Mi sento un po’ come avessi ceduto al lato oscuro della forza. Mi sento anche un po’ in colpa, ecco. Come quando compri delle scarpe che ti piacciono a distanza di pochi di giorni dall’ultimo paio, o come quando mangi qualcosa che non dovresti.
Ieri ho preso l’iPad. Motivazioni dell’acquisto:
1) possedere un oggetto la cui batteria duri più delle canoniche due ore, onde usarlo nei lunghi viaggi in treno
2) avere qualcosa di estremamente portatile da usare per scrivere in viaggio
3) avere qualcosa con cui navigare agevolmente dal divano o dal letto
4) avere un oggetto molto portatile col quale vedere bene le foto
Siccome nessuna di queste motivazioni implica la vita o la morte, e l’aggeggio in questione ha un suo (non indifferente) costo, arrivata all’Apple Store mi sentiva un po’ come il bimbo beccato con le mani nella marmellata. Credo di essere persino arrossita quando ho chiesto l’iPad al commesso. Per altro, avevo un enorme punto interrogativo circa la reale utilità del coso: la tastiera virtuale. Infatti la mia idea era di appiccicarci poi una tastiera piccolina WiFi, di cui in casa siamo già forniti.
Comunque, alla fine l’ho preso.
Non farò recensioni. Non sono in grado, non è il mio ramo. C’è gente più esperta di me che sta già riempiendo la rete di analisi più o meno accurate.
Vi dico solo una cosa. Che a parte il piacere dell’uso di un oggetto simile, a parte la bellezza estetica, a parte che le foto ci vanno su che è un piacere, a parte che è un scheggia in qualsiasi cosa gli ho fatto fare finora, dal navigare le 155 migliori foto di Irene che ci ho piazzato dentro al navigare in rete all’aprire una qualsiasi applicazione, a parte che Safari ci gira meglio che sul mio Air, tutto questo post è stato scritto sulla tastiera virtuale. Non ho bestemmiato neppure una volta, e ci ho messo più o meno quanto ci metto quando scrivo dall’Air.
Cioè, voglio dire.