Archivi del mese: dicembre 2010

Ma cos’è questa crisi

In qualità di autrice Mondadori, ogni tanto mi capita che mi vengano recapitati inviti per eventi vari connessi ai libri della mia casa editrice. Per dire, un po’ di tempo fa ci fu una presentazione di Grossman cui andarono i miei. È che in genere queste cose – che pure sono interessanti – si fanno dall’altro lato della spirale rispetto alla mia posizione (decentratissima) a Roma, quindi raramente riesco a partecipare.
Oggi esco per portare i panni ad asciugare in lavanderia e noto nella cassetta della posta un invito. Bruno Vespa. Non fa esattamente parte delle mie letture abituali, e neppure delle cose che vedo in televisione, però sotto, nella cassetta, c’è quella che sembra proprio una bolletta, per cui prendo la posta. Nel tragitto cancello macchina leggo le informazioni.
Arnoldo Mondadori Editore blablabla invitarla alla presentazione blablabla Il Cuore e la Spada blablabla intervengono
Silvio Berlusconi
Stefano Folli
Massimo Franco
E la peppa! Il Pres. del Cons. Poi lo sguardo mi scende.
Martedì 14 Dicembre 2010, ore 17.30.
14 Dicembre.
Ma il 14 non c’è tipo il voto che deciderà se il governo debba andare avanti o cadere? Non dovrebbe essere una giornata in cui si decide un po’ tipo il destino dell’Italia? E Berlusconi è così compreso nel suo ruolo che se ne va a presentare un libro?
Ora, ognuno fa quello che vuole. Non so neppure quando ci sarà la votazione per la fiducia. Però, come dire, fa un po’ strano pensare che in una giornata importante per il paese Berlusconi poi se ne vada a presentare il libro di un amico. Non so, mi sembra la dica lunga su quanto quest’uomo comprenda l’importanza del suo ruolo.

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E anche quest’anno…

Sabato sera, mentre facevo mente locale su dove fossero tutte le cose che mi servivano per fare l’albero di Natale, ho avuto un flash, e mi è sembrato non fosse passato un minuto dall’ultima volta che l’avevo fatto. Avevo un ricordo chiarissimo di me che giravo intorno al mobile del salotto per raggiungere tutti i lati dell’albero. Ricordavo le scatole, le decorazioni, la fatica del pancione. Anche l’anno scorso lo feci presto, una specie di cosa scaramantica: ero stanca, volevo partorire il prima possibile, e quindi feci l’albero prima dell’8 dicendomi “se partorisco prima, poi non avrò tempo di farlo”. Fatica sprecata, come sapete.
Non riesco a staccarmi con la mente dai ricordi dall’anno scorso. In qualche modo sono rimasta ferma lì. Nonostante non ne potessi più del diabete, fossi piena di paure, nonostante odi stare in ospedale, l’ultimo mese della mia gravidanza è un film che mando avanti e indietro a non finire. Non lo so perché. Era tutto speciale, tutto unico, tutto irripetibile. Non che ora non lo sia. Ma quei giorni avevano un’aura speciale. Così, ogni tanto riprendo in mano il libricino in cui ho raccolto tutte le riflessioni che ho fatto in gravidanza, rileggo il racconto del mio parto, e lo rivivo.
A volte mi domando cosa questo significhi. Perché, sebbene quel che è venuto dopo, quel che sto vivendo adesso, sia oggettivamente più bello, e far la mamma mi piaccia tantissimo, continuo a pensare sempre a quei giorni, al linoleum blu del reparto di patologia ostetrica, alle passeggiate fino alla libreria nell’atrio, persino all’infinita fase espulsiva che ha fatto nascere Irene.
Il Natale, da allora, ha tutto un altro senso.

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Apparati diagnostici infernali

Da qualche giorno Irene non sta benissimo. Ha un po’ di raffreddore, qualche volta ha vomitato, sospettiamo che abbia qualche problema di pancia. Il pediatra ci ha allora consigliato di fare un’analisi delle urine.
Negli adulti l’analisi delle urine è una cosa magari un po’ fastidiosa, ma tutto sommato normale. Superata la fobia di farla nel vasetto di plastica, la procedura nel complesso è banale e semplice. Io in gravidanza avevo un’analisi delle urine al mese, alla fine mi trovavo meglio a farla nel vasetto che nella tazza, per dire…
Coi neonati le cose si complicano. Un bimbo piccolo non fa la pipì a comando, la fa quando gli gira. Non è che puoi star lì col vasetto pronto alla bisogna, col bimbo con le chiappe al vento, in attesa che la faccia. Per questo ci viene in soccorso la tecnologia.
In farmacia esistono queste bustine, per maschietti e femminucce. Le incolli alla patatina o al pisellino del pargolo e attendi. Pratico, comodo, semplice.
Eh. A dirsi.
Innanzitutto, la bustina può stare in posizione non più di mezz’ora. Oltre si contamina. Per cui la prole deve urinare in quel lasso di tempo, altrimenti altro giro altra corsa, occorre cambiare bustina.
Sarebbe bene anche che il pargolo non defecasse. Se lo fa, la bustina è per ovvie ragioni inutilizzabile – e anche inavvicinabile, direi io.
Comunque, ieri compro tre bustine, e stamattina facciamo la prova. Ci sono le istruzioni, ma comunque non mi è del tutto chiaro cosa debba staccarsi dalla bustina e cosa no. Comunque, incollo quella che ritengo la parte giusta sulla patatina della mia patatina, e aspetto. Mezz’ora passa, io e il papà apriamo speranzosi il pannolino. Niente. Bustina vuota. Vabbeh, altro giro altra corsa. Seconda bustina. Adesso però ci mettiamo anche un bicchierino d’acqua onde facilitare la minzione.
Passa mezz’ora, guardiamo la bustina. Vuota. Grrrr. Terza bustina. Altro po’ d’acqua.
Passa mezz’ora. Ormai non ho molte speranze. Appena apro il pigiama, sento l’odore classico del pannolino bagnato. No, dannazione, no. Apro. Irene pipì l’ha fatta, ma un angolino maledetto della bustina non s’è incollato come dovrebbe, e quindi la pipì è uscita. Urlo il mio dolore al cielo. Le bustine sono finite, e anche ad andarne a comprare una volo, il centro di analisi è aperto fino ad una certa ora, e non faremmo in tempo.
Vabbeh, ci rassegnamo. Riproveremo lunedì mattina.
Per tirarci tutti su, decidiamo di fare il bagnetto alla pargola. Mettiamo l’acqua, giochiamo un po’, quando finalmente la temperatura è giusta infiliamo Irene nella vasca da bagno. E, indovinate un po’? La pupa non fa in tempo ad essere dentro che già sta facendo abbondante, giallognola pipì nell’acqua.
Seguono bestemmie e imprecazioni assortite.

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Informazioni serie e facete

Anche oggi, post di avviso. Due avvisi, per la precisione.
Il primo riguarda una faccenda seria, che mi è stato chiesto di segnalare, e che volentieri faccio. In verità, purtroppo, si tratta di una storia come ce ne sono molte, e, come tutte le storie un po’ tristi, dotata al tempo stesso di una sua terribile unicità. Si tratta di Alessandro Poli’, un bambino di dieci anni ammalato di leucemia. Per la prima volta è stato colpito dalla malattia a quattro anni e mezzo. Adesso ha avuto una ricaduta. In questa fase, la speranza principale per Alessandro è la donazione del midollo osseo. I suoi genitori purtroppo non sono compatibili con lui, quindi occorre trovare un donatore dal registro.
Mi sembra una buona occasione per pubblicizzare un po’ questo modo particolare di essere donatori. Informazioni le potete trovare qui, sul sito dell’ADMO, che è l’associazione che riunisce tutti i donatori di midollo nel mondo.
Lo so, è una cosa per la quale ci vuole un po’ di coraggio. Ma è bene sapere che è una possibilità, che esiste, e magari pensarci un po’ su. Io in effetti non ho mai donato neppure il sangue, ma almeno questo intendo farlo al più presto, non appena – e ci manca poco – sarò in grado.
Perché vi racconto questa storia? Per passare la voce e per sostenere Alessandro e la sua famiglia in questo momento difficile. C’è anche un gruppo Facebook.

La seconda informazione è una cosa veramente infima al confronto. Semplicemente se passate dal centro commerciale Roma Est e siete interessati ai miei libri, vi consiglio di fare una capatina alla Libreria Mondadori che c’è lì: potrete trovare un po’ di copie da me firmate.

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