L’attimo

Finiti i canali televisivi “normali”, che in genere fanno roba orrenda 24/7, adesso mentre allatto mi rifugio nella programmazione dei canali “insoliti”. Ieri ho scoperto Cielo. Verso le 16.00 fanno questa specie di docu-fiction che si chiama Reparto Maternità. In pratica le telecamere riprendono la vita del reparto ostetricia e ginecologia del Forlanini di Roma. Principalmente, si vedono parti.
Ora. Probabilmente dovrei aborrire una cosa del genere. Perché dare in pasto al pubblico una cosa così privata e intima come un parto? E non è solo una questione di carnazza esposta. È questione di dolore. Il dolore è una cosa privata. Che io non sarei mai in grado di mostrare a qualcuno che non conosca più che bene. E ho problemi anche con quelli che conosco a fondo. Per dire, per questioni di logistica, durante una buona parte del mio pretravaglio la mia stanza era piena di parenti e amici. E per certi versi avrei preferito essere da sola. Perché il dolore denuda come poche cose al mondo, e ci svela a noi stessi e agli altri per quello che siamo. E le persone cui posso mostrarmi così si contano su alcune dita di una sola mano. Per cui, forse, dovrei cambiare canale e borbottare contro la tv del dolore, la pornografia che intasa le nostre vite, e via così.
E invece no. Invece resto ipnotizzata da quei pancioni, da quelle donne doloranti, da tutto il corteo di mariti, ostetriche, medici e via dicendo che ora anch’io conosco. E quando il pupo infine viene fuori, mi commuovo. Sempre.
Forse non ho ancora metabolizzato del tutto il parto. Continuo ad avere nostalgia persino di quel dolore. Nella mia testa rimando avanti e indietro il filmino dei nove mesi e delle ultime ventiquattro ore della mia gravidanza. E non è che fare la mamma non mi piaccia. Mi piace nonostante le ore di sonno perse, i pianti inconsolabili della bimba e le montagne di panni da lavare. Ma forse, per dirla come gli psicologi, un parto è anche un po’ un lutto. E io non c’ho fatto i conti. Con la separazione dalla bimba, con la fine di quell’unità perfetta, con la straordinarietà di quelle ultime, convulse ore che non riuscirai mai a ricordare per bene, e che per questo vorresti rivivere, anche se fanno male, anche se fanno paura, anche se sai che dirai che mai più, no, mai più una cosa così. Solo per poter rivivere l’attimo perfetto dell’incontro, in cui i tuoi occhi incontrano quelli di quell’essere che conosci così bene, e che allo stesso tempo non conosci affatto. Per vedere la finalizzazione di ogni sofferenza, di ogni sacrificio, di ogni stilla di sudore e ogni grido. Forse il senso di alcune vite, di tante vite, sta in quell’istante in cui lei o lui viene al mondo, e tu capisci te stessa, l’universo e la vita. Per un secondo appena.
È per questo che alle quattro di questi pomeriggi sospesi, tutti a ruotare attorno alla culla, accendo la tv e mi concedo l’ombra di quell’istante, commuovendomi ogni volta.

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14 risposte a L’attimo

  1. Eleonora scrive:

    il più bel commento sulla maternità che abbia mai letto, forse non ne ho letti molti.. ma partire così dalle quattro di un pomeriggio, le cose che hai dette sono stupende, forse risulto banale ma sono veramente, veramente commoventi!!grazie mille amo il tuo modo di scrivere!!mi fa crescere molto leggere il tuo stile, si avvicina molto a quello che vorrei usare io!!

  2. MrsApple scrive:

    Questo post mi ha commossa e non poco… Tra un mesetto Pietro nascerà, forse prima, forse un po’ dopo … eppure a volte ho l’ansia di non essermi goduta tutto pienamente, che il tempo stia volando, che finalmente arriverà anche per me il momento di guardarlo negli occhi e gioire… ma al contempo avere nostalgia di tutto questo. La trasmissione non so se mi conviene guardarla… però ora mi hai incuriosita… Concordo anch’io sulla scoperta dei canali del digitale: cielo e rai 4 ultimamente sono gli unici che guardo…

  3. senoritavale scrive:

    Splendido post, molto poetico e reale, Licia. Oddio, quando avrò un figlio, lungi da me il pensiero di mostrarmi durante il parto. Se c’è una cosa che odio è quella di mostrare il mio dolore o debolezza ad altri, figurarsi se non li conosco! Ma anch’io quando vedo quel tipo di programmi m’incanto alla tv. Perchè la nascita di una vita nuova è sempre un miracolo, una cosa bellissima che fa innamorare chiunque del desiderio di stringere fra le braccia un piccolino/a del genere. Specie per chi adora i bambini come me! ;)

  4. Barbara scrive:

    Oddio…a me viene l’ansia solo a pensarci!! Non posso pensare ai bambini senza che mi venga ansia da parto :) Poi sono la più grande fra cugini e sorelle quindi immagina tutto quello che ho sentito! Mi hanno traumatizzato O.o Addirittura mia zia che si passa 9 mesi in tranquillità e quando è ora di partorire fa il diavolo a quattro perchè non vuole più farlo!
    Però infondo capisco anche io come una donna possa oltrepassare questa paura del dolore per far nascare una vita, una vita strettamente legata a lei!
    Deve essere una grande soddisfazione ^^

  5. silvia scrive:

    Non ho sky, ma saresti un ottima promoter. Lo vorrei solo per quel programma.
    Mi sono emozionata.
    Emozionarsi per un post… roba da matti.
    Emozionarsi nel leggere e immaginare quei momenti, che sogno da tempo di vivere, ma che la vita stessa al momento ha deciso di non regalarmi.
    Bisognerebbe sconvolgersi per la più bella invenzione della vita? No, si rimane solo a bocca aperta.
    E quel famoso attimo in cui capisci TUTTO.. speri solo che duri il più possibile.

  6. Paola scrive:

    Non tutte le donne capisco il privilegio che ci è stato concesso….nessuno può decidere chi deve vivere e chi morire, anche se molti si arrogano illegalmente il diritto di farlo e uccidono senza ritegno, senza rimpianto, ma a noi, a noi è stata concessa la possibilità di dare la vita, di mettere al mondo un altro essere umano e in questo, anche voi uomini avete una piccola parte. Il momento in cui gli occhi di una mamma incontrano per la prima volta quelli del proprio bimbo o bimba è l’attimo in cui il segno di un miracolo si imprime nella propria anima.

  7. Valberici scrive:

    Ed è anche la ricerca dell’ immortalità.
    A volte invidio un po’ voi donne, concepire e partorire vi offre una conoscenza della vita e della morte che noi maschi non potremo mai avere.

  8. .Beltra. scrive:

    Un figlio credo aiuti a farci accettare la nostra mortalità ma solo perchè ci illudiamo di averla sconfitta, di stare lasciando un segno tangibile del nostro passaggio, molto più profondo e duraturo di un successo lavorativo o riconoscimento alcuno. Indoriamo la pillola e la morte nonostante resti un tabù ora diventa un qualcosa di cui tener conto.

  9. zaraki90 scrive:

    licia x quello che so …. =) non li dimenticherai più!!! hehe e saranno ricordi sempre più belli! anche le notti insonne!!!
    ps: sembravi dubhe :)

  10. Valberici scrive:

    Il parto è la linea di confine tra la spensieratezza della gioventù e la consapevolezza della vecchiaia. ;)

    • Licia scrive:

      Val: una delle prime cose che ho pensato quando sono rimasta incinta è che avere un figlio è anche accettare la propria mortalità

  11. Ianel scrive:

    Licia il sito mi ha cancellato e non so perchè…ho dovuto riscrivere i miei dati da capo…bhà…
    comunque bel post! Come sempre!

  12. Marina scrive:

    Sai che appena ho iniziato a leggere il blog oggi ho pensato:”ora le consiglio di vedersi reparto maternità!” Anch’io in questi ultimi 15 giorni sono stata reclusa a casa per una malattia insistente che non voleva saperne di lasciarmi stare, per cui mi son messa davanti alla tv e ho fatto anch’io questa bellissima scoperta e da allora non l’ho più mollato, son rimasta incantata anch’io. Io non ho ancora avuto la gioia di diventar mamma e commuovendomi ad ogni nascita mi è venuta una gran voglia di fare il grande salto. Si è vero fa anche tanta paura e certe volte ho pensato “per fortuna non sono in cinta!” Ma ho iniziato a sognarlo…spero di aver presto un amichetto o un’amichetta per Irene :)

  13. Yrechan scrive:

    =)
    Ah, credo di averlo visto un paio di volte quel programma, ma… a dire il vero quelle donne non le capisco. Ok che sono giovane, ok che non mi ci trovo in quella situazione e non posso capire a fondo, ma… credo che io non mi mostrerei MAI e poi MAI a una telecamera in un momento simile. A parte che credo molte cose ma finché non provo è inutile che parlo a vanvera…

    In ogni caso è splendido, Licia! Che bel post <3

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