La Strada

Ieri sera ho finito di leggere La Strada di Cormac McCarthy. Leggo un libro del genere e mi rendo conto di quanto tutta la storia dei generi, del target e via così sia fuorviante, buona per le case editrici e per i librai per disporre i volumi negli scaffali, ma inutile se non dannosa per il lettore che ha fatto la sua scelta. Un libro è un libro, alla fine non mi interessa la modalità espressiva che l’autore sceglie: l’importante è la sostanza.
Perché questo preambolo. Perché direi che La Strada possa ascriversi al ramo della fantascienza. Ma che appena l’ho realizzato, ho anche concluso che ce ne frega proprio nulla del genere di appartenenza: in fondo, La Strada è un libro d’amore. La trama in due righe: un uomo e suo figlio, un bambino, entrambi senza nome per tutto il corso della narrazione, si muovono in un mondo desolato, colpito da una qualche tragedia mai meglio specificata (apocalisse nucleare? Catastrofe naturale?) che ha sterminato quasi ogni forma di vita, fatta eccezione per pochi, sparuti uomini, ridotti alla stregua di animali. I due vanno verso sud, verso il mare, dove sperano di trovare condizioni di vita più facili. Il resto, è l’elegia di un mondo morente, impazzito. Di tutto ciò che conosciamo come vita, non è rimasto nulla. La bellezza è completamente bandita da una terra dilavata, bruciata fino all’osso, ridotta ad un immenso cimitero polveroso. Cadaveri ovunque, tracce decomposte del mondo che fu: case disabitate, strade deserte, fiori ridotti in cenere. Questo è il mondo nel quale i due protagonisti si muovono, e cercano di sopravvivere.
McCarthy non ci risparmia nulla del rosario dell’orrore: cannibalismo, neonati massacrati, in un crescendo di crudezza via via più disturbante. Leggere questo libro non è facile, vi avviso: colpisce duro e a fondo. La catastrofe ha ridotto l’umanità alla sua essenza, e questa essenza non può che essere crudeltà, orrore, follia. La dinamica dei rapporti si è ridotta all’essere preda o predatore: i deboli muoiono e vengono consumati, i forti sopravvivono a un prezzo sempre più alto. Solo l’uomo e il bambino rompono questa logica.
Non hanno altro che se stessi, l’uno l’amore dell’altro, eppure hanno tutto. Si muovono nella disperazione, certi della propria fine, guidati solo dall’affetto che li lega. L’uomo vive solo per il bambino; il bambino ha nel padre l’unica ragione d’essere. Ed è proprio questo legame profondo e commovente che fa sì che questo non sia più un libro su due disperati che vivono l’apocalisse: questo è un libro su un genitore e un figlio, qualsiasi genitore, qualsiasi figlio. La costanza, la pazienza con cui l’uomo ritaglia per il bambino istanti di normalità, in cui gli mostra gli ultimi scampoli di meraviglie che non ha mai conosciuto (il bambino è nato nei giorni della tragedia) è la stessa con cui ciascuno di noi educa i propri figli, consegna loro la staffetta di questo mondo e il bagaglio delle proprie esperienze di vita. Sebbene mia figlia sia piccola, ho rivisto me stessa nell’uomo, il mio desiderio di condividere con lei anche quello che ancora non può capire, perché io so che può già sentirlo.
Al contempo, il libro è un cammino iniziatico (anche se dicendo questo rischio di svelarvi un po’ il finale). Meriteranno di sopravvivere i nostri, forti solo della propria umanità, del loro strenuo rifiuto a trasformarsi in bestie per di rimanere in vita? Il loro affetto, il loro voler restare aggrappati alla ragione, il non volersi piegare ad un mondo di violenza, basterà per guadagnare loro una fetta residua di paradiso?
Quando ho iniziato a leggere, mi è subito sembrato un libro disperato, perché disperato è il mondo in cui si muovono i nostri: non c’è alcun dubbio che la morte è il destino finale di questa umanità, che da quel che è accaduto, qualunque cosa sia, non c’è possibile ritorno. E invece, più proseguivo la lettura più mi rendevo conto che è un libro intriso di un disperato ottimismo, più ottimista di tante altre opere grondanti (falsi) buoni sentimenti. Ma non quell’ottimismo consolatorio e fasullo di tanta letteratura: piuttosto quell’ottimismo che crea la speranza là dove non ce n’è, quell’ottimismo che vuole credere che ci sia una scintilla di divino in ciascuno di noi, e che, per il solo crederci, la crea. E quella scintilla è l’affetto, che pur nella desolazione più assoluta tesse reti di relazioni, dà un senso a ciò che un senso non ha.
Voglio infine rassicurarvi. È un libro appassionante. Sebbene la trama sia per davvero solo quella che vi ho scritto, e dunque alla fine sembri solo un pretesto, il ritmo della narrazione è elevato, si vuole andare avanti. In genere la sera sono sempre molto stanca: vengo da una giornata lavorativa, dalla cena, da sessioni di scrittura in genere piuttosto intense. Eppure avevo voglia di proseguire la lettura, di tenere ancora il libro aperto anche se mi si chiudevano gli occhi. Per altro, questo libro mi ha dimostrato una volta di più che la semplicità dello stile non significa né sciattezza né mancanza di contenuti. Il libro è praticamente fondato sulla paratassi. Giuro, non ci sarà una subordinata in pagine e pagine di narrazione. Ma che stile vuoi avere, quando devi parlare di un mondo ridotto allo scheletro di ciò che era, di un’umanità ricondotta alla mera dimensione bestiale? E in questa semplicità assoluta, ci sono vertici estremi di poesia, vere e proprie coltellate al cuore. Io alla fine stavo per commuovermi, e non mi è mai capitato con un libro.
Io vi dico che è un capolavoro. Non ve lo consiglio semplicemente: è un libro necessario.

L’uomo aveva fabbricato un flauto per il bambino intagliando un pezzo di giunco raccolto al bordo della strada, lo tirò fuori dal giaccone e glielo diede. Il bambino lo prese senza dire una parola. Dopo un po’ cominciò a rimanere indietro e dopo un altro po’ l’uomo lo sentì suonare. Una musica senza forma per i tempi a venire. O forse l’ultima musica della terra evocata dalle sue stesse ceneri. L’uomo si voltò a guardarlo. Era completamente assorto. Gli sembrò un orfanello triste e solitario che annunciava l’arrivo di uno spettacolo itinerante in una contea o in un villaggio senza sapere che dietro di lui gli attori sono stati portati via dai lupi.

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28 risposte a La Strada

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  2. Marco scrive:

    Ho visto il film e ancor prima comprato il libro e sto in fase di lettura.
    Per ora posso dire che entrambi sono tra le porte più intense a cui ho avuto accesso. La vera durezza sta in quanto ognuno si immedesima nella situazione,nei forti che hanno una consapevolezza obbligata e distorta di poter esercitare la propria forza per andare avanti, percorso oscuro ma difficile da evitare e nei deboli che vorrebbero stare all’ombra di un cespuglio in eterno senza essere visti e in qualche modo sopravvivere.
    Ci sono altre due chiavi, in cui ci si può immedesimare, uno è il padre e uno è il figlio, in cui vi è disperazione profonda, ma in un certo qual modo è quella più oggettiva verso l’esterno e quella più soggettiva dei pensieri.
    Poi c’è il mondo che stringe sempre di più la sua morsa, inospitale, freddo senza foglie verdi.
    Apprezzarlo ed esserne sconvolti è direttamente proporzionale a quanto schermiamo e a quanto lasciamo passare.
    Marco

  3. keki scrive:

    Che libro,potrei prendere ^^
    E’ lo specchio di questo mondo che sta andando in rovina da come descrive.

  4. Ally scrive:

    P.SS. SICCOME IL LIBRO CHE MI AVEVI CONSIGLIATO NON L’HO TROVATO, ME NE POTRESTI COSIGLIARE UN’ALTRO??

  5. Ally scrive:

    CIAO LICIA, COME VA?? SEMBRA DA UN SECOLO CHE NON SCRIVO SU UNO DEI TUOI POST. COME VA CON IL TERZO LIBRO DELLE LEGGENDE?? NON VEDO L’ORA DI POTERLO LEGGERE!! ;)
    P.S. X QUANTO RIGUARDA IL LIBRO, ME LO CONSIGLI??

  6. louise veronica scrive:

    so che non c’entra niente ma…Matt Bellamy sta con Kate Hudson!!!che delusione…

  7. paola scrive:

    licia: il terzo libro della ragazza drago l’hai dedicato a Irene…bellissimo gesto

  8. ali scrive:

    E’ davvero un bel libro e la tua recensione gli rende pienamente merito! Ci sono frasi che ricordo ancora senza nemmeno riaprirlo (“no sound but the wind” su tutte ma anche per altri motivi che esulano dal libro!) e come dici tu la scrittura semplice è la perfezione per questo libro. L’ho letto in inglese ma da come ne parli sembrerebbe che la traduzione in italiano sia stata fatta con testa.
    Ti consiglio anche il film, una trasposizione che nulla toglie al libro e ti fa vedere l’immagine avuta durante la lettura in tutta la sua crudezza e desolazione (solo la scena riguardante il neonato è stata cambiata). E bella anche la colonna sonora firmata Nick Cave.

  9. francesco scrive:

    mi hai convinto, la trama è davvero interessante!
    grazie :)

  10. ziska scrive:

    @ Licia riallacciandomi anche all’intervento di Irene:
    In fondo a 15 a scuola ci diedero da leggere Arcipelago Gulag che NON è che sia sta botta di leggerezza e positività.

    Libro sicuramente da possedere. Quantomeno per darsi la possibilità di leggerlo quando ci si sente “in grado” (leggi: abbastanza forti in quel momento) da buttarlo giù. Anche perchè parliamo di esperienze dirette, in questo caso…

    BTW mi hai messo addosso la voglia di leggerlo. Credo proprio che sto WE farò un salto in libreria. Grazie =)

  11. Alessandro scrive:

    Visto che si parla di Cormac McCarthy consiglio a tutti anche Trilogia Della Frontiera. Tre romanzi, uno più bello dell’altro, raccolti in un unico volume. Capolavoro anche quello, secondo me.

  12. Giovanni scrive:

    Ogni libro è necessario per noi, penso che
    nessuno debba giudicare un libro dal genere cui appartiene secondo qualcuno, come si dice, l’abito non fa il monaco.

  13. Aryanna scrive:

    Io ho visto il film in inglese e mi è piaciuto molto, l’ho guardato consigliato da un amico che mi ammoniva dicendomi che sarebbe stato un film pesissimo e triste che ti lasciava scosso per giorni, un film che ti da solo tristezza e brutti pensieri per il futuro… ma non è stato affatto così, come hai detto tu Licia, alla fine ti lascia un senso di ottimismo anche se nel mondo nn c’è speranza e questo riesce a farti commuovere! è bellissimo!
    Il film mi è piaciuto quindi il libro dev’essere assai migliore (in genere è così) quindi penso proprio che lo leggerò!
    Per chi fosse indeciso se leggere il libro o no, vi consiglio di vedere prima il film, poi c’è uno splendido Vigo Mortensen!^^
    Bacio, Arya!

  14. Irene scrive:

    Cara Licia,
    propro ieri un amico mi ha parlato di questo libro, dicendomi che è un libro “che cambia la vita”.
    Dopo quello che hai scritto, continuo a rimanere nella “strana” senzazione che non mi ispira più di tanto…
    Vale davvero la pena?
    Perchè credo che ci sia un “tempo” per leggere cose forti e un tempo per immaginare un mondo migliore, leggendo dell’altro.
    Quando ho letto il cacciatore di aquiloni, l’ho fatto scegliendo di voler “scoprire” una parte triste del mondo e di volermi commuovere davanti ad essa, per esserne consapevole…
    Vale la pena per la Strada?

    • Licia scrive:

      Irene: non è certo un libro per bambini, ma dai sedici in su secondo me si può leggere, anche perché ha un forte messaggio di speranza, almeno per come la vedo io. Poi, certo, è duro, ma vale la pena

  15. Dubhe scrive:

    ma perkè nn visualizza i miei commenti????

  16. Vitty scrive:

    Concordo cn Licia, la strada è un libro molto carino

  17. Nikki M. scrive:

    concordo cn licia…i libri citati da val sn comunque molto belli e molte persone ce li hanno

  18. axelander scrive:

    Ho visto alcune immagini del film spinto dalla curiosità. Nel caso avrei letto il libro. Ma a mezz’ora di visione mi è venuto un magone terribile. Ammetto,questa storia non fa per me ma ha degli spunti interessanti. Non è per tutti diciamocelo.

  19. Valberici scrive:

    “ha avuto la spinta dal film” eheheh, comunque ‘sta cosa delle spinte mi fa ancora ridere oggi, troppo divertente il precedente post :lol:

  20. Valberici scrive:

    Licia: il fatto è che leggere è cosa ben diversa dal possedere. Sapessi quanta gente cita Infinite Jest senza essere andata al di là delle prime 10 pagine. E calcola che la Strada ha avuto la spinta dal film. :(
    Comunque spero che tu abbia ragione, forse sono troppo pessimista e financo elitario. :)

  21. Dubhe scrive:

    Ragazzi vi consiglio il libro “con gli occhi del nemico” di Grossman.L’ho iniziato ieri!

  22. Dubhe scrive:

    Cm fabio…nn ti piacciono i libri sulla fine del mondo??Sn emozionanti.,..soprattutto i film su questo argomento…cmq sn emozionanti e ti fanno stare cn il fiato sospeso per tt il tempo…sn belli!!

  23. Fabio scrive:

    Io non ho un buon rapporto con i libri che parlano dell “fine del mondo” o di catastrofi epocali… L’ombra dello Scorpione di Stephen King è chiuso sul comodino da settimane, The Dome l’ho concluso, ma non trattava propriamente di catastrofe… E poi ci sono gli altri. Non so, ne ho sentito parlare solo bene, ma mi serve una motivazione in più. Licia hai un po’ spianato la strada (scusa il gioco di parole)

  24. Dubhe scrive:

    Necessario?Proverò a leggerlo…da come lo descrivi sembra bellissimoXD….cmq il + bel libro del mondo è la trilogia de le guerre del mondo emerso…ankora complimenti Licia

  25. Valberici scrive:

    Sì, un libro necessario.
    Un libro che ci parla dell’amore ma soprattutto della responsabilità. :)

    Peccato che libri assolutamente necessari, e penso a quelli di Sabato, Saramago, Borges,V. Grossman, Malaparte, siano letti da pochi. :(

    • Licia scrive:

      Val: tu dici? Io non ne sarei così sicura…per dire, in anobiiLa Strada ce l’hanno in 3500 persone solo in italiano. I libri che citi non saranno mai best sellers (anche se su Saramago, causa morte, non ne sarei così sicura), ma long sellers sì. Sono libri che restano, li leggeranno molte generazioni in futuro, e lo stesso non può dirsi di tanti altri libri che adesso sono vendutissimi

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