mi sono tenuta lontana. È che con la panza che mi ritrovo non mi sento molto a mio agio in mezzo alla folla, e poi mi stanco subito, e le fiere del fumetto sono belle, ma massacranti. Lì per lì non gli ho chiesto di comprarmi niente, poi ho realizzato che ci sarebbe stata una cosa che volevo: qualche stampa per la camera di Irene.
A casa nostra no quadri alle pareti. Neppure le immancabili lauree e dottorati. Non so perché. Credo mancanza di voglia di appenderli. Per dire, abbiamo tre stampe che ci piacciono molto, ma da quando abbiamo traslocato ancora non abbiamo deciso dove appenderle. Ma in camera di Irene vorrei metterci qualcosa. Sennò le pareti bianche fanno troppo ospedale. E allora a Giuliano è venuta l’idea.
“Disegna qualcosa tu”.
Nella mia stanza a casa dei miei avevo fatto delle cose da appendere alle pareti: un disegno di Dragon Ball e uno di Dai. Con l’acquerello (che poi erano in realtà tempere moooooolto diluite, ma l’effetto era quello). Per cui, Ora è tutta la mattina che cerco online disegni di Miyazaki da riprodurre (e qui so che vi fornisco il destro per facili battute…). Cioè, so che fossi brava dovrei inventarmi qualcosa io, ma avete visto gli orrori che produco quando invento roba (basta dare un occhio alla sezione Download del sito). Per la verità io so solo copiare: da foto o da altri disegni. Per cui. Ma mi piace l’idea di fare qualcosa con le mie manine per Irene. Vabbeh, vedremo se sarò all’altezza.

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