Quando ad aprile o giù di lì pensavo al mio ventinovesimo compleanno, immaginavo una cosa epocale. Sarebbe stata una festa col pancione, quindi una cosa particolare, con un sacco di amici, mangiate pantagrueliche e giù di lì. Poi, a settembre, è arrivato Mr. Diabete, e mi sono ammosciata. Certo, uno può sempre festeggiare, ma in quasi tutte le società del mondo festa = tanto cibo, e io tanto cibo non potevo più permettermelo. D’altronde, organizzare una festa in cui tutti mangiavano e io stavo a guardare non è che mi ispirasse molto: sono golosa, e i dolci mi mancano un sacco. Sarebbe stata più una scocciatura che qualcosa di piacevole. Per questo, mi ero abbastanza abbacchiata. Avevo iniziato a immaginare il mio ventinovesimo compleanno come una cosa piuttosto moscia.
Invece devo dire che non è stato per niente così. Tanti auguri da parte di tutti, un po’ di ingegno per concedermi piccoli piaceri culinari che fossero compatibili con la malattia, una sorpresa commovente e una bella serata in famiglia. Ho anche spento le candeline su qualcosa di molto, molto simile ad una torta. A voi indovinare cos’è.
Ci vuole fantasia, quando sul percorso si incontra qualche piccola difficoltà. E soprattutto ci vogliono tante persone intorno che ti vogliono bene, e vivaddio a me quelle non sono mai mancate. Tutto il resto è superfluo.
È stato proprio un bel compleanno.
Poi, stamane, oltre ai regali che ho ricevuto ieri, mi sono voluta fare anche l’autoregalo. Una mezza pazzia, devo dire, considerando che al momento c’è buio fitto su come saranno i ritmi della mia vita futura. Ma la passione è passione, no…Per cui, più o meno un minuto dopo l’apertura delle vendite, ho preso i biglietti per il concerto dei Muse a S. Siro. Sperando di poterci andare, considerando anche il fracco di soldi che la cosa m’è costata. Ma per Matt, Chris & Dom questo e altro.
P.S.
Oggi, sul settimanale A, potete trovare una mia intervista. C’è anche una bella foto insieme a due cosplayer vestite da Dubhe; una foto di qualche annetto fa, ma che mi piace sempre un sacco (a parte i miei chili in più
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