Archivi del giorno: 4 febbraio 2010

La tentazione del vuoto

L’allattamento si sta dimostrando deleterio per me. Non tanto per il gesto in sé, che mi piace molto, a parte quando ti devi svegliare nel cuore della notte per sfamare gli affamati e la palpebra ti casca inesorabilmente, ma per il fatto che mi sta portando a vedere un sacco di tv. Mi spiego. L’allattamento in genere dura un tot. Quindi hai bisogno di un orologio sottomano. Mentre allatti, non puoi fare molto altro. Leggere è complicato, per cui, dopo le prime volte in cui passi il tempo a guardare con aria estatica la creatura che ti ciancica un capezzolo, poi ti abitui, e cerchi qualcos’altro da fare. E guardare la tv è l’ultima alternativa che ti resta.
Avete mai acceso la tv nel pomeriggio? Di pomeriggio davanti alla tv c’è solo la gente che lavora a casa, classificata sbrigativamente sotto la voce “massaia” da chi fa i palinsesti. Ora, a giudicare da quel che ci propinano a quell’ora lì, direi che la visione che un autore televisivo ha della casalinga media è a dir poco desolante. Domina il talk show, quella cosa lì in cui vengono invitati una gnocca, uno che per qualche ragione ignota viene definito intellettuale e se possibile un caso umano, e li si mette a discutere di qualcosa, nella speranza che vengano alle mani. Gli argomenti sono sempre di altissima filosofia: è giusto ritornare in forma dopo il parto, o la neomamma, visto che ormai è appunto Madre (inserire immagine di Madonna con Bambino), deve essere il più sciatta possibile onde dimostrare urbi et orbi che lei si dedica interamente alla prole? È giusto dimagrire o è più sana una che pesa 120 chili e dice di star bene col suo corpo (e infatti è il suo corpo che non sta bene con lei, dato che le impone diabete, cardiopatie varie altre amenità)? È giusto divorziare o bisogna stare insieme per i figli?
Uno dice, vabbeh, l’argomento è un po’ così, ma se viene trattato con intelligenza…In genere il tono è molto da “signora mia, un tempo qui era tutta campagna”. C’è sempre qualcuno che invoca i bei tempi andati (“una volta i giovani…”), un’altra che dall’alto del tacco dodici e della minigonna ascellare tuona parla dell’importanza di essere e non apparire e quell’altro che si appella alla mancanza di moralità. La sagra del luogo comune. Ne esce fuori un’immagine desolante dell’umanità. Gente che sgomita per apparire, che non ha nulla da dire perché sostanzialmente non pensa nulla, e allora si attacca a verità preconfezionate. Io già non ho gran fiducia nell’umanità, e negli italiani men che mai. Questa immersione nel vuoto pneumatico mi sta togliendo quel po’ di speranza residua.
Poi, quando finisci al Grande Fratello capisci di aver toccato il fondo. Il problema più grave dei Nostri è Caio che ha mandato in nomination Tizio. Segue discussione accesa, con pianto finale, sottolineati entrambi da musica melodrammatica. Wow.
Eppure questo nulla mi attrae. Avete presente quando ci si affaccia da un balcone al decimo piano, e uno ha sempre quell’irrazionale istinto di sporgersi e buttarsi di sotto? Quella stupida tentazione del vuoto. Ecco, uguale. Mi affaccio sul baratro, e siccome a differenza del caso del balcone, se mi butto non muoio, mi ci immergo. Per vedere fin dove si può arrivare? Per esplorare tutte le possibili declinazioni del nulla? Non lo so. So solo che tempo due minuti e mi ritrovo a inveire contro il televisore, lamentando la vacuità di quel che sto guardando. Misteri della psiche umana. E in tutto questo, sto anche leggendo di meno. Qualcuno mi salvi.

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