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30
novembre 2009

Da ragazzina avevo paura del parto. Non sono mai stata una persona particolarmente coraggiosa, e la mia soglia del dolore è molto, molto bassa, soprattutto quando si parla di dolori che si protraggono a lungo nel tempo. Eh sì che da bimba mi sono rotta una gamba, per cui ho avuto a che fare anche con quello che secondo alcuni è il dolore più forte che si possa provare. Comunque, sono fatta così, non che ci sia molto da fare.
Però, adesso che non manca molto, e, detto tra noi, non vedo l’ora che finisca, non c’è traccia di questa paura. Sarà che penso sia una cosa inevitabile, sarà l’epidurale, sarà che spero nella botta di culo che ogni tanto a qualcuna capita, ossia un travaglio non particolarmente doloroso, ma non sono spaventata. Saranno brutti momenti, farà male e sembrerà non finire, ma non è che si può evitare. Indi per cui…Sono molto più spaventata dalle possibili complicazioni per me e Irene.
In ogni caso, in questo periodo vagolo su internet alla ricerca delle esperienze delle altre. E ho scoperto che anche il parto, così come ormai il 99% degli argomenti dibattuti online, divide la gente in fazioni talebane che si odiano peggio di romanisti e laziali. La grande divisione tipicamente è tra fautrici del parto naturale e fan del parto medicalizzato. C’è chi parla dei ginecologi come una specie di mostri che non vedono l’ora di aprirti in due per estrarti rapidamente il ragazzino, e chi, pur di evitare il travaglio, programma cesarei senza alcuna ragione medica specifica. Ovviamente, tendenza alla comprensione tra i due gruppi nulla. Se fai l’epidurale sei meno mamma delle altre, se partorisci in casa sei un’incosciente che pensa solo a cazzate new age senza preoccuparsi della salute del bambino.
Fin qui tutto normale. È la dialettica della rete, il motivo per cui non vado più sui forum e non ho gran fiducia nelle possibilità del web di cambiare il mondo.
Quel che mi ha colpito però è il riferimento al “naturale” come fonte di ogni bene. Il parto “naturale”, quello delle nostre nonne senza assistenza medica, per il solo fatto che è il metodo che la natura ha sempre usato per propagare la specie, è il modo migliore di partorire. Ecco, io non sono sicura che sia proprio così. Il parto senza alcuna assistenza non è tanto il modo migliore per la singola donna per partorire, ma il modo migliore per la specie di selezionarsi. Come in tutte le cose in cui si lascia che sia la natura a fare il suo corso, infatti, quel che accade è che vengono selezionati i più forti, e i più deboli soccombono. Il bimbo prematuro muore, la donna col bacino troppo stretto per partorire muore, e via così. La natura funziona così. Non è né buona né cattiva. Fa quel che deve essere fatto per permettere alla vita di autosostenersi. E il debole in quest’ottica è solo una palla al piede. L’evoluzione, in fin dei conti, è questo.
La storia dell’uomo è invece un continuo opporsi a questo meccanismo. L’etica in fin dei conti a questo serve: a farci arrivare tutti vivi fino in fondo, che siamo deboli, forti, intelligenti o stupidi. Per questo io non considererei così positivamente il parto senza assistenza medica. In fin dei conti, io ora sto dal lato debole della catena, e son lietissima che quando partorirò ci saranno due miliardi di persone, pronte a controllare, ad esempio, che a Irene non pigli una crisi ipoglicemica appena nata. Per dire.
Poi, ognuno fa le scelte che vuole, è giusto così. Ma il mito della natura benigna forse è meglio lasciarlo da parte.

P.S.
Così, per stuzzicarvi, e anche perché penso sia una delle cose più belle che Paolo abbia fatto sul Mondo Emerso, vi allego qua sotto una bella immaginona della copertina del quarto ed ultimo numero del fumetto sul Mondo Emerso. È stata un’impresa travagliata, ma siamo arrivati alla fine. Non trovate anche voi che questa sia la copertina più bella di tutte?

cover4

27
novembre 2009

Vengo da una settimana di piacevoli impegni in società, tra cui tre cene organizzate a casa mia. E ho capito una cosa: che più ancora di una glicemia perfetta (che comunque è necessaria, eh?) o di un po’ di dolci da sgranocchiare, o di qualche stivale/borsa/orecchino/collana nuova, avevo bisogno di vedere un po’ di gente, di passare del tempo con le persone cui voglio bene e che mi vogliono bene. E infatti, dopo questa settimana l’umore è migliorato. A volte basta davvero poco.

26
novembre 2009

Quando ad aprile o giù di lì pensavo al mio ventinovesimo compleanno, immaginavo una cosa epocale. Sarebbe stata una festa col pancione, quindi una cosa particolare, con un sacco di amici, mangiate pantagrueliche e giù di lì. Poi, a settembre, è arrivato Mr. Diabete, e mi sono ammosciata. Certo, uno può sempre festeggiare, ma in quasi tutte le società del mondo festa = tanto cibo, e io tanto cibo non potevo più permettermelo. D’altronde, organizzare una festa in cui tutti mangiavano e io stavo a guardare non è che mi ispirasse molto: sono golosa, e i dolci mi mancano un sacco. Sarebbe stata più una scocciatura che qualcosa di piacevole. Per questo, mi ero abbastanza abbacchiata. Avevo iniziato a immaginare il mio ventinovesimo compleanno come una cosa piuttosto moscia.
Invece devo dire che non è stato per niente così. Tanti auguri da parte di tutti, un po’ di ingegno per concedermi piccoli piaceri culinari che fossero compatibili con la malattia, una sorpresa commovente e una bella serata in famiglia. Ho anche spento le candeline su qualcosa di molto, molto simile ad una torta. A voi indovinare cos’è.

torta_29_30

Ci vuole fantasia, quando sul percorso si incontra qualche piccola difficoltà. E soprattutto ci vogliono tante persone intorno che ti vogliono bene, e vivaddio a me quelle non sono mai mancate. Tutto il resto è superfluo.
È stato proprio un bel compleanno.

Poi, stamane, oltre ai regali che ho ricevuto ieri, mi sono voluta fare anche l’autoregalo. Una mezza pazzia, devo dire, considerando che al momento c’è buio fitto su come saranno i ritmi della mia vita futura. Ma la passione è passione, no…Per cui, più o meno un minuto dopo l’apertura delle vendite, ho preso i biglietti per il concerto dei Muse a S. Siro. Sperando di poterci andare, considerando anche il fracco di soldi che la cosa m’è costata. Ma per Matt, Chris & Dom questo e altro.

Schermata 2009-11-26 a 09.11.24

P.S.
Oggi, sul settimanale A, potete trovare una mia intervista. C’è anche una bella foto insieme a due cosplayer vestite da Dubhe; una foto di qualche annetto fa, ma che mi piace sempre un sacco (a parte i miei chili in più :P )

24
novembre 2009

Oggi, ore 16.30 circa, potrete sentirmi in un’intervista su Fahrenheit, programa di RadioTre. Per chiunque abbia piacere a sentire la mia vocina :)

P.S.
Ah già che ci sono, e i primi commenti a Figlia del Sangue iniziano a venire alla luce, vi segnalo questa recensione di Val. Per rispondere all’ultima richiesta, non so se scriverò mai qualcosa di diverso dal fantasy: a volte ci penso, ma ho bisogno di una buona storia, e certe volte penso che il fantastico faccia parte del mio dna. Il che però non vuol necessariamente dire che possa produrre solo fantasy. In fin dei conti, il racconto per Massenzio ha elementi fantastici, ma non è un fantasy.

23
novembre 2009

I Muse il 21 novembre a Bologna

Mentre leggevo, ho realizzato che in ogni caso non ce l’avrei proprio fatta, anche ignorando i problemi di tempistica connessi ad alimentazione e controlli glicemici vari. Mi manca la forza di andare fino a Bologna, più ancora mi manca la forza di zompettare per due ore.
Questo non vuol dire che avrei non voluto davvero un sacco esserci…Hanno fatto anche Exogenesis I, non ho idea di come, ma è roba da estasi, per quel che mi riguarda.
Mi riconsolo con San Siro il 10 giugno. Forse, e dico forse, ce la posso fare. Chissà. Intanto mi godo lunghi ascolti casalinghi.

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