Archivi del giorno: 18 novembre 2010

Auguri!

Ieri ha compiuto sessant’anni Carlo Verdone. Io ero più presa dagli undici mesi di Irene, e non ho fatto un post. Lo faccio oggi. È che Verdone è una di quelle poche cose per cui sono contenta di essere romana. La romanità che ha sempre rappresentato è lontana dagli stereotipi, è varia e ricca, e sempre un po’ dolente. È una romanità in cui posso riconoscermi senza vergogna, che forse, al di là di tutto, anche condivido.
Verdone mi è sempre piaciuto un sacco. Continua a piacermi anche adesso, anche se apprezzo di più i suoi film più vecchi. A me è piaciuto tanto anche C’Era un Cinese in Coma, per quella disperazione di fondo, per l’assenza totale di indulgenza verso tutti i personaggi, che è difficile trovare nel cinema drammatico, figurarsi in quello comico. Ma quello che amo di più in assoluto è Compagni di Scuola; forse il meno smaccatamente divertente, ma il più coinvolgente, e forse anche il più tremendo: gli anni che passano, la crudeltà, la vita che colpisce basso. C’è veramente tutto.
A volte mi vedo in qualche intervista, e finisce invariabilmente che ad un certo punto, mentre parlo, alzo gli occhi al cielo. E lì rivedo Mimmo di Bianco Rosso e Verdone. Oppure mi ascolto alla radio, e non c’è niente da fare, parlo proprio come Ruggero di Un Sacco Bello.
Forse è così per tutti. I suoi personaggi sono così universali che ciascuno di noi può trovarci dentro qualcosa di suo: l’ipocondriaco, quello con le manie di controllo, l’introverso, lo sbruffone…
Mi fa strano sapere che ha compiuto sessant’anni. Mi accorgo che il tempo per me passa anche da queste piccole cose: a diciotto anni, in vacanza con un’amica, parlavamo dei suoi film sdraiate sul letto. Era l’anno di Gallo Cedrone, o giù di lì, l’unico suo film che davvero non mi è piaciuto poi tanto. E adesso sono passati dodici anni, tra una settimana avrò trent’anni, una figlia, un marito e una vita.
Auguri, Carlo, e grazie di tutto.

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