La Formula Chimica del Dolore lo presi poco dopo la nascita di Irene (sì, ci metto un sacco a leggere i libri che compro, più che altro perché ne compro a ritmo più sostenuto rispetto ai tempi di lettura). A incuriosirmi, due cose: innanzitutto, il fatto che fosse ambientato in un ospedale. C’ero da poco stata, avevo fatto una serie di riflessioni al riguardo (qualcuna qui) e volevo confrontarmi con altri che avessero fatto esperienze simili, sebbene decisamente più drammatiche. In secondo luogo, il fatto che parlasse di cancro. Non credo esista oggi in Italia persona che non abbia esperienza più o meno diretta di questa malattia: tutti abbiamo un parente, un amico che si è dovuto confrontare con la cosa, e io non faccio eccezione. Indi per cui, lo presi, e lo misi in lista d’attesa.
L’ho preso in mano più o meno una settimana fa, e l’ho letto d’un fiato. Taglio subito la testa al toro e vi dico che è splendido. Splendido ma doloroso.
A riguardo di questo libro mi torna in mente una riflessione di Saviano sui grandi libri, sul fatto che sostituiscano la loro realtà alla tua; ad esempio, Primo Levi non ci ha fatto conoscere il lager, Primo Levi ci ha fatto esperire il lager, ci ha portato lì dentro, ci ha immersi in quella realtà, ha reso ciascun lettore un prigioniero, per il tempo della lettura. Ecco, questa cosa mi è successa con La Formula Chimica del Dolore. È un libro che non va letto, è un libro che si vive. Dalla prima pagina, dominata dalla vividissima descrizione della tosse secca di un moribondo, il lettore finisce nelle pagine, e non si limita a leggere la storia di Filippo, è Filippo. Per questo è un libro doloroso, perché leggerlo è a tutti gli effetti un’esperienza esistenziale. È immergersi nel dolore del mondo, in quel dolore puro e assoluto che ci rende davvero fratelli, che azzera le nostre differenze e ci pone innanzi alla nostra nuda essenza di uomini. Il dolore affratella, nel dolore siamo tutti uguali. E il lettore con Filippo soffre, con lui e tutti gli altri dolenti personaggi che popolano l’ospedale, dalle infermiere ai malati. Ma non soltanto il lettore entra in ospedale, per così dire: il libro in qualche modo fa uscire dall’ospedale tutti i personaggi. È vero, per qualsiasi ragione si finisca in ospedale, si cade in un microcosmo chiuso: bastano poche ore, a volte semplicemente indossare il pigiama e le ciabatte, e si finisce fuori dal mondo, relegati in un limbo in cui non si è né completamente vivi né completamente morti. Il resto è tagliato fuori, ci si percepisce come appartenenti ad una diversa umanità. C’è un filtro tra dentro e fuori: La Formula Chimica del Dolore questo filtro lo infrange, rompendo quell’isolamento che vivono i malati, portandoli in mezzo a noi, nel regno dei sani.
Ho detto che è una lettura dolorosa. Verissimo. Eppure non c’è nulla nella scrittura che sappia di autocommiserazione, o anche solo che cerchi di stimolare nel lettore la pietà. Le miserie dei corpi stipati nell’ospedale vengono anzi a volte ritratte con estrema crudezza, quasi con fastidio. E tutto nel libro ha una suprema leggerezza. Lo stile è ironico, essenziale, incredibilmente vivo, balza fuori dalla pagina, assieme ai personaggi, così vividi, reali. Ed è grazie a questo stile così limpido, così stupito, se vogliamo, di fronte alla malattia, alla disgrazia che capita tra capo e collo, senza ragione, cieca, che scatta questa adesione viscerale del lettore al libro e alla storia. Proprio perché Filippo attraversa questo mondo di dolore con l’incredulità e l’innocenza di un bimbo, non si può fare a meno di volergli bene, di tifare, e soffrire, con lui.
Ma ridurre questo libro alla mera testimonianza di un malato che lotta contro il cancro è fargli un torto. Come tutti i bei libri, parla di molto altro, si allarga a trattare di vita in senso lato, di tutto ciò che nell’esistenza ci mette alla prova. E infatti io ci ho trovato delle riflessioni incredibilmente simili a quelle che facevo quando mi è stato diagnosticato il diabete. I miei tre mesi da diabetica non sono neppure lontanamente paragonabili all’esperienza del cancro, eppure li ho vissuti come una prova dura, difficile. So che non era una cosa grave, e sapevo che, se tutto fosse andato bene, una volta partorito io sarei tornata normale, e Irene sarebbe stata bene. Ma ricordo con lucidità estrema il giorno in cui ho dovuto usare per la prima volta il glucometro, o farmi un’iniezione di insulina, quel senso strano di un corpo che non ti risponde più, e che pure sta bene. Perché non hai alcun sintomo, sembri una persona sana, eppure dentro di te qualcosa si è ribellato, qualcosa ha deciso di remarti contro.
Nonostante il mio diabete fosse una sciocchezza, mi sono ritrovata a farmi le stesse domande che l’autore si fa nell’ultimo, splendido capitolo del libro: perché mi sono ammalata? Ho fatto qualcosa di male? Saranno state le caramelle che mangiavo dopo pranzo, o tutta la pizza che divoravo nei primi tre mesi di gravidanza? Per questo dico che La Formula Chimica del Dolore non è solo un libro sul cancro: è un libro sul dolore, su cosa ci insegna, e soprattutto un libro sulla vita. Val la pena fare questo viaggio, anche quando il nostro corpo è un grumo di sofferenze e il nostro sprito è triste fino alla morte? La risposta è un sì forte e chiaro. Perché quando ti trovi sul limite, quando d’improvviso un medico ti dice che hai 50% di possibilità di vivere e 50% di morire, improvvisamente senti che la risposta può essere una sola: vivere, vivere, vivere.
“Il dolore mi ha insegnato che la vita è bella anche quando è brutta. Anche nei momenti più bui e ingiusti, la vita è bella. Essere nati è un miracolo, poter vivere è un regalo, e poter sopravvivere, un’occasione. Anche se talvolta si tratta di un compito difficile o, a tratti, faticoso. Ognuno di noi è unico e dunque irripetibile, perché siamo riusciti a essere concepiti, a nascere, a vivere e a sopravvivere, sbaragliando gli altri ottanta milioni di spermatozoi che avrebbero potuto sbattere più velocemente la loro codina, scalciare e sgomitare più in fretta di noi per rubarci l’ovulo, la nostra crociera silenziosa verso la Vita”.



sinceramente io non me la sento di leggerlo,forse perchè voglio ancora cullarmi un pò nell’ignoranza ed essere felice…forse perchè sono sempre stata un pò paurosa…
…
comunque il post è bellimo,mi ha fatto capire subito di che tipo di libro si tratta!!!
PS:Licia,ma l’ultimo pezzo del post era tratto da questo libro?
Grazie Licia, capisco…
Non l’ho mai letto, ma direi che devo aggiungerlo alla lista della spesa…
Comunque, come tutti i libri che ti assorbono, come tutti quei “libri davvero pericolosi”, se letto, e andrebbe letto, ti cambia.
Almeno secondo me, è un po’ il discorso “La verità fa male”: meglio conoscerla e soffrire o vivere beati nell’ignoranza? Allo stesso modo questi libri ti plasmano, ti cambiano in un mutamento doloroso ma costruttivo…alla discrezione di ognuno sceglier se sottoporsi.
Mi sembra un libro molto interessante. Anche io lo aggiungerò all’infinita lista di libri che voglio leggere. Mi interessa il modo in cui lo scrittore descrive il modo in cui ha vissuto questa situazione…
Questo Natale un tumore si è portato via mia zia dopo anni che lottava. Quando le avevano diagnosticato la malattia le avevano dato poco più di due anni di vita. Ma lei era una donna forte. Ha vissuto due anni in più di quello che pensavano i medici ed era sempre in forma. Alla fine, però,ha ceduto. Io penso che sia successo perchè prima di tutto con la testa, con il pensiero si è abbandonata alla malattia… E quando questo è successo, come te, mi sono chiesta “perchè è successo? perchè a LEI? Cosa ha fatto di sbagliato?” In più era da poco diventata nonna di due bellissimi bambini… perchè non se li è potuti godere? perchè non li potrà vedere crescere?
Sono esperienze che ti fanno cambiare il modo di vedere la vita, te la fanno apprezzare anche quando è difficile e ingiusta…
Sono proprio curiosa a proposito di questo liro… lo leggerò di sicuro!
una cosa positiva ti danno gli ospedali : ti fanno scoprire forze che non pensavi di avere
Si anche a me l’esperienza che ho avuto io con mia nonna basta e avanza…Per fortuna con un considerevole sforzo siamo riusciti a tenerla in casa fino alle ultime 24 ore, quindi almeno la parte degli ospedali siamo riusciti a risparmiarcela…
Licia, questo post è davvero bellissimo.
Mi hai fatta incuriosire, così adesso credo che leggerò anche questo libro, che si unirà alla lista degli altri milioni di libri che devo assolutamente leggere, e penso che finirà tra i primi posti.
E’ vero, ci rendiamo conto di quanto valga una cosa solo quando stiamo per perderla, o addirittura l’abbiamo già persa, e non esiste nessuna, e dico proprio NESSUNA ragione per cui non dovremmo goderci la vita fino in fondo. E’ il dono più bello che abbiamo ricevuto e che potremmo mai ricevere, perchè tutte le cose meravigliose nascono da lei.
Interessante libro soprattutto se come dici tu spazia anche su altri temi della vita, mi piacciono i libri così profondi, in passato mi lessi “Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani, che appunto parla di lui e degli ultimi suoi anni di vita cercando ogni tipo di cura medica o “magica” contro il cancro, così facendo gira il mondo e racconta un sacco di fatti interessanti, per questo devo dire che è un libro davvero bello!^^ Purtroppo adesso per via dell’università non ho più molto tempo per leggere quindi quando posso mi dedico solo al Fantasy che resta sempre il mio genere preferito!!
Leggendo le tue parole sull’ospedale mi è venuta in mente la canzone di Giorgio Gaber “Gildo” del 1982 che appunto parla degli ospedali in maniera ironica ma allo stesso tempo seria, io fortunatamente non ci ho ancora passato molto tempo quindi non ho esperienze personali.. per ora!
Ciao Arya^^
Domandina personale, quindi capisco se non vuoi rispondere…
Ti sei sentita nel limbo anche tu quando sei andata in ospedale per partorire? Oppure la tua “visita”, che in fondo genera una vita, è una delle poche eccezioni?
Fabio: no no, mi sono sentita nel limbo anch’io. Sono stata ricoverata cinque giorni prima del parto per via del diabete: ero lì, non sapevo per quanto, non avevo idea se avrebbero indotto il parto, e se sì quando, e ovviamente non sapevo quando sarei uscita. Sono anche queste piccole cose a farti sentire sospesa
io non ce la farei. lascierebbe solo tristezza. mi dispiace
Abbiamo tutti lo stesso vizio amici,anche io compro libri a non finire e via via si supera il ritmo di lettura.Io ogni qualche mese mi propongo di leggere dei libri,ora mi sono proposto di leggere alcuni libri per l’estate…ovviamente tra questi c’è anche il terzo volume della ragazza drago.
Anch’io ho il vizio di comprare libri su libri superando di molto il mio ritmo di lettura comunque sostenuto
Però adesso in coda di lettura ci va anche questo libro (chissà quando sarà il suo turno). Nient’altro da dire, mi limiterò a sperare di poterlo apprezzare così tanto quanto lo hai apprezzato te…
Hey Licia,
My name is Igor and I am editor of the Lit!, A Brazilian publication scheduled for release in September (right after the Biennial), which aims to stimulate young people’s taste in books. For this, we are organizing a volume one absolutely spectacular and we’d appreciate you for that. It would be an honor for us if he could give us an interview. The questions would be sent by email and can be answered by Jule 30.
And if not asking too much, we would ask for an autographed copy of “Cronache Del Mondo Emerso” to draw. This is because the community of fans Licia Troisi is huge (in the social network Orkut, the most popular in Brazil, with 75% of Brazilian Internet registrations, the group “Cronache Del Mondo Emerso” hits the home of 30.000) and it draws the attention of young people who are the main target in our task. In the first volume, we Alyson Noël, Becca Fitzpatrick, Sarwat Chadda, Lauren Kate, Danielle Trussoni and if you agree, you.
We look back until Jule 15 at the latest
A big hug
Igor Silva
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Ehi Licia,
Il mio nome è Igor e io sono editore di lire!, Una pubblicazione brasiliano usciranno in settembre (subito dopo la Biennale), che mira a stimolare il gusto dei giovani nei libri. Per questo, stiamo organizzando un primo volume assolutamente spettacolare e saremmo apprezzate per questo. Sarebbe un onore per noi se poteva darci un colloquio. I quesiti verrebbero inviati via email e si può rispondere con Jule 30.
E se non è chiedere troppo, chiediamo che una copia autografata di “Cronache Del Mondo Emerso” da disegnare. Questo perché la comunità di fan Licia Troisi è enorme (nella rete sociale Orkut, il più popolare in Brasile, con il 75% delle immatricolazioni di Internet brasiliano, il gruppo di “Cronache Del Mondo Emerso”, colpisce la casa di 30.000) e trae le l’attenzione dei giovani che sono l’obiettivo principale del nostro compito. Nel primo volume, abbiamo Alyson Noël, Becca Fitzpatrick, Sarwat Chadda, Lauren Kate, Danielle Trussoni e se siete d’accordo, voi.
Ci guardiamo indietro fino a quando Jule 15 al più tardi
Un grande abbraccio
Igor Silva
L’ho ordinato…resta da vedere se e quando troverò la forza di leggerlo.
Io ho passato parecchio tempo in diversi ospedali, e alcuni lo erano solo di nome, e faccio un po’ fatica ad “affrontarli”
Ciao Licia,trovo che la lettura dei tuoi Post sia piacevole e travolgente come la lettura dei tuoi libri.
Non ho molta esperienza della vita,ho quindici anni,e fino a poco tempo fa non ho fatto che vivere nel mio mondo fatto di maghi,folletti,draghi e fate.I problemi,i dolori e le malattie che circondavano le persone che conoscevo non mi interessavano,tuttavia se sentivo queste notizie mi sentivo male,ma poi bastava uno dei miei tanti giochi all’aperto con gli amici,o uno dei miei cari amici libri per farmi dimenticare tutto e tornare a sorridere.
Ma poi è arrivato anche per me il momento,certo non l’ho provato sulla mia pelle,ma era terribbile…mio zio ha lottato con il cancro,contro quel mostro che ogni giorno che passava lo indeboliva sempre di più…non ha vinto…il mostro lo ha annientato,il cancro lo ha ucciso.Poi è successo per un altra mia zia,un altra malattia l’ha portata via,ed io ho visto tutti piangere attorno a me,e ho iniziato a stare male,avevo perso una persona,e ora ancora un’altra…mi sono sentito come se la terra mi avesse inghiottito…per la prima volta stavo attreversando un dolore tremendo,e questo mi ha aiutato a crescere,a comprendere la bellezza infinita della vita,e in me è cresciuta sempre di più la voglia di vivere.Qualche tempo fa non avrei mai letto un libro del genere,mi avrebbe attristito ma ora so che è importante,anche se non è come viverlo, dà un grande insegnamente della vita,e se stai male,se stai lottando con la morte allora sai che in mente tua devi gridare “Voglio vivere,voglio vivere,voglio vivere” così forse abbatterai la morte e si scoprirà la vera bellezza della vita.
Grazie del post Licia,interessantissimo…
IO esco da poco da seri problemi di salute di mia madre,xcui,non me la sentirei proprio di leggerlo.Almeno non adesso.mi riempirebbe di tristezza ancor più di come già mi senti.Non sono molto coraggiosa.
ps.Licia ma adesso Irene ha 6 mesi?? XD
Neanche io credo riuscirei a reggere una lettura del genere. Non per altro ma ho sempre odiato gli ospedali,mi danno ansia e tristezza. Però anchio ho avuto dei libri che mi hanno cambiato la realtà,per la precisione quelli di Dan Brown. So che molti lo odiano ma a me le sue storie quasi finte mi hanno cambiato il modo di vedere il mondo gli uomoni che lo popolano. Il suo ultimo libro particolarmente.
Mi spiace deluderti, ma non mi reputo abbastanza coraggioso da affrontare le lettura di un libro simile…
tralaltro dubito che possa lasciarmi qualcosa se non un enorme senso di depressione e tristezza.