Pare che i nerd siano di moda. O così diceva qualcuno. Mi sono accorta che la cosa ha un fondo di verità quando un paio di miei colleghi mi hanno segnalato The Big Bang Theory.
Si tratta di una sit-com americana che stanno trasmettendo da poco anche in Italia, e che ha per protagonisti quattro nerd persi alle prese con i rapporti con una ragazza normale, la sexy vicina di casa di due di loro, Penny.
Devo dire che ho iniziato la visione un po’ così, senza particolari aspettative. Oddio, la sigla è geniale, devo dire (per gli anglofoni c’è anche il testo). Ma le sit-com non le ho mai seguite con eccessiva passione. Mi danno fastidio soprattutto le risate preregistrate: è come se gli autori non si fidassero della propria capacità di far ridere, e allora suggerissero (imponessero) al pubblico su quali battute, come e quanto ridere.
Ora, questa idiosincrasia non l’ho superata, ma devo dire che The Big Bang Theory è veramente fatto molto, molto bene. Innanzitutto, per e Giuliano è particolarmente appetibile perché i protagonisti sono praticamente tutti fisici, eccezion fatta per un ingegnere. C’è persino un astrofisico, indiano, ovviamente. E il modo in cui il mondo dei ricercatori e dei nerd è messo alla berlina è fantastico. Non si tratta della solita presa in giro dello sfigato con un cervello che non ha ancora capito che per vincere nella vita bisogna essere fighi e scemi. È una presa in giro dall’interno, da chi quel mondo lo conosce bene, ci vive dentro e ci si trova a suo agio. Un po’ come PhD Comics, un’altra chicca del genere, evidentemente curato da uno che il dottorato l’ha fatto davvero. Altrimenti non si spiegherebbero le dinamiche tra fisici teorici e sperimentali che sono alla base di un sacco di battute di The Big Bang Theory, e che sono veramente una cosa da addetti ai lavori: voglio dire, io lo so che i teorici e gli sperimentali sono come cani e gatti, e so su cosa si prendono in giro, ma non credo che questa sia una cosa cognita al di fuori dell’ambiente. Per dire, prima che me lo spiegasse un musicista non sapevo che violinisti e violisti non si possono vedere.
Poi è accurata. Ogni puntata, da nerd quale anch’io sono, mi metto lì a controllare se qualcuno spara una cazzata fisica. E finora, stanti le mie conoscenze (certo, quando si passa alla fisica teorica spinta non è che possa dirne molto…), non è mai stato detto nulla di davvero sbagliato. Il che vuol dire che dietro la serie c’è un lavoro pazzesco, o quanto meno la consulenza di uno che di fisica ne sa. E non solo di fisica. Si tirano in ballo anche la biologia, la medicina, la storia e un sacco di altre cose.
A volte mi sorprende come alcuni discorsi tra Leonard e Sheldon, i due protagonisti, assomiglino a certi discorsi che facciamo io e Giuliano. Tipo la tirata sul funzionamento del termometro digitale di un paio di sere fa. La salute in questo periodo non è il nostro forte, per cui, a breve distanza, ci siamo ammalati entrambi, e abbiamo fatto la conoscenza con questo strano oggetto che è il termometro senza mercurio. Siamo stati lì a parlare di algoritmi di Marquardt, minimizzazione dei fit e roba del genere. Senza contare che da quando sono incita controllo il mio peso con un programmino che ho scritto che plotta la curva del mio aumento paragonata con le curve media, massima e minima. Per dire.
La cosa che mi stupisce è che un prodotto come The Big Bang Theory, che strizza evidentemente l’occhio ad una porzione abbastanza ristretta della popolazione, abbia successo. E in america ne ha eccome. A far ridere fa ridere un sacco, ma davvero. Ma a volte mi sembra faccia ridere noi che quelle cose le viviamo tutti i giorni, che sappiamo come si dice vittoria in klingoniano e sappiamo (più o meno
) cosa sono le stringhe. Ma forse sono io a sbagliare. Forse i nerd non sono così pochi. Forse c’è un nerd in ciascuno di noi. C’è quello appassionato di fumetti, quello che conosce tutta la serie classica di Star Trek a memoria, quello che non si perde un numero dell’uomo ragno e via così. Tutti noi abbiamo passioni sconvolgenti che, vivaddio, ci rendono un po’ diversi dagli altri. Forse per questo riusciamo a identificarci con Leonard & co. E per tutti gli altri, quelli con una vita sociale normale e che non passano le serate a smontare computer degli anni ’80 per farci girare sopra Snow Leopard, c’è Penny, la “normale” del gruppo, che guarda questo mondo strano dall’esterno, con affetto e comprensione, e senza mai giudicare. E che giustifica un po’ la nostra ignoranza quando Sheldon parte a spiegare stringhe e superstringhe.