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13
gennaio 2010

Da quando sono in maternità ho riscoperto la televisione. È che mi torna utile nelle tre ore e passa giornaliere in cui allatto, oppure nelle mattinate in cui, addormentata Irene, finite le faccende di casa, mi concedo il riposo del giusto. E ho scoperto che se vuoi vedere cose decenti, devi affidarti a quei canali che non trovi manco sulla guida tv: Rai4, Raisat Extra, Raisat Cinema…Ed è stato un pomeriggio di questi che, vagolando per l’etere, mi sono imbattuta in Santa Maradona. Lo vidi la prima volta in piazza al paese di mia madre, un comune di 3000 anime nel cuore del Sannio. Non che fosse un film da cinema parrocchiale, in effetti. Mi sono sempre chiesto chi è che l’aveva scelto per la visione in piazza grande, e se sapeva che film fosse (per farsi un’idea…).
Santa Maradona mi piacque da subito. Forse un po’ sconclusionato, ma originale. Originale nel punto di vista, che, come sapete, per me conta di più dell’originalità della storia.
Santa Maradona appartiene al filone dei film sui trentenni che non sanno che fare della loro vita. Un filone che è andato parecchio nel cinema italiano in quegli anni. Adesso pare tirare un po’ di meno. Ma all’epoca pareva si facessero film solo su quello. E infatti c’è uno Stefano Accorsi che replica sostanzialmente il personaggio de L’Ultimo Bacio. Eppure…Eppure rispetto a quest’ultimo, che all’epoca mi piacque pure, Santa Maradona è più universale. Riesce ad uscire dal tema specifico – i trentenni scazzati – in modo tale da assumere un senso più ampio. Lo vedo oggi, e sebbene tutto sommato io sappia dove la mia vita sta andando, riesco a ritrovarmi in Andrea, in Bart, e in quella paura che abbiamo avuto tutti: la paura di farcela. Perché alla fine Santa Maradona parla di questo, più che di questi benedetti trentenni, che ora saranno quarantenni e si saranno anche arresi alla vita che avanza.
Maradona, presentato in una carrellata delle sue imprese migliori nei titoli di testa, è un po’ questo: uno che aveva più o meno tutto, e l’ha mandato a puttane. Andrea tutto non ce l’ha, ma potrebbe averlo: un lavoro, una donna. Ma lo frega la paura di farcela, di affrontare infine la vita e il mondo adulto, e si ferma sul limitare, pronto a mandare tutto all’aria, pur di rimanere nel limbo. E credo non ci sia nessuno di noi che non si sia sentito così almeno una volta nella vita, per lo meno davanti ai grandi “snodi esistenziali”: il matrimonio, un figlio.
Qualche giorno fa ho ripreso in mano una serie di cose che avevo scritto durante la gravidanza, le ho raccolte in un libretto come ricordo per me e per Irene. È che spesso le grandi cose della vita non è che te le spieghino molto, o perché, rispetto a quando le hai vissute, è passato del tempo, e non te le ricordi più, o perché hai pudore a raccontare che anche le cose belle fanno paura. Ecco, rileggendo quegli appunti, quei commenti, quelle riflessioni, ho ritrovato proprio quella paura lì: la paura di andare avanti e di crescere. Una cosa tutto sommato probabilmente normale, ma che abbiamo paura a confessare. E che in Santa Maradona ho ritrovato, ovviamente in un contesto diverso.
E poi Santa Maradona è divertente; i racconti di vita vissuta che Andrea e Bart si scambiano sono assolutamente irresistibili, la scena nel negozio di vestiti da sposa è il mio sogno proibito, e la musica dei Motel Connection è perfetta.
Insomma, mi ha fatto piacere rivederlo, e rivederlo ora. Non sarà un capolavoro, ma ha delle cose da dire, e le dice bene. È molto più di quanto facciano una buona parte dei film che ho visto di recente.

20 Commenti per “Crescere o non crescere”

  1. BlacK 13 gennaio 2010 alle 19:00

    Bel post Licia, te lo dico perchè scrivi sempre cose bellissime e perchè in questo momento è proprio così che io mi sto sentendo. Faccio fatica a pensare al mio futuro, mi blocco a pensare che futuro ho visto che non riesco a combinare nulla di buono, e non trovo motivazioni per provarci.

  2. gio 13 gennaio 2010 alle 19:04

    non ho mai visto un film del genere…
    ade lo scarico…
    hai ragione, sono canali che nessuno guarda ma a volte sono una riscoperta!
    primo a commentare???
    wow

  3. 93debo 13 gennaio 2010 alle 19:18

    i trentenni… se ne dicono tante sulla vostra generazione! i 30 sono diventati l’età del cambiamento della nostra epoca (prima i grandi passi si affrontavano molto più giovani)
    è normale avere paura di fare dei passi avanti, viste le difficoltà che ormai siamo costretti a vivere…

  4. Nihal stella della notte 13 gennaio 2010 alle 19:23

    wao mi hai incuriosito corro subito a cercarlo… X Gio mi hai rubato il primo commento perchè qui è saltata la corrente se no vedevi ehehehe… ovviamente scherzo…

  5. franco 13 gennaio 2010 alle 19:29

    per la guida dei programmi che cerchi prova a consultare questo sitohttp://www.mymovies.it/tv/raitre/

  6. mimi 13 gennaio 2010 alle 19:56

    licia come al solito hai ragione, ma non lo dico solo per dire, in questo momento meno ke mai. io in questo momento della mia vita mi sono bloccata, perchè ho paura di non riuscire a superare tutti gli ostacoli ke mi aspettano…gli esami di terza media, la nuova scuola…ho davvero paura di crescere…ma le tue parole mi confortano Licia, grazie di cuore :D

  7. Valberici 13 gennaio 2010 alle 20:39

    A volte ho l’impressione che l’uomo non riesca a gestire in modo adeguato l’allungamento della vita media. :(

  8. princess_Dubhe 13 gennaio 2010 alle 20:54

    come sempre hai ragione…però devo dire che ho 13 anni…e sto avendo le stesse sensazioni che potrebbe avere un 30enne…però la mia paura è quella di non dare le giuste soddisfazioni a chi mi sta intorno…ho paura di deludere le loro aspettative…soprattutto ora che ho gli esami e devo scegliere la strada che voglio percorrere…spero solo di riuscire nei miei obiettivi…

  9. Licia 13 gennaio 2010 alle 20:58

    93debo: il film però è del 2001, quindi in verità i trentenni di allora sono i quarantenni di oggi…Poi, avrò un bias nel giudizio, ma i trentenni che conosco io non sono per niente come quelli de L’Ultimo Bacio…

  10. Rossella 13 gennaio 2010 alle 22:27

    Santa Maradona è stupendo. E’ uno di quelli che consiglio a tutti, sempre e comunque.

  11. Babil 14 gennaio 2010 alle 10:07

    Licia: Per forza, per i trentenni di oggi la paura, abbastanza motivata devo dire, è quella di NON farcela, non quella di farcela. Il precariato sta uccidendo la nostra generazione. Probabilmente ancora non ti rendi bene conto di quanto sei stata fortunata tu a riuscire a costruire una famiglia alla tua età.

  12. lela6 14 gennaio 2010 alle 10:31

    Santa Maradona è stupendo. non per il film in se stesso, come hai già detto tu, ma per il suo contenuto. La paura di farcela, la paura delle scelte che sai essere giuste e alla portata ma che ti cambieranno la vita.
    sicuramente da rivedere..

    x babil:la paura di non farcela è un’altra storia, anche quella ci accompagna da sempre e si fa sentire in particolar modo quando devi entrare nel mondo del lavoro… e purtroppo ne sto per fare la conoscenza di persona, visto che tra pochi mesi mi laureo.

  13. Licia 14 gennaio 2010 alle 11:23

    Babil: ti assicuro che ne sono più che consapevole, ma mi rendo conto che se uno non mi conosce non può averne la percezione. Qua però si sta parlando di un altro ordine di problema; del precariato dei giovani s’è già parlato altre volte, e, avendo un miliardo di amici precari, oltre al marito, ti assicuro che la situazione la conosco più che bene.

  14. meldaur 14 gennaio 2010 alle 11:40

    già leggendo la recensione ho pensatodi vederlo, ma leggendo le citazioni sono rimasto folgorato.
    devo vederlo.
    mi ritrovo perfettamente in questo concetto, più di quanto ci ho pensato finora.

  15. Irene 14 gennaio 2010 alle 12:07

    Cara Licia,
    non ho visto il film di cui parli, ma ammetto che mi hai messo un pochino di curiosità…
    Fino all’anno scorso diffidavo molto dei film italiani…poi però ho visto “Solo un padre” e ho cambiato idea!;)
    Ve lo consiglio!=)

  16. Marco 14 gennaio 2010 alle 15:06

    Cara Licia,

    mi fa molto piacere leggere le cose che hai scritto sul mio film. Per vari motivi: perché i tuoi libri mi piacciono molto (un giorno se ne dovrà pur fare uno o più film, no?), perché vai a cogliere nel segno quello che per me era e resta il senso di quella storia. Non il disagio dei trentenni dell’epoca (dovessi parlare di quel tema farei scena muta), bensì appunto di quel momento della vita in cui si guarda quello che abbiamo davanti a noi con gli occhi sgranati e si pensa: che faccio? che cosa sto vedendo? mi butto o faccio due passi indietro?
    Maradona è un ossimoro vivente: grande talento e grandi disgrazie. Gol da genio e gol di rapina, di mano. Andrea e Bart sono lì, come Butch Cassidy e Sundance Kid, asserragliati in una capanna, con fuori tutta la polizia del mondo con le armi spianate, sono feriti, soli e… pensano che ce la si può fare. Parlano l’italiano storpiato dei doppiatori dei film americani ma credono nell’amicizia, nell’amore e nella ribellione.
    Ma soprattutto credono che il mondo sia migliore se si ride. Cosa che spero sempre succeda a chi guarda, o riguarda, il film.
    Per chi lo scopre ora: buona visione!
    Marco

  17. 93debo 14 gennaio 2010 alle 18:07

    scusa, è che io quando penso ad un trentenne vedo subito mio zio. forse sbaglio, ma come lui ce ne sono tanti che a causa dei problemi di lavoro fanno fatica a sorreggere la vita che si sono appena creati, perchè non possono contare sul sostegno dei familiari già in difficoltà.
    e anche se nel film si parla della generazione degli ora quarantenni, la situazione è invariata… già 10 anni fa i problemi d’oggi c’erano già (anche se non se ne parlava ogni due per tre al tg).

  18. Licia 14 gennaio 2010 alle 22:46

    Marco: niente, resto stupita ogni volta di quanto le cose che scrivo qua sopra riescano ad arrivare lontano :)
    Lieta che i miei commenti ti siano piaciuti, e grazie per avermi fatta, sì, assolutamente divertire e per avermi fatto ritrovare un pezzo di me nel tuo film :)

  19. Theana 16 gennaio 2010 alle 14:55

    bè,ke dire… UAO!!!(è l’ unica cosa sensata ke mi è venuta in mente:),a parte ke i post di Licia mi coinvolgono sempre,cm i suoi libri,d’altronde!)Cmq nn mi è ancora capitatodi aver paura di fare un passo importante nella mia vita,ma forse è xkè ho solo 12anni

  20. Adhara 16 gennaio 2010 alle 17:37

    Lo ammetto sono finita quà per caso(bhè, leggendo il nome della mitica Licia Troisi sono stata attirata come un’ape al miele) e trovo che sia tutto fantastico!!! leggere qualsiasi cosa scritta dalla mia autrice preferita è una grande emozione!!
    Il primo passo importante della mia vita sarà quello di scegliere la superiore da frequentare l’anno prossimo…
    vedremo…il mio pensiero è puntato verso il classico, ma sarà la decisione giusta?? e se non sono all’altazza?? sono ancora piena di interrogativi…
    saluto tutti con un grande in bocca al lupo per tutte le persone impegnate in una piccola grande decisone e con un buona fortuna speciale alla mitica Licia per la sua bimba Irene( nome bellissimo!).

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