Oggi ritorno a lavoro. Ma non torno a lavoro. Infatti continuerò il mio dottorato, almeno per qualche mese, da casa. I vantaggi di un lavoro che si può fare in remoto per le operazioni più time consuming (ci sono processi che usiamo per l’elaborazione dei dati che possono impiegare settimane) e in locale sul proprio mac per le cose più semplici.
Sono contenta di ricominciare. Il vortice angosciante di pessima tv e vagolare senza meta su internet mi stava ammazzando, anche se avevo iniziato a mettere mano al prossimo libro. Ho bisogno di ricominciare a fare le cose di prima, sentirmi parte del consesso sociale e produttivo.
Per altro, finalmente questa cosa troverà un senso all’hobby di Giuliano col quale io ho sempre fatto a cazzotti. Lui è un appassionato di retrocomputing. A casa avremo una ventina di computer che ha preso in giro a quattro lire e che appartengono al giurassico dell’informatica. Abbiamo roba dagli anni ‘80 in su, compreso anche il mitico server sul quale facemmo le nostre tesi, il mai dimenticato Fornax (che, per la cronaca, si chiamava così per l’omonima galassia). Io ho sempre visto la sua collezione come il fumo negli occhi. A casa vecchia aveva colonizzato il soggiorno, dando al tutto quell’aria di disordine estremo che mi dava ai nervi. Intendiamoci, casa mia è sempre in disordine, ma pure i pc infilati in ogni dove è troppo. Adesso che ha una cameretta tutta sua dove infilarci i pupi, va molto meglio.
Comunque, Giuliano è appassionato di informatica tout court, per cui abbiamo anche pc non esattamente all’ultimo grido, ma ancora molto buoni per farci girare su i programmi che usiamo per il lavoro. E infatti attrezzeremo un computer perché ci possa lavorare agevolmente. Così magari farò pace anche col retrocomputing.
Insomma, si ricomincia. E confesso che ne sono proprio contenta.




