L’altro giorno ho comprato Grand Hotel Cristicchi (rigorosamente su iTunes, ormai in versione CD compro solo i Muse per feticismo). L’ho sentito mentre facevo il bagno, un evento ormai abbastanza raro nella vita (non è che non mi lavo, ma ripiego su più rapide docce). E insomma, mentre mi spalmavo tutta di crema, partono le prime strofe di Insegnami
Insegnami a guardare il mondo con il tuo sguardo,
invitami a giocare rotolando sul pavimento
aiutami a trovare la purezza e l’innocenza
e l’immensa meraviglia che sta
nell’incoscienza.
Insegnami nuove parole d’amore, e poi
come prendere a calci un dolore,
a scacciare via tutti i fantasmi, i mostri e le
streghe
e la prima cosa che mi è venuta in mente è stata Irene. A come si stupisce ogni volta che la metto sotto le apine, come se le vedesse per la prima volta, a come, riflesso nei suoi occhi, tutto sembra nuovo, strano e meraviglioso. E infatti, qualche minuto e svariate parole dopo, la canzone fa
Promettimi che non farai il cantautore, di
certo diventerai un uomo migliore
aiutami ad imparare questo nuovo mestiere di padre
Ecco. I genitori sono tutti uguali. E ci sono certe esperienze seminali nella vita delle persone (tutte quelle che hanno a che fare col ciclo della vita e della morte, direi) che stimolano probabilmente le stesse riflessioni. Sono milioni di anni che la gente fa figli, e probabilmente pensa le stesse cose, rivissute certo alla luce del proprio sentire, ma condivide la stessa esperienza. A me questo fatto piace. Che ci siano cose così grandi e profonde da metterci d’accordo tutti. Che ci siano esperienze che si ripetono uguali nei secoli. Eppure non smettiamo di stupirci, di sentirci unici perché le stiamo vivendo, e allo stesso tempo ci consoliamo, perché non siamo soli davanti all’immenso. È forse questa l’eternità, l’immortalità che ci è concessa che siamo credenti o meno: sapere che prima di noi tanti hanno vissuto, e altri lo faranno dopo, e sebbene le cose cambieranno, sebbene ci sarà un modo diverso di vestire e di parlare, altri sentiranno quel che abbiamo sentito noi, piangeranno le nostre lacrime e sorrideranno coi nostri sorrisi.
Però ci vuole qualcuno bravo per farcelo capire con un libro o con una canzone. E direi che Cristicchi lo è.