Oltre ad essere giovane Padawan nel mio lavoro come astrofisica e come scrittrice, adesso sono anche una Padawan mamma. Nonostante il libretto di istruzioni che ti danno quando esci dall’ospedale, l’allevamento della prole è un compito decisamente improbo, per cui non mancano i tragicomici inconvenienti.
L’altro giorno.
L’altro giorno Irene aveva appena mangiato. Io ero in fase contemplazione estatica, lei in fase lisergica da post abbuffata. Io la guardavo sognante, lei diciamo che più o meno ricambiava, ma un po’ meno sognante di me. Nel bel mezzo di questo idilliaco quadretto da Madonna col Bambino (escludendo i risvolti blasfemi del paragone), l’incrocio di sguardi viene interrotto da gorgoglii intestinali della picina. Sono questi i momenti in cui penso che Guillermo Del Toro, per i suoi vampiri, deve essersi ispirato ai neonati. Io, ancora intenerita, incoraggio la pargola nell’espletamento delle sue funzioni corporali.
“Dai, falla tutta che poi mamma ti cambia”.
E la suddetta Padawan mamma aspetta che la pargola effettivamente l’abbia fatta tutta. Quindi si alza, e conduce la prole al fasciatoio, in un tripudio di “andiamo a cambiare il pannolozzo! Dai che ti metto la musichina delle apine che ti piace tanto!”.
Giunti al fasciatoio, e liberata Irene dalla parte inferiore della tutina, si spalanca la bocca dell’Ade. Azz. Non ho mai gestito l’emergenza “un sacco di cacca che macchia body e tutina, più varie altre parti del corpo” da sola, c’era sempre il papà a coadiuvarmi.
“E che vuoi che sia, mo mamma fa tutto da sola”.
La Padawan mamma apre il pannolino e cerca di non svenire per l’atmosfera un po’ pesante, poi realizza che c’è cacca veramente, ma veramente ovunque. Il pannolino non ha resistito, per cui il contenuto è uscito un po’ da ogni buco libero: gambe, pancia…Le salviettine umidificate non bastano. Tocca usare il lavandino.
“Adesso mamma ti lava in bagno, ok?”, dice la Padawan mamma ostentando una sicurezza che non ha.
Cazzo, l’ultima volta che l’ho lavata nel lavandino per poco non le facevo dare una capocciata epocale contro lo stipite delle porta…e poi come si tenevano le gambe? Aiuto…
Si avanza verso il bagno. La Padawan mamma ha la brillante idea di stringersi la pargola nuda al petto. Peccato che la pargola ancora non sia pulita, per cui la tuta della mamma si sporca. E vabbeh.
Giunte al lavandino, la Padawan mamma fa esibire Irene in una serie di complicate figure contorsionistiche. Piede su…no, anche l’altro su…no, aspetta, e il braccio? Giro di qua…no, con questa mano tengo il piedino, con questa mano tengo il culetto, con questa mano…no, aspetta, io ho due mani, non tre…
Irene, comprensibilmente perplessa, decide che è il caso di decorare ulteriormente la tuta della mamma, e fa pipì. E un po’ ci mancava, diciamocelo. A questo punto, la Padawan mamma ci rinuncia. Probabilmente producendo una mano ulteriore per gemmazione, o forse usando un piede libero per ventura, riesce a pulire il culetto della prole. Quindi ritorna di là, allegramente zozza, e come dio vuole riesce a
1. spalmare l’orrida pastina Fissan sul culetto della prole. Credo che sia mastice a presa rapida, non so, ma debellarla dalle mani è un’impresa titanica
2. mettere come dio vuole il pannolino, che, nonostante sia la misura più piccola esistente, a Irene entra più o meno due volte
3. infilare il body, mentre Irene comprensibilmente inizia a urlare come una iena, in un pianto che dice inequivocabilmente “hai veramente rotto, smettila di smanacciarmi ovunque e dammi la tetta, piuttosto!”
4. infilare la tutina, cercando al contempo di calmare la prole a parole, col succhiotto, infine anche con le minacce.
A fine operazione, condotta a termine in una comoda mezzora, la Padawan mamma, esausta, si contempla allo specchio, mentre Irene ha trovato la pace dei sensi nella culla sulle note del carillon di Totoro. Farebbe prima a ficcarsi sana sana in lavatrice. Sarà forse la legge di conservazione della pulizia: a culetto pulito della bimba equivale mamma completamente zozza.
Ah, le meraviglie della fisica mammifera…