Archivi del giorno: 13 aprile 2010

Miti, scrittori e persone

Questo post probabilmente non vi piacerà. Questo post probabilmente non dovrei nemmeno scriverlo, ma tant’è.
Leggo stamattina FB e scopro che c’è della gente delusa perché uno scrittore si è lamentato della scarsa affluenza a una sua presentazione, e intende prendere provvedimenti al riguardo (ossia interrompere il tour, piuttosto che chiudere la propria pagina FB). Giù profluvi di “ti facevo più umile”, “sono deluso”.
Buffo. Una discussione sull’umiltà dello scrittore l’ho avuta di recente con un amico, ed eravamo su posizioni diverse. Adesso capisco cosa intendeva e sono d’accordo con lui.
Ragazzi, quando compriamo un libro compriamo solo un coso di carta. Compriamo una storia, un racconto. Leggere un libro, purtroppo o per fortuna, non dà accesso alla personalità dell’autore. Piace a tutti illudersi di conoscere il nostro autore preferito perché ne abbiamo letto i libri, e immaginarcelo come più ci aggrada, simile a noi, sempre disponibile, simpaticissimo e sensibilissimo. Piaceva anche a me prima che passassi dall’altro lato della barricata. Ma non è così. Quando compri un libro non ci trovi allegato l’autore. L’avergli dato 50 centesimi o giù di lì per il suo libro, perché più o meno tanto entra in tasca all’autore del prezzo di copertina, non ti dà diritti sulla sua personalità, sul suo modo di essere.
Puoi lamentarti della trama, della scrittura, e tutto ciò che pertiene al libro che hai acquistato. Ma non puoi lamentarti se non risponde alle tue mail, se per decisioni sue personali non viene nel tuo paese a fare una presentazione, se un giorno non ti firma l’autografo.
C’è una citazione che mi viene sempre in mente quando si parla di queste cose. Cito un po’ a memoria, magari con qualche inesattezza. Neil Gaiman sul suo blog parlava di qualcuno che faceva pressioni perché Martin si sbrigasse a scrivere un certo libro. E rispondeva alle sue rimostranze stizzite per tutto il tempo che l’autore ci metteva a scrivere con poche, lapidarie parole: “Martin is not your bitch”. Volgare, ma significativo.
Anche fare una presentazione non vuol dire voler dare se stessi in pasto al pubblico. Vuol dire volersi confrontare coi lettori su quel che si è scritto. Per dire, personalmente faccio una presentazione per sapere cosa il lettore pensa delle mie storie dalla sua viva voce. E il lettore non dovrebbe venire convinto di fare amicizia con lo scrittore, ma per soddisfare qualche curiosità sulle sue storie, per scoprire il “dietro le quinte” del suo lavoro, ma non per sapere fatti personali della sua vita. Poi, vabbeh, ho amici che ho conosciuto prima come fan, ma che adesso sono per me di più. Capita. Ma non è la regola.
Lo so. È brutto. È spiacevole. Anch’io vorrei diventare amica, che ne so, di Matt Bellamy, invitarlo a vedere Lost a casa mia, conoscerlo e scoprire che è un sacco simpatico. Ma non è possibile. Non è giusto. Perché il Bellamy ha scelto di fare il cantante, di esprimere se stesso con la sua musica, non di fare l’escort di lusso.
Mi fa arrabbiare chi si aspetta troppo dagli scrittori. Chi non gli perdona la debolezza, lo sconforto, e che si lamenta quando loro stessi ci mostrano una parte del loro carattere, perché non è come ce l’aspettavamo. Non compriamo l’autore allegato al libro, compriamo il libro e basta. E quel che non troviamo nei libri semplicemente è roba troppo intima, privata per dirla in pubblico. E se davvero gli vogliamo bene, o meglio vogliamo bene alle sue storie, non gliene chiederemo ragione. E non vale neppure dire che gli scrittori hanno i blog. Tutto ciò che è pubblico, anche le cose che sembrano private ad un profano, in realtà non pertengono davvero alla sfera intima. Ognuno ha un suo concetto di privacy, e mostra al pubblico solo ciò che sente. Anche un blog non è un diario intimo, non mostra la totalità della personalità di chi lo tiene, e non permette affatto di conoscere davvero la persona che c’è dietro.
Occorre capire che anche lo scrittore ha una vita, delle persone cui vuole bene cui devo il suo tempo e il suo affetto, che se non gira la penisola ogni settimana è per il bene che vuole a queste persone, e per altre centinaia di ragioni private. Non è questione di umiltà. Anzi, l’umiltà forse manca a chi si offende, che non capisce che ci sono cose che non si comprano.
La tentazione di fare le groupies ce l’abbiamo tutti. Ce l’ho anch’io. Ma a volte occorre saper fare quel passetto, e accettare che non abbiamo a che fare con miti incarnati, ma con persone. E meno male, direi.

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