Dopo il decreto legge che stabilisce che non ci sono regole per la presentazione delle liste se sei il primo partito italiano, più o meno tutti hanno detto che siamo alla morte della democrazia. Non dico che non sia vero, ma penso più che altro che quest’ultimo atto di disprezzo del popolo italiano da parte del governo sancisca un’altra cosa: che le regole valgono solo per i poveri cristi. Se sei potente, puoi scavalcarle tutte. E se ci pensate questo è il fondamento del nostro stato da molto tempo.
Da Berluska che si evita i processi con leggi ad personam e schiere di avvocati, alle carceri piene solo di poveri cristi condannati per reati minori, è stata un’escalation. Stavolta l’ha detto esplicitamente anche Napolitano: mica potevamo lasciare fuori il PdL. Certo che lo puoi lasciare fuori, se non rispetta le regole, che non stanno lì per complicare la vita alla gente, ma per tutelare l’uguaglianza e i diritti dei cittadini. E prima che diciate che sono di parte, mi fa schifo anche il PD che plaude perché non vuole “vincere a tavolino”. Ma vaffanculo.
Da ieri penso spesso ad una mia collega che non ha potuto partecipare ad un concorso perché mancava una firma nella documentazione presentata, agli stranieri che qualche anno fa dovettero fare file chilometriche per regolarizzare la propria posizione in tempo e avere il permesso di soggiorno. Adesso esigo che non esistano più termini per la consegna dei documenti, che non esistano più sanzioni se non pago le tasse per tempo, e, come suggerito da un gruppo FB, che si possa votare anche dopo la chiusura delle urne. Voglio dire, possiamo impedire di votare a uno che è andato a cena fuori dagli amici, o quel giorno s’è fatto una vacanza? No, direi.
Adesso comunque vi sfido a venirmi a dire che questo paese non fa schifo.