Archivi del giorno: 24 dicembre 2009

Nature

Continuo ad arrovellarmi su questa storia del naturale. Capitemi, Irene mi riempie parecchio le giornate, per cui uno finisce a pensare un po’ sempre a quello.
Partorire è una cosa naturale. La gravidanza è una cosa naturale. L’allattamento poi non ne parliamo. Allora perché nessuna delle tre cose m’è venuta poi così spontanea?
Voglio dire, la mia gravidanza m’è piaciuta, nonostante il diabete e le paranoie. Lo rifarei assolutamente, la pancia addirittura mi manca. Ma è una cosa piena di fastidi. Per dire, i muscoli pelvici alla fine tirano che è una cosa impressionante. Perché. Cioè, il bacino femminile, e tutti gli annessi, non dovrebbero essere fatti per sopportare sollecitazioni del genere? Anzi, in un’ottica meramente riproduttiva, non dovrebbero essere fatti soprattutto per questo?
Il parto. Ma perché deve essere doloroso, se è l’unico modo per riprodursi? A parte le pippe che sappiamo su Eva, la mela e quelle cose lì. Mentre ero in sala parto, e mi godevo la mia epidurale (oddio, godere è parola grossa, visto che ho passato due ore a non spingere, visto che Irene era in pole position ma i miei tessuti un po’ meno…), avevo questa visione: preistoria, ominide nel bel mezzo della savana intento a partorire. Dodici ore di mugolii e sofferenze più o meno accentuate. E quando sei là là…zacchete! Arriva la tigre dai denti a sciabola e ti si magna, che tanto, con le contrazioni in corso, mica puoi scappare. Questo per dire: ma che funzione evolutiva ha il dolore del parto? Ma non dovrebbe diventare sempre meno forte con l’andare delle generazioni, onde incrementare il numero di pupi pro-capite?
L’allattamento. Ecco, mi piace. È una bella sensazione. L’idea che puoi dare al tuo pargoletto tutto quel di cui ha bisogno, guardare le faccette che fa mentre poppa (e ne fa una marea) e goderti la fase lisergica post-prandiale, in cui sembra un tossico all’ultimo stadio (Irene una volta s’è guardata le mani come se le vedesse per la prima volta per mezz’ora buona, secondo me le vedeva tutte colorate con contorno di fiori e musica psichedelica). Ma non è una cosa che ti riesce proprio al primo tentativo. E prima il latte non scende. Poi scende, e ringrazi il cielo. Ma devi attaccare le pupa, che, affamata, vaga con la capoccia un po’ ovunque, iniziando a ciucciare tutto quello che capita a tiro, dalle mani alla vestaglia della mamma, mancando ovviamente sempre il capezzolo. Poi, sbaglierò qualcosa io nella tecnica, ma quando il pupo s’attacca un po’ fa male. Del resto, immaginate questa specie di idrovora affamata che vi ficca un capezzolo praticamente sottovuoto; mi riesce difficile pensare che non possa far male sempre almeno un pochino. Ecco, anche questo, perché? Una tetta è fatta per quello d’altronde (sì, ok, anche per altro, ma quell’altro è comunque finalizzato a questo, biblicamente parlando).
Non so. Sarà che noi uomini civilizzati abbiamo perso il contatto con la natura. Sarà che magari ‘sta natura è un po’ più stronza di quel che crediamo noi. Ma di sicuro ci frega ogni volta che il pargolo ride, o fa le smorfie, o anche solo dorme. E uno si dice che, capperi, ne vale veramente sempre la pena.

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