Ho visto che molti di voi ogni tanto si lamentano di non avere libri da leggere, per cui ho pensato potesse essere interessante tirare fuori dalla naftalina il Piccolo Recensore e darvi io un consiglio di lettura.
Il libro si chiama Hunger Games, ed è uscito da un mesetto. L’autrice è l’americana Suzanne Collins, e in inglese io l’ho letto. Che mi sia piaciuto parecchio dovrebbe essere chiaro a chiunque l’abbia visto in libreria: tra i commenti entusiastici di Stephanie Meyer e Stephen King, c’è anche il mio, sulla copertina. A breve mi prenderò anche il seguito (in tutto sono previsti tre libri), sempre in inglese, un po’ per fare esercizio un po’ perché ho molta voglia di vedere come continua la storia.
Dunque, la storia. Siamo negli USA del futuro, parecchio diversi da quelli di oggi. C’è un regime totalitario, in cui Capital City, lo stato dominante, opprime i restanti 12 distretti in cui il paese è diviso. Causa una antica ribellione, ogni anno Capital City organizza un simpatico giochino: un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni vengono reclutati via sorteggio in ciascun distretto e portati in un’arena dove, spiati ventiquattro ore su ventiquattro, dovranno combattersi a morte finché “ne resterà soltanto uno” di highlanderiana memoria. Un Grande Fratello senza tette e culi ma con in compenso un sacco di sangue.
Ora, mi si potrà dire che detta così non sembra una cosa poi straordinariamente originale, e in effetti non lo è. Viene in mente Battle Royale, per dire, con la sostanziale differenza che si copula molto, ma molto di meno. Ma quando si inizia a leggere, ben presto l’originalità dello spunto diventa una cosa completamente e assolutamente secondaria. Innanzitutto perché l’azione è straordinariamente congegnata e acchiappa da morire. Ho letto parecchi libri in inglese, per cui posso dire di essere abituata alla lingua, ma in ogni caso in genere impiego sempre un pochino di più a leggere un libro in lingua originale che uno in italiano. Ecco, con Hunger Games questo non è successo. Ero letteralmente catturata. Dovevo andare avanti, anche se era notte ed ero stanca. Una cosa che mi capita sempre più di rado, di recente (sarò diventata una lettrice troppo smaliziata, non so). E poi i personaggi entrano dentro. A partire dalla protagonista, Katniss, che per altro racconta la sua storia in prima persona. Fa molto Nihal, devo dire, ma meno piagnucolosa e se possibile ancora più testarda. Un personaggio a tutto tondo di cui ci si innamora in brevissimo tempo. Si tifa per lei, si freme per lei, ci si mette nella sua testa e nei suoi panni con una rapidità stupefacente.
Gli altri personaggi non sono da meno, a partire da Peeta, candido e ambiguo, difficile da decifrare. Perché, nonostante l’azione sia ovviamente il perno del libro, che volendo potremmo definire di fantascienza, il vero punto sono le dinamiche che si sviluppano tra i personaggi. Come si comportano dei ragazzini qualunque in una situazione così estrema? Cosa rimane della loro umanità? Cosa sei pronto a fare pur di sopravvivere? Domande grosse così che l’autrice infila con nonchalance tra un combattimento e l’altro, senza alcuna facile risposta e senza per altro appesantire una lettura piacevolissima, dovuta anche ad uno stile asciutto ed efficace perfettamente adeguato alla storia.
Insomma, è stato uno dei libri più belli che ho letto di recente, per cui vi passo il consiglio. Credo che chi ha apprezzato le mie storie si gusterà parecchio anche Hunger Games.
Ah, io ho parlato dell’edizione inglese, ma il libro è uscito in italiano. Qui copertina e informazioni editoriali. Non mi resta che augurarvi buona lettura
P.S.
Su segnalazione del sempre ottimo imp.bianco, eccovi anche il sito, con recensioni, commenti, possibilità di leggere il primo capitolo e robina varia.