Ad un certo punto della mia carriera di globe trotter, lo sapete, mi sono rotta la scatole di viaggiare per lavoro. O meglio, non avevo più voglia di star via tutti i fine settimana, di sfinirmi su treni sempre più lenti, di prendere un aereo dietro l’altro.
Da questo punto di vista la gravidanza mi ha dato una tregua. Sostanzialmente è da luglio che non viaggio più. Mi piace starmene a casa nei fine settimana, a scegliere cosa fare (sostanzialmente niente, ma non è questo il punto, il punto è che posso decidere di non fare niente), mi piace non sapere quando prenderò il prossimo aereo. Non mi succedeva da un sacco di tempo.
Poi però arriva fine novembre. E ti accorgi che una cosa quest’anno ti mancherà. Lucca Comics & Games. Quando, nel lontano 2000, mi affacciai al mondo del fumetto, Lucca rappresentava per me il Sacro Graal. Era una cosa leggendaria, lontana, e alla quale presumibilmente non avrei mai partecipato. Poi, nel 2004, arrivarono i libri, e con loro arrivai io a Lucca. Dal 2004 non ho perso una fiera. Neppure una. Dai tempi dei capannoni in quel grosso spazio col brecciolino a terra, a quelli più recenti della fiera in mezzo alla città. Ci sono andata in cosplay, in borghese, ci ho conosciuto e incontrato un bel po’ di gente, ci ho vissuto esperienze a volte un po’ strane, ci ho passato giorni tra i più stancanti ed esaltanti della mia carriera, rimbalzando da uno stand all’altro. Ci ho anche comprato un sacco di roba, ovviamente.
Quest’anno non ci andrò perché non ce la faccio a fare tre ore di viaggio, non ce la faccio a zompare dalla presentazione alla firma copie all’intervista, e perché non me la sento proprio di stare in mezzo alla solita folla oceanica di quel posto lì. Ci andrei tranquilla solo in armatura copripanza. So che è la scelta giusta e non voglio tornare indietro. Ma mi manca.
Mi manca il freddo gelido, mi mancheranno probabilmente persino le cinque e passa ore di gara di cosplay. Mi mancheranno tutti gli amici che ci vanno e che non incontrerò. Mi mancherà quell’aria lì, mi mancherà questo contatto con la mia parte nerd e fumettara. Poi, diciamo che la consapevolezza che un po’ di gente che conosci gira tra stand stracolmi di fumetti mentre te passi praticamente una giornata all’ospedale tra controlli di vario genere e l’ombra lunga del dover iniziare la terapia insulinica che si stende sui prossimi mesi, diciamo che non aiuta.
Vi penserò un sacco in questi giorni, voi che ci andrete. In cambio, voi magari fate tante belle foto ad eventuali cosplay mondemerseschi e draconiani.