In questi giorni, di sera, durante la cena, sono alle prese con la terza stagione di Battlestar Galactica, nello specifico il remake. Comincio col dire che è una serie assolutamente straordinaria, sotto parecchi punti di vista: gran sceneggiatura, ottima regia, ottimi attori, musica da sballo. Tutto perfetto, almeno sin qui.
Ma non è questo quel di cui voglio parlare (anche se Battlestar ve lo consiglio, ovvio). No. È delle serie televisive americane.
L’altro giorno guardavo questa puntata di Battlestar, e ad un certo punto c’è una delle protagoniste che sta davanti ad uno specchio, si guarda, e tira fuori un pugnale.
Giuliano: “E adesso che fa?”
Io: “Si taglia i capelli, vedrai”.
E infatti la nostra acchiappa la chioma fluente e la taglia.
Il taglio dei capelli di un personaggio femminile è una cosa topica. C’è anche nelle Cronache, e in un altro miliardo di libri almeno. Come tutte le cose topiche, se la usi a dovere, la riempi di senso, la cali nel giusto contesto, è un segno potente. Se a butti lì senza troppa convinzione, la gente storce la bocca mormorando “e te pareva, la solita banalità”. Non era il caso di Battlestar, dove quel gesto trito, scontato, aveva una potenza narrativa non indifferente. E ho pensato che questa è la grande narrazione di genere: archetipica, seminale, e perfettamente consapevole di sé e dei propri mezzi. Perché il trucco è tutto lì, nella consapevolezza: se sai quel che stai facendo, hai in mano la storia, e di conseguenza lo spettatore.
Se uno cerca la vetta della cultura popolare, del racconto di genere nello specifico, purtroppo di questo periodo non deve guardare ai libri, ma alle serie tv americane. Battlestar Galactica, Lost, Dexter, House. Quattro serie che ho seguito o seguo ancora, quattro serie di genere: fantascienza, thriller, mediacal. Lost non so dove infilarlo, è un po’ indefinibile, almeno fino a quando non si capirà che direzione prenderà il finale: fantascienza? fantasy? Ma è di sicuro narrazione di genere. Ne ha le caratteristiche e la cadenza.
Quattro serie che divertono. Voglio dire, in Battlestar è tutto un trionfo di combattimenti spaziali, spari, scazzottate ed esplosioni varie, con dispiego di gran mezzi speciali, soprattutto se si considera che è una serie tv. Su Lost manco mi soffermo, anche lì c’è tutto il campionario, e Dexter ci regala un sacco di sangue, squartamenti e via così. Non si ha paura a presentare al pubblico ciò che vuole, mettendo in gioco anche i mezzi più beceri. Sono evidentemente prodotti nati da attenti studi, fatti per piacere a larghe fette di audience e che hanno come scopo primario divertire il pubblico. Sono prodotti pienamente e orgogliosamente commerciali. E non è che ci sia alcuna vergogna da parte dei realizzatori, in questo: non stanno lì a cercare di scusarsi perché fanno una cosa che vende, o a mettere in campo velleità artistiche. Sono storie, niente di più.
E allora? E allora capita che se una storia la sai veramente raccontare, se i tuoi effetti speciali e le tue scazzottate sono ben fatti, sfruttando tutti i topoi del caso, finisce che le tue semplici storie diventano qualcosa di più. Come tutte le vere storie, che hanno sempre qualcosa da dire.
Ormai non c’è puntata di Battlestar che non si concluda con un dibattito tra me e Giuliano: che si tratti di aborto, democrazia, giustizia sommaria, si finisce sempre a discutere di qualcosa. L’ultima volta è stato il Cile di Pinochet e l’Italia del dopoguerra. E le mie riflessioni di qualche tempo fa su Dexter e l’umano? E i complessi rapporti tra fato e casualità, fede e ragione, scienza e metafisica che spuntano come funghi da una qualsiasi puntata di Lost? E non stiamo parlando di contemplazioni pensose attorno al proprio ombelico, come il peggio della letteratura mainstream: stiamo parlando di telefilm, il minimo della cultura, roba per le masse incolte.
Ecco. Le serie tv americane degli ultimi anni rappresentano il meglio della narrazione di genere. Sono il top della cultura popolare, quel mezzo miracolo per cui una cosa che ti tiene incollato allo schermo a furia di colpi di scena, sentimentalismo e cazzotti, dopo ti induce a porti domande sull’umanità, sul bene, sul male e dio sa su quanta altra roba.
Ad esserne capace, mi piacerebbe scrivere roba che abbia anche solo la metà dell’eleganza formale e della densità di contenuti di una qualsiasi puntata di Battlestar. Comincio a credere che chi scrive di genere, saltato l’ovvio gap dovuto al fatto che confrontiamo media diversi, dovrebbe guardare a quel modello lì: a Lost, a Battlestar, a Carnivale. La chiara e piena dimostrazione che si può fare roba pop senza abdicare alla qualità, che raccontare storie piene di sangue e amori tormentati (a volte mi domando se Battlestar non giri sempre intorno a quello, alle follie che l’amore fa compiere) non significa divertere, distogliere il pubblico da argomenti più “seri”, che il colpo di scena, la tensione narrativa, non è roba buona solo per romanzetti d’appendice, ma sono il mezzo privilegiato per parlare anche di vita e di morte, anche di cosa è umano e cosa non lo è.
Comincio a credere che se vuoi scrivere di genere, e farlo bene, al solito (e ovviamente sempre imprescindibile e validissimo) consiglio di leggere tanto e di tutti i generi, vada aggiunta anche la visione di una serie tv a piacere, per imparare come si racconta per davvero una storia.
-
Iscrizione alla Newsletter
SPOTLIGHT
Disco Irene
8 febbraio 2012, 10:04
Quest’inverno si sta rivelando particolarmente difficile da gestire, in casa nostra. Irene è al suo primo anno di asilo, il che significa che sta prendendo >>>
I miei prossimi appuntamenti
Sabato 3 Dicembre 2011 – Roma
ore 16:00
Libreria Mondadori
Centro Commerciale Roma Est
Firma copie



oook!!! Grazie a tutti!!! Mi sa che dovrò iniziare a vederla ankio..=)
Non sei la prima che sento parlare così bene di Battlestar Galactica.
Mi sa proprio che mi conviene darci un’occhiata, a questo punto…
Buona giornata!
@Edo
Su rai 4 stanno dando le vecchie serie.
La quarta ed ultima è su Fox. =)
mi piace battlestar galattica
“…dopo ti induce a porti domande sull’umanità, sul bene, sul male e dio sa su quanta altra roba.”io mi chedo:quanta gente veramente se le pone?solo determinate,a mio giudizio-e non è per fare sempre la solita snob da liceo classico che dico ciò-sono tante le cose che potrebbero far riflettere,ma vedo che spesso ci fermiamo in superficie,magari all’intreccio appassionante di una storia o al motivetto carino di una canzone,mentre se guardi bene ti dicono tutt’altro(si scrive così o tuttattaccato?bho…)…comunque è per questo che mi piace passare di qui…
Scusate sono un po’ indietro..su quale canale di sky viene trasmesso battlestar galattica? =d
Edo: fino a qualche tempo fa lo davano su Rai4, ma io sto andando avanti coi cofanetti dei DVD
“se vuoi scrivere di genere”
Prima o poi bisognerà disquisire di cosa sia il “genere”.
Licia: ma sai che proprio sul piano formale Lost non mi piace? Trovo i personaggi… inconsistenti, un po’ gridano, un po’ corrono, un po’ sudano. Io sono un whedoniano convinto, dammi Xander e un dialogo fulminante e mi fai felice. In Lost questo non l’ho avuto (ripeto, dopo le prime due puntate che ho trovato formidabili). Ma prima o poi ne disquisiremo…
non per fare la parte della ragazzina fissata xò a me “il diario del vampiro” è piaciuto, mi manca l’ultimo libro e devo die che non è male anche se lo trovo il classico romanzo da ombrellone. quanto alla serie tv non ho ancora avuto occasione di vedere niente…per il resto,a parte Lost, Licia stai parlando arabo per me…
@ lorè (Iorè?)
So che c’è una graphic novel su Anita Blake.
Scusate se la domanda non centra niente con il post.. ma sapete dirmi quando uscirà il n°3 della Ragazza Drago??
Grazie mille….
e complimenti Licia… sei una grande…
Non sai le discussioni sul suicidio assistito dopo i film di Muccino…
Ziska: a me sinceramente “i diari dei vampiri” ispirano…come anche i romanzi che hai citato tu…è questione di gusti, che poi se li importano così tanto vuol dire che vendono e che piacciono a più persone.
Comunque a me non piacciono tanto le serie molto lunghe perchè poi alla fine fai fatica a ricordare i passaggi.
A me è piaciuta molto “Ely Stone” la storia di un avvocato con le visioni. Oppure “Vampire Knight” che però è un’anime, e non tutti gli episodi sono stati tradotti.
Molto bello anche Dr. House.
per Ziska: si era parlato di una possibile serie televisiva su anita blake, cmq poi il progetto è andato in fumo, peccato!!!
Gianni
Purtroppo sono poco pubblicizzate, a parte dexter, ed alcune nemmeno mai arrivate in Italia, come Dresden, ad esempio.
Tin Man, miniserie di 6 episodi, è andata in onda una sola volta su italia uno in tipo terza serata.
The lost room so che invece è andata su un canale importante di Sky, mentre jekyll credo su uno secondario… Io non sapevo neanche che esistesse in italiano, e me la sono presa da play.com in inglese.
Io le pesco perché mio marito ogni tanto va in america per lavoro, vede in TV la sera qualcosa di sfizioso, si informa e ove possibile la prendiamo on line dall’estero. Oppure prende e spulcia siti stranieri di vendita on line e di critiche e riesce a farsi un’idea migliore di quel che fanno all’estero e ce lo prendiamo. Idem con i libri. Per dire. Da noi stanno inziando ad arrivare libri non proprio freschissimi: la serie da cui è stato tratto da true blood è stata pubblicata per la prima volta nel 2001 e da noi ha iniziato ad essere pubblicata, lentamente, dal 2007.
I Romanzi di anita Blake, che stanno iniziando ad arrivare ora da noi, sono degli anni Novanta.
Per non parlare di romanzi che da noi non arrivano proprio, come i romanzi alla base dei Dresden Files, che in Italia non esistono, ovviamente e me li devo ordinare dall’estero.
E sono BEI romanzi. Però poi importano “i diari del vampiro” che… per favore, no. Nonono.
Ciao a tutti, mi chiedevo ma dove vivo??? non conosco neanche una delle serie che avete citato a parte lost ma solo per sentito dire!!! O_o
Beh, io sono stato un drogato di Battlestar. Me lo sono visto praticamente tutto d’un fiato e la quarta stagione in inglese. Credo sia una serie veramente geniale perchè più che sfruttare i combattimenti spaziali e la spettacolarità dell’azione (elementi comunque presenti e assolutamente notevoli e inscindibili dalla storia raccontata) fa leva sulla psicologia sia dei personaggi che di chi osserva. Solo con l’ultimo episodio si riesce ad avere un quadro “reale” di tutta la storia e, sopratutto, di quello che gli autori hanno voluto esprimere veramente. Fino alla fine si è con l’angoscia e l’ansia di sapere.
hihi
Articolo da mettere nell’albo delle lezioni sulla narrativa. Troppo spesso si snobba la tv commerciale americana perchè definita priva di spessore, dimenticandosi che chi lavora a quelle sceneggiature è una figura di altissima preparazione culturale e professionale. Film 3d come Nemo, Wall-e e Monsters & Co., sono considerati “film per bambini”, ma non li realizzano i bambini, li realizzano adulti che scendono al livello del linguaggio infantile per elevarlo a vette di poeticità molto rare. Credo che il culmine della professionalità sia proprio questo, piegare le proprie conoscenze in modo da dire le stesse cose che diresti a un pubblico elitario ma in modo che tutti possano capirlo e rifletterci su. Brava Licia.
Del tutto d’accordo. Con Paola, nel periodo in cui guardavamo Battlestar praticamente non abbiamo vissuto. E Gaius Baltar, ah, Gaius Baltar! Io credo che nel campo delle serie TV (e in parte dei videogiochi) ci siano alcuni dei migliori esempi di scrittura ‘popolare’ del momento. Molto migliori, in media, di quello che si vede in editoria.
Lost a parte, che proprio non mi va giù (ho adorato il pilot, ero fomentatissimo, poi dalla terza puntata è andato in caduta libera). Ma lo so che è una vexata queastio…
Francesco: Baltar è un capolavoro: pur essendo un pavido bastardo è probabilmente il personaggio che più amo in Battlestar. È lo stronzo vigliacco che è in ognuno di noi.
Per Lost, si può sicuramente disquisire sulla decadenza della trama di Lost, ma credo che sia più difficile attaccarlo sul piano meramente formale. Io trovo che continui ad essere scritto da dio: non c’è un finale di puntata che non sia assolutamente perfetto, chiuso sul climax
celeste: guarda, ti do l’impossibile per il tuo silenzio
Oh, io ADORO Battlestar Galactica!!
Ho visto ancora l’anno scorso le puntate in inglese, sottotitolate in italiano!
Cosa mi dai perchè io NON TI DICA chi sono i 5 siloni finali? ;-P
Non perderti poi “THE PLAN”, film dove la guerra è vista dal punto di vista dei Cylon!!
Solo su Emule, purtroppo…
Non c’entra niente con il presente topic, ma era un po’ che te lo volevo buttare qua… vogliamo parlare del fatto che Stroud sta scrivendo il quarto libro della trilogia di Bartemous? ^______^ Happy!
Galactica penso sia l’unica serie “lunga” che seguo da parecchio tempo a sta parte. Dai tempi delle prime serie di Alias, per intenderci. Ha avuto dei momenti di stanca, specie nella terza stagione si trovano episodi che sembrano chiaramente dei riempitivi e forse, nel mare magno del filone narrativo principale, spezzano un po’ troppo. C’è da dire che, non avendola vista in TV, ma da dvd, ed essendomi sparata svariati (molti svariati) eposodi in una sola sessione… questa cosa l’ho patita di più. Probabilmente vedendo un episodio a settimana, il ritmo non appare cos’ spezzato.
Ora sono alla quarta, e quasi quasi non vorrei andare avanti. Temo il finale. Lo temo perchè potrebbe non essere all’altezza, e lo temo perchè, come tutte le cose belle, quando finiscono mi dispiace. E’ come quando lessi per la prima volta il Signore degli anelli e mi centellinai quelle dieci pagine per giorni… finchè non è arrivata la parola FINE.
Questo per quel che riguarda questa serie in particolare.
In generale, sì, le serie TV americane, in molti casi hanno fatto salti di qualità veramente allucinanti, con una qualità quasi cinematografica. Anzi, a volte superiore a quella reperibile in molte sale, oggigiorno, sia come effetti, sia come qualità di trama. Certo a volte ci sono dei picchi in verticale allucinanti, come Heroes, che molti consigliano di interrompere ala prima stagione. Fantastica. Il resto non è MAI esistito.
Ma ve ne sono tante e tante piacevoli che veramente è un peccato non arrivino dai noi, o se arrivano non vengono particolarmente pubblicizzate o “spinte”. Serie brevi, di una stagione o poche puntate:
- The lost room
- Dresden files
- Jekyll (BBC)
- Tin man
Progetti interessanti che consiglio vivamente.
p.s.: la HBO ha dato l’OK alla prima serie delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. Finalmente.
Chissà quando daranno il pilota…
Licia, io ti osso solo dire che le tue storie insegnano molto e divertono anche! Io prima di leggere le cronache odiavo i libri a tema un po cruento, andavo più sui boschi incantati e le fatine che non sanno neanche cosa fuol dire sangue. Leggendo le cronache invece mi sono immersa in un mondo completo, una medaglia con due facce, come nel mondo reale. Da una parte il tormento, il peccato, la tristezza e lo sbaglio, dall’altro la redenzione, la felicità, la purezza d’animo ecc. Tutto quello che ho letto mi ha fatto annuire tante volte, ho pensato “è vero, anche a me capita di pensarla così” oppure sono stata contraria alle scelte dei ersonaggi ma tutte queste emozioni mi hanno portato a conoscere meglio la storia, in tutti i suoi lati. Alla fine del libro avrei voluto che continuasse e mi mostrasse tutte le altre scelte di Nihal, anche le più banali perchè ormai il libro per me era diventato uno specchio e anche un po un consigliere. Quindi non paragonarti alla tv che si ferma spesso e volentieri alla facciata esteriore e sentiti orgogliosa del messaggio che hai lanciato, hai creato una storia originale eppure prevedibili, personaggi di ogni genere così che ogni lettore abbia trovato il proprio da impersonare. Io mi sono immedesimata motlo in Sennar e l’ho amato per tutta la storia, anche da vecchio e depresso ho fatto il tifo per lui! Continerò a leggere le leggende così come ho fatto con le cronache e con le guerre e sognerò ancora, nella mia mente e nel cuore e non nei miei occhi. Grazie Licia! Saluti a tutti
Che io sappia il rigore formale delle serie americane è assoluto: se leggi un manuale di sceneggiatura americano, tanto per dire, la prima cosa che fa è spiegarti le unità aristoteliche e di come ogni serie e film americano, da Seinfield a Battlestar, appunto, è segmentatata nello stesso modo.
Poi certo è il contenuto che fa la differenza, però il rigore formale è un elemento di contenuto anche quello, ed essendo una cosa che ormai da noi si è persa lasciando posto alla tendenza a fare le cose in maniera ignorante e così come viene, andrebbe sicuramente rivalutato.
Naturalmente, a favore della tesi opposta si potrebbe dire che le serie americane sono di fatto un prodotto. Un prodotto industriale che come tale deve avere uno standard, così come tutti i bulloni del dieci devono potersi svitare con una chiave di dieci.