Archivi del giorno: 21 settembre 2010

La solitudine a cinema

Sicché domenica sera sono andata a vedere il film tratto da La Solitudine dei Numeri Primi. Forse ve lo ricordate (o forse no), ma il libro in questione lo lessi quando ancora non era fenomeno editoriale, ed è uno dei libri più belli che abbia letto negli ultimi anni. Lo Strega, il Campiello e tutto l’ambaradan che si è andato montando intorno al libro nei mesi non mi hanno fatto cambiare idea di una virgola. Resta uno dei miei libri preferiti. Per cui il passaggio a cinema è stato quasi obbligato, nonostante l’agghiacciante trailer con cui il film mi si è presentato qualche settimana fa.
Le attese erano basse. Dice: “Ma allora perché ci sei andata?”. Avevo voglia di andare a cinema. Ed ero curiosa. A Costanzo facevo la corte da Private, che non sono poi mai riuscita ad andare a vedere.
Lo spettacolo ero quello delle 22.30. Considerando che mi sveglio più o meno sempre alle 7.30, e che i week end sono quasi più faticosi dei giorni lavorativi, consideravo un successo già l’arrivare a fine proiezione sveglia. E in effetti non ho dormito.
Dare però un giudizio più articolato è difficile. Perché, dopo due giorni, non so dire esattamente se il film mi sia piaciuto o meno.
È innegabile che Costanzo è uno che ha una visione. Ammirevole è il fatto che abbia voluto dare la propria interpretazione del libro, un’interpretazione per altro per nulla banale, e per molti versi riuscita. La filologia nel ricostruire gli anni ’80, e riempirli di un orrore latente (l’albergo in mezzo alla neve, il corridoio che fa tantissimo Overlook Hotel, la piastrelle della cucina) è una scelta interessante, così come la musica ossessiva, martellante, inquietante. È un horror, e sfido chiunque a pensare che da un libro come La Solitudine dei Numeri Primi si potesse tirare fuori un horror. Belle anche certe inquadrature di ambienti, che non fanno altro che accrescere il senso di orrore. Tutto è straniante, alieno, senza senso. Da questo punto di vista, la sequenza di apertura è assolutamente magistrale: i bambini mascherati, la musica inquietante, Michela che urla, e poi il silenzio, i volti di Mattia e Michela pieni di paura. C’è sostanza, insomma. Guardando mi venivano in mente i periodi peggiori della mia infanzia e della mia adolescenza: il sentirsi sempre fuori posto, la difficoltà a inserirsi, quel senso cupo, angosciante, di non poter mai essere davvero felici, di dover restare in quel limbo doloroso di non appartenenza per tutta la vita. In questo Costanzo ha colto il libro, che non è la storia – che lascerebbe il tempo che trova – di un’anoressica e un matematico autolesionista, ma di quella parte di noi che si nega la serenità, che cerca senza trovare, che è sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. È per questo che leggi il libro e senti che parla di te.
Però…Però questo film non mi pare completamente riuscito. La scelta di diluire la rappresentazione dei traumi di Alice e Mattia lungo l’arco di tutta la pellicola ha un senso, ma il saltellare di continuo da un flashback all’altro frammenta eccessivamente la narrazione. Il risultato è che la trama ne esce completamente destrutturata, e, sostanzialmente, si dissolve. Il libro una trama ce l’aveva. Il film no. Il è solo atmosfera, il film sono solo Alice e Mattia che stanno male.
Anche l’anoressia di Alice resta praticamente sempre sullo sfondo. Compare solo verso la fine, appena accennata. Peccato, perché così in qualche modo Alice appare meno “damaged” di Mattia, risulta complessivamente meno risolta, meno approfondita.
Poi, è lungo. Sarà che ero stanca, ma verso metà film ho iniziato a sentirmi affaticata. Davanti alla prospettiva di un tot di altri eventi che sapevo avrebbero dovuto verificarsi mi è preso un po’ di sconforto. Nemmeno a dire si poteva tagliare. In fin dei conti tante cose sono già state tagliate.
Per il resto, grandissime interpretazioni, di tutti, da Alba Rohrwacher e Luca Marinelli ai bambini che interpretano i Nostri durante l’infanzia. Un film veramente ben recitato, ma davvero.
Insomma, non so che giudizio darne, alla fine. Apprezzo il coraggio di fare una cosa diversa, ma ho l’impressione che non tutte le ciambelle riescano sempre col buco bello tondo tondo.

P.S.
C’entra nulla, ma se volete sentire una mia intervista particolarmente folle e divertente, andate qua

39 Tags: ,