Miti, scrittori e persone

Questo post probabilmente non vi piacerà. Questo post probabilmente non dovrei nemmeno scriverlo, ma tant’è.
Leggo stamattina FB e scopro che c’è della gente delusa perché uno scrittore si è lamentato della scarsa affluenza a una sua presentazione, e intende prendere provvedimenti al riguardo (ossia interrompere il tour, piuttosto che chiudere la propria pagina FB). Giù profluvi di “ti facevo più umile”, “sono deluso”.
Buffo. Una discussione sull’umiltà dello scrittore l’ho avuta di recente con un amico, ed eravamo su posizioni diverse. Adesso capisco cosa intendeva e sono d’accordo con lui.
Ragazzi, quando compriamo un libro compriamo solo un coso di carta. Compriamo una storia, un racconto. Leggere un libro, purtroppo o per fortuna, non dà accesso alla personalità dell’autore. Piace a tutti illudersi di conoscere il nostro autore preferito perché ne abbiamo letto i libri, e immaginarcelo come più ci aggrada, simile a noi, sempre disponibile, simpaticissimo e sensibilissimo. Piaceva anche a me prima che passassi dall’altro lato della barricata. Ma non è così. Quando compri un libro non ci trovi allegato l’autore. L’avergli dato 50 centesimi o giù di lì per il suo libro, perché più o meno tanto entra in tasca all’autore del prezzo di copertina, non ti dà diritti sulla sua personalità, sul suo modo di essere.
Puoi lamentarti della trama, della scrittura, e tutto ciò che pertiene al libro che hai acquistato. Ma non puoi lamentarti se non risponde alle tue mail, se per decisioni sue personali non viene nel tuo paese a fare una presentazione, se un giorno non ti firma l’autografo.
C’è una citazione che mi viene sempre in mente quando si parla di queste cose. Cito un po’ a memoria, magari con qualche inesattezza. Neil Gaiman sul suo blog parlava di qualcuno che faceva pressioni perché Martin si sbrigasse a scrivere un certo libro. E rispondeva alle sue rimostranze stizzite per tutto il tempo che l’autore ci metteva a scrivere con poche, lapidarie parole: “Martin is not your bitch”. Volgare, ma significativo.
Anche fare una presentazione non vuol dire voler dare se stessi in pasto al pubblico. Vuol dire volersi confrontare coi lettori su quel che si è scritto. Per dire, personalmente faccio una presentazione per sapere cosa il lettore pensa delle mie storie dalla sua viva voce. E il lettore non dovrebbe venire convinto di fare amicizia con lo scrittore, ma per soddisfare qualche curiosità sulle sue storie, per scoprire il “dietro le quinte” del suo lavoro, ma non per sapere fatti personali della sua vita. Poi, vabbeh, ho amici che ho conosciuto prima come fan, ma che adesso sono per me di più. Capita. Ma non è la regola.
Lo so. È brutto. È spiacevole. Anch’io vorrei diventare amica, che ne so, di Matt Bellamy, invitarlo a vedere Lost a casa mia, conoscerlo e scoprire che è un sacco simpatico. Ma non è possibile. Non è giusto. Perché il Bellamy ha scelto di fare il cantante, di esprimere se stesso con la sua musica, non di fare l’escort di lusso.
Mi fa arrabbiare chi si aspetta troppo dagli scrittori. Chi non gli perdona la debolezza, lo sconforto, e che si lamenta quando loro stessi ci mostrano una parte del loro carattere, perché non è come ce l’aspettavamo. Non compriamo l’autore allegato al libro, compriamo il libro e basta. E quel che non troviamo nei libri semplicemente è roba troppo intima, privata per dirla in pubblico. E se davvero gli vogliamo bene, o meglio vogliamo bene alle sue storie, non gliene chiederemo ragione. E non vale neppure dire che gli scrittori hanno i blog. Tutto ciò che è pubblico, anche le cose che sembrano private ad un profano, in realtà non pertengono davvero alla sfera intima. Ognuno ha un suo concetto di privacy, e mostra al pubblico solo ciò che sente. Anche un blog non è un diario intimo, non mostra la totalità della personalità di chi lo tiene, e non permette affatto di conoscere davvero la persona che c’è dietro.
Occorre capire che anche lo scrittore ha una vita, delle persone cui vuole bene cui devo il suo tempo e il suo affetto, che se non gira la penisola ogni settimana è per il bene che vuole a queste persone, e per altre centinaia di ragioni private. Non è questione di umiltà. Anzi, l’umiltà forse manca a chi si offende, che non capisce che ci sono cose che non si comprano.
La tentazione di fare le groupies ce l’abbiamo tutti. Ce l’ho anch’io. Ma a volte occorre saper fare quel passetto, e accettare che non abbiamo a che fare con miti incarnati, ma con persone. E meno male, direi.

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35 risposte a Miti, scrittori e persone

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  2. elena scrive:

    Mi riferisco direttamente al messaggio “miti, scrittori e persone” di Licia. Secondo me un pò ti sbagli. E’ vero che anche io, quando finisco di leggere un libro, penso di conoscere l’autore e il tipo di person che è. Ma un pò comunque è così, perchè mentre scrivi metti nel tuo racconto un pò di te, un pò del tuo carattere e di quello che pensi. Almeno io faccio così (non sono una scrittrice, ma mi piace scrivere e ogni tanto invento qualche racconto); e credo che anche tu, Licia, quando scrivi i tuoi libri ci metti un pò di te. E’ normale, è proprio questo che rende i racconti di un particolare scrittore diversi ed unici.
    Quindi, alla fine un lettore non può pretendere di conoscere l’autore del libro, ma comunque sa cosa pensa, cosa ritiene fondamentale e così via…

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  4. ingrid scrive:

    licia!!!!!!
    non mi sembra vero scriverti! condivido quello che hai detto. alla lezione di italiano abbiamo parlato di autore implicito, cioè l’autore che si immagina il lettore leggendo il romanzo, e l’autore reale, cioè chi davvero scrive il libro. ci sono anche i termini lettore implicito, cioè a chi lo scrittore immagina di scrivere, al tipo di persona, ed il lettore reale, chi davvero riceve il libro. all’inizio non avevo ben chiara la cosa, ma adesso ho capito. mi spiace, ma io vorrei comunque conoscerti… avrei tante di quelle domande !!!!

  5. lollo scrive:

    D’altronde uno scrittore non può essere scarrozzato per il pianeta solo per la felicità di alcuni suoi fan sacrificando la famiglia.

  6. ziska scrive:

    Leggendo il Blog si capisce che il signore è in altre faccende affaccendato. Scrivere è un lavoro, in fondo in fondo in fondo. Specie nelle opere in serie ti assumi comunque un minimo di impegno con i lettori, almeno l’impegno di finire quel che hai iniziato. Certo è un lavoro massacrante, pieno di momenti di blocco, lontano da quell’idea romantica dello scrittore che si piazza davanti al PC e la storia prende vita propria per magia. Per carità. Ma è un lavoro. Il suo lavoro. Come il mio è la consulente. c’ho i momenti di fancazzismo i momenti in cui non riesco a concentrarmi ma manco se m’ammazzi i momenti di foga lavorativa in cui lavoro per dieci-undici ore di seguito come una macchinetta. Ma su o giù che sia la mia voglia di fare, mi metto di buzzo buono perchè ho dei colleghi che aspettano la mia parte di lavoro, un ciente che scalpita… La stessa cosa uno che fa lo scrittore e che vividdio grazie al suo essere scrittore ci campa, in diversi modi. Non mi pare strano che i fan chiedano quantomeno di sapere che ti ci sei seduto alla scrivania, giusto così eh, per sapere che comunque ci pensi, che le cronache son belle e fighe ma, tesoro mio incomplete e forse andrebbero concluse. Giusto pensarci, provarci. Manco quello. Il suo ultimo aggiornamento sul libro risale a gennaio. Poi il baratro.
    Che devo dire? attendiamo la serie. MA a sto punto aspetto che Martin li abbia partoriti tutti sti libri e me li leggo senza l’ansia dell’ “oddio e mo quanto ci passa da qui al prossimo?” Anche perchè ho dovuto riprendere in mano gli ultimi due libri per ricordarmi dove stavamo esattamente.

    Comunque il mio intervento non era per dire “che palle st’attesa”, ma per ribattere al fatto che il lettore non avrebbe diritto di “lamentarsi”. Beh, se sei G.R.R. Martin è anche perchè nel tempo ti sei costruito, grazie ai tuoi libri una pletora di lettori, e questo ti ha consentito di fare belle cosine come la serie TV. Un minimo, noi lettori, potremmo quindi avere anche il diritto di battere il ditino sull’orologio e chiedere “mbeh, almeno ce provamo a finillo?”

    p.s.: la serie TV andrà in onda nel 2011. Il pilota a gennaio, la serie vera e propria da marzo. Io credo che da noi prima del 2012 nada, quindi mi attrzzerò per vedere almeno il pilota in inglese e vedere se ne vale la pena. Anche se la HBO raramente delude, va detto.

  7. Lilyth scrive:

    Ben detto.
    Anche se… credo sia inevitabile che un libro contenga almeno qualcosa (ma giusto qualcosina) dell’autore – che tuttavia resta sempre un estraneo, in fin dei conti – o di un suo particolare momento.

    @Ziska: anch’io attendo un CERTO libro di Martin, quindi posso capire – fino ad un certo punto – le tue argomentazioni.
    Ti posso dire che scrivere un libro non è affatto uno scherzo, e che – come per tutte le arti – ha bisogno di tempo ed ispirazione. Di quella spinta particolare che a volte c’è e non c’è. E quante pagine cancellate, semplicemente perché poi tu, autore, dopo averle scritte, ti sei accorto che non ti piacevano affatto? Che potevi scriverle in modo diverso? Magari migliore?
    Infine, sebbene – te lo ripeto – attenda anch’io la fine delle Cronache (e ti dirò: i Lannister mi stanno sullo stomaco, quindi puoi immaginare quanta voglia ho leggere di Jon Snow o di Dany, ma anche di Catelyn), da fan preferirei leggere un ottimo libro fra 5, 10 o 40 anni, piuttosto di una schifezza colossale domani.

    Poi, se intanto passano in Italia anche la serie TV, tanto meglio: così almeno ci teniamo occupati.
    :)

  8. Ziska scrive:

    Ecco sulla cosa di Martin non sono molto daccordo.
    In fondo noi lettori di Martin gli abbiamo dato fiducia durante una pletora di libri. Abbiamo atteso per pagine e pagine di racconto. A un certo punto si instaura un patto tacito tra l’autore e il suo pubblico, un rapporto se vogliamo di fiducia. Quando il lettore vede che sono DUE ANNI che è uscito il precedente libro delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco e che ancora sull’ultimo (non perchè sia il conclusivo, ma l’ultimo in senso cronologico) siamo ancora a carissimo amico, allora freme. E capisco l’importanza di stare dietro al Pilota di Thrones, capisco l’ansia e la partecipazione e l’importanza di seguire sceneggiatura e riprese. Ma una volta dato il via, una volta stemperata la tensione, io, lettore, pur contento della serie TV, vorrei vederti lavorare, quantomeno, al libro che mi meni davanti da due anni e che sta ancora là a far muffa. Perchè ti ho seguito, ho comprato ogni singolo libro che usciva dalla tua tastiera, dalla tua mente e dal tuo cuore. Non è un rapporto a senso unico. Un lettore non è solo un numero che ti dò appunto 50 centesimi. E’ una persona che per quanti ormai? Sette? Sette libri t’è stato appresso, che da ANNI ti sta appresso. Arriva un punto in cui però si sente preso per il culo. Perchè martin non sarà la mia puttana, ma manco io sono un gettone lanciato in una macchinetta per far fare soldi a lui.

    E’, ripeto, un rapporto di fiducia che, specie in saghe così lunghe, si instaura, per forza, tra autore e lettori. Se inizia a venire meno, di saghe lunghe la gente inizierà a non velerne sentir parlare, perchè il rishcio che rimangano a metà è forte. E allora? Allora facciamo che accade come a tante belle serie TV che restano appese, perchè non c’è pubblico a guardarle, perchè molti (troppi in verità) aspettano che la serie si concluda per evitare brutte sorprese, instaurando un circolo vizioso dal quale si salvano solo pochi fortunati prodotti.

  9. Ele scrive:

    Effettivamente Licia, hai ragione.
    Noi vediamo i “famosi” come qualcosa che ci appartiene di natura.
    E il poter dire agli amici “ho stretto la mano a…” o “ho visto…” ci fa dimenticare che anche loro sono persone, come tutti noi. Magari più ricchi, più conosciuti, non sempre felici, magari non realizzati…ma sono sempre persone.
    E gli scrittori basano il loro lavoro non su qualche apparizione televisiva o non,ma sul rapporto che si crea con chi legge i loro capolavori o lavoracci…e proprio perché qualche opera non sempre viene perfetta, è compito dei lettori e dello scrittore confrontarsi tra loro, per crescere insieme…ad esempio, tu Licia ci dai quasi ogni giorno la possibilità di commentare i fatti del giorno, o anche qualche tua esperienza, basandoci su quello che tu ci scrivi…e questa è una grande fortuna, perché non tutti si “danno” ai propri fan come te =)e questo magari ci illude, ma ci fa sentire un po’ più vicini (magari un po’ esagerando) a quelle persone che noi ammiriamo.
    PS: Fab,guarda che se lo conosci ti trovi una seconda cozza attaccata =)

  10. roberto scrive:

    non sono mai stato uno scritore famoso, pero’ nel mio piccolissimo, in altri frangenti mi e’ capitato si sperimentare ciò di cui hai scritto, Licia.
    Penso sia normale che si effettui una sorta di trasfer nei confronti dell’autore delle storie (canzoni, opere, ..) che ci piacciono. Come minimo lo stimiamo ed apprezziamo per quello che sa offrirci. Magari se scrive cose che trasmettono un pensiero, un’idea, pensiamo che quello sia il Suo pensiero, per cui se ci ritroviamo in esso, pensiamo di essergli/le vicini..
    noi gli siamo “amici” e vorremmo che anche lui fosse nostro amico..
    questo va oltre il rapporto scrittore/creatore vs lettore/fruitore.. pero’ penso sia comprensibile e normale.
    Tutto cio’ che va oltre, tutte le pretese ulteriori, non sono giustificate e puntano un po’ al fanatismo.

    Pero’ il fatto di scegliere di essere qualcosa di pubblico (autore, attore, scrittore, ..) comporta anche alcuni “obblighi”. tanto per fare un esempio, anche il diritto alla privacy è distinto tra persone comuni e persone famose.

    Quindi bisognerebbe trovare il giusto compromesso, che dia ai lettori un po’ dell’autore che amano, e all’autore, il giusto rispetto per la sua individualità e la sua vita privata.

    Sull’episodio che ha fatto partire le tue riflessioni, non posso esprimermi essendone completamente estraneo.

    ciaociao
    Rob

  11. Fabrizio scrive:

    Condivido in pieno il tuo post. Ma se mi capiterà mai di conoscere Matt, stai pur certa che te lo presento! ;)

    • Licia scrive:

      Fab: perché, c’è questo rischio? No, perché se c’è, in barba a tutto quello che ho scritto, mi attacco a te tipo cozza :P

  12. f scrive:

    certo ke ho di meglio da leggere (di certo nn i tuoi “libri”)
    e poi nn è una risposta la tua -.-

  13. Fra scrive:

    “Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare a telefono tutte le volte che ti gira. Non succede spesso, però.” Da Il Giovane Holden.
    Sono d’accordo con l’autore.
    Forse perché avendo apprezzato un libro, il lettore pensa di sapere tutto anche sull’autore. A me succede di immaginare gli autori dei miei libri preferiti, sempre bravissimi, simpaticissimi e intelligentissimi.
    Sarebbe bello avere a disposizione l’autore per fare domande sul suo libro, ma anche chiedere consigli, (del tipo: cosa faresti tu al mio posto?).
    Licia, a me piace immaginarti così..e seguendo ogni tanto il tuo blog, alcune di queste mie intuizioni sono confermate!

  14. Enrico scrive:

    PS.
    I.E. (Explorer..) per un pò mi ha impedito di aprire il blog dicendo che il sito era infetto da un malware pericoloso.
    Firefox, invece, semplicemente si piantava con una scritta intestata ad Acrobat Reader(???) che diceva : Errore nella rilevazione dello stato 3D

    La cosa è lievemente inquietante, anche perchè non è la prima volta.

  15. Enrico scrive:

    La tecnologia ci ha portato troppe cose e troppo facilmente. Un click e ti ritrovi sulla scrivania, un film, una canzone, un libro e non necessariamente pagati. Lasciamo perdere il discorso prezzo/pirateria che pure ha la sua importanza. Il frutto del lavoro lungo, laborioso di molte persone, per non citare l’autore. Concentriamoci sull’atto. “Un click”. Troppo facile, ci si abitua a questa immediatezza. Leggo una tua idea e ti rispondo immediatamente e allora perchè non mi replichi subito ? Perchè non finisci i libri ? Perchè non ne hanno già fatto un film. Non rispondi ??? Troppo tardi … sto già parlando con qualcun’altro.

  16. Pingback: Le presentazioni servono? | Il Sito Ufficiale di Francesco Falconi

  17. mimi scrive:

    Con questo post mi hai fatto riflettere molto, Licia, concordo con -silvia-
    anke io spero in ogni caso di poterti vedere almeno una volta dal vivo :)

  18. -silvia- scrive:

    licia!!!!!!
    a dir la verità anch’io a volte ho pensato guardando nella tua home: “ma cavolo, perchè non fa nessun incontro con i lettori? uffi, io volevo incontrarla”
    senza nascondermi è vero, anche a me viene da pensare di conoscere una persona solo per quello che scrive, però hai pienamente ragione… mi ha fatto riflettere qeusto tuo intervento!
    sembra una delle tante sviolinate ^^’
    però dai, spero che non ti troverai mai nella situazione da te descritta, spero che tu abbia fans ragionevoli… però mi piacerebbe lo stesso conoscerti XD
    kiss kiss =)

  19. Gary Sue scrive:

    Allora: io ho aggiunto Licia troisi dopo la discussione sul blog (mi pare eh, la mia memoria fa schifo) e sinceramente so benissimo che l’autore reale è differente dall’autore ideale, cioè quello interno al romanzo. Certo non mi aspettavo di trovare una guerriera dai capelli blue XD ad ogni modo ci sono delle autrici come Isabella santacroce che fanno il pienone alle presentazioni perchè si sono create un personaggio vero e proprio.

  20. Vocedelsilenzio scrive:

    Mah, sinceramente io approvo Sandrone. L’unica ragione per cui le presentazioni sono poco frequentate è perché si parla di libri. Io sono andato da spettatore a più di una presentazione e le uniche a cui hanno partecipato davvero in numero più che sufficiente sono state quelle del libro di Platinette e di Cuore d’inchiostro…
    Alla fine mi viene naturale pensare come Francesco: se non sei famoso, non vai a vedere uno scrittore perché, beh, lui non è ‘nessuno’.

    Poi, per carità, capisco anche la frustrazione del vero fan (uno dei due personaggi sicuramente presenti) che ci teneva molto ad incontrare il suo idolo ma…

    E poi, a mio modesto parere lo scrittore ha scelto di scrivere e non di doversi confronatre continuamente e di persona coi lettori. Quello è a discrezione.

  21. ATNO scrive:

    Devo dire che sono d’accordo un po’ con tutti voi. Ma secondo anche gloutchov ha ragione. Se le persone non sono andate alla presentazione, un motivo ci sarà. Che poi si i lettori lamentino che non riescono ad avere un contatto con lo scrittore, allora la colpa non è sua perchè, come avete detto, tutti hanno degli impegni.

  22. f scrive:

    ma non avete niente di meglio di cui parlare? ______ ______”””
    BLEAH!

  23. gloutchov: Beh, insomma, fino a un certo punto.
    Il fatto è molto semplice: gli scrittori non sono personaggi appetibili come le showgirl o i cantanti. Se invece di presentare un libro o fare lo scrittore Sandrone fosse un pulp rock qualcosa, avrebbe avuto il pienone.
    Il libro è un prodotto complicato. La presentazione di un libro è tosta. Non piace. Due palle. Poco cool.

    Oppure oggi come oggi lo scrittore è troppo accessibile.
    Facebook, mail, blog e quant’altro. Tutti ti fanno una domanda. In qualsiasi momento. C’è chi ti dice “Rispondi presto!!”, “Perché non mi hai risposto?”, “ma insomma!!!”, “Come si pubblica, che devo fa????!!”, “voglio questo nel tuo libro”, “oh, io voglio più combattimenti magici”, “io voglio più luvvvv!!”

    Ecco, poi dici ai lettori: hai la possibilità di incontrarmi il giorno X alle ore Y e farmi tutte le domande di questo mondo. Faccio un giro per mezza italia, e non sai con quanta fatica.

    Ma è troppo pesante alzarsi dalla poltrona e andare in libreria. E’ molto più comodo avere lo scrittore day by day via email o mess o quello che ti pare.

    In tutta onestà sono d’accordo con Sandrone. Se i lettori sono troppo pigri per andare alle sue presentazioni, che non si lamentino se poi non possono avere un contatto con l’autore o se cancella la sua fan page. Alla fine, i libri li vende uguale. Se lo scambio autore-lettore non interessa, perché dovrebbe scapicollarsi per mezza italia?

    Ecco, mi domando allora se è colpa della troppa disponibilità.

  24. gloutchov scrive:

    Ti cito:
    Puoi lamentarti della trama, della scrittura, e tutto ciò che pertiene al libro che hai acquistato. Ma non puoi lamentarti se non risponde alle tue mail, se per decisioni sue personali non viene nel tuo paese a fare una presentazione, se un giorno non ti firma l’autografo.

    Ebbene… anche l’autore non può pretendere che i suoi lettori siano sempre disponibili e presenti alle presentazioni.

    Il discorso che fai è a senso unico, così come è a senso unico il discorso fatto dai lettori che si lamentano del caratteraccio dell’autore.
    D’altra parte, se i lettori non vanno alle sue presentazioni, magari il problema non è solamente logistico, magari dipende anche dalla predisposizione dell’autore a confrontarsi “amichevolmente” (che non significa essere compagni di merende ma, per lo meno, di mostrare una certa gentilezza verso coloro che leggono le tue storie e le apprezzano… che in fondo sono coloro che ti danno il pane con cui vivi) con chi è presente.

    Il rapporto scrittore-lettore è complesso e chi scrive dovrebbe mettersi anche nei panni dei lettori. So che è pesante, difficile e a volte frustrante. Ma è il mestiere che lo scrittore si è scelto. Lo scrittore ha bisogno dei lettori e non può (credo) permettersi di maltrattarli troppo.
    Se poi un ammiratore vi scrive una mail e voi non rispondete… domanda: Perché rendi disponibile un indirizzo mail al pubblico se poi non rispondi? Basterebbe non rendere disponibile quell’indirizzo.

    Insomma… la ragione, come al solito, sta nel mezzo. I lettori dovrebbero essere più comprensivi. Ma gli scrittori non possono poi pretendere e tirarsela a piacimento.

    • Licia scrive:

      Gloutchov: mah, io ho fatto presentazioni con Sandrone, parecchie, e non mi pare che io o lui fossimo mal disposti verso gli spettatori, anzi, anche perché se ti tira di fare presentazioni non ne fai, non ti obbliga nessuno. Occorre anche capire che fare una presentazione per uno scrittore è più “dispendioso” che per un lettore. Faccio il mio esempio: io ho fatto zompi mortali per coniugare presentazioni e lavoro come astrofisica, ho fatto viaggi allucinanti di ore in treni notturni e non, e adesso faccio salti mortali per non far pesare la cosa su mia figlia. E non è una cosa che fai una tantum, lo fai magari per anni un fine settimana sì e uno no. Perché l’ho fatto? Perché mi piaceva, e infatti non mi lamento. Quando ho iniziato a lamentarmi, ho smesso. Alla luce di tutto ciò, però, è ovvio che ti scoraggi se poi alla presentazione siete in due (e a me è capitato un sacco di volte).
      Poi, francamente, il maltrattamento non vedo dove sia. Perché uno si è dichiarato deluso? Perché ha pensato che un social network servisse ad una cosa, e invece manco per idea?
      Tu dici bene, ci vuole un giusto equilibrio, e da parte del lettore e da quello dello scrittore. Ma, avrò gli occhi foderati dal prosciutto dell’amicizia, non mi pare che in questo caso nessuno sia stato maltrattato. E io ho visto comportamenti molto più fastidiosi da parte di colleghi.

  25. Alessandro scrive:

    Scusate ma sono fuori dal giro. Mi dite chi è questo scrittore, che sono curioso?

  26. Thomas scrive:

    questo sito fa la lettura feed rss dal tuo sito e come vedi anche se sono presenti errori si riesce lo stesso a leggere i feed, almeno per quanto riguarda le news!
    http://liciatroisi.eu/italia/e107_plugins/newsfeed/newsfeed.php?show.1

  27. Thomas scrive:

    muble muble… :S
    ma è la prima volta che ti capita?

  28. Valberici scrive:

    Il fatto è che leggendo i libri dello scrittore in questione la sua reazione mi pare assolutamente in linea col personaggio. E non ci vedo assolutamente nulla di male, tutti noi facciamo le nostre valutazioni e prendiamo decisioni.
    Comunque non mi è mai capitato di voler conoscere uno scrittore dopo aver letto un suo libro. Mi è sempre “successo” di intrattenere rapporti dopo aver letto il blog. A volte è capitato che sono diventati successivamnete scrittori, prima erano “solo” abitatori della rete.
    Quindi potrei dire che mi piace conoscere i bloggher :)

  29. Thomas scrive:

    si, ci sono degli errori, ma è strano, non dovrebbe wordpress generare automaticamente i feed rss?

  30. Thomas scrive:

    Ho letto il tuo mex su twitter licia?
    perchè cosa ti succede con il blog? problemi? :)

    • Licia scrive:

      Thomas: non mi funzionano i feed, e in genere questo prelude a un brutto quarto d’ora col sito…ma può trattarsi di un problema di altro genere

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