Da ragazzina avevo paura del parto. Non sono mai stata una persona particolarmente coraggiosa, e la mia soglia del dolore è molto, molto bassa, soprattutto quando si parla di dolori che si protraggono a lungo nel tempo. Eh sì che da bimba mi sono rotta una gamba, per cui ho avuto a che fare anche con quello che secondo alcuni è il dolore più forte che si possa provare. Comunque, sono fatta così, non che ci sia molto da fare.
Però, adesso che non manca molto, e, detto tra noi, non vedo l’ora che finisca, non c’è traccia di questa paura. Sarà che penso sia una cosa inevitabile, sarà l’epidurale, sarà che spero nella botta di culo che ogni tanto a qualcuna capita, ossia un travaglio non particolarmente doloroso, ma non sono spaventata. Saranno brutti momenti, farà male e sembrerà non finire, ma non è che si può evitare. Indi per cui…Sono molto più spaventata dalle possibili complicazioni per me e Irene.
In ogni caso, in questo periodo vagolo su internet alla ricerca delle esperienze delle altre. E ho scoperto che anche il parto, così come ormai il 99% degli argomenti dibattuti online, divide la gente in fazioni talebane che si odiano peggio di romanisti e laziali. La grande divisione tipicamente è tra fautrici del parto naturale e fan del parto medicalizzato. C’è chi parla dei ginecologi come una specie di mostri che non vedono l’ora di aprirti in due per estrarti rapidamente il ragazzino, e chi, pur di evitare il travaglio, programma cesarei senza alcuna ragione medica specifica. Ovviamente, tendenza alla comprensione tra i due gruppi nulla. Se fai l’epidurale sei meno mamma delle altre, se partorisci in casa sei un’incosciente che pensa solo a cazzate new age senza preoccuparsi della salute del bambino.
Fin qui tutto normale. È la dialettica della rete, il motivo per cui non vado più sui forum e non ho gran fiducia nelle possibilità del web di cambiare il mondo.
Quel che mi ha colpito però è il riferimento al “naturale” come fonte di ogni bene. Il parto “naturale”, quello delle nostre nonne senza assistenza medica, per il solo fatto che è il metodo che la natura ha sempre usato per propagare la specie, è il modo migliore di partorire. Ecco, io non sono sicura che sia proprio così. Il parto senza alcuna assistenza non è tanto il modo migliore per la singola donna per partorire, ma il modo migliore per la specie di selezionarsi. Come in tutte le cose in cui si lascia che sia la natura a fare il suo corso, infatti, quel che accade è che vengono selezionati i più forti, e i più deboli soccombono. Il bimbo prematuro muore, la donna col bacino troppo stretto per partorire muore, e via così. La natura funziona così. Non è né buona né cattiva. Fa quel che deve essere fatto per permettere alla vita di autosostenersi. E il debole in quest’ottica è solo una palla al piede. L’evoluzione, in fin dei conti, è questo.
La storia dell’uomo è invece un continuo opporsi a questo meccanismo. L’etica in fin dei conti a questo serve: a farci arrivare tutti vivi fino in fondo, che siamo deboli, forti, intelligenti o stupidi. Per questo io non considererei così positivamente il parto senza assistenza medica. In fin dei conti, io ora sto dal lato debole della catena, e son lietissima che quando partorirò ci saranno due miliardi di persone, pronte a controllare, ad esempio, che a Irene non pigli una crisi ipoglicemica appena nata. Per dire.
Poi, ognuno fa le scelte che vuole, è giusto così. Ma il mito della natura benigna forse è meglio lasciarlo da parte.
P.S.
Così, per stuzzicarvi, e anche perché penso sia una delle cose più belle che Paolo abbia fatto sul Mondo Emerso, vi allego qua sotto una bella immaginona della copertina del quarto ed ultimo numero del fumetto sul Mondo Emerso. È stata un’impresa travagliata, ma siamo arrivati alla fine. Non trovate anche voi che questa sia la copertina più bella di tutte?