Ospedali

Ieri era un mese da quando mi hanno ricoverata. La telefonata arrivò di domenica mattina, mentre ancora ero a letto a poltrire, e con Giuliano si stavano facendo i programmi per la giornata.
«Le dispiacerebbe se anticipassimo il ricovero ad oggi?».
Certo che no.
Ricordo l’ondata di panico puro alla notizia. Perché una cosa è pensare in astratto al parto, un’altra è sapere che, bene che vada, mancano massimo sette giorni all’evento.
Prima di allora, non ero mai stata in ospedale per più di quindici ore. Tutti ricorderete la mia unica esperienza in proposito, l’anno scorso.
Immaginavo che sarebbe stato un dramma. Che al calar della sera, quando i parenti se ne fossero dovuti andare, mi sarebbe preso il magone clamoroso. Anche perché non è che sapessi bene cosa mi avrebbero fatto e quando. Quando mi dissero che mi avrebbero ricoverata l’unica spiegazione fu: «Hai il diabete, quando sei più o meno a termine occorre tenerti sotto controllo». Già mi vedevo a passare il Natale all’ospedale.
E invece.
E invece ho tenuto botta. Niente magone. Niente angoscia. Noia e impazienza sì. Ma sono riuscita ad adattarmi ai ritmi di quel posto incredibilmente in fretta. Condividere la stanza con una sconosciuta, svegliarsi presto la mattina, il giro visite, le facce dei medici.
Nel letto accanto al mio le pazienti si avvicendavano. Due come me, col diabete gestazionale, ma alla ventottesima settimana, e poi una ragazza con la faccia di Kate di Lost che aveva una minaccia di parto prematuro. La gente entrava, usciva, si è aggiunto anche un fiocco rosa ad una porta in quegli otto giorni che ho passato al Gemelli, e io mi chiedevo quando sarebbe stato il mio turno.
L’ospedale è un microcosmo. Entri dentro, e quel che è fuori d’improvviso scompare. Tutto si riduce al pavimento in linoleum che consumi in lunghe passeggiate, perché ti hanno detto che camminare accelera il travaglio, ai medici che ti sembra ti spieghino sempre troppo poco le cose, agli esami giornalieri. Controllo glicemia, insulina, monitoraggio. E così via giorno dopo giorno. Dalla finestra, l’altra ala del policlinico, uno scorcio del parcheggio, e enormi ventole che riempiono il cielo di un fumo candido. L’unica finestra sul mondo, la libreria all’ingresso, verso la quale ti trascini all’ora di pranzo. Spulci libri che conosci a memoria, cercando di confonderti tra i sani. Ma ce l’hai addosso, la divisa del malato. Il mondo si divide in due, all’ospedale: a fare da confine, la vestaglia e le ciabatte. Quando le indossi, dopo il ricovero, capisci che sei passato dall’altra parte, dal lato di quelli che restano.
Al bar, di pomeriggio, c’è uno strano miscuglio di sani e malati. C’è quello con la flebo, quello in carrozzina, la donna incinta come te, e poi i sani. I dottori vigilano su quella mescolanza.
Il tempo passa lento, lo cogli dalle piccole variazioni di luce, e dall’albero di Natale in corridoio. Ogni giorno, una decorazione nuova: il presepe, gli angioletti appesi al soffitto. E tu aspetti. Esattamente quello che facevi a casa, per cui ti chiedi alla fine perché stai qui, non potevi aspettare fuori?
Eppure, adesso che è passata ed è andato tutto bene, hai un bel ricordo anche di quegli otto giorni che non vedevi l’ora finissero. Non riesco a capire se il tempo stende una patina luccicante su quel che hai vissuto, o semplicemente se le cose occorre guardarle da lontano. Ma per quanto fossi stanca del pancione e del diabete, per quanto trovassi terribili le levatacce e la lunga strada per arrivare all’ospedale per i controlli, un po’ mi manca quel periodo strano e irripetibile.

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35 risposte a Ospedali

  1. Pingback: La Formula Chimica del Dolore | Licia Troisi

  2. ramacci scrive:

    Felicitation Licia pour la trilogie dont vous nous avez fait cadeau,un pur moment de bonheur que de lire ces livres qui nous tiennent en haleine du début a la fin,puissiez vous faire vivre Nihal,Sennar,Ido encore trés longtemps dans d’autres volumes!!!

    Nb:je ne sais pas écrire en italien,j’espere seulement que vous pourrez faire traduire ce petit mot!!

    Je suis d’ores et déja conquis,et suis un de vos fidèles lecteurs.

    Merci encore

  3. Amedeo scrive:

    Ciao, degli ospedali non ho un bellissimo ricordo, negli ultimi sette anni ho perso entrambi i genitori ed un ottimo amico per dei tumori, la nonna, ed io stesso durante un ricovero sono stato dato per incurabile. Nonostante tutto credo sia giusto rendere merito a chi lavora con passione e dedizione per aiutare chi ne ha bisogno. Spero che mia moglie vinca le sue paure e mi conceda l’emozione di diventare padre. Un abbraccio a te e tutte le mamme!

  4. Maria scrive:

    Licia è vero, quando ritorni a casa dopo il parto ti chiedi se la persona che ha affrontato quella meravigliosa e dolorosa esperienza sia stata tu, e i ricordi assumono una nuova dimensione. Tu poi hai saputo descrivere magnificamente il quadro della situazione da bravissima scrittrice quale sei. Non è facile essere mamma eppure è la cosa più straordinaria che possa accadere ad una donna. Un bacio da una tua lettrice che ti ammira tanto!

  5. annamaria97 scrive:

    questo blog è fantastico, comunque credo che sia normale ricordare i “brutti” momenti sentendone a volte la mancanza, anche se a me nn mancherà mai nessun professore! Un Bacione a tutti!

  6. KiaKia scrive:

    Non so come si stia in ospedale, però mi incuriosisce. Non dico di volerci andare perchè è assolutamente inpensabile di andare all’ospedale per una girata con la famiglia…XDXD comunque sono felice che il problema con il diabete si sia risolto..

  7. simone scrive:

    licia,spero che tutto vadi per il meglio,per te e il bimbo,o bimba..che sia..sei una brava persona,basta poco per capirlo

  8. Biby scrive:

    Che bello questo post, Licia!^__^
    Hai ragione: le cose sembrano sempre meno brutte quando le si riguarda dopo un po’ di tempo. D’estate i mesi di scuola sembrano meno duri, quando guarisci la malattia la ricordi meno fastidiosa…insomma, se quando viviamo qualcosa di spiacevole ci mettiamo a cercare i lati positivi, forse possiamo renderci conto che ciò che stiamo passando non è così tragico! :D

  9. zaraki90 scrive:

    :) già quelli sono i ricordi più noiosi della cosa più bella che possa capitare….. :) se ci pensi un pò è così… :D

  10. Tawara scrive:

    xXSp4rt4Xx: eh già, che FIOLOSOFIA XD

  11. xXSp4rt4Xx scrive:

    @Licia
    Complimenti E Auguri!ovviamente non so cosa altro dire…non sono mai stato in cinta e,siccome sono maschio,non lo sarò mai…eh!Che Fiolosofia! =)
    @mary.
    non è per niente infantile.
    WOOOHOOO!!!

  12. Alissa_Nihal_Dubhe_Adhara scrive:

    Be, bellissimo post innanzitutto. Io non posso dire molto, non ci sono mai stata in ospedale, meno un giorno per visitare mio cugino! Pero’ credo che dopo aver passato un periodo in ospedale, manchi a tutti un po’, è un’ esperienza cosi.. strana insomma no?

    Licia (anche se non c’entra niente con il post scusa!) ieri sono andata a vedere Avatar, e ti assicuro che è un ca-po-la-vo-ro! Ti consiglio assolutamente di andarlo a vedere, uno spettacolo da non perdere. E’ incredibile come Cameron ci ha fatto capire la sofferenza di questi “indigeni” detti Na’vi quando avviene la distruzione del loro mondo. E ogni secondo dici che è tutto finito, non c’è piu’ niente da fare per salvarli, invece ritorna sempre una piccola speranza! Ma anche il messaggio e la morale di questo film è.. insomma io sono rimasta senza parole! Mi sono quasi messa a piangere! Ancor piu’ spettacolare è se lo vedi in 3d!
    Beh, chiudo questa piccola parentesi, saluti a te e Giuliano e alla piccola Ireneeee!!!!!

  13. Theana scrive:

    @Nihal stella della notte:l’ unica cosa ke nn mi manca,infatti, è il cibo. Ecco il menù(se mi ricordo bene):
    -pranzo:minestra e qualcos’ altro
    -cena:minestra
    a volte la notte la perfino sognavo la minestra!Si,la minestra nn mi manka!

  14. Theana scrive:

    io mi ricordo ke a 8 anni sn dovuta stare 1 settinana in ospedale e ,sinceramente, manca anke a me quel periodo…

    @valberici:io,invece,correvo dappertutto con la flebo!!!(nn mi ricordo cm facevo XD)

  15. Nihal stella della notte scrive:

    umm io sono stata in ospedale solo per un giorno dovevo fare un… day ospital probabilmente mi confondo insomma dovevo stare in ospedale tutto il giorno e la sera dovevo tornare a casa… solo il pranzo è stato atroce… praticamente non ho mangiato e la cena mi sono rifiutata di consumarla là… ma credo che andarci per la gravidanza sia diverso dall’andarci per fare i test per l’allergia sbaglio? non credo beh comunque bel post

  16. mimi scrive:

    Licia hai scritto davvero un bellissimo post. :D Comunque anche se un po’ ti mancherà il periodo che hai passato in ospedale non preoccuparti… ne passerai tanti insieme alla tua famiglia e certamente ancora più belli :)

  17. Puffadolceamara scrive:

    Ps:Licia,se non ci fossero le mamme ad aiutare come si farebbe?? hihi XD

  18. Puffadolceamara scrive:

    Ah Licia,anche io ultimamente sono stata in ospedale,ma non nel reparto + bello di tutti ovvero quello delle nascite,ma quello + brutto(neurochirurgico).Cmq a pensarci bene non è poi stato tanto male e io che mi disperavo che ci dovevo stare li:).Tante chiacchiere con infermieri,pazienti,dottori,la signora accanto,capitavano anche cose molto simpatiche e super divertenti si rideva a crepapelle nonostante le ansie.:).
    Anche io ho bei ricordi di quei giorni :) .
    Eh già.Bel post.CiaOoOo*

  19. Love mondoemerso scrive:

    Scusate…ho tralasciato una parte…
    Correggo: Rieccomi a fare la spaccone e a dire =L’avevo detto= =D Il fatto è che come avevo scritto di me stessa, cioè che anche…
    il resto è corretto.
    Ciao a tutti

  20. Love Mondoemerso scrive:

    Rieccomi a fare la spaccone e a dire =D Il fatto è che come avevo scritto di me stessa, cioè che anche i momenti “brutti” una volta finiti si ricordano con nostalgia, si ritrova in ogni situzione che ha un lieto fine. Il problema è che mentre si soffre non si resce a pensare al dopo, non ci si rende conto che si proverà nostalgia per quell’esperienza che al momento ci fa tanto schifo. Se riuscissimo a pensare a questo forse vivremmo meglio tutti i momenti della vita senza mai stare male. Se lo facessimo però non impareremmo a sopportare e a fortificarci. è un circolo complicato. L’uomo vive di rimpianti, qualunque scelta si faccia avremmo sempre il dubbio e la curiosità sull’altra strada che non abbiamo preso.
    Rassegnamci quindi e godiamoci la vita come viene…Un bacione alla piccola Irene (di cui aspetto ancora la foto) e a tutta la sua famigliola felice! =)

  21. Valberici scrive:

    Bel post. :)

    Io sono stato ricoverato in parecchi ospedali e certe volte, quando si trattava di banali fratture, mi sono pure divertito. Ricordo ancora le carbonare a mezzanotte e le corse in carrozzina in traumatologia (oggi non lo permetterebbero più, mi sa). :D

  22. Alice/Nihal scrive:

    Bellissimo post! Devo proprio ammetterlo!!! Per quanto riguarda l’argomento che tratta, penso che capiti un pò a tutti di preferire il ” viaggio” alla “destinazione”, almeno dopo che si è arrivati dove si voleva!

  23. Gary Sue scrive:

    Mia madre è da poco tornata a casa dopo un ricovero in terapia d’urgenza, non ti dico lo spettacolo a cui ho assisto. Gente in coma, malati terminali e così via… non potevo fare a meno di ricordare la poesia “la Ginestra” di Leopardi. Siamo proprio delle formichine rispetto alla vastità del cosmo. Formichine inutili.

    Ad ogni modo non riesco ancora a comprendere come fanno medici e infermieri a stare a contatto con tanto dolore senza venirne contaminati.

  24. Mony76 scrive:

    Beh, ma il marito mi coccola sì, sono gli altri parenti che hanno occhi solo per il piccolo, e che dispensano consigli anche se non richiesti, spesso. :-p
    Ps: come va col diabete gestazionale: rientrato nella normalità? Mi auguro di sì.

    • Licia scrive:

      Mony76: io son fortunata anche su quel fronte. La mamma mi dà una mano, gli altri parenti qualche consiglio qua e là, ma consiglio, appunto, sono molto discreti :)
      Il diabete all’ospedale l’hanno dato per risolto, in ogni caso io farò un controllo a fine allattamento

  25. 93debo scrive:

    forse non è tanto l’ospedale a mancarti, ma l’attesa della piccola ^^, no?non so se renda bene l’idea questa frase: preferisco i preparativi alla festa stessa!

  26. Fabio scrive:

    Licia, ma ora puoi finalmente mangiare quello che vuoi?

  27. Tawara scrive:

    ehi è da un secolo che non scrivo… io sono stata all’ospedale come monypurpa, solo a trovare parenti, ed è un posto che mi fa orrore perchè: 1. c’è una puzza indescrivibile 2. il linoleum dopo un po’ mi fa allergia 3. è una barba stare lì dentro, se non conosci nessuno…

    di sicuro quando e se sarò in una situazione come la tua non baderò certo a questi dettagli…

    bellissimo post comunque ^^

  28. costanza scrive:

    bellissimo post ! il tuo bel ricordo è così perchè è legato a irene . i ricordi che ho io degli ospedali non sono così belli ( tranne quando ci sono stata per te , naturalmente )le persone che ho conosciuto lì ,con le quali ci siamo scambiati i numeri di telefono ,non mi hanno chiamata nè io ho chiamato loro e ciò credo perchè sia io che loro volessimo dimenticare quel periodo

  29. Mony76 scrive:

    Cavoli! Ed io che pensavo di aver passato troppo tempo all’ospedale (cinque giorni per via del cesareo).
    E non vedevo l’ora di andarmene. Anche perché ad inizio ottobre mi avevano ricoverata per una minaccia di parto pre-termine: sempre 4 giorni.
    É vero, nonostante la pancia pesasse, facevo fatica ad alzarmi anche dal letto, mi manca quel periodo. E mi manca il sentirmi coccolata da tutti, perchè ora le attenzioni riservate al pancione, sono tutte per colui che lo occupava. A me, ora, sono riservati i consigli, i rimproveri più o meno benevoli e le frasi fatte.
    ^__^

    • Licia scrive:

      Mony76: io invece, devo dire la verità, son fortunata: il marito mi coccola, e anche i miei fanno di tutto per farmi sentire a mio agio. Però l’unione perfetta col pupo che si ha in gravidanza manca comunque

  30. mary scrive:

    Sarebbe magnifico se un dottore all’ospedale ti dicesse “arrivederci” ahahah

  31. MonyPurpa scrive:

    Io non sono mai stata in un ospdale, tranne per il semplice motivo di andare a trovare i miei parenti. Deve essere davvero strano stare lì, e tu l’hai descritto credo perfettamente. Anche se credo che dopo un po’ che ti ci abitui, diventa come un piccolomondo a se, giusto? Poi tu non eri malata, ma aspettavi una bambina, ed è un punto a tuo favore^^
    Ovvio che si spera di resatre il più lontano possibile dall’ospedale u.u

  32. mary scrive:

    E’ infantile uscirsene con un:”prima a commentare wooohooo”?

  33. mary scrive:

    Spesso ci mancano queste cose fastidiose…a me manca la mia vecchia prof di storia…era irritante,a volte offensiva e quando urlava faceva venire voglia di farle mangiare i gessetti…però un po’ mi manca…
    P.s:anche io sono nata al Gemelli!

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