Da quando sono in maternità, i miei ritmi sono cambiati, per cui la sera guardo la televisione. Guardo è una parola grossa: in genere ricamo, e mentre lo faccio ascolto quello che danno in tv, in genere senza troppo interesse. In fin dei conti, nel 99% dei casi nulla di quel che passano richiede più di un ascolto superficiale.
Ieri sera, invece, ho veramente guardato la tv. Ho visto lo speciale Che Tempo che Fa di Saviano su Rai3. Rai3 tradisce raramente. Da Report, al semplice tg, ad Ulisse, trasmette sempre roba che vale davvero la pena guardare, che non ti spegne il cervello, ma te lo accende. Avevo già visto il precedente speciale di Saviano, oltre ad aver letto i suoi libri e a seguirlo su Repubblica, per cui sapevo che sarebbe valsa la pena. E infatti è stato bellissimo. Terribile e bellissimo, come del resto prometteva il titolo: bellezza e inferno.
Potrei dilungarmi a lungo sulle capacità di affabulazione di Saviano, uno che veramente è nato per raccontare storie, si vede da come scrive e da come parla, sulla necessità di un programma del genere, sulla sua bellezza, persino. Ma più che altro mi piace pensare a quel che mi ha lasciato dentro. Come i libri che ami, che quando li chiudi lasciano un’impronta nella tua anima, entrano a far parte di te, ti cambiano.
E la trasmissione di ieri mi ha ricordato una frase di Borsellino: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. Perché le storie di ieri sera erano storie di coraggio. Certo, a prima vista di quel coraggio sovrumano che nessuno di noi pensa mai di possedere, quel coraggio eroico che ci piace ammirare e dal quale comunque prendiamo le distanze, dicendo che noi no, mai, e chi ce la fa. E invece a pensarci bene erano storie di coraggio minimo, che possiamo, dobbiamo mettere in pratica nel nostro quotidiano. Il coraggio di chi non vuole rinunciare a se stesso e alla propria natura umana per un mero sopravvivere. Il coraggio di dire semplicemente la verità, di aspirare ad una vita felice, il coraggio di vivere, davvero. E poi, certo, a seconda dei luoghi, delle condizioni, questo coraggio chiede prezzi più o meno alti: la vita, la famiglia, la libertà. Ma è un coraggio che siamo chiamati tutti a praticare.
È da parecchio che ho smesso di cercare questo coraggio. Ogni giorno rinuncio ad un pezzetto di me, paralizzata da tutte le mie ossessioni. Perché anche per condurre una vita semplice, fortunata e priva di complicazioni come la mia ci può volere coraggio, specie se si è come me (“proprio a me doveva capitare di essere come me”, dice Felipe in una delle strisce di Mafalda che più amo). Non ho il coraggio delle piccole cose, figurarsi quello delle cose grandi. E questo è grave, specie adesso. Adesso che non sono più sola, e dovrò insegnare questo coraggio ad altri. E cerco la forza che non ho in chi mi circonda, ma non so quanto sia giusto. In fin dei conti è bene farsi aiutare, ma occorre anche mettere in moto le braccia, tirarsi su da soli, o gli altri possono star lì a tirare una vita intera, non ne uscirai mai.
Io credo che se non si ha il piccolo coraggio nella vita di tutti i giorni, non si avrà mai quel gran coraggio di cui si parlava ieri sera. L’uno è la conseguenza dell’altro. È quella piccola scelta iniziale, quel no semplice, banale, che dici una volta sola, sulla scorta dell’onda emozionale, che decide tutto. Il tuo scendere in piazza a manifestare, il tuo dire no ad un soldato borioso che ti chiede di cedere la tua anima, il tuo scrivere una canzone. E quel coraggio, che può portare certo a tremende rinunce, all’inizio è solo un sì alla vita. Perché per te non poter far festa liberamente coi tuoi amici non è vivere, per te abbassarti a ogni abiezione per sopravvivere nel gulag non è vivere, per te non poter scrivere la musica che ami non è vivere.
La paura è una gabbia. Si cede pensando di voler solo sopravvivere, convinti che la vita esiga qualsiasi prezzo, anche il più tremendo. Inizi con le piccole rinunce, e prima che te ne renda conto non sei più libero. Perché c’è una profonda differenza tra vita e sopravvivenza.
Io so di parlar bene e bazzicare male. Forse è il mio destino. Forse la mia storia è quella di lasciare traccia di quel che imparo e non riuscire mai ad applicarlo. O forse è ora che mi svegli. Che cambi davvero, e non così, tanto per, come ho provato a fare un sacco di volte. O tutti i libri che leggo, tutto ciò che vedo e sento sono tutte cose inutili. Vorrei iniziare la giornata così, con più coraggio e meno angoscia.
“Noi svendiamo la nostra onestà molto facilmente, ma in realtà è l’unica cosa che abbiamo, è il nostro ultimo piccolo spazio… All’interno di quel centimetro siamo liberi.[...] Morirò qui… tutto di me finirà… tutto… tranne quell’ultimo centimetro… un centimetro… è piccolo, ed è fragile, ma è l’unica cosa al mondo che valga la pena di avere.
Non dobbiamo mai perderlo, o svenderlo, non dobbiamo permettere che ce lo rubino…”
V for Vendetta