Archivi del giorno: 25 ottobre 2010

Irreality show

Me ne sono tenuta rispettosamente lontana per quanto ho potuto. Il problema è che la notizia è ormai pervasiva, ti salta al collo appena apri un sito qualsiasi di informazione, ti azzanna alla giugulare pure mentre navighi su Facebook.
È il famigerato caso Scazzi. La cronaca nera m’ha sempre dato ai nervi. Perché attira, poco da dire. Attira il fatto sanguinoso, il particolare morboso. Abbiamo dentro di noi questa specie di istinto macabro, per cui la morte violenta ci seduce. E io a questa cosa voglio sottrarmi. Essere uomini vuol dire anche e soprattutto sapersi negare agli istinti peggiori; per questo negli anni non ne ho seguito neppure uno, di questi casi eclatanti.
Con Sarah Scazzi siamo al limite della parodia. I giornali ci azzuppano il pane da giorni, sbattendo una notizia di cronaca, efferata quanto ti pare, ma comune, dio mio – quante donne sono vittime di violenza in famiglia? quante vengono uccise da parenti? – ma sono tutti lì pronti a deprecare l’interesse morboso dei loro lettori, interesse che loro stessi hanno stimolato. Scopro che in tv una trasmissione ha mandato in onda la drammatizzazione dell’interrogatorio di Michele Misseri, Chi L’ha Visto, dopo il capolavoro della notizia del ritrovamento del cadavere data in diretta tv alla madre della vittima, trasmette il fumetto con la ricostruzione dell’omicidio. Stamattina Repubblica pubblica direttamente la registrazione degli interrogatori.
Ma io mi domando: che gente è quella che si va a sentire uno che racconta come ha strangolato la nipote? Cosa mi aggiunge alla mia esperienza di vita andarmi a sentire un assassino che racconta come ha ammazzato?
Si chiama pornografia. Solo che quella che trovi in edicola vicino ai fumetti in teoria avrebbe a che fare con una cosa gioiosa, il sesso, mentre questa ha a che fare solo con la morte.
Ma poi ci fosse uno che abbia provato ad estendere la discussione. Parliamo invece del perché in Italia ci sono così tanti casi di violenza in famiglia (ok, ci ha provato Fois su L’Espresso; ma sui quotidiani?). Parliamo della violenza sulle donne.
No. Inseguiamo piuttosto il particolare morboso. Ma il corpo è stato vittima di violenza prima o dopo la morte? Ma la cugina la teneva o la guardava?
E poi ci stupiamo dei turisti che vanno a farsi le foto ad Avetrana. È un bieco istinto che abbiamo tutti. Solo che un tempo ce ne vergognavamo, cercavamo di sopirlo. Adesso no. Adesso tutti, dai tg, ai quotidiani, ai blog, ci invitano a tirar fuori il gusto per il sangue e la morte, ci dicono che non è male frugare nella vita di una famiglia alla ricerca del particolare scabroso, che è diritto di informazione. E dunque è tuo diritto farti 200 km, andare davanti ad un cancello e depositare l’ipocrita fiorellino bianco, la tua misera foglia di fico che dovrebbe coprire il tuo sguardo da voyeur del macabro. Non è qualcosa di malato; è giusto, sacrosanto.
Questa non è vita. È Massacro Show, come intuirono genialmente un paio di anni fa gli autori del blog connesso. È drammatizzazione della vita, e dunque finzione, lurida parodia giocata intorno ad un cadavere.

P.S.
C’entra poco, o forse è connesso, visto che la cultura è l’unico antidoto a questa finzione di vita dilagante, ma fatevi un favore e leggete Accabadora, un libro splendido che tratta di vita e morte, di madri e figlie, di maestri e allievi con una profondità e un’efficacia davvero rare.

P.P.S.
Mia intervista qui, a pag 52

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