Un paio di anni fa il momento vissuto ieri sera avevo provato ad immaginarmelo. Ero abbastanza sicura che con me ci sarebbe stato un pupo, e io, con voce commossa, gli avrei detto: “Sai, la mamma aveva ventitré anni quando tutto questo è cominciato”. En passant riflettevo con un brividino che avrei avuto trent’anni (avevo sbagliato i conti di un anno). Ecco. Per dire.
Ieri sera, davanti ad una pizza, il primo onigiri della mia vita e un po’ di amici, ho assistito alla prima puntata dell’ultima stagione di Lost.
Quando iniziai a vederlo, mi pare nel 2005 o giù di lì, quando arrivò su Raidue, ero convinta, ingenua, che all’ultima puntata della stagione si sarebbe risolto tutto. Immaginate la mia faccia quando scoprii che la prima stagione si concludeva con due tizi che guardano basiti in fondo ad una botola.
Da lì è iniziata la paziente attesa. Nel frattempo m’è sostanzialmente anche passata la curiosità di sapere perché l’isola è così strana. Voglio dire, con gli anni la mia sospensione dell’incredulità guardando Lost ha raggiunto vette ineguagliabili: non mi stupisce la presenza di sussurri che vengono dal nulla, né di uomini invisibili, manco di gente che prevede il futuro. Per me sull’isola potrebbe anche starci il bianconiglio. Ma non ho perso la passione per il prodotto in sé.
Ora, io adesso farò una breve disamina di quel che ho visto ieri. Infarcita di spoiler. Per chi non ha visto, sconsiglio la lettura. Poi, se gli spoiler vi piacciono, procedete pure. Avete tre righe per pensarci
…
…
…
Ok. La precedente stagione finiva con la scena in assoluto più terrificante delle cinque stagioni: il logo Lost nero su fondo bianco. Cioè. Roba che ti rendi conto che nulla sarà più come prima. Il titolo della prima puntata della sesta stagione poi seppi essere LA X (LAX è il codice dell’aeroporto di Los Angeles), per cui mi immaginavo scenari apocalittici. E l’attacco di questa nuova stagione è roba effettivamente apocalittica. Specie l’immagine (abbastanza mal realizzata dal punto di vista degli effetti, devo ammetterlo, ma di impatto devastante comunque) dell’isola sommersa.
Poi, paffete e torniamo a eyeland, e tutto ricomincia da dove è partito: con l’occhio di qualcuno. E inizia il trip. Cos’è il 2004 in cui tutti i Nostri sono infelicemente atterrati a Los Angeles? Una realtà alternativa? Lo scoppio della bomba ha causato uno sdoppiamento delle linee temporali? Non lo so, non mi convince. Penso invece che tutta quella linea narrativa abbia a che fare con qualcosa che sull’isola deve ancora succedere, e che capiremo solo alla fine. Quella storia ci parla del finale della serie, questi i miei due cents. Ma lo sapremo solo vivendo. Per ora posso dire che trovo molto carina l’idea di farci finalmente vedere cosa sarebbe successo se l’aereo non fosse caduto, ma tutto sommato, dopo aver visto la gente che atterra e che si rende conto che forse era meglio precipitare, non è che mi freghi molto di Kate che fugge (ancora?), di Locke paraplegico rassegnato e di Jack che gli hanno perso il padre (nuove frontiere dello smarrimento bagagli. Ad un certo punto si vede un nastro trasportatore, e Giuliano fa: “Secondo me se guardiamo bene sullo sfondo, si vede la bara del padre che gira a vuoto”).
Invece l’isola è sempre l’isola. Però uno ci aveva sperato. Che l’avrebbero piantata di aggiungere elementi e avrebbero iniziato a spiegare. Invece l’unico nuovo elemento è che FarLocke (grazie a Serialmente per la geniale definizione) è anche il mostro è anche il nemico di Jacob (Jacob c’è, alleluja, mi stava troppo simpatico). Che non è poco, eh? Però volevamo di più. E soprattutto: l’ultimo samurai, john lennon e l’allegra compagnia degli hippie al tempio chi cacchio sono? Ormai non si capisce più chi comanda. Pensavamo Ben, che, invece, scopriamo essere un povero pirla che leggeva liste. Poi uno dice, magari Richard, ma pure Richard s’è fatto fregare da FarLocke. Mo il giapponese dove si inserisce nella catena di comando? Ah boh. E la sorgente di acqua zozza? E la clessidra? E Saiyd, è Saiyd o quel furbone di Jacob è tornato per fare un mazzo tanto a FarLocke?
Gli autori hanno già messo le mani avanti: non si risponderà a tutte le domande. Anche perché probabilmente ormai tutte non se le ricordano più (ma io sì, e con me molti altri…). Però magari se rispondessero a qualcosa saremmo lieti. E se smettessero di aggiungere roba anche.
Ma comunque Lost è Lost, e tutto è raccontato maledettamente bene. C’è l’atmosfera, c’è la tensione, ci sono i personaggi (e quando mai). Resta un prodotto godibilissimo, con grandi trovate, intrattenimento di altissimo livello. Per dire, non riesco a ricordare una puntata di Lost che non abbia un finale da manuale: si concludono sempre sul climax, su colpi di scena che ti lasciano così. Questo vuol dire che sai perfettamente quel che stai facendo, e io apprezzo sempre molto chi ha controllo totale della materia della narrazione. Forse è questo che mi ha fatta appassionare così tanto, più ancora dell’orso polare ai tropici e della botola con l’omino dentro che pigia il tasto per salvare il mondo (ce la spiegheranno mai questa? Secondo me no).
Insomma, Lost is back, e a me quasi dispiace che questa sia l’ultima stagione. Mi resteranno i cinque (in autunno sei) cofanetti coi dvd. Sperando che alla fine non mi venga voglia di catafotterli tutti dal balcone davanti al finale.